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La Gladio Si Presenta A Trieste

PARLANO I GLADIATORI.

Il 15 gennaio 2010 si è svolta a Trieste, presso la sede della Lega Nazionale, la presentazione del libro di Andrea Pannocchia e Franco Tosolini (presente) “Gladio. Storia di finti complotti e di veri patrioti” (Gino Rossato editore). L’introduzione è stata fatta da Dario Zudenigo (in rappresentanza del’UNUCI cioè l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo Italiani); gli altri relatori erano Giorgio Mathieu (presidente dell’associazioni volontari Stay behind) e Paola Del Din, partigiana osovana, medaglia d’oro della Resistenza. Sia Tosolini sia Del Din hanno iniziato gli interventi dicendo di essere onorati di trovarsi nella sede della Lega Nazionale, di cui la seconda ha affermato di essere socia da sempre, mentre Tosolini ha evidenziato l’“irrefutabile parallelismo” di sentimenti della Lega Nazionale e della Gladio, cioè “patriottismo, italianità e libertà”.

Nel suo primo intervento Mathieu ha fatto una lunga carrellata di esempi per dimostrare l’estraneità della struttura Gladio a tutta una serie di avvenimenti. Ad esempio ha citato l’omicidio di due carabinieri avvenuto ad Alcamo nel gennaio del 1976 nel quale era stato ipotizzato il coinvolgimento della Gladio; ha tenuto a precisare che il Centro Scorpione di Trapani non era parte della Gladio, semplicemente il responsabile del Centro era il generale del Sismi Vincenzo Li Causi, che aveva tra i propri incarichi anche quello di istruttore dei “gladiatori”, infatti era conosciuto come “il signor Enzo” esperto in radiocomunicazioni, e tenne dei corsi a Trieste ed a Faedis. Ma il Centro Scorpione fu fondato soltanto undici anni dopo la strage, ha precisato Mathieu, ed inoltre in tutta la Sicilia i “gladiatori” erano soltanto undici, nessuno dei quali di Trapani.

Divagando, a noi viene in mente che Giovanni Falcone, quando fu ucciso, aveva in sospeso proprio una indagine sul Centro Scorpione; e sempre per rimanere in zona trapanese, ricordiamo anche che Mauro Rostagno, poco prima di essere assassinato, era andato a parlare con Falcone del Centro Scontrino di Trapani, struttura massonica all’interno della quale era stata creata la loggia “coperta” Iside, della quale facevano parte esponenti di “Cosa nostra”.

Torniamo al tema della serata. Mathieu ha smentito l’affermazione del figlio di Vito Ciancimino che il padre faceva parte della Gladio, perché questi non si trova nell’elenco dei 622 reso pubblico nel 1991 e neppure risulta, come assicurato da Paolo Inzerilli, tra coloro che fecero richiesta di entrare nella struttura ma non furono accettati.

Va detto che nel corso della serata ha più volte ribadito che i “gladiatori” erano solo i 622 dell’elenco, ma noi ci permettiamo di sollevare alcuni dubbi su questa “certezza”. Innanzitutto perché in questo elenco mancano i nominativi del Piemonte, e quindi, ad esempio, manca il nome dello stesso Mathieu, piemontese, che pure rivendica con orgoglio di avere fatto parte della Gladio.

Poi, di fronte all’affermazione di Tosolini che la presenza della Gladio era necessaria per “garantire la resistenza” nel nostro Paese in caso di attacco da parte dell’Armata Rossa, perché secondo gli esperti di strategie militari degli anni 60 e 70 nessun esercito occidentale sarebbe stato in grado di resistere all’invasione per più di due ore, ci sembra poco credibile che in una situazione simile a salvare la Patria (letteralmente…) sarebbero bastati i 622 della lista, ma tant’è.

Tosolini ha messo l’accento sul fatto che Trieste è la città che ha fornito più gladiatori (80 nella provincia di cui 56 in città su un totale di 251 in Regione). La situazione a Trieste e nella Venezia Giulia era particolare in quanto ciò che “aveva patito Trieste” era solo la “punta dell’iceberg di ciò che hanno patito la Venezia Giulia e le vallate del Friuli orientale”. L’esistenza di Gladio era necessaria per “contrastare la minaccia che proveniva dagli jugoslavi comunisti filo-titini”, che volevano annettersi territori fino al Tagliamento e oltre, come dimostrato da documenti ufficiali jugoslavi che sono pubblicati nel libro. A domanda poi Tosolini ha chiarito che questi documenti in realtà sono le più che note dichiarazioni di Kardelj, che però (osserviamo noi) non parlavano del Tagliamento se non nel suo tratto iniziale.

