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Le Squadre Di Cavana a Trieste.

DESTABILIZZAZIONE A TRIESTE SOTTO IL GMA.

Vincenzo Cerceo, che prosegue nella lettura e nell’analisi dei “diari” di Diego de Henriquez, ha scritto queste annotazioni relative al Diario 143.

Nel Diario 143 de Henriquez riporta dati di grande importante riferite dal Colonnello della Milizia fascista repubblicana Catalano. Questi, dopo aver operato in Croazia con la 58^ Legione Camicie Nere nell’ultima fase della guerra aveva, a Trieste, il Comando della Brigata nera Tullio Cividino. Nell’aprile 1945 afferma di aver preso contatto con il capitano Miani, che conosceva da tempo, e stimava come militare e di aver fatto queste proposte. La Legione della Milizia che operava in territorio jugoslavo sarebbe rientrata a Trieste e con i partigiani del CVL avrebbe combattuto contro le truppe di Tito per impedire l’occupazione della città prima dell’arrivo degli alleati (angloamericani, ndr). Miani tratta la cosa ma non dà risposta definitiva. Al momento dell’insurrezione contropropone: la Legione della milizia avrebbe dovuto dare le armi ai partigiani del CVL avrebbe dovuto dismettere la divisa e combattere con loro in borghese. Il Catalano non accetta e fa consegnare quei reparti agli alleati che li presero prigionieri. Nel 1947, mentre egli era in prigionia, gli alleati lo liberarono, lo inviarono a Trieste e lo incaricarono di organizzare le squadre neofasciste in funzione antititina in particolare quelle di piazza Libertà e di Cavana. Catalano rivendica con orgoglio le azioni di quelle squadre durante tutto il periodo, precisando anche di aver consigliato ai suoi di usare più il coltello che non le armi da fuoco. Si dichiara organizzatore della manifestazione del 24/3/47 in piazza Unità: dopo qualche anno tornerà a lavorare al Banco di Sicilia, da dove proveniva prima della guerra.

