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      Mučeniška Pot


Liste Civiche, Grilli, Anarco-capitalisti.

LISTE CIVICHE, GRILLI, ANARCO-CAPITALISTI.

IMPEGNO PREMINENTE: Come estirpare i politicanti, costosi imbonitori di professione
Mettere a disposizione, di quei cittadini che in ogni Comune assistono malvolentieri e non sopportano più l’arroganza, il costo e la quasi dittatura partitocratica della politica italiana, non solo una valida idea, ma anche uno strumento valido per fare sì che ogni Lista Civica, promossa da loro stessi, sulla base di un programma che fissi le più rigorose ed efficaci soluzioni atte a affrontare e portare a buon fine, in sintonia con i mezzi a disposizione, le reali e concrete esigenze del loro Comune rispettando le priorità. Una Lista Civica che possa avere non solo una valenza Locale ma acquisire un vero e proprio valore Nazionale. Ogni Lista Civica dovrebbe essere l’elemento principale, una delle colonne portanti di un innovativo modo di fare una politica che effettivamente nasca dal basso, scevra da ogni condizionamento ideologico laico, religioso o corporativo, rigorosamente concreta, chiara, efficace e pragmatica. Ogni Lista Civica dovrebbe essere l’elemento base in modo tale che, le Liste Civiche, costituitesi indipendentemente nei vari Comuni, possano accomunandosi influire concretamente su tutte le altre istituzioni rendendole più utili ed efficienti nonché sull\'intera politica italiana rendendola a tutti i livelli meno inadeguata, settaria, sprecona e dispersiva. Per essere più precisi, partire dai Comuni per condizionare o meglio attraverso delle formazioni realmente democratiche che nascono e si sviluppano dal basso per esclusiva volontà dei cittadini ed in particolare anche di quei potenziali elettori che si sono allontanati dalla politica, togliere ai mestieranti della politica l’esclusiva gestione del potere e per non essere strumentalizzati da ottocenteschi partiti ormai obsoleti guidati da astuti, scaltri e costosi imbonitori che assolutamente non vogliono staccarsi da quelle redditizie poltrone sulle quali stanno comodamente attaccati o meglio saldati.

No, cari lettori, quanto trascritto sopra non è parola di Grillo (e neppure, con riguardo al nostro localitarismo, parola di Maurizio Fogar, a modo suo precursore di certi atteggiamenti grilliani nei confronti della politica). È invece quanto si legge in apertura del sito www.isfida.it/index.htm, dove is.fi.da. sta per: “Istria, Fiume, Dalmazia, Lega Nazionale di Istria Fiume e Dalmazia, Mirabili lembi d’Italia, gruppo politico squisitamente monotematico”.
Sostanzialmente un sito neoirredentista, anticomunista, nazionalista (le pagine sono scritte a settori tricolori); il simbolo richiama quello di Forza Italia, infatti sostengono di essere degli “esuli giuliano dalmati irriducibili”, sorti “dalle ceneri” di un Club di Forza Italia. Ampio spazio nel sito viene dato ad elenchi di presunti “infoibati” per lo più derivanti dall’Albo d’Oro di Luigi Papo, raccolti con il solito escamotage dei foibologi che dividendo i nomi in decine di elenchi (per arma, luogo di scomparsa, tempo di scomparsa eccetera) riesce a segnalare lo stesso nominativo più volte.

