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      Mučeniška Pot


Landa Carsica: Recupero o Devastazione?

RECUPERO AMBIENTALE DELLA LANDA CARSICA.

Se andate a passeggiare alle pendici del monte Kokoš, partendo dalla strada che da Basovizza conduce a Lipica, vedrete che è in atto un disboscamento di proporzioni che possiamo definire enormi se consideriamo le dimensioni a cui è stata ridotta la parte verde del territorio carsico triestino. Praticamente tutto il bosco di pini che arrivava a metà delle pendici del monte è stato raso al suolo, lungo i sentieri (che ormai attraversano una sorta di desolazione) si incontrano i tronchi tagliati degli alberi abbattuti e di tanto in tanto ci si imbatte anche in grosse buche che immaginiamo dovrebbero servire a piantare dei pali o qualcosa del genere, dato che contemporaneamente a tutto questo sono state erette diverse recinzioni (elettrificate) che circondano dei lotti di terreno dove sono stati messi a pascolare ovini e bovini.
Camminando in questo scenario amazzonico (nel senso che, nel suo piccolo, il Carso sembra fare la fine dell’Amazzonia disboscata per fare spazio ad allevamenti di bestiame) ad un certo punto ci imbattiamo in un cartello, bilingue, che ci spiega che quella che a noi pare uno scempio è in realtà il “recupero ambientale della landa carsica”.
Sostanzialmente la scelta ambientalista della Regione è quella di disboscare un vasto territorio per recuperare la situazione ambientale di duecento anni fa, che non era però dovuta a fattori naturali, ma causata dal pascolo degli ovini che nel corso di vari secoli aveva creato la landa; circa un secolo fa gli agronomi austro-ungarici avevano deciso di modificare questa situazione e di procedere al rimboschimento mediante piantagione di conifere, il pino mugo che avrebbe dovuto costituire una sorta di pianta pilota per preparare il terreno in attesa di immettervi le latifoglie che abbisognano di maggiore nutrimento e sono più longeve.
A distanza di un secolo, invece di proseguire l’opera di rimboschimento iniziata dall’Austria, i nostri amministratori (forse per spirito patriottico?) hanno deciso di retrocedere all’epoca del pascolo degli ovini che aveva portato alla desertificazione del Carso, cioè la “landa carsica”. Un ingenuo amante del Carso che vive il contatto con la natura in modo del tutto emotivo può chiedersi il perché di questa colossale eliminazione di alberi (che nel bene o nel male contribuiscono al ricambio di ossigeno necessario all’ecosistema probabilmente di più che non le piante della landa), il perché della distruzione dell’habitat naturale di tanti animali che abitavano il bosco ed il sottobosco, il motivo di recintare con filo elettrificato (tipo di recinzione che sicuramente non fa parte della tradizione carsica) tanta parte di territorio che prima era accessibile a tutti, invece di adibire a pascolo tutti quegli appezzamenti di terreno già circondati dai tipici muretti a secco carsici, e che sembrano al momento inutilizzati. Del resto di appezzamenti di terreno attualmente occupati dalla landa carsica ci pare che ce ne siano abbastanza, non si vede il motivo di crearne degli altri a scapito degli alberi di alto fusto.

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Ci si può chiedere perché dopo avere permesso di eliminare tanti spazi verdi sia in Carso sia nelle periferie della città per fare spazio all’edilizia residenziale, alle ville di chi si può permettere di andare a vivere “nel verde” eliminando il verde comune nei siti dove si è fatto la casa, ma anche alle cosiddette villette a schiera, spacciate a chi non può permettersi una vera villa come l’alternativa verde alla città inquinata; dopo avere devastato l’ambiente realizzando le autostrade, le superstrade, il sincrotrone, perché alla fine quando non si abbattono alberi per l’edificazione si decide di abbatterne per recuperare una landa al posto di una pineta.
Naturalmente sappiamo che a queste nostre domande ci risponderanno fior di naturalisti, amministratori, esperti e chi più ne ha più ne metta per dimostrarci che abbiamo torto e che la positività della landa carsica rispetto ai boschi è una cosa che non dovremmo assolutamente mettere in discussione.
Così mentre nella zona della foiba di Basovizza abbiamo anche una stele che ricorda il rimboschimento operato a cura di Josef Ressel, dall’altra parte del paese si distrugge l’opera di Ressel….
Il tutto con buona pace dell’effetto serra, del buco dell’ozono e dell’ossigeno che verrà sempre più a mancare, e se nel frattempo leggiamo sui giornali del problema di cinghiali e caprioli che si avvicinano sempre di più ai centri abitati, chiediamoci dove diavolo dovrebbero andare, dato che il loro ambiente naturale è sempre più ridotto, boschi abbattuti, tratti recintati, fazzoletti di terra interrotti da strade di grande traffico. E grandi articoli se i lupi arrivano a mangiare le pecore allevate nelle lande carsiche recuperate… come facevano all’epoca in cui la landa carsica esisteva, quindi anche i lupi dovrebbero fare parte del recupero… o no?

febbraio 2010

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