Articolo

      Mučeniška Pot


Meloni e Aliot a Trieste, novembre 2015.

POMERIGGIO NAZIONALISTA A TRIESTE.
Quando leggiamo in rete commenti del tipo “Mussolini non ci può più far male”, ci viene in mente che lui no, ma i suoi seguaci sì, e poi andiamo a sentire conferenze in giro per il mondo…
Trieste, ore 16 del 24/10/15: incontro con Giorgia Meloni (di Fratelli d’Italia, ma dato che noi siamo per la teoria del gender, vorremmo si chiamassero Fratelli e sorelle d’Italia, dato che obiettivamente Meloni più che fratello dovrebbe essere sorella) e con il leader del Front national francese Louis Aliot (che si presenta come il “compagno” di Marine Le Pen: compagno? Almeno camerata, ohibò).
Niente di tale, non fosse che hanno tirato su un pubblico di circa 350 persone parlando su tematiche nazionaliste e di identità europea (?) tra le quali abbiamo visto anche gli esponenti del gruppo Stop immigrazione a Trieste (quelli che attraversano trasversalmente le manifestazione degli indipendentisti triestini e sono sostenuti dal pugile pulitore di stabilimenti balneari Tuiach, ammiratore di Salvini). I relatori hanno parlato di cose che fanno effetto sullo stomaco della ggggente: gli immigrati minacciano la nostra identità imponendo la loro (sub)cultura; dobbiamo difendere i nostri valori di patria e cristianità; la sinistra difende il capitale, noi pensiamo a chi vive nelle periferie (difatti Meloni più che una borgatara romana che non è in grado di parlare un italiano corretto non appare, e ci fa rimpiangere non solo quel galantuomo ancorché fascista ed eversore che fu Giorgio Almirante, ma anche il suo delfino Gianfranco Fini, che almeno riusciva a fare un discorso politico senza sembrare un buzzurro suburbano) e che si troverà di fronte il problema dell'integrazione degli immigrati.
Che poi è vero che negli anni gli immigrati sono stati sfruttati dai padroni per fare dei lavori sottopagati e a rischio e che su questo discorso i sindacati confederali non hanno mai aperto bocca; è vero che le guerre imperialiste scatenate dagli USA e alle quali noi abbiamo risposto come topolini di Hamelin hanno eliminato “dittature laiche e democrazie imperfette per fare spazio all’integralismo islamico” (cit. Meloni); ma è anche vero che Meloni è stata ministro del governo Berlusconi quando abbiamo attaccato la Libia, e sembra piuttosto pacchiano che lei dica che Berlusconi non voleva l’intervento ma vi è stato spinto da Napolitano, fossero stati tanto contrari avrebbero potuto dimettersi, lei come Berlusconi se non garbava loro quello che imponeva il presidente...; ed è vero inoltre che Alleanza nazionale (di cui Meloni è da vent’anni rappresentante istituzionale) ha sostenuto il ventennio berlusconiano in cui nessuna legge è stata emanata per difendere i lavoratori dallo sfruttamento del “grande capitale” (cit. Meloni), ed è piuttosto paraculesco da parte di chi ha governato per vent’anni dare oggi la colpa a Renzi di cose che si sono sedimentate grazie ai governi retti dal cavaliere tessera P2 1816. Forse bisognerebbe rammentare alla smemorata Meloni che lei è uscita dalla maggioranza quando è arrivato Monti, ma non ha mai tolto il sostegno a Berlusconi (e l’abbiamo vista in piazza a Bologna l’8 novembre assieme ai suoi vecchi alleati, la Lega di Salvini e lo stesso Cavaliere, pronti a ripartire tutti e tre assieme, supportati dal sindacato di polizia SAP e da CasaPound Italia).
Che sia corretto dire che oggi per combattere l'ISIS bisogna sostenere il legittimo governo siriano, non ci piove: il problema è che lo sentiamo dire da persone come queste che hanno fatto del nazionalismo il loro credo, mentre le anime belle di un certo pseudo-pacifismo, così come i paesi che orbitano intorno alla politica imperialista nordamericana, sono pronti ad intervenire in Siria non solo per fermare l’Isis, ma anche per abbattere il governo di Assad: progetto già in atto da anni, intervento armato che avrebbe dovuto seguire quello in Libia e che è stato fermato grazie all’opposizione della Russia, che oggi è presente con il suo esercito in Siria, chiamato dal governo, mentre lo stesso governo non gradisce la presenza anti-Isis degli “occidentali”, ed imporre un intervento non richiesto in quel paese in questa situazione significa cercare uno scontro con Putin ma anche con l’Iran.
Melodrammatica e greve infine la conclusione della Sorella d’Italia sul fatto che il modo migliore per onorare coloro che sono caduti per difendere il confine orientale è di fermare la possibile violazione di questo confine da parte dei profughi.
In conclusione Aliot ha esposto i sondaggi elettorali per le prossime elezioni regionali, che davano al primo posto Marine Le Pen con il 28% di consensi, Sarkozy al 23% e Hollande buono terzo al 17%, e che in regioni storicamente di sinistra la percentuale di consenso sarebbe stata ancora maggiore (dati questi ovviamente precedenti agli attentati di Parigi ed alla nuova escalation).
I risultati effettivi hanno confermato il FN al 27,96%; mentre la coalizione di Sarkozy è passata al 26,89 e la “sinistra” di Hollande al 23,33%.
Consideriamo quindi che i sondaggi, fatti PRIMA degli attentati di Parigi, hanno previsto esattamente il risultato del FN, ma sottostimato i risultati degli altri: il che significa che a guadagnare consensi dall’allarme anti-Isis non è stata l’estrema destra lepenista, ma i “partiti d'ordine”.

dicembre 2015




Questo articolo è stato letto 360 volte.

Contatore Visite