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Né di Destra Né di Sinistra.

NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA.
Uno dei mantra più diffusi dell’ultima stagione politica è il definirsi “né di destra né di sinistra”, cosa che non sottintende, come verrebbe da pensare, che si è di centro, ma che si va oltre ai concetti di destra e sinistra per creare un ibrido di dubbia chiarezza.
Piccola parentesi di carattere autobiografico: questa definizione non mi è mai andata giù, probabilmente perché, una ventina di anni fa, un mio buon conoscente, in gioventù militante di Avanguardia nazionale e poi tra i fondatori locali della Fiamma Tricolore, usava dire che lui (comunque fascista orgoglioso) non era “né di destra né di sinistra, ma per il sociale”. Fascismo sociale, ma pur sempre fascismo. I fascisti spesso non accettano di essere considerati di destra, e vi sono determinate categorie di fascismo che pretendono di “andare oltre” e cercano alleanze con le sinistre, sono i comunitaristi, noti anche come rosso-bruni o nazimaoisti, di cui abbiamo più volte parlato e sui quali non torneremo in questo articolo.
Né di destra né di sinistra si dichiarano i seguaci di Grillo, cosa che non ci sorprende, visto il qualunquismo demagogico che contraddistingue le loro posizioni politiche.
Né di destra né di sinistra si definisce anche Giulietto Chiesa parlando del suo movimento Alternativa, che secondo la definizione di una sua dirigente sarebbe un “laboratorio politico” che, dopo avere “mandato a casa la casta” dovrebbe formare la futura classe dirigente (che, volendo essere maliziosi, sarebbe come dire sostituire una casta con un’altra casta?). Chiesa ha una teoria, che le categorie destra e sinistra siano superate, che la sinistra non ha senso di esistere perché non ha capito nulla di come agire in politica e quindi bisogna andare oltre questa terminologia.
Ha aggiunto che molte persone che hanno aderito ad Alternativa provengono dalla destra, ma che ciò non ha importanza, dato che sono d’accordo con la sua analisi; quanto al programma politico che si prefiggono, è ancora tutto da scrivere, perché man mano che la gente ci entra si costruisce il modo in cui andare avanti.
Ora, tutto questo può forse, in un momento politico in cui il populismo la fa da padrona, colpire l’interesse di chi si sente in un certo qual modo “tradito” dai partiti di sinistra che non sono stati in grado di creare un movimento di opposizione serio e concreto alla politica devastante in senso sociale, ambientale, dei diritti eccetera, portata avanti prima dai governi Berlusconi, poi da quelli di Monti e di Letta, soprattutto questi ultimi due, dove a governare stanno proprio “destra e sinistra”, unite assieme nel portare allo sfascio il Paese. Certo che di fronte a questo, può avere buon gioco dichiararsi “né di destra né di sinistra”, per staccarsi da un governo pateracchio che ha solo peggiorato le condizioni di vita degli Italiani.
Però il grosso equivoco sta nel fatto di considerare il PD come un partito di sinistra, dove, volendo fare dei paragoni con la politica dei bei vecchi tempi, può essere considerato al mas-
SOMMARIO
Pag. 1: editoriale
Pag. 2: l’equivoco del TLT
Pag. 3: osservatorio politico-culturale
Pag. 4:
INSERTO: le nuove destre in Europa

simo come l’erede della parte centrista della Democrazia Cristiana. Sinistra significa ben altro, solo che per anni siamo stati bombardati col fatto che la vera sinistra sta nel PD e gli altri a fianco sono solo cespugli, estremisti, gruppuscoli che non hanno alcuna speranza di essere eletti e quindi tolti dal panorama politico descritto dagli organi di stampa. L’eredità più deleteria della nomenklatura del vecchio PCI (nel quale ha militato Chiesa, del resto), che non riconosceva altra sinistra al di fuori di sé.
Che poi anche la sinistra cosiddetta “radicale abbia toppato nelle scelte politiche degli ultimi tempi è un altro discorso, ma, come recita quell’orribile proverbio, non si può buttar via il bambino con l’acqua sporca, e quindi pretendere di superare la crisi politica non riconoscendo più la necessità di essere di sinistra non è una soluzione razionale.
Si può anche essere d’accordo con l’analisi di Chiesa delle motivazioni che hanno portato alla crisi che stiamo vivendo (analisi che comunque non dice molto di diverso da quelle di altri pensatori): il problema è però come uscire da questa crisi, qual è la proposta politica, il progetto da portare avanti. E qui casca l’asino, perché destra e sinistra hanno due modi diversi per uscire da una crisi come questa, che è la crisi del capitalismo: la destra ne uscirebbe tornando indietro, ad una sorta di oligarchia neofeudale; la sinistra ne uscirebbe andando avanti, cioè costruendo una società paritaria e socialista, dove le ricchezze fossero equamente distribuite tra tutta la popolazione e non accumulate dai pochi capitalisti residuali.
Ma se in un movimento che non fa distinzioni tra destra e sinistra entrano tante persone di destra (che quindi le distinzioni le fanno, se si considerano di destra… o no, Giulietto Chiesa?), finirà che saranno loro a scrivere il programma politico di questo movimento. Pertanto, la nostra opinione è che si debba costruire sì un movimento nuovo, ma un movimento che sia chiaramente di sinistra. Con buona pace di Alternativa che, a detta di Chiesa, non vuole avere a che fare con nessuno dei partiti oggi esistenti (salvo gettare lenze nei confronti del M5S, da lui definito l’unico partito che non ha dentro persone corruttibili).

E tra coloro che si dichiarano “né di destra né di sinistra”, dopo il populista M5S troviamo anche il populista MTL (al secolo Movimento Trieste Libera), che chiede il riconoscimento del TLT come stato indipendente. Un movimento che a Trieste ha tirato su una manifestazione di 5.000 persone e del quale parleremo in un articolo specifico.

settembre 2013

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