Articolo

      Mučeniška Pot


Le Bufale dei Documenti Ufficiali Secondo Luca Urizio.

DOCUMENTI UFFICIALI,
che dimostrano che “carta se lassa scriver”.

Da quando il presidente della Lega nazionale di Gorizia Luca Urizio ha scoperto che esistono gli archivi dopo essersi recato a Roma in visita guidata all’Archivio di Stato e all’Archivio della Farnesina con l’assistenza del parlamentare pidista Alessandro Maran, abbiamo sentito da lui ribadire che essendo documenti “ufficiali” quelli che lui ha trovato e cita, tutto quello che sta scritto in tali documenti è verità rivelata.
Dopo avergli fatto presente la scarsa attendibilità, nello specifico, del documento da lui citato per dimostrare che nella zona di “Bosco Romano” (così nel documento “ufficiale”, che sbaglia nello scrivere la località, che sarebbe “Bosco Romagno) sarebbero stati sepolti sommariamente dai 200 agli 800 cadaveri di persone massacrate dai partigiani, e pazienza se negli anni tutte queste salme non solo non sono state ritrovate, ma non si è neppure avuta notizia della scomparsa di tante persone dalla zona; dopo avergli detto che un documento trovato in un archivio può essere “ufficiale” nel senso che è stato redatto da una istituzione statale (come i servizi segreti o la polizia) ma non necessariamente ciò che vi è scritto corrisponde al vero, dato che le informative (come quella di cui sopra) sono di per se stesse semplicemente il rapporto di quanto un informatore dei servizi riferisce ai suoi superiori di avere sentito dire, e pertanto, se non vengono suffragate da altre prove, lasciano il tempo che trovano; dopo tutto ciò, visto che il suddetto Urizio (che è stato inopinatamente promosso al ruolo di “ricercatore” dai giornalisti del Messaggero Veneto) insiste nel ribadire che i documenti da lui trovati “provano” i massacri compiuti dai partigiani “slavocomunisti” (nello specifico quelli della Garibaldi-Natisone), vediamo ora di analizzare alcuni dei documenti che appartengono all’archivio consultato da Urizio per dimostrare come anche tra documenti “ufficiali” si possono annidare falsità colossali e che se tali documenti non vengono verificati, controllati, analizzati ed inquadrati storicamente valgono esattamente come la carta del formaggio.

1) Il caso di Emanuele Cossetto.
Tra i “documenti ufficiali” conservati nell’archivio dello Stato maggiore dell'Esercito, troviamo anche una “relazione” attribuita a tale Tomasi Antonio e raccolta dall'Ufficio I (informativo) dell’Esercito (archiviata al n. CLXXVII). Non è datata, ma presumibilmente successiva al maggio ‘45, considerando che elenca tra gli “scomparsi” anche diverse persone arrestate a Gorizia nel mese suddetto.
Tra gli uccisi a Pola (non è specificato il periodo) si fa il nome anche di Emanuele Cossetto, che, per la cronaca, era un ufficiale di Marina, che sembra essere stato arrestato a Pisino nel settembre ‘43 e liberato al momento dell’arrivo dell’esercito tedesco in zona. Zio di Norma Cossetto, sarebbe stato lui a riconoscere il corpo della nipote dopo che fu recuperato dalla foiba, nel novembre ‘43.
Nel 1977 il “comandante” Cossetto era ancora in vita e, “amministratore delegato e direttore generale della Finmare, ex capitano di vascello della marina militare, già alle dipendenze del SID e già capo di gabinetto del Presidente della Repubblica Antonio Segni”, fu oggetto di alcune interrogazioni parlamentari, perché indagato nell’ambito di un’inchiesta su “manovre finanziarie e speculative che interessavano la società Adriatica Finmare” che portò a spiccare mandati di cattura contro lui e contro altri dirigenti ed armatori. Stando ad una interrogazione del deputato Sansa del 27/10/77 (dalla quale abbiamo tratto le citazione di cui sopra), Cossetto si sarebbe fatto ricoverare in una clinica privata e non sarebbe pertanto entrato in carcere.
In precedenza Cossetto sarebbe stato, secondo il giornalista del Corriere della Sera Corrado Guerzoni, “persona di assoluta fiducia di Segni”; ed agli atti della Commissione Parlamentare d’inchiesta sugli eventi del giugno-luglio 1964 (il tentativo di golpe detto “Piano solo”), risulta una dichiarazione del generale De Lorenzo che afferma: “con Cossetto eravamo molto in dimestichezza. Quando ero capo del SIFAR, lui era addetto stampa del ministro della difesa, quindi in moltissime circostanze siamo andati o a qualche cerimonia o a incontrare il ministro Taviani; pertanto, c’era una buona conoscenza con lui. Poi lui ha seguito Segni al Quirinale”.
Queste dichiarazioni riguardano la possibilità che fosse stato proprio Cossetto ad accompagnare De Lorenzo ad una riunione “in una casa che ora non ricordo”. In effetti l’ammiraglio Cossetto dichiarò di avere accompagnato l’onorevole de Lorenzo in varie occasioni, ma non in quella specifica di cui gli si chiedeva conto, collegata con l’organizzazione del tentativo di golpe.
Vediamo dunque che Emanuele Cossetto era ben vivo ancora negli anni ’70, nonostante un “documento ufficiale” lo dia per ucciso dai titini nel corso del conflitto.

