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      Mučeniška Pot


Lettura Esoterica del Pendolo di Foucault di Eco.

LETTURA DIETROLOGICA DI UMBERTO ECO.
Del romanzo (che noi abbiamo trovato particolarmente godibile) Il pendolo di Foucault di Umberto Eco esistono due chiavi di lettura, che hanno diviso in due “fazioni” i lettori dello scomparso autore piemontese: la prima interpreta il testo come una presa in giro ed una demistificazione del “complottismo” di coloro che cercano di dare delle interpretazioni a testi esoterici (o supposti tali); la seconda (che ci sentiamo di condividere) ritiene che Eco abbia voluto, da esperto di cultura esoterica quale era, fornire ai lettori le basi per comprendere il linguaggio ed il significato almeno di parte di questa cultura.
Va premesso che il romanzo può essere compreso solo da persone che hanno una buona infarinatura sui temi riguardanti i Templari, i Rosacroce, la massoneria e via discorrendo; difatti riteniamo che la maggior parte di coloro che hanno criticato il testo come (citiamo da alcune “recensioni” presenti in rete) “un’accozzaglia di nozioni buttata là tanto per, senza un nesso logico” o “un interminabile sfoggio di erudizione (…) noia e fastidio”, non fosse in possesso delle necessarie cognizioni per inquadrare i dati che Eco ha disseminato in tutto il romanzo; pertanto, non avendolo compreso, lo criticano con un senso di supponenza (è tipico dell’ignorante sminuire la persona colta solo perché non è in grado di afferrarne i contenuti ed il linguaggio). Il “Pendolo” è insomma un libro per “iniziati”, non per il grande pubblico: ma è un libro essenziale per chi (come noi), da profani con un interesse critico nei confronti dell’esoterismo (soprattutto) rosacrociano, voglia capire di più di questo fenomeno che non è solo culturale.

Eco parte dalla storia dei Templari per parlare di un “complotto” (un “piano”, lo definiscono i protagonisti della vicenda) finalizzato al controllo totale del mondo cui tende un’organizzazione non ben definita (nel testo viene elencata una serie di associazioni occulte, alcune note, altre meno, altre che non siamo in grado di dire se siano effettivamente esistenti o no), ma che può essere identificata in quel filone di esoterismo che deriva in parte dai Rosacroce, che si è sviluppato nella Thule e che ha influenzato il nazismo (e fin qui parliamo di entità storicamente esistite). In sintesi, partendo dal presupposto che la Terra è un grande magnete, il “piano” richiede l’individuazione di un punto critico, detto “l’Origine del Comando” dal quale dirigere le “correnti telluriche” terrestri. Secondo questa teoria, scatenando energia da quel punto si è in grado di provocare terremoti, maremoti ed altro che possono cambiare la geografia terrestre: in questo modo, chi ha il controllo del punto critico se minaccia di scatenare una catastrofe nel caso non vengano accettate determinate condizioni economiche e politiche ha anche il potere assoluto sulle nazioni. Perciò la ricerca dell’individuazione del punto critico sarebbe alla base di una serie azioni compiute dall’organizzazione che ha profonde radici nel passato: e per trovare questo punto bisogna posare una determinata mappa sotto il pendolo di Foucault a Parigi nel giorno del solstizio d’estate quando il primo raggio di sole entra nella vetrata e vedere dove cade il raggio luminoso; ma il problema è il reperimento della mappa giusta, che è andata perduta. I tre protagonisti si trovano invischiati in un intrigo che non avevano previsto, in quanto non pensavano che esistessero veramente persone che inseguivano questo progetto, invece il “complotto” esiste sul serio e naturalmente la vicenda finisce in modo tragico.
Fin qui la finzione narrativa, ma ora andiamo a vedere quali spiegazioni e quali indizi ha sparso Eco nel suo romanzo.

