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Luna Di Miele Ad Auschwitz E Altre Riflessioni Sul Neofascismo

DALLA “LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ” ALLA COMUNITÀ POLITICA DI VICENZA.
RIFLESSIONI DEL DIRETTORE SULL’ANTIFASCISMO.

Da quando sono stata contattata dai curatori del sito www.terrelibere.org (un sito che, lasciatemelo dire, porta diversi argomenti interessanti, a prescindere da quanto scriverò poi), che mi hanno chiesto di inserire nel loro portale il mio studio su “Forza Nuova e dintorni” (la base di lavoro dalla quale poi è nata la seconda parte de “La memoria tradita”, scritto assieme a Mario Coglitore e pubblicato dalla Zeroincondotta di Milano), ho avuto diversi altri contatti via e-mail. Tralasciando le “normali” richieste di chiarimenti e di approfondimenti, le lettere di congratulazioni e cose così, vorrei rendere partecipi i lettori di una interessante lettera che riproduco testaulmente:

Salve, ho avuto modo di leggere sul sito \"terrelibere\", l\'elenco di alcune formazioni cosidette \"neofasciste\". Mi permetto di segnalarle, che nel panorama politico italiano, è presente un movimento politico dichiaratamente Fascista, il Movimento Fascismo e Libertà.
Cordialmente Alberto Castagna
Dirigente nazionale Movimento Fascismo e Libertà www.fascismoeliberta.info

