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Manovre Rossobrune a Nordest.

MANOVRE ROSSOBRUNE A NORDEST.
In questo inizio del 2017 nel Nordest italiano (che ha sempre rappresentato una sorta di laboratorio di sperimentazione di nuovi modelli politici), troviamo un esempio di rossobrunismo che potremmo definire accademico: la costituzione del Fronte Friuli Indipendente, il cui fautore, l’architetto friulano Stefano Colussi, ha come punto di partenza i «grandi del No» (intesi come rappresentanti politici che si schierarono per il no al referendum costituzionale del dicembre precedente): dapprima sette, poi nove, infine undici (i nomi li vediamo tra un po’ nello specifico), e la “benedizione” del “filosofo” Diego Fusaro, indicato come (Coordinamento in italy» (sic).
Interessante personaggio, Colussi: classe 1948, nella sua pagina web tra un frizzo, un lazzo, le foto delle case da lui progettate, quelle della sua famiglia, la cronaca delle quantità di vino ingerite ed amenità varie, ci narra la sua autobiografia (in uno stile che vorrebbe essere spiritoso, ma che ci sembra un po’ inadatto ad un professionista settantenne).
Leggiamo che nel 1968, studente a Venezia, dopo essersi buttato «nei movimenti operai», entrò in contatto con il futuro sindaco “filosofo” Massimo Cacciari che «in quel periodo teorizzava l’entrismo», motivo per cui decise di iscriversi al PCI. E deve avere fatto tanto bene il suo lavoro, dopo avere anche frequentato la scuola di partito delle Frattocchie, che la sezione di Torviscosa «letteralmente si disintegra», presumibilmente in seguito al modus operandi del «segretario cacciariano».
Dopo avere distrutto questa sezione del PCI, Colussi torna alla vita privata, si laurea con Cacciari, e poi si iscrive al PSI (diretto allora da Bettino Craxi) entrando nel contempo in varie amministrazioni di enti pubblici (nomine collegate alla tessera di partito, sembrerebbe di capire dal testo).
Dopo lo scioglimento del PSI, negli anni ‘90 Colussi fonda il movimento Unione Friuli, che riuscirà ad eleggere un consigliere regionale (ma non Colussi), per poi sciogliersi poco tempo dopo.
Prima di arrivare alla descrizione del suo nuovo progetto politico, troviamo nella pagina dell’architetto entrista alcune suo foto a Mosca ed a Cuba, ed addirittura un’istantanea di dubbio gusto, che lo riprende mentre sventola un kalashnikov…
Dopo i risultati referendari l’architetto, ormai in pensione, decide di lanciare il progetto del Fronte Friuli Indipendente, e così presenta, in una apposita pagina Facebook gli «undici Grandi del No» (riportiamo l’elenco come da lui pubblicato, con errori ed omissioni): «Del Frate, Mario Anzil, Franco Mattiussi, Alberto Rigotto, Jure Marchesich, Colussi, Stefano Salmè.. Mauro Travanut, Ferruccio Aldo Saro + 1 (uno).. Viva il Comitato Friulano del No !! Coordinamento in italy : prof. Diego Fusaro ( filosofo in milano )».
Colussi presenta in questa sede anche la “missione” del sodalizio: «Il Fronte Friuli Indipendente (Colussi di Udine) è collegato con Fronte Giuliano Indipendente (Giorgio Marchesich di Trieste) e insieme lavorano per costruzione di 2 (due) province autonome sul modello di Trentino Alto Adige».
Colussi inoltre specifica che «francamente reputo destra e sinistra due cose vecchie, inutili a risolvere attuali problemi che richiedono diverse categorie piuttosto di locale/globale (…) mi chiedono se sono fascista .. mi chiedono se sono comunista .. risposta : non sono né l’uno né l’altro .. sono l'uno & l’altro .. sono tutto & non sono niente»; perfettamente rossobruna quindi questa operazione trasversale che del resto raccoglie politici che vanno dal PD (Travanut) alla Fiamma Nazionale (Salmè, che però è presentato come CasaPound nei volantini delle iniziative), passando per il vecchio e pittoresco arnese dell’indipendentismo triestino, Giorgio Marchesich, che ha al suo attivo in passato collaborazioni con la Lega Nord e con i settori neoirredentisti dell’Unione degli Istriani (e del quale ci sfugge la coesistenza con il nazionalista Salmé ancora più che la coesistenza di quest’ultimo con gli esponenti del PD).
Per arrivare alla fine ad affidare il “coordinamento” nazionale a Fusaro, cioè il più noto teorico del comunitarismo in Italia al momento in cui scriviamo.

E proprio Fusaro, presente in una conferenza a Trieste il giorno prima di un convegno udinese che avrebbe dovuto vedere tutti raccolti questi signori, ad una precisa domanda fatta da chi scrive su una valutazione di tale progetto da lui evidentemente supportato, la prima risposta è stata che se gli facevo una domanda simile era solo perché faccio «parte di quella casta di giornalisti asserviti al pensiero unico» (curiosa critica fatta da uno che è in TV un giorno sì e l’altro pure, e si è fatto il dottorato di ricerca al San Raffaele di Milano) ed allo scopo di denigrare il suo collaborare con settori come CasaPound. Alla mia replica che, se fa il processo alle intenzioni e ritiene provocatorie talune domande, ciò fa pensare che abbia la coda di paglia, il solitamente logorroico Fusaro dopo avere negato di avere a che fare con il movimento politico specifico, ha sbrigativamente aggiunto che non sa nulla di questo progetto, che il giorno dopo avrebbe parlato di filosofia (falso, perché il giorno dopo ha parlato sul tema dell'incontro), e che il fatto che io, dopo due ore di discorsi filosofici gli avessi fatto una domanda del genere si può commentare solo con il detto che “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”, dimostrando in tal modo che la sua educazione è inversamente proporzionale al suo smisurato ego, oltre a dimostrare che neppure fare il finto tonto gli riesce bene.

febbraio 2017


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