Vediamo come prima cosa quello che può essere definito il lato “demistificatore” del romanzo: dice uno dei protagonisti che “quando vuoi fare sottrazioni e addizioni mistiche il conto torna sempre”, perché “con i numeri si può fare quello che si vuole”; ad esempio “se ho il numero sacro 9 e voglio ottenere 1314, data del rogo di Jacques de Molay (…) lo moltiplico per 146, data fatidica della distruzione di Cartagine (…) ho diviso 1314 sino a che non ho trovato una data soddisfacente”. E del resto: “gli autori si copiano tra di loro, uno dà come testimonianza l’affermazione dell’altro, e tutti usano come prova decisiva una frase di Giamblico, per dire” (questo metodo viene applicato, aggiungiamo noi, non solo nelle questioni esoteriche ma anche nella falsificazione quotidiana e storiografica, quando una “bufala” viene lanciata da qualcuno ed immediatamente ripresa da altri che si citano l’un l’altro per dimostrare di avere ragione).
Anche per quanto riguarda l’uso e la scelta delle simbologie Eco è chiarificatore; considerando che il ciclo del sole è a forma di cerchio, il fatto che il serpente sia stato scelto come simbologia solare si spiega così: “l’unica bestia che si acciambella a cerchio è il serpente, è difficile rappresentare il ritorno del sole arrotolando un ippopotamo”.