Invece una sorpresa davvero interessante è stato il contatto con Francesco Rotondi, medico cardiologo di Avellino, che ha pubblicato presso la casa editrice ESI un interessante testo dallo sconvolgente titolo “Luna di miele ad Auschwitz”, che riprende le agghiaccianti parole dette dal sedicente ingegnere statunitense Fred A. Leuchter, che, spiega Rotondi, “nel febbraio del 1988, grazie a una cospicua somma elargita dal neonazista Ernst Zündel, viene mandato in Polonia”, a “studiare” il campo di sterminio di Auschwitz alla ricerca di “prove” atte a dimostrare che le camere a gas non sono mai esistite, e di conseguenza che lo sterminio nei campi nazisti non ci fu. Fu lo stesso Leuchter a parlare di questa “spedizione”, come della “sua Luna di miele”, dato che portò con sé “anche la fresca sposa Carolyn”.
Devo confessare che, nonostante la mia pluriennale attività di ricerca negli ambienti neonazifascisti, non mi ero mai preoccupata di leggere nei particolari le pubblicazioni (e ce ne sono moltissime, purtroppo) che hanno come fine quello di “dimostrare” l’inesistenza del progetto della “soluzione finale” nazista, cioè dell’eliminazione di tutte le cosiddette “vite zavorra”, ebrei, zingari, slavi, omosessuali, invalidi, testimoni di Geova… oltre agli oppositori politici, che venivano invece piuttosto tenuti in vita il più a lungo possibile, per aumentare le loro sofferenze (basti pensare al segretario del Partito comunista Thälmann, che fu internato subito dopo la presa del potere di Hitler nel 1933, e morì poco prima della fine della guerra).
Non mi ero mai soffermata sulla quantità di dati “tecnici” che questi negazionisti dell’evidenza portano quali prove per la loro teoria: le camere a gas non sono mai esistite, lo Zyklon B veniva usato solo per disinfestazione e non per uccidere la gente, i forni crematori non erano in grado di bruciare la quantità di cadaveri che si pretende siano stati bruciati e via di seguito. Dato per scontato che una quantità enorme di persone, uomini, vecchi, donne e bambini, internati nei lager, non sono mai tornati alle proprie case, il fatto che essi siano stati gasati, siano morti di fame o di tifo, o uccisi diversamente, personalmente ritengo che quello che va stigmatizzato e condannato sia il discorso a monte, cioè il progetto di eliminazione di queste vite. Come esso sia stato portato a termine, secondo me, è del tutto ininfluente: il crimine esiste e ciò basta.
Però leggendo il puntualissimo studio di Rotondi, che pezzo per pezzo, con le sue conoscenze chimiche (reali e non millantate come quelle di Leuchter) smonta le teorie più strampalate che questi negazionisti hanno tirato fuori, ho capito che effettivamente vi sono cose che non va bene ignorare, perché se magari noi, più smaliziati in materia, non ci caschiamo, la capillarità di diffusione di queste teorie, soprattutto tra i giovani, comporta il rischio che magari qualcuno ci creda, con le conseguenze che possiamo bene immaginare. Dunque è fondamentale che questi studi di “sbugiardamento” scientifico dei negazionisti vengano fatti conoscere e diffusi, magari anche in rete, dato che sembra che oggi tutto si snodi in Internet.
Leggendo la “Luna di miele” ho approfondito per la prima volta nei particolari le demenzialità pseudoscientifiche che questi pseudostorici (scusate se mi ripeto) accampano per dimostrare l’inesistenza dei campi di sterminio; e non avrei mai creduto possibile, pur avendo fatto la conoscenza di certi epigoni locali, come Marco Pirina e Giorgio Rustia, che delle persone fossero animate da tale paranoia e capacità di rivoltare i dati di fatto a proprio tornaconto. Di conseguenza, dato che mi ero immedesimata nell’argomento, ho preso in mano un libello di Carlo Mattogno che non avevo ancora mai letto. In questo “studio” Mattogno vuole dimostrare che la Risiera di San Sabba non è stato un campo di sterminio, che dentro non ci sono state esecuzioni, né è mai esistito un forno crematorio. Mattogno se la prende con Ferruccio Fölkel, lo scrittore di origine triestina che ha scritto un bel libro sulla Risiera, un testo che, più che un saggio è un insieme di testimonianze, di racconti e di riflessioni, ordinate nello stile scorrevole e coinvolgente dell’autore. Ebbene, Mattogno si permette di accusare Fölkel di avere scritto un “libello” senza alcun fondamento storico, per i seguenti motivi: Fölkel parla dell’esistenza di un crematorio, del quale non vi sono prove; non vi sono prove neppure che furono deportati ebrei in Germania in partenza dalla Risiera; lo scrittore cita testimonianze che non possono essere considerate attendibili, non essendo giurate; infine non era possibile che gli abitanti del limitrofo rione di Servola vedessero il fumo uscire dal camino della Risiera, e via di seguito.
Chi leggesse questo libello (perché quello di Mattogno è un libello, tout court) potrebbe anche cadere nella trappola del relatore, se non avesse letto anche Fölkel ed altri testi sulla Risiera. È quindi necessario spendere un paio di parole per smentire Mattogno.
Innanzitutto, è ben vero che la maggior parte delle testimonianze sulla Risiera furono raccolte negli anni ‘50 e ‘60 senza badare ad autentiche notarili: però dobbiamo ricordare allo “studioso” ed ai suoi malcapitati lettori, che nel 1976 si svolse a Trieste un processo durato diversi giorni, nel corso del quale tutti i testi che già avevano fatto delle dichiarazioni a proposito della Risiera, hanno confermato in aula, di fronte a magistrati, avvocati, giornalisti e pubblico, e sotto giuramento, quanto da loro detto precedentemente in sede privata e poi nel corso dell’istruttoria per il processo, tenuta dal giudice Serbo. (Tutto questo materiale è stato pubblicato in due volumi curati dall’ANED, pubblicati per la prima volta nel 1988, con il titolo “San Sabba. Istruttoria e processo per il lager della Risiera”, ripubblicati da Mondatori negli anni ‘90). E, tanto per tagliare la testa al toro, citiamo una parte della testimonianza (fatta sotto giuramento) da un SS, Karl Werner Dubois, leggendo un po’ qui e un po’ lì, a casaccio.
“Da lì (dalla stazione di Trieste, n.d.r) accompagnai, su ordine di Wirth, il trasporto di ebrei a Berlino, dove io avevo casa mia (…) i vagoni con le donne ebree andavano al campo di Ravensbrück e quello degli uomini al campo di Auschwitz (…) una volta furono uccisi due soldati italiani (…) appartenenti al nostro ufficio che si trovavano nella Risiera (…) suppongo che i due uccisi siano stati cremati nell’impianto di cremazione della Risiera. Questo impianto io l’ho anche visto…”.
Forse queste dichiarazioni potrebbero bastare a Mattogno? Forse anche no, però magari potrebbero invogliare chi, non per propria malafede, abbia preso in mano il suo testo menzognero, a leggere qualcosa di diverso che non la mera propaganda negazionista, cioè un resoconto processuale le cui conclusioni non sono mai state smentite.
Molto spesso mi sono sentita dire che non ha senso correre dietro alle cose che stampano e pubblicano i neonazifascisti, perché sono altre le cose importanti: ma non sono d’accordo, perché, come vediamo anche in questi giorni post-elettorali, è necessario cambiare la mentalità imperante di negazione delle evidenze (i negazionisti dello sterminio da una parte, ma anche coloro che si rifiutano di accettare i risultati elettorali che non fanno loro comodo) che sta avvelenando il clima politico di questo Paese. È anche per questo motivo che è necessario diffondere la cultura della ricerca della verità storica, per abituarci a non sopportare menzogne e mistificazioni di ogni genere.