Dunque il colonnello Catalano sarebbe stato tra gli organizzatori delle squadre “di piazza Libertà e di Cavana”, che si denominavano “ufficialmente” “circoli”, cioè il Circolo Stazione ed il Circolo Cavana. Questi “circoli” erano in realtà dei “gruppi armati”, sui quali ebbe modo di indagare alla fine degli anni ’90 il dottor Carlo Mastelloni, Giudice istruttore presso la Procura di Venezia. Le risultanze delle sue indagini sono contenute nella sentenza ordinanza n. 318/87 AGI (nota come l’inchiesta su Argo 16), ed è da questo atto giudiziario che riportiamo una serie di dichiarazioni testimoniali e stralci documentali che ci servono a comprendere quale fu l’attività di cui andava orgoglioso il colonnello Catalano (stando almeno da quanto riferito da de Henriquez), premettendo che a pag. 1.315 della sentenza ordinanza il dottor Mastelloni identifica come il “produttore istituzionale delle Squadre di Trieste” l’Ufficio Zone di Confine istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e del quale si occupava l’allora sottosegretario di stato Giulio Andreotti.
Prendiamo innanzitutto in esame una nota che l’allora Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio Giuseppe Saragat inviò (19/11/48) ad Andreotti, per riferirgli di avere ricevuto una richiesta di finanziamento da parte degli “amici di Trieste del Circolo Cavana Cittavecchia (…) in riconoscimento dei loro meriti patriottici e dell’attività che continuamente svolgono”. Andreotti chiese notizie alla Rappresentanza italiana di Trieste presso il GMA ed allegò a questa richiesta una relazione che era stata inviata dal Circolo stesso.
Ne riportiamo ampi stralci (il testo si trova alle pagine 1.894 e seguenti della citata sentenza-ordinanza).
”Supponendo che la S./V. sia all’oscuro dell’attività svolta e che svolge attualmente il Circolo “Cavana” per la difesa dell’italianità di queste terre e per impedire che le orde slavo comuniste s’infiltrassero nelle organizzazioni cittadine (…) Crediamo opportuno elencarLe una parte dei fatti più salienti, documentati dalle copie dei giornali, che Le alleghiamo unitamente ad una fotografia riproducente la Trattoria “All’Antica Grotta”, ove il 12 giugno 1945 sorse il primo movimento antislavo-comunista e, della quale ne è proprietario il sig. Tarantino Francesco, latore della presente e Presidente del Circolo stesso (…) Il 19 giugno 1946, nella Piazza Cavana (…) e precisamente nello spiazzo antistante la trattoria stessa, venne trovato ucciso un capo comunista, infoibatore di oltre ottanta italiani”.
Fermiamoci un momento per chiarire questa vicenda, e sentiamo cosa dichiarò il teste Galliano Fogar, escusso nella medesima inchiesta:
“Le due squadre predette (di Cavana e del Viale, ndr), ad un certo punto, già nel 1947-1948 operarono con iniziative proprie e con azioni cruente: ricordo dell’episodio di piazza Cavana allorché ci fu un allarme per una temuta invasione di elementi comunisti e allora, in tale circostanza, ciò non si verificò ma alcuni comunisti che ebbero l’imprudenza di oltrepassare la zona furono aggrediti. In questo contesto si inserisce l’episodio dell’uccisione dell’operaio Hlaca Carlo: 16/6/1946 verso sera. Ero li e vidi un gruppo della Squadra di Cavana aggredire l’operaio: Tarantino ed altri”.
Premesso che Hlaca non fu mai accusato di alcun “infoibamento”, le parole di Catalano a proposito del suo consiglio ad usare il coltello, ci hanno fatto venire a mente il caso di Hlaca, dato che fu accoltellato. Ma il suo colpevole non fu mai identificato, infatti Tarantino fu arrestato assieme ad altri membri del Circolo Cavana (che furono rilasciati dopo circa un mese) e dopo alcuni mesi di detenzione fu prosciolto dalle accuse mossegli.
Passiamo ora alla testimonianza del prof. Diego de Castro (che fu il Consigliere politico italiano nel GMA, una sorta di ambasciatore): “all’epoca esistevano due Squadre d’Azione: una operava in via Cavana e una in Viale XX settembre, e che era composta anche da delinquenti che avevano contatti con l’MSI e che io non riuscivo a controllare; queste due Squadre erano bene armate.
Io sapevo che l’Ufficio Zone di Confine finanziava i Circoli Italiani: il capo teorico era Andreotti, operativo era invece Innocenti. Sapevo anche che l\'Ufficio Zone di Confine finanziava persino la Squadra di via Cavana e quella del Viale XX Settembre. Sarebbe meglio dire lo supponevo” (pag. 1.872).
Fin qui sulle squadre di Cavana e del Viale: ed il Circolo Stazione? Leggiamo (a pag. 1.896 della sentenza ordinanza citata) una relazione datata 20/6/50, firmata dal presidente del Circolo Stazione G. Spataro.
“Il Circolo Stazione costituito nel giugno 1945 ebbe la sua prima Sede in Piazza Barriera Vecchia 5 e per sfuggire al controllo Alleato si denominò redazione del giornale «IL TORPEDONE». In detta Sede, vennero organizzati i Gruppi del Movimento Patriottico Italiano, i quali presero il nome dei rioni dove svolgevano la loro attività. Si ebbero così i Gruppi di Barriera vecchia, Viale Sonnino, Piazza Goldoni, ed infine quello di Piazza Stazione Centrale (l’indirizzo esatto è piazza Libertà 6, ndr). In seguito, scoperti ed invitati a cessare la nostra attività, da parte dei signori Alleati, nel 1947, la Sede venne trasferita in Piazza Stazione e così venne costituito ufficialmente il Circolo Stazione, dal quale fanno parte tuttora gli stessi Gruppi (…)”.
Quindi il Circolo Stazione era una sorta di coordinamento di tutte le squadre organizzate sul territorio triestino in funzione “antislavocomunista”: ma è anche il circolo di cui in effetti si sa meno e meno se n’è parlato. Insomma, un altro filone di ricerca da approfondire.

maggio 2011

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