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      Mučeniška Pot


La Politica del Respingimento.

LA POLITICA DEL RESPINGIMENTO.

Non si può e non si deve superare l’orrore per il continuo massacro di innocenti mandati letteralmente alla deriva nel mare Mediterraneo, esseri umani fatti di carne e di anima proprio come noi, con la differenza che noi, per quanto poco possiamo avere, abbiamo sempre qualcosa di più di loro.
Scappano dalle guerre, dalla fame, dalle epidemie, dai massacri fondamentalisti; scappano da situazioni intollerabili, quindi la soluzione non sta nel cercare di bloccare i barconi prima che partano, fermandoli in Libia; né può bastare, se non come palliativo temporaneo, la decisione di accoglierli indiscriminatamente nei nostri Paesi.
La soluzione sarebbe impedire che nei loro Paesi la vita sia invivibile; e la vita è invivibile in Africa e nel Medio Oriente anche grazie alla maldestra (quando non in malafede) politica occidentale; e parliamo della politica imperialista delle multinazionali che da decenni continuano la desertificazione dell’area subsahariana; quella politica imperialista di controllo delle aree produttrici di petrolio, con le guerre scatenate dalla Nato in Iraq e poi nel Nordafrica, in Paesi dove l’intervento di esportazione della democrazia occidentale ha eliminato con la violenza un governo che forse non era il massimo della democrazia ma era quantomeno laico e garantiva un minimo di garanzie sociali ai cittadini, oltre a tenere sotto controllo gli estremisti religiosi. Estremisti che sono stati foraggiati, nutriti, armati, addestrati, da diversi decenni, prima in funzione antisovietica (vedi i talebani in Afghanistan), poi in funzione antijugoslava (vedi gli islamici in Bosnia e in Kosovo), poi ancora contro i governi laici di Saddam Hussein e di Gheddafi: politiche lungimiranti che hanno portato, come si è visto, alla proliferazione dell’integralismo terrorista islamico, i cui crimini sono davanti ai nostri occhi giorno dopo giorno.
E torniamo al primo punto di questa pagina. La messa fuori legge dei comunisti. Eppure, finché c’erano i comunisti, finché esistevano movimenti di liberazione anti-imperialisti nell’allora cosiddetto “terzo mondo” le popolazioni avevano ancora la speranza di poter migliorare le proprie condizioni di vita. Lottavano per l’indipendenza prima dalle potenze coloniali, per l’indipendenza dall’imperialismo delle multinazionali poi e per poter essere padroni a casa loro (ricorda nulla, questo slogan?).
Ma il comunismo andava distrutto, sconfitto, e per sconfiggerlo il capitale internazionale non ha badato a spese, né si è fatto un problema nel sostenere le fazioni che più ispiravano fiducia anticomunista: gli integralisti islamici.
Così tra guerre e massacri, devastazioni dell’ambiente e del territorio, fame e malattie, la vita in certi paesi del mondo è diventata impossibile. Tra la certezza di morire nel proprio paese ed il rischio di morire andando in Europa, chi ha la possibilità di raccogliere i soldi necessari per farlo, parte.
Accoglierli, se doveroso dal punto di vista umanitario, non è però la soluzione, come abbiamo detto. Se il problema è il capitalismo, che porta lo sfruttamento dei popoli e la devastazione dell’ambiente, l’unica soluzione al problema del capitalismo si chiama lotta di classe.
È per questo che c’è ancora chi vuole impedire ai comunisti di esistere. Perché il comunismo è l’unica possibilità che resta all’umanità di sopravvivere al capitalismo che sta distruggendo il pianeta.

aprile 2015

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