Lasciando da parte “isfida”, torniamo al problema del grillismo dilagante, che, pur avendo raggiunto una vetta di consensi con il V-day di Grillo non è una novità da lui inventata, ma un sistema di propaganda che prosegue da un po’ di tempo, soprattutto attraverso trasmissioni televisive piuttosto che tramite la carta stampata, sia di informazione “seria” (come i programmi di Gabanelli, Santoro…), sia di informazione “satirica” (Iene, Striscia la notizia…), programmi che, magari in perfetta buona fede, ottengono però il risultato finale di sputtanare tutto ciò che è politica, stato, amministrazione.
Nel racconto ironico (ma con un fondo di serietà) di Fabio Zanello leggiamo questo commento ai reportages “satirici”:
“Eravamo stanchi di montaggi in moviola che riprendevano sempre i leader dell’opposizione che si grattavano il naso in Senato e un voice over che diceva mi vuoi cacciare fuori ma io mi oppongo (…), mentre il movimento del braccio veniva rimontato più volte anche se in verità se l’era grattato una volta sola come normale (..) intanto si ridicolizzavano quelle persone e poi volevamo vedere chi se ne stava sette ore su uno scranno senza un prurito (…) ma loro avevano i soldi per passarne anche nove di ore con una telecamera (…) per mandare in onda non i dibattimenti, ma un movimento del braccio rimontato avanti e indietro in moviola (…)” (da “Le nuove brigate rozze a mano armata contro la televisione”, Coniglio editore 2006).
Ma a parte la satira vi sono i servizi apparentemente “seri” (ma non sempre attendibili) sul malfunzionamento della pubblica amministrazione, sui “privilegi” dei politici (la famosa “Casta” di Gian Antonio Stella, best-seller dell’estate 2007) che dipingono un quadro del tutto negativo (in modo tuttavia acritico e superficiale) di tutto ciò che è pubblico, ed a ciò si aggiungano anche le dichiarazioni di industriali, confindustriali, capitalisti (perché non usare questo termine, se corrisponde al vero?) che lamentano gli eccessivi costi dello Stato (ministeri, sanità pubblica, istruzione…) e la conseguente necessità di privatizzare il più possibile perché con le privatizzazioni e con i tagli alle spese il bilancio dello Stato andrebbe migliorando.
Tutto ciò, oltre a creare un generale discredito di stampo qualunquista su chi amministra la cosa pubblica (da cui la vulgata: i politici sono tutti ladri; e noi li manteniamo con le nostre tasse, basta tasse, basta politici e via con i vaffa di Grillo), nel concreto può portare sostanzialmente a due cose: innanzitutto all’estromissione dello Stato dall’amministrazione del Paese (dopo le privatizzazioni di Poste, Ferrovie, financo del Ministero delle Finanze, seguiranno scuole, università, sanità, carceri, pubblica sicurezza, esercito…). Secondariamente, con la riduzione (così tenacemente voluta dai grilliani e approvata anche dal neonato Partito Democratico) del numero di parlamentari, consiglieri comunali e regionali, dell’eliminazione dei consigli circoscrizionali (unico punto di collegamento rimasto tra territorio e amministrazione comunale), il risultato sarà che, avendo sempre meno eletti cui fare riferimento, verrà a mancare anche il controllo della base elettorale sull’operato degli amministratori, di ogni grado.
A questo sommiamo il discorso che sta alla base dell’euforia conseguente al successo del Partito Democratico, visto come primo passo per un bipolarismo di fatto: basta coi partitini che con l’1% dei voti pretendono di dettare legge al governo, è il grido di battaglia.
In tal modo la logica conseguenza sarà che, avendo meno partiti da votare e meno rappresentanti da eleggere (quindi meno possibilità di scegliere chi ci può meglio rappresentare), aumenterà la disaffezione al voto ed arriveremo alla americanizzazione delle elezioni. Negli Stati Uniti, infatti, dove vige il bipolarismo assoluto, va a votare circa il 30% degli aventi diritto, con i risultati per la democrazia che ben vediamo.