Tosolini ha anche spiegato che la Gladio fu creata nel 1956 con scopi difensivi: se un esercito straniero invadeva l’Italia si metteva a “stare dietro” le linee del nemico; se un esercito dilagava nella nazione, Stay Behind organizzava la resistenza, l’infiltrazione nelle file nemiche e l’esfiltrazione per l’informazione e la propaganda ed i contatti col territorio libero. Se fu sciolta nel 1990 non fu perché non ce ne fosse più bisogno, ma perché essendo stata resa nota era diventata inutile. Successivamente nacque il “caso Gladio” con la ricerca e le indagini su possibili deviazioni, ci fu una “intossicazione mass-mediatica” che portò ad accuse infondate contro i gladiatori accusati dei essere responsabili delle stragi e della strategia della tensione.

Tosolini ha anche specificato che prima del 1956 il FVG si trovava sotto il controllo di organizzazioni nazionali segrete come la Duca, la tricolore, la O (le Tricoloriste) che erano gestite da un servizio distinto da Gladio che, al contrario di esse, non doveva contrastare attivamente nessuno ma solo lavorare dietro le file nemiche.

Tosolini ha accennato al Nasco di Aurisina spiegando che i Nasco erano depositi di armi interrati dai servizi che sarebbero serviti alla Gladio se si fossero attivati, noti solo al personale militare, e non ai “gladiatori” (civili) che sarebbero stati informati solo in caso di invasione. In seguito a questa scoperta casuale fatta da alcuni carabinieri nel 1972 vi fu una svolta nella struttura che partì proprio da questa regione. Dato che si trattava di armi conservate con una tecnica speciale (tipica della CIA e degli USA) e dai ciclostilati che trovarono assieme alle armi i carabinieri dedussero che si trattava di una struttura paramilitare segreta però pensarono ad una associazione per delinquere di tipo comune (questa spiegazione a noi pare piuttosto contraddittoria, ma tant’è). Sarebbe stato quindi in seguito a questa scoperta che i servizi decisero di smantellare i Nasco e portare tutte le armi nelle caserme dei carabinieri.

Quando ci fu la strage di Peteano (nella quale Gladio non era coinvolta, ha sottolineato), in merito alle deviazioni condotte durante le indagini (da carabinieri, specifichiamo noi perché Tosolini non l’ha detto) iniziò il Peteano bis condotto da Casson che alla fine dell’89 chiese ad Andreotti di prendere visione dell’archivio dei servizi perché un generale dei servizi in pensione gli aveva detto che nella zona di Peteano nel 1972 c’era stato un ingente spostamento di armi. Alla fine Andreotti accolse la richiesta, che gli era stata fatta anche dal giudice Mastelloni che indagava sulla vicenda di Argo 16.

Nell’insieme l’incontro ci ha dato l’impressione di essere una “excusatio non petita” rispetto sia al numero degli aderenti sia al tipo delle attività da loro condotte, Mathieu ha asserito di essere entrato nella struttura perché era convinto che in caso di invasione comunista “coloro che erano convinti del paradiso sovietico che avrebbe risolto i mali dell’Italia” avrebbero sostenuto gli invasori. Non abbiamo poi capito una frase un po’ sibillina di Del Din a proposito del modo di condurre le indagini “certi partono prevenuti per scaricare la loro coscienza dal fatto di non riuscire a scoprire la verità ma non scopriranno mai la verità sulle stragi se lavorano in questo modo perché le prove scompaiono”.

Così ci è rimasto poco chiaro il ruolo di Zudenigo, che non risulta nell’elenco dei “gladiatori” ed ha affermato di avere fatto parte del Sismi e però ha citato una serie di operazioni come se le avesse fatte assieme alla Gladio, come una non meglio identificata “Operazione Pluto”.


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