2) I “fratelli Straulin”.
In una informativa dell’UFFICIO I/CSDIC dello Stato maggiore dell’Esercito, troviamo la nota (n. LXXVI) nella quale si legge che i “fratelli Straulin” sarebbero stati arrestati a Lussinpiccolo nel marzo 1945.
Ed è vero che a Lussino si trovò in prigionia per un breve tempo Agostino (Tino) Straulino, contrammiraglio della Decima Mas; però, mentre il documento fa credere che fosse prigioniero dei partigiani jugoslavi, in realtà Straulino era prigioniero degli Ustaša, cioè degli alleati dei nazifascisti (repubblichini di Salò compresi). Inoltre nel marzo 1945, ci informa la professoressa Niny Rocco (relazione in Archivio IRSMLT n. 874) che faceva parte del CLN giuliano, Straulino si trovava a Trieste ed aveva iniziato a collaborare con il “gruppo di resistenza” che faceva capo ad Arturo Bergera e Luigi Podestà (l’emissario della Rete Nemo organizzata dal SIM con la collaborazione dei servizi britannici, giunto a Trieste nel dicembre precedente).

3) Il caso dell’avvocato Lauri.
Infine un documento “ufficiale” (il n. LXVIII che porta il Timbro dell’Ufficio I dello SMRE), è talmente “ufficiale” che si limita a riportare quanto scritto dal giornale Libera stampa del 4/7/45 a proposito del “martirio di Zara” e di italiani che sarebbero stati gettati in mare con sassi legati al collo.
Leggiamo: “fra i primi ad essere acciuffati dai croati è l’avv. LAURI, noto antifascista, al quale i tedeschi nel carcere hanno rotto a bastonate le costole e i denti (egli è imprigionato, ancora adesso, a Trieste e se ne ignora la sorte)”.
Ora, già ad una prima lettura (ed i compilatori dell’informativa avrebbero dovuto tenerne conto) non si comprende come l’avvocato Lauri poteva essere stato incarcerato dai tedeschi (non si sa dove), acciuffato dai croati a Zara e trovarsi imprigionato a Trieste ancora a luglio ‘45 (quando la città era sotto controllo angloamericano).
In realtà, al di là delle menzogne diffuse dalla stampa, l’avvocato Ferruccio Lauri (padre dell’aviere Furio Lauri, medaglia d’oro al V.M. per le azioni compiute su aerei alleati) viveva e lavorava a Trieste; ed era stato arrestato non dai tedeschi ma dagli italiani dell’Ispettorato Speciale di PS guidati dal siciliano commissario Gaetano Collotti, il 15/1/45 perché faceva parte del movimento Trieste città libera, gruppo che comprendeva italiani e sloveni ed aveva contatti anche con il CLNAI ed i servizi britannici. Lauri fu rilasciato ben prima dell’arrivo dell’Esercito jugoslavo a Trieste, e sicuramente non fu arrestato dagli Jugoslavi nel maggio ‘45.

aprile 2016

Questo articolo è stato letto 302 volte.

Contatore Visite