C’è un movimento, sedicente “libertario” (ma i veri libertari ne prendono giustamente le distanze) che predica proprio l’astensionismo elettorale e nel contempo la necessità dell’eliminazione del pubblico da tutta la vita economica e sociale. Si tratta di coloro che si ispirano al cosiddetto “anarco-capitalismo” americano ed in Italia si esprimono per lo più attraverso la rivista Enclave (che ha nel logo anche una A cerchiata, che però, attenzione, non è la solita A cerchiata degli anarchici, è quella A che esce un po’ dal cerchio e che gli esperti di simboli dicono sia un simbolo di destra più che non di sinistra), i cui articoli si possono anche leggere nel sito www.digilander.libero.it/cssc/liborg/enclave)
Di un convegno di “anarco-capitalisti” svoltosi a Milano nel dicembre 2000 ha parlato la rivista anarchica Umanità Nova (17/12/00), riferendo anche della contestazione operata da settori libertari (quelli veramente tali) che (a parer nostro giustamente) non accettano la definizione di anarchismo che si danno questi “pensatori”, dato che il loro più che libertarismo è liberismo sfrenato. A questo convegno avrebbero partecipato, tra gli altri, il giornalista Vittorio Feltri e l’economista Sergio Ricossa (“predestinato come ministro dell’economia dopo il golpe Sogno”, scrive l’autore dell’articolo, non sappiamo su quali basi); tra gli argomenti trattati, una forte critica nei confronti dell’Unione europea, anche per le politiche dell’immigrazione, viste negativamente dai relatori che hanno parlato, invece di “Libertà di esclusione” piuttosto che di ingresso nel Paese.
Per comprendere ulteriormente il loro pensiero vediamo un’intervista apparsa sul quotidiano triestino Trieste Oggi (14/9/00) fatta dal giornalista Paolo Radivo (di area radicale) ad Andrea Mingardi, autore del testo “Estremisti della libertà”, pubblicato dall’editore Leonardo Facco (che è anche editore nonché editorialista di Enclave) e con prefazione di Sergio Ricossa.
Ecco alcune delle affermazioni di Mingardi (che deve essere una sorta di enfant prodige dell’economia, se, come scrive Radivo, a diciott’anni aveva già pubblicato tre libri sull’argomento) in merito ai problemi da lui trattati, iniziando con la pubblica istruzione:
“Nel campo della scuola l’ideale sarebbe abolire l’obbligo scolastico e privatizzare la scuola statale (…) capita che un ragazzo di 22 anni, di origini modeste, che comincia a fare il muratore, faccia fatica a sbarcare il lunario ma di fatto con le sue tasse finisce per finanziare parzialmente l’istruzione del figlio del notaio del paese”.
Dove Mingardi non si pone il problema che, proprio grazie all’istruzione pubblica finanziata non solo dalle tasse del muratore, ma anche da quelle pagate dal notaio del paese, anche un ragazzo di origine modeste può andare a scuola. Proseguiamo la lettura dell’intervista.
“Lo Stato – spiega Mingardi – è sostanzialmente quel gruppo di individui (le persone che lavorano nella televisione di Stato, nella burocrazia di stato, ecc.) che campa sulle tasse pagate da un altro gruppo di individui. Queste persone sono, a livello elettorale un corpus tale che senza di loro non si vince: vanno sempre a votare, a differenza degli altri e preservano giustamente quelli che sono i loro interessi”.
Come se non andassero a votare anche lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti del settore privato… lo Stato dovremmo essere tutti noi, non solo gli impiegati pubblici. Ma Mingardi evidentemente ritiene che vi sia un’unica categoria positiva.
“Gli imprenditori, la categoria più vituperata di questo paese (…) nessuno ha mai spiegato che senza gli imprenditori questa società si disgregherebbe come un castello di sabbia (…) da loro nasce la ricchezza di tutti”. Forse la ricchezza degli imprenditori nasce anche dal lavoro dei loro dipendenti, che spesso rimangono “di origini modeste” proprio perché l’imprenditore trattiene per sé la maggior parte di quello che viene prodotto grazie al lavoro degli altri, anche se probabilmente questa visione “marxista” Mingardi non la approverebbe. In ogni caso le conclusioni del giovane economista sono esplicite:
“Lo Stato è il più grande ladro, la tassazione è il ladrocinio legalizzato, la costituzione è rapimento”. Rapimento di che? ma il concetto generale è ben chiaro.
Un’ultima analisi su questi pensatori la leggiamo su l’Unità del 9/1/02, in un articolo di Corrado Ocone, “Anarco-capitalisti d’America”.
“Gli anarco-capitalisti segnano un momento di rottura rispetto alla tradizione del pensiero libertario, in quanto si schierano apertamente a destra, vicino alle frange estreme del conservatorismo politico. Essi ritengono che tutto debba essere affidato alla competizione fra i privati: difesa esterna, sicurezza interna, amministrazione della giustizia soprattutto vita economica. Non un’ombra di Stato deve intervenire a falsare la libera concorrenza, che provvederà essa stessa ad allocare nel modo più efficace e giusto le risorse disponibili. Per loro, fra le conseguenze della scomparsa dello Stato nell’economia, ci sarebbe la sparizione di ogni forma di tassazione. I libertari hanno una vera e propria idiosincrasia per le tasse, che giudicano nulla più che un’estorsione”.
Ed a questo punto possiamo in qualche modo ritornare al punto di partenza, cioè all’impegno preminente del sito Isfida, alle grillerie di turno. Con una sola differenza: mentre questi propongono la presentazione di liste civiche “gestite dal basso”, gli anarco-capitalisti sostengono la necessità del non-voto. Lo scopo che perseguono tutti questi, invece, è più o meno lo stesso: estromettere Stato e “politici” dalla gestione economica e sociale, mettendo di fatto questa gestione in mano o a dei perfetti incompetenti, dilettanti allo sbaraglio che non sanno nulla di amministrazione e di politica, o direttamente alle lobby di categoria (come accade negli Stati Uniti) che in ogni caso, eliminati i “politici” avrebbero campo libero per agire. E non necessariamente nell’interesse della collettività.

Novembre 2007

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