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Lettera Aperta A Debora Serracchiani Sul Progetto TAV

LETTERA APERTA A DEBORA SERRACCHIANI.

Prima di scrivere noi a Debora Serracchiani, leggiamo cosa scrive Debora Serracchiani, assieme ad altri europarlamentali, al presidente della Commissione UE Barroso e al commissario ai Trasporti Kallas.

\"Caro presidente Barroso, Caro commissario Kallas, dopo gli sfavorevoli eventi recentemente accaduti durante le ultime settimane, che hanno visto gruppi minoritari locali che provavano ad ostruire, anche con la violenza, l\'inizio del progetto n.6 di priorità della TEN-T fra Torino e Lione nella regione italiana del Piemonte, esattamente nella zona di Maddalena di Chiomonte, Val di Susa, noi, membri italiani del Parlamento Europeo denunciamo fortemente quei fatti inaccettabili, che fanno ritardare il progetto ed hanno causato varie lesioni, principalmente fra le forze di sicurezza. Malgrado quelle difficoltà, le autorità italiane, su un impegno bipartitico, hanno voluto rispettare le disposizioni precedentemente prese con l\'UE per quanto riguarda l\'apertura del cantiere entro il 30 giugno 2011 e conseguentemente cominciando con la perforazione del traforo come da progetto.
Durante il congresso intergovernativo a Roma il 6 luglio 2011, sia i governi italiani che francesi hanno evidenziato e confermato la loro forte compiacenza a continuare con questo progetto.
Noi membri italiani del Parlamento Europeo siamo completamente convinti che questo progetto debba essere realizzato e ci impegniamo per sostenere lo sviluppo del trasporto e delle infrastrutture che contribuiscono all\'ammodernamento dell\'Italia, in questo caso specifico, ma in generale dell\'Europa complessivamente.
Di conseguenza, per i motivi suddetti ed in considerazione della revisione imminente di reti di trasporto transeuropee, che, come recentemente dichiarato dalla Commissione, vederà PP6, chiamato come \"Corridor\" mediterraneo, come parte integrante della struttura finanziaria pluriennuale seguente, noi, membri italiani del Parlamento Europeo vogliamo confermare il nostro appoggio importante per questa causa importante\".

Questa lettera è stata redatta il 7/7/11 dagli europarlamentari Carlo Fidanza ed Antonio Cancian (PDL) e Debora Serracchiani (PD), poi sottoscritta da altri 42 eurodeputati italiani di PDL, PD, Lega e UDC.
Forse è anche per i contenuti di questa ignobile missiva che il signor Kallas ha risposto, nei termini che vedremo, il 25 luglio scorso ad una interrogazione presentata dall’eurodeputata della Sinistra Europea Sabine Wils sull’utilizzo da parte della forze dell’ordine di gas lacrimogeni nel corso della sgombero del presidio No Tav dalla Maddalena.
Ecco il testo della risposta (la traduzione è nostra).

\"A nome della commissione.
Le informazioni ottenute dalla commissione sia dai funzionari italiani che dalla stampa non corrispondono a quanto esposto dalla signora Delegata.
Le informazioni pervenute alla Commissione sui deprecabili avvenimenti del 3 luglio 2011 indicano che un gruppo di militanti e manifestanti violenti, la maggior parte dei quali provenienti da altre parti d’Italia e dall’estero, hanno trasformato una peraltro pacifica dimostrazione in uno scontro violento con la polizia. Tra i poliziotti vi sono stati la maggioranza dei feriti, dal momento che gli attaccanti hanno usato pietre, massi, molotov e bottiglie piene di ammoniaca. Con questo presupposto di fondo la Commissione è del parere che l’interrogazione della signora Delegata non deve trovare risposta.
Negli ultimi 6 anni il Commissario ha condotto faticose iniziative in collaborazione con il governo italiano per far coincidere maggiormente il progetto Lione Torino alle volontà della popolazione locale. Questa intensa attività ha portato al completo ridisegno di gran parte del progetto. La Commissione è peraltro stata informata del fatto che oggi 10 dei 14 comuni, direttamente coinvolti dal progetto, caldeggiano la realizzazione di questa nuova opera ferroviaria.
Quindi la Commissione non vede alcun motivo per sollevare obiezioni sulla correttezza e moderazione delle azioni degli amministratori italiani.
Rimane come conclusione che la Commissione intende mantenere il finanziamento EU legato alla corretta prosecuzione delle opere\".

