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      Mučeniška Pot


Lucia Bellaspiga Giornalista Fantasiosa.

Una giornalista poco preparata ma tanto presuntuosa.
Tra le piů accanite voci del coro della foibologia applicata alla propaganda antipartigiana ed anticomunista troviamo la giornalista dell’Avvenire (ma aveva iniziato la propria carriera scrivendo sulla Padania nei primi anni ‘90) Lucia Bellaspiga, la quale viene presentata ai convegni cui parla, oltre che con la sua qualifica professionale, anche come “figlia di esuli giuliani”.
(Forse se mi presentassi anch’io come bisnipote di esule giuliana invece che come ricercatrice storica, mi prenderebbero piů sul serio? dovrei provare, prima o dopo, pubblicando il certificato della mia bisnonna, n.d.r.).
Per valutare la preparazione storica di questa professionista che viene invitata a parlare come relatrice ufficiale anche al Parlamento, e si č permessa di scrivere lettere agli amministratori di Orvieto per chiedere loro di revocare l’iniziativa con la storica Kersevan, vediamo cos’ha scritto in passato.
Sull’Indipendente del 1/3/96 Bellaspiga ha pubblicato una “lettera aperta” all’allora ministro degli esteri sloveno Thaler ed all’ex ministro croato Šeparović «che negano l’eccidio di 20mila italiani perpetrato a guerra finita» (noi osserviamo che č logico che lo neghino, visto che non c’č mai stato). Bellaspiga ha poi polemizzato con le affermazioni di Thaler riguardo ad un «Paese che non ha mai sollevato il problema dei crimini di guerra compiuti dagli italiani in Slovenia durante l’occupazione fascista», ribattendo: «Lei parla di “occupazione” italiana in Slovenia e qui si sbaglia di grosso: dall’epoca dei romani quella č sempre stata terra italiana, con un breve intermezzo austroungarico, Voi siete proprio gli ultimi arrivati (e con metodi incivili)».
Qui vorremmo ricordare alla poco informata giornalista (ed ai suoi colleghi ed editori) che il “breve intermezzo austroungarico” a Trieste č durato dal 1382 al 1918, quindi “soltanto” 536 anni, mentre nella “provincia di Lubiana” occupata dall’Italia nel 1941 quando faceva parte del Regno di Jugoslavia, gli italiani sono arrivati appena allora per la prima volta.
Successivamente, su l’Avvenire del 17/2/99, Bellaspiga ha curato un’intera pagina sulle “foibe” e sul processo istruito dal PM romano Pititto, e, come il suo collega ed ideologicamente affine Biloslavo, ha preteso di citare brani da un’intervista che le avrebbe rilasciato Piškulić, da lei definito «ex capo della milizia segreta di Tito», terminologia che peraltro non esiste (era maggiore del servizio segreto militare dell’Esercito jugoslavo).
Bellaspiga ha scritto di avere parlato al telefono con la moglie di Piškulić e poi di avere «parlato con Piskulic in persona», il quale si sarebbe espresso in questi termini: «i fiumani non erano le vittime ma i carnefici, e non nega le foibe ma le liquida cosě: “In guerra succede di tutto”. Ma che dire delle stragi compiute ormai in piena pace? “La guerra finisce, l’odio resta”».
Di conseguenza anche Bellaspiga era stata citata come teste d’accusa al processo contro Piškulić, dove aveva confermato questi dialoghi, che perň i coniugi Piškulić hanno sempre smentito (avevano deciso, anche su consiglio del loro avvocato, di non rilasciare alcuna intervista a giornalisti italiani, per evitare fossero fatte strumentalizzazioni sulle loro eventuali dichiarazioni).
Anche non volendo prestare fede alle parole del diretto interessato, che Bellaspiga non abbia mai parlato con Piškulić č dimostrato dal fatto che ha definito «un italiano quasi perfetto» il modo in cui si era espresso il presunto intervistato.
Noi abbiamo parlato spesso con Piškulić, che si esprimeva in dialetto fiumano inframezzato da parole croate; e ricordando che, per dire che una volta, prima del frantumamento della Jugoslavia, loro non si sentivano né croati, né italiani, né sloveni, aveva detto: «mi se jera jugoslovani» (eravamo jugoslavi), difficilmente potremmo definire “italiano quasi perfetto” questo modo di esprimersi.

febbraio 2017

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