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Marco Pirina Condannato!

LA CORTE DI CASSAZIONE HA CONDANNATO MARCO PIRINA A RISARCIRE TRE PARTIGIANI.
Nel lontano 1996 la redazione di questo giornale pubblicò un breve studio dal titolo “Antipirina. Contro la febbre del nazionalismo”, nel quale evidenziavamo come il libro “Genocidio…” di Marco Pirina fosse del tutto inattendibile dal punto di vista storico (presentava il 64% di errori). Dopo anni ed anni di battaglie la scarsa attendibilità delle “ricerche” storiche condotte da Marco Pirina è stata sancita, più di dieci anni dopo le nostre prime pubblicazioni dalla sentenza 706 della Prima sezione civile della Cassazione, che ha confermato la condanna al risarcimento dei danni da diffamazione a carico di Pirina e della moglie Annamaria D’Antonio proprio per quanto pubblicato nel libro “Genocidio…” nei confronti di tre ex partigiani Mario Sdraulig,Giuseppe Osgnach e Francesco Pregelj).
Nelle motivazioni della sentenza leggiamo che in “Genocidio…” le tre persone erano indicate come \"responsabili di deportazioni e/o collaborazionisti del IX corpus e delle armate titine\" senza che per nessuno di loro fosse indicato il “reato specificamente commesso” e senza l’indicazione di una specifica documentazione storica che potesse suffragare l’accusa di coinvolgimento nella scomparsa di civili italiani; che il libro si limita solo a una “generica ecomplessiva indicazione di fonti, lumeggiando come veri i fattiaffermati” ma senza consentire al lettore “di apprezzare leconclusioni per quello che erano”: e cioè la “personale valutazione” degli stessi autori del testo.
La maggior parte delle fonti citate, ad esempio, si esaurisce nella sola indicazione di testate locali come “La famiglia parentina” o “La voce del Friuli Orientale”. E per gli archivi vale lo stesso discorso: non una rassegna di materiali ma solo “Archivi Ozna di Lubiana” o “Centro studi storici di Rovigno”.
Leggendo il resto della sentenza della Suprema Corte, infine, appare che con il loro operato i coniugi Pirina non solo hanno diffamato gli ex partigiani, ma sono anche stati controproducenti per i loro stessi fini, perché “la scelta operativa degli autori non solo ha impedito ogni approfondimento circa l’effettiva esistenza dei fatti e delle condotte in base alle quali” i partigiani erano stati “indicati come responsabili di collaborazionismo o di deportazioni di persone con sentimenti di italianità”, ma persino di “capire se Osgnach, Pregelj e Sdraulig furono solo dei collaborazionisti dei titini o anche dei responsabili della deportazione di avversari politici”.
Quanto alla liquidazione dei danni, dato che Pirina ha per anni usufruito di fondi erogati dalla Regione Friuli Venezia Giulia, l’Anpi di Udine informa che il pignoramento del contributo regionale ha consentito di recuperare il risarcimento dei danni alle parti civili.
C’è un vecchio adagio che recita “i mulini del Signore macinano lentamente”…

febbraio 2010

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