Dunque, secondo Kallas, rientra nella normalità europea (comportamento “corretto e moderato” da parte delle istituzioni?) l’intervento di duemila agenti in assetto antisommossa e l’uso massiccio di lacrimogeni per far partire un cantiere osteggiato dalla popolazione. E se, come sostiene Kallas, solo un “un gruppo di violenti” avrebbero provocato la “maggioranza dei feriti tra i poliziotti”, i conti non ci tornano. Per un “gruppo” di violenti si gasa una valle intera? E quali sarebbero, di grazia, i 10 comuni che “caldeggerebbero” il progetto?
Ma qui si vede chiaramente il danno che ha provocato la costante menzogna mediatica, che ha dipinto i dimostranti come pochi brutti e cattivi black bloc che non rappresentano la popolazione. Come se la popolazione fosse favorevole al progetto e gli oppositori venissero “da fuori” per imporre la loro lotta violenta. In questo contesto possiamo inserire anche la vergognosa lettera promossa dalla nostra corregionale Serracchiani: ed allora le rispondiamo con una

LETTERA APERTA:
AVVOCATO SERRACCHIANI, SI VERGOGNI.

Lei, dall’alto del suo scranno da europarlamentare garantita di tutto e con uno stipendio che noi contribuenti le paghiamo, si permette di definire “gruppi minoritari locali” le popolazioni intere della Val Susa che si oppongono ad un progetto devastante del loro ambiente di vita.
Lei si permette di definire “fatti inaccettabili che fanno ritardare il progetto” le manifestazioni di resistenza passiva, degenerate in scontri non tanto per volontà degli abitanti delle Valli, quanto perché il governo italiano (o piemontese, chissà) ha deciso di inviare in Val Susa un esercito, (successivamente integrato con carri armati appena rientrati da un teatro di guerra come l’Afghanistan), che ha gasato di lacrimogeni l’ambiente ed i suoi abitanti per giorni e giorni, con conseguenze per l’ambiente e le persone che non sono ancora valutabili.
Lei probabilmente condivide la posizione del suo sodale di partito, nonché sindaco di Torino, Piero Fassino, che aveva chiesto l’intervento armato per sgomberare il campeggio pacifico degli abitanti.
È vero, non ci sono solo gli abitanti delle valli a lottare in Val Susa.
È vero, è venuta gente da altre parti d’Italia, ma anche d’Europa.
È vero, ed è giusto che sia così, ci consenta, Avvocato.
È giusto perché la lotta della Val Susa è la lotta di tutti coloro che ritengono la tutela dell’ambiente e la qualità della vita delle persone più importante del profitto di qualsivoglia componente minoritaria capitalista; è la lotta di chi non crede che andando più veloci si viva necessariamente meglio, di chi preferirebbe, soprattutto in questo momento di crisi (come ci stanno dicendo che viviamo), che i fondi pubblici siano stanziati per garantire servizi sociali e non buttati via in opere mastodontiche che non hanno senso di esistere.
È anche la nostra lotta, Avvocato. Per questo oggi siamo qui a dirle quello che pensiamo delle sue prese di posizione, delle sue parole che insultano una popolazione intera e coloro che con essa sono solidali, persone che hanno deciso (sindaci in testa) di difendere la propria terra e la propria vita rischiando in prima persona, che hanno subito pestaggi e lacrimogeni, denunce, perquisizioni, arresti, minacce di vario tipo, per non parlare dei danni all’economia locale causati dai lavori e dall’uso spropositato dei gas tossici.
Persone che non sono i black bloc tanto evocati da chi organizza la repressione, persone che si portano dietro i figli perché lottano per il futuro dei propri figli, e per questo sono stati denunciati alla Procura dei Minori.
Persone che vivono un’occupazione armata del loro territorio e resistono: e noi resistiamo assieme a loro, dando loro il nostro appoggio e la nostra solidarietà, facendo conoscere le motivazioni ed i metodi della loro lotta, che non sono metodi violenti ma di resistenza passiva.
Persone che lottano contro una decisione a tavolino, frutto di accordo tra stati, che non tiene conto delle obiezioni e delle opposizioni di chi vive nei posti dove l’alta velocità dovrebbe passare, né delle svariate analisi sui costi-benefici e sulle conseguenze ambientali, redatte da esperti del campo che hanno dichiarato pericoloso per l’ambiente, distruttivo per gli abitanti e non conveniente economicamente il progetto tanto caldeggiato da Lei e dal Suo partito, Avvocato.
Persone a cui noi tutti dobbiamo rispetto, ed alle quali Lei dovrebbe chiedere scusa, Avvocato, nonché europarlamentare rappresentante della cittadinanza italiana, Debora Serracchiani.

agosto 2011


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