Nel corso del romanzo Eco spiega diverse questioni esoteriche (dal “bacio sul culo” che serve a risvegliare il serpente Kundalini che provoca l’apertura del terzo occhio secondo la teoria di Cartesio, al fatto che il culto di San Michele deriva da quello pagano druidico della “grande vergine cosmica Mikil”), narra le vicende dei Templari e dà una buona descrizione esplicativa del nazismo esoterico; ma sono interessanti le parti in cui parla delle interpretazioni di fatti esoterici collegati a fatti politici.
Ad esempio va tenuto conto della sua spiegazione sulla “cavalleria spirituale”, che permette accordi tra militari di diversi Stati e poi tra partigiani e repubblichini, ed infine tra esponenti di varie correnti esoteriche; ma ci dilunghiamo ora su un dialogo che si svolge tra la voce narrante ed un commissario di polizia, che partendo dal presupposto che “una volta andavamo a cercare i brigatisti rossi nelle case occupate e i brigatisti neri nei club di altri marziali, oggi potrebbe addirittura succedere il contrario” (ed in precedenza il protagonista aveva osservato che dopo Moro “chi si diceva di sinistra menzionava Nietsche e Celine, le riviste di destra celebravano la rivoluzione del Terzo Mondo”), tratta dell’interessante (ma poco noto) movimento dei sinarchici che sarebbe stato fondato nel 1929 con il nome di Polaris fondato dalle francesi Vivian Postel du Mas e Jeanne Canudo.
Queste due donne hanno effettivamente dato vita ad un gruppo di cui parleremo più avanti, ma non abbiamo trovato conferma che si siano date proprio il nome di Polaris, il che però ci ha richiamato alla mente che l’ex terzaposizionista Gabriele Adinolfi ha fondato in anni più recenti un’associazione di nome Polaris da lui definita un “think tank” finalizzato a “creare contropotere sociale politico e civile”, infiltrando i sindacati per influenzare le loro attività e realizzando banche, cooperative ed altro in modo da coinvolgere “categorie produttive non protette” in opposizione alla finanza internazionale.
Il gruppo citato da Eco come Polaris, invece, proponeva un “progetto sinarchico”: servizio sociale contro profitto capitalistico, eliminazione della lotta di classe attraverso movimenti cooperativi, praticamente un socialismo di tipo fabiano (i due Polaris si assomigliano un po’, in effetti). Il gruppo fu accusato da un’associazione di estrema destra di fare parte di un “complotto giudeo-massonico-bolscevico”, ma successivamente si formarono nuovi gruppi sinarchici che facevano riferimento ad un nuovo ordine mondiale governato da saggi al di sopra dei partiti ed appoggiarono il governo collaborazionista di Vichy. In breve Eco giunge alla conclusione che vi sono stati patti sinarchici di sinistra denunciati da destra e patti sinarchici di destra denunciati da sinistra ed aggiunge che nel 1960 un tale Villemarest denunciò un “complotto del 13 maggio” finalizzato a destabilizzare i governi e per farlo provoca guerre, appoggia colpi di stato, provoca scissioni nei partiti per frammentarli. Eco identifica questo “complotto” in quello che le Brigate Rosse avevano definito SIM, cioè Stato Imperialista delle Multinazionali, anche se a noi ricorda piuttosto il cosiddetto “piano Chaos” organizzato dai servizi statunitensi per destabilizzare l’Europa, che prevedeva la creazione di una strategia della tensione mediante attentati compiuti dalla destra ma attribuibili alla sinistra in funzione anticomunista.
Il commissario fa anche un breve cenno al ritrovamento di “bombe sui treni avvolte in volantini sinarchici”, il che ricorda le varie provocazioni portate avanti ad esempio dai neofascisti (fu lo stesso Giovanni Ventura a parlare di una doppia organizzazione degli attentati, resa possibile dalla infiltrazione di elementi di destra nelle formazioni della sinistra extraparlamentare).
Se teniamo presente che Eco ha pubblicato questo libro nel 1988, cioè prima che le indagini del giudice Guido Salvini portassero alla conoscenza dei retroscena della strategia della tensione, quanto scrive assume una valenza particolare: lo scrittore sapeva, come sapeva Pasolini, ma non avendo le prove (come Pasolini) aveva deciso di scrivere quanto sapeva in un romanzo?
Restiamo nell’ambito politico più che non esoterico per parlare di un’altra “traccia” che Eco ha inserito nel testo e che non esplica chiaramente ma che, per chi ha una certa conoscenza dei fatti, può dare adito a supposizioni “dietrologiche”.
Ad un certo punto i protagonisti si trovano coinvolti in alcuni scontri tra antifascisti e polizia, e scappano, si legge “da via Larga”. Storicamente in via Larga (che si trova nei pressi dell’Hotel Commercio che era stato occupato dalla sinistra extraparlamentare) avvennero tre scontri conclusisi tragicamente: il 19/11/69 perse la vita l’agente Antonio Annarumma (si disse ucciso dai manifestanti del Movimento Studentesco, poi sembra per uno scontro tra i gipponi che facevano caroselli); il 12/12/70,nel corso di una manifestazione commemorativa della strage di piazza Fontana (che si trova anche lì vicino) un candelotto sparato dalla polizia ad altezza d’uomo uccise lo studente Saverio Saltarelli; infine il 12/4/73 l’agente Antonio Marino fu ucciso da una bomba tirata da un gruppo di neofascisti.
