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Lorenzo Salimbeni e le Foibe.

Lorenzo Salimbeni, sedicente storico.
Tra i più accaniti accusatori dei “negazionisti delle foibe” troviamo il laureato in storia (definirlo “storico” sarebbe esagerato) Lorenzo Salimbeni, segretario del “comitato scientifico” del Comitato 10 febbraio (il presidente è il teatrante Emanuele Merlino, figlio del più noto Michele, il “filosofo” neofascista che ai tempi di piazza Fontana si era infiltrato negli anarchici romani), facente parte del gruppo Giovane Storia della Lega Nazionale. Oltre ad avere contribuito alla “missione” romana della Lega nazionale di Gorizia assieme al tenente i piedi in due scarpe (nel senso di iscritto sia all’ANPI che alla Lega Nazionale, relatore sia in conferenze del PD sia per CasaPound) Ivan Buttignon, che portò alla scoperta di documenti ritenuti tanto fondamentali dai loro scopritori da essere valutati come inattendibili dalla Procura udinese, Salimbeni ha un curriculum di tutto rispetto, anche se più in ambito politico che storico.
Lo ricordiamo negli anni ’90 come organizzatore della corrente Riva Destra di Azione Giovani, poi firmatario del manifesto programmatico del Movimento Zero di Massimo Fini (colui che ritiene “obsoleti” i concetti di destra e sinistra), infine simpatizzante nel 2013 del Movimento dei Forconi (del quale i servizi dissero che tra i promotori vi erano anche CasaPound e Stefano Delle Chiaie); come giornalista fa capo a riviste di quell’area comunitarista (i cosiddetti rossobruni) come Eurasia (fondata dal grande vecchio del nazimaoismo italiano, Claudio Mutti) e la collegata Stato e Potenza; scriveva inoltre, come Buttignon, sul Fondo, il blog di Miro Renzaglia che accomuna ex brigatisti come Valerio Morucci e l’ex parlamentare di AN, paladino di Priebke, Antonio Serena.
La serietà storiografica di Salimbeni, che di recente è stato relatore per istituzioni pubbliche (come il Comune di Monfalcone), è dimostrata da quanto appare in un suo articolo pubblicato sull’ultimo numero di Storie in rete (gennaio 2017) a proposito dei “negazionisti delle foibe”: dopo avere attaccato come tali, oltre ai soliti (Kersevan, Cernigoi, Volk, Purini…) anche il collettivo di WuMing, ha così dato prova della sua professionalità in materia: «2.500 persone forse non sono state gettate tutte quante nella vecchia miniera di Basovizza, ma sicuramente fra Basovizza, Monrupino, Abisso Plutone, Corgnale ed altri abissi della zona (quali? n.d.r.) il quantitativo dei morti può raggiungere tale cifra».
A prescindere dall’assurdità di un discorso del genere, inaccettabile se fatto da una persona che si pretende “storico”, ricordiamo che da Basovizza furono estratte una decina di salme, da Monrupino 3, da Plutone 18, da Corgnale nessuna (e non sembra ve ne siano), per cui i non si sa quali “altri abissi” dovrebbero contenere circa 2.400 salme, considerando tra l’altro che dall’intera Venezia Giulia non risultano scomparse e disperse tante persone.
D’altra parte se Salimbeni nel suo articolo cita come fonte primaria in materia il giornalista del Candido Giorgio Pisanò, ex repubblichino aggregato all’Abwehr nazista e poi agente del servizio clandestino “l’Anello” (la creatura dell’impunito criminale di guerra Mario Roatta), non possiamo pretendere da lui nulla di attendibile, storicamente parlando.

febbraio 2017

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