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Neofascismo e Censura a Trieste.

NEOFASCISMO E CENSURA A TRIESTE.
Nell’occasione dell’anniversario della marcia su Roma (28 ottobre) i fascisti locali si sono scatenati tra affissioni abusive e scritte indegne, con insulti allo scrittore triestino Boris Pahor, alla sezione storica della Biblioteca nazionale e degli studi slovena, con croci celtiche tracciate in vari posti tra i quali la recentemente inaugurata targa che in via Cologna 6 ricorda i martiri antifascisti che furono imprigionati nell’allora sede dell’Ispettorato speciale di PS. Il governo di Lubiana ha protestato presso il governo italiano ed ha convocato l’ambasciatore italiano per un colloquio. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, leggiamo in una nota Ansa del 29 ottobre, ha condannato “con fermezza qualsiasi atto di intolleranza perpetrato contro qualsiasi minoranza”. Duole dover rimarcare che qui non si tratta solo di “atti di intolleranza” ma di apologia del fascismo (cosa che dovrebbe ancora ravvisarsi come reato in Italia), e che condannare “qualsiasi atto” è piuttosto fuori luogo quando gli atti sono specifici di una parte politica contro una specifica minoranza.

Il 30 ottobre 2010, alla presenza del presidente del Parlamento sloveno e del ministro dell’industria sloveno, è stata inaugurata nella Risiera di San Sabba una targa in ricordo dei caduti in quel lager. La targa riporta, in sloveno, italiano ed inglese, la lettera d’addio che il diciannovenne Zorko Bavčar (arrestato sotto il nome di battaglia di Anton Kosovel), inviò ai genitori ed alla sorella, prima di essere fucilato il 5/4/45. La brevissima lettera si conclude con le parole “Smrt fašizmu svoboda narodu” (come d’altra parte si legge nella copia xerografica che è stata riprodotta sulla lapide), cioè “Morte al fascismo, libertà ai popoli” che però nella trascrizione sulla targa non risultano. Ci è stato detto che il motivo di questa “censura” è del Comune di Trieste che ha posto il veto su queste parole, altrimenti non avrebbe lasciato mettere la lapide. Una cosa simile ci sembra talmente enorme che stentiamo a crederci, anche perché parole come queste dovrebbero fare parte del patrimonio politico e culturale italiano, è la nostra stessa Costituzione a vietare il fascismo, ed a promuovere la libertà dei popoli.

novembre 2010

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