Articolo

      Mučeniška Pot


Lettera Aperta Ai Resistenti della Val Susa

LETTERA APERTA AI RESISTENTI DELLA VAL SUSA.

Relativamente alla situazione in Val Susa, consentitemi, per una volta, di lasciare perdere le ideologie estremistiche che mi contraddistinguono e di fare una valutazione così come la potrebbe fare un buon democratico borghese, di quelli che hanno il senso dello Stato e sono convinti che la polizia è al servizio del cittadino e le istituzioni sono elette dal popolo per rappresentarlo (scusate, ma non riesco a dimenticare la mia vis polemica: ne esistono ancora, di cittadini di tal fatta?).
Bene, allora io cerco di ragionare come uno di questi cittadini democratici e legalitari. Cosa vedo? Vedo che da più di vent’anni c’è un movimento non violento che è contrario al progetto dell’Alta velocità ferroviaria, non per puntiglio, ma in base a studi, valutazioni di esperti, considerazioni ambientaliste, ed a posteriori, negli ultimi anni, dopo avere visto ciò che hanno causato i lavori nel Mugello (la distruzione delle falde acquifere, con il crescente fabbisogno d’acqua che ci richiederanno gli anni a venire!) e nel resto dell’Italia centrale, dopo avere valutato che i tempi della realizzazione dell’opera sarebbero biblici ed i costi esagerati anche per chi è abituato ad affondare le mani nel denaro pubblico come se fosse il deposito di zio Paperone, dunque, c’è questo movimento che da mesi presidia il proprio territorio perché non lo vuole vedere distrutto.
E non si tratta di una decina di famiglie che non vogliono rinunciare alla loro villetta, o al loro orticello, è una comunità intera che è unitariamente contraria, sindaci in testa (non tutti, è vero, ma la maggioranza). Ed il presidio si è via via allargato alla solidarietà di tantissime altre persone, comunità, organizzazioni,partiti, persone di cultura, tecnici, politici, italiani e non solo.
Quando il governo “delle libertà”, in perfetta sintonia con il neoeletto sindaco “democratico” di Torino, ha deciso di sgomberare il presidio per dare il via ai lavori di cantiere (e bisognava farlo entro il 30 giugno, per NON PERDERE I FINANZIAMENTI EUROPEI, ribadiamolo), ha mandato 2000 elementi tra polizia, carabinieri ed altro in assetto antisommossa, con tanto di blindati (uno dei quali, in manovra, ha anche ammazzato il giorno dopo una signora anziana a Venaria, che non è proprio nella Valle), che per diverse ore ha gasato e caricato un migliaio di persone che non volevano la distruzione della Valle.
Un migliaio di persone: non solo della Valle, ma giunti in solidarietà anche da altre zone del Paese. Continuiamo a ragionare come il cittadino medio che non sappiamo se esista ancora: ma se un migliaio di persone si schierano a difesa di una Valle contro un progetto, vorrà pur dire qualcosa, per chi ci governa? Le istituzioni dovrebbero o no prendere atto di questa opposizione e non pensare di risolvere il problema a lacrimogeni e manganelli?
Andiamo avanti di qualche giorno e vediamo la manifestazione nazionale del 3 luglio, alla quale sono intervenute 50.000 persone. Cinquantamila, da tutta Italia. Vorrà pur dire qualcosa anche questo? Un governo democratico, di fronte ad una simile opposizione, dovrebbe, a rigore, fare un paio di passi indietro e cercare di dialogare, non di aumentare la repressione ed innalzare il livello dello scontro. Dopo anni di dialogo tra sordi (voi movimento avete le vostre ragioni ma noi abbiamo il potere e ce ne freghiamo, possiamo forse sintetizzare), siamo giunti alla scadenza perentoria: no cantiere no money, per parafrasare uno slogan pubblicitario. E per neutralizzare 50.000 persone, peraltro più o meno disarmate, abbiamo visto quale tipo di azione repressiva ha messo in piedi il governo “delle libertà” con il plauso della parte “democratica” (ah democrazia, quanti crimini commessi in tuo nome…). Un tale uso di lacrimogeni da richiamare alla memoria le guerre d’Africa, l’incendio (attribuito ai manifestanti, ma mi sia permesso di dubitare di ciò) dei boschi, la distruzione dell’ambiente. Forse il disboscamento è propedeutico alle prossime azioni di repressione, dato che sulla terra bruciata è più facile fare la controguerriglia (ricordate il Viet Nam?).
Ma dato che i manifestanti resistenti non sembrano voler mollare, come si alzerà ulteriormente il livello dello scontro? Verrà inviato l’esercito a bombardare? Ma qualcuno si è chiesto se tutto questo ambaradàn repressivo non verrà forse a costare magari di più di quanto ci arriverebbe dall’Europa per il solo progetto?
Per smettere questo gioco al massacro credo vi sia un’unica soluzione: che l’Europa non stanzi più un euro per la Tav. Così forse il governo, senza la frenesia di incassare i soliti brutti sporchi ma tanto ambiti fondi, si metterà l’anima in pace e smetterà di mettere a ferro e fuoco una valle alpina ed i suoi abitanti.
Ai quali abitanti va tutta la mia solidarietà e la mia stima. Tenete duro, Valsusini: la vostra lotta è una lotta che non è solo per difendere il vostro territorio, ma è una lotta che dobbiamo vincere assieme per mantenere il senso di democrazia in Italia.
La vostra lotta è la lotta di tutti noi. Viva la Val Susa! Viva la Resistenza!

Claudia Cernigoi
Trieste

3 luglio 2011

Questo articolo è stato letto 1208 volte.

Contatore Visite