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Lucia Bellaspiga a Montecitorio.

UNA GIORNALISTA A MONTECITORIO PER IL GIORNO DEL RICORDO 2015.

Alla cerimonia ufficiale a Montecitorio per il giorno del ricordo (10/2/15), alla presenza del Presidente Sergio Mattarella hanno preso la parola il presidente dell’ANVGD Antonio Ballarin e la giornalista Lucia Bellaspiga, in quanto “esule di seconda generazione” (!).
Fu proprio il padre di Antonio Ballarin, Amleto (autore, nel dopoguerra, di una poesia inneggiante a Benito Mussolini, in arte “duce”), a contattare per la prima volta, nel 1994, la giornalista Bellaspiga, che allora scriveva per il Giornale nuovo, fornendole documenti e notizie sul maggiore dell’Esercito di liberazione jugoslavo Oskar Piškulić, che fu poi incriminato dal PM romano Giuseppe Pititto nell’ambito del cosiddetto “processo delle foibe” (che si concluse, dopo dieci anni, con la dichiarazione di incompetenza territoriale dell’Italia) per tre omicidi avvenuti a Fiume nei giorni della liberazione della cittŕ (5 maggio 1945).
Lucia Bellaspiga in seguito passň a scrivere per l’Indipendente, dove, il 1/3/96, pubblicň una “lettera aperta” ai ministri sloveno e croato Thaler e Separović, i quali, scrisse “negano l’eccidio di 20mila italiani perpetrato a guerra finita” (logico che lo neghino, visto che non c’č mai stato, n.d.r.), aggiungendo, rivolta a Thaler: “Lei parla di occupazione italiana in Slovenia e qui si sbaglia di grosso: dall’epoca dei romani quella č sempre stata terra italiana, con un breve intermezzo austroungarico. Voi siete proprio gli ultimi arrivati (e con metodi incivili)”.
Tralasciando il tono maleducato ed arrogante della lettera (rivolto da una signorina nessuno ad un ministro estero), ricordiamo che l’impero romano viene convenzionalmente ritenuto finito nel 476 d.c. e che dopo alcuni secoli di avvicendamenti tra amministrazioni barbariche, franche, aquileiesi ed altro, il “breve intermezzo austroungarico” č iniziato nel 1335 e finito nel 1918, quindi č durato quasi sei secoli, a fronte dei venticinque anni di amministrazione italiana (dall’8/9/43 al 30/4/45 il territorio era stato annesso alla Germania nazista, cosa che non pare scandalizzare nessuno degli attuali propagandisti dell’esodo giuliano-dalmata), con buona pace delle convinzioni di Bellaspiga.
Ma oltre alla scarsa competenza storica, la giornalista Bellaspiga ha dimostrato anche di essere una persona del tutto inaffidabile dal punto di vista giudiziario, stando a quanto ha scritto in alcuni post sulla pagina del cantautore Simone Cristicchi, e cioč che in seguito alle sue interviste a Piškulić sarebbe partita l’inchiesta che lo vide imputato. Difatti in un articolo pubblicato su l’Avvenire del 17/2/99, la giornalista ha scritto di avere parlato personalmente con Piškulić, che le avrebbe risposto “in un italiano quasi perfetto”, e la giornalista ha confermato di avere intervistato l’imputato rendendo testimonianza (sotto giuramento) presso la Corte d’Assise di Roma il 1/12/00.
Ora, noi abbiamo conosciuto personalmente Piškulić, avendo fatto parte dei consulenti della difesa, condotta dall’avvocato Livio Bernot di Gorizia, e possiamo dire innanzitutto che Piškulić ha negato di avere rilasciato interviste a qualsivoglia giornalista italiano, rifiutandosi per principio di rispondere a chi lo contattava. Ma che il racconto di Bellaspiga non sia attendibile, č dato dalla sua affermazione che Piškulić parlava un “italiano quasi perfetto”: avendo parlato con Piškulić possiamo dire che non parlava italiano, si esprimeva nel dialetto fiumano, con una forte inflessione croata, come la frase in cui si rammaricň dello sfascio della Jugoslavia: “una volta mi se jera jugoslovani e se stava ‘ssai mejo”.
Secondo Bellaspiga, cosě legata alla Patria, questo sarebbe un “italiano quasi perfetto”? a noi fa venire il dubbio che lei non abbia mai sentito parlare Piškulić, ma che continui ad affermarlo per motivi che non spetta a noi chiarire.
Non entriamo nel merito dell’“orazione” della giornalista (piena di falsitŕ, come la cifra di “undicimila infoibati”), ma aggiungiamo soltanto che mentre da un parte il Parlamento ascolta interventi come questo, resi da una persona del tutto inattendibile, sia dal punto di vista storico che come testimone in tribunale, dall’altra discuta di istituire in Italia il reato di “negazionismo”, che non riguarderebbe solo chi “nega” lo sterminio del popolo ebraico (Shoah) perpetrato dai nazisti, ma anche coloro che, secondo propagandisti come Bellaspiga, anche chi “nega” le foibe (chi scrive in primis, come giŕ verificato in uno scambio di battute con la suddetta).

febbraio 2015

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