Sempre in termini di neofascismo, vorremmo ora parlare del bollettino interno della “Comunità militante Alto Vicentino – Continuità ideale nucleo Franco Aschieri”, dal titolo “Entra in azione a viso aperto”, “periodico per l’alternativa sociale popolare e antagonista”, che fa riferimento ad Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, così numerato: “anno 4 n° 4 dell’Era Buonista” (?).
In esso troviamo il comunicato di una conferenza tenuta dal (sedicente) “prof. Marco Pirina” e dal “sgt. Emilio Maluta Btg. Lupo Decima Mas”, dall’orrendo titolo “Rep. Sociale Italiana – La vera resistenza” (e troviamo anche la presentazione del Raggruppamento nazionale combattenti e reduci che rivendicano la “continuità ideale della RSI”). Sono solidali con David Irving, al quale l’Austria non garantisce il diritto di esprimere le proprie idee (e quali idee, aggiungiamo noi); aderiscono al comitato “l’ora della verità”, che sostiene l’estraneità dei neofascisti condannati per la strage di Bologna: dove, a prescindere delle colpevolezza o meno dei condannati come Mambro e Fioravanti, che comunque non sono stati condannati solo per questa strage, ma per una quantità impressionante di omicidi, ci sembra un po’ forzata la descrizione nell’articolo di questi condannati quali “giovani poco più che adolescenti”, come se un ventenne non potesse anche commettere orrendi reati.
Troviamo poi le citazioni di Mussolini, non solo Alessandra, della quale vengono riportati comunicati ed interventi, ma anche del nonno, definito “un vero rivoluzionario, l’uomo che i lavoratori attendevano da secoli”, perché sarebbe stato un anticapitalista che aveva garantito i diritti dei lavoratori e che fu fermato dal “grande capitale”, dalla “grande finanza internazionale”, che “foraggiarono” l’antifascismo perché “il vero nemico dei Paesi plutocratici (cioè dove le classi ricche sono egemoni nella vita pubblica) era il Fascismo”.
Ammesso e non concesso che tutto ciò possa avere qualche fondamento di verità, sarebbe da spiegare come mai la signora Mussolini sia schierata con la coalizione di Silvio Berlusconi, che se non fa parte lui delle “classi ricche”, dobbiamo pensare che solo lo zio Paperone rientri nel novero di esse.
Poi c’è un non meglio identificato “Alessandro”, che se la prende con i gay in televisione: “non sono contro l’omosessualità tout court ma sono contro questo genere di omosessualità. Le ambiguità letterarie (…) di Gabriele D’Annunzio o di Yukio Mishima, al contrario di queste trivialità contemporanee, erano ben edificate su una pregnante ricerca della virilità”. Con buona pace di Alessandro, non è che D’Annunzio fosse proprio una dimostrazione di buon gusto… che non necessariamente coincide con la “virilità”.
In ambito sociale troviamo la proposta di legge per un non meglio definito “mutuo sociale”, in modo che ciascuno diventi proprietario della casa che abita; “prima agli italiani”, ovviamente, c’erano dei dubbi?
Apprendiamo poi la nascita di un nuovo sindacato, legato ad Alternativa sociale: l’Unione per i lavoratori italiani (UPLI). I lavoratori sono avvisati: se trovano questa sigla sul loro posto di lavoro, sanno di chi si tratta.
Sono invece discorsi pericolosi perché possono inserirsi nelle dinamiche “comunitariste” (un tempo si chiamavano “nazimaoisti”), e creare pericolose liaisons con militanti di sinistra, la richiesta di aperture di spazi sociali per i giovani, ma soprattutto le prese di posizione a livello internazionale, come la condanna della globalizzazione ed il conseguente elogio della politica del presidente venezuelano Hugo Chavez; e la denuncia dell’uso delle armi chimiche da parte degli Usa in Iraq.
Infine la parte che più ci preoccupa: la loro concezione del mondo e della lotta, che dovrebbe svolgersi tramite la loro “comunità politica”, così pubblicizzata: “sostieni i legionari! Aderisci alla nostra comunità politica” (sottotitolo: “giovane, militante, europeista, antimodialista (sic), nazionalrivoluzionario”.
Una “Comunità” dove “devi entrare con spirito d’armonia e con animo puro. Quanto viene operato in Comunità è necessario per riscattare il nostro popolo dal torpore che lo attraversa, a restituirgli una dignità e un destino nella storia (…) sei venuto tra noi in libera scelta, hai condiviso la nostra natura e le nostre idee. Dunque lavora (…) gli uomini felici sono coloro che si donano completamente (…) in Comunità è sempre festa anche quando si fatica (…) devi cantare con il cuore non con la gola. Il canto è la voce del Gruppo (…)”. Più che una comunità, sembra una di quelle sette di fanatici dove chi entra viene annullato in essa.
E nel numero 4° dell’Anno 4 dell’Era Buonista c’è un editoriale firmato Eowyn (antica figura mitologica celtica cara a questo tipo di destre): “Il mondo per noi non è questo mondo materiale che appare in superficie, in cui l’uomo è un individuo separato dagli altri ed è governato da una legge naturale (…) l’uomo occidentale ad un certo punto dimenticò cosa fosse un uomo e si persuase di essere un animale (…) viviamo nella civiltà dell’uomo-scimmia (…) se noi chiedessimo un mondo migliore, ciò non ci distinguerebbe granché dalla massa informe e colorata di pacifisti. Noi non chiediamo un mondo migliore, sia chiaro a tutti (…) noi rifiutiamo questo mondo (…) se questo mondo si sta sgretolando, ben venga. Non saremo certo noi a sbracciarci per tenerne uniti i pezzi. Casomai contribuiremo alla sua fine. Lo distruggeremo, e non con gli attentati o con le bombe, ma con la forza della giustizia Divina della quale diverremo mezzo”.
Non viene qui chiarito il loro concetto del mondo, ma se questi sono i presupposti, siamo davvero preoccupati.

aprile 2006

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