Ma in via Larga aveva sede la copisteria gestita dai fratelli Giovannino e Guido Pierotti, aderenti al “noto servizio” detto L’Anello (si vedano i testi di Stefania Limiti, L’anello della repubblica, Chiarelettere, e di Aldo Giannuli, Il noto servizio, Tropea): i due filmarono dal tetto del loro edificio l’intero episodio degli scontri in cui perse la vita l’agente Annarumma... ma il filmato scomparve per una trentina d’anni.
È un caso che Eco abbia lasciato l’indizio di via Larga nel testo, oppure si tratta di un segnale inviato a chi era in grado di intendere?
Un altro riferimento esoterico di Eco si trova nel titolo della collana curata dai protagonisti del romanzo: Iside svelata, come il titolo del testo della filosofa esoterista Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice nel 1875 della Società teosofica, le cui dottrine poi influenzarono altre formazioni esoteriche e furono in parte assimilate dal nazismo. Tra esse anche la Golden Dawn di Aleister Crowley di cui parliamo tra un po’.
Altre “tracce” le possiamo individuare relativamente alla questione rosacrociana: come chi si interessa ai Rosacroce ben sa (e noi siamo appassionati lettori delle pagine di Paolo Persichetti), le operazioni dei Rosacroce vengono “firmate” con una simbologia specifica, la rosa e la croce, ovviamente, ma anche le iniziali R e C. Così nel testo di Eco (che sostiene: se uno dice “sono un Rosa-Croce era segno che non lo era. Il Rosa-Croce che si rispetta non lo dice. Anzi lo nega a gran voce (…) incomincia a dire di esserlo per far credere di non esserlo”) troviamo ad esempio che il locale in cui si ritrovano e si incontrano i protagonisti viene paragonato al Rick’s Bar del film Casablanca: le iniziali R e C possono essere un riferimento rosacrociano? E nella mostra di quadri del pittore Riccardo troviamo altre tracce: alla sua prima fase pittorica apparteneva un quadro dal titolo “Parallasse 17” (17 è numero massonico), alla seconda fase i titoli dei quadri hanno riferimenti movimentisti (si era nel ’68); mentre nella fase più recente i riferimenti sono rosacrociani: “Mystica Rosa”, “Dante Gabriele 33” (Dante Gabriel Rossetti era il pittore “preraffaellita” legato ad entità esoteriche e 33 è numero massonico) o satanisti, come “Homunculus 666” (666 è notoriamente il numero della “Bestia”, cioè il diavolo).
Dai Rosacroce sarebbe poi derivata un’altra organizzazione occulta, la Golden Dawn (Alba Dorata) detta anche la Rosa Rossa, struttura nella quale convergono le sapienze esoterica, cabalistica e templare; vi si associò nel 1900 l’occultista Aleister Crowley, il futuro fondatore dell’OTO (Ordo Templi Orientis), forse il più importante “mago” del Ventesimo secolo, che si firmava Anticristo 666 (cioè il numero della Bestia). Alla Golden Dawn è collegata anche la “missione” di Rudolph Hess il cosiddetto “delfino di Hitler” (che era stato anche tra i fondatori della Società di Thule, che influenzò il nazismo esoterico) che si paracadutò in Gran Bretagna nel maggio 1941 per cercare un contatto con i suoi sodali inglesi (alla Golden Dawn era associato anche il fondatore del partito filonazista britannico Oswald Mosley) in modo da creare un’alleanza politica anticomunista tra Germania e Gran Bretagna. Ma tale missione fallì per la contrarietà di Churchill.
Alcuni critici hanno sostenuto che in questo libro Eco non parla né di Crowley né della OTO, ma in realtà nel testo vi sono degli accenni a Crowley, definito “fascista” da uno dei personaggi, mentre in un altro punto sia Crowley sia la Golden Dawn vengono criticati pesantemente dal “capo” degli esoteristi. E nella scena del rito esoterico finale uno dei protagonisti entra con quattro rose rosse appuntate sul petto.
Inoltre un’altra traccia collegata a Thule ed alla politica internazionale può essere forse individuata quando Eco parla della “Tradizione” brasiliana, scrivendo la parola con l’iniziale maiuscola. Perché in Brasile era stata fondata la “loggia cultista Tradizione Famiglia e Proprietà”, che il giudice Carlo Palermo definisce “setta medievalista con presenze in tutto il mondo” ed il cui “capo carismatico” era Plinio Correa de Oliveira (si veda Il Quarto Livello, Editori Riuniti 2002).
Le origini della TFP sarebbero da ricercare nella società Thule, fondata nel 1918 dal Barone von Sebottendorf (ma anche da Rudolph Hess), e questa sigla è stata definita “tristemente nota in tutta l’America latina per essersi alleata in Cile con Patria e Libertà, formazione di estrema destra, finanziata dalla Cia, in preparazione del colpo di Stato contro il presidente democraticamente eletto Allende (lettera di Davide Romano su la Repubblica 17/6/03).

Nell’insieme riteniamo che questo testo, che sembra demolire la teoria del complotto, di fatto invece la dimostra, in quanto la morale della storia è che non è importante che una cosa (il punto critico da cui influenzare le correnti telluriche in modo da ottenere il controllo mondiale, ad esempio) esista veramente, ma il fatto che vi siano persone che ci credono e sono disposte a tutto per raggiungere quello scopo. E, come abbiamo visto, alcune tracce disseminate da Eco nel testo possono essere riferite a cose realmente esistenti.

giugno 2016

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