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Operazione Chaos 2011?

OPERAZIONE CHAOS 2011?

All’inizio del mese di settembre abbiamo sentito il ministro dell’Interno Maroni esprimersi in questi termini relativamente alla situazione in Val Susa:
“Ho sentito che il sindacato di polizia Sap dice che questi hanno intenzione di uccidere: io temo sia così, perché quando si prendono le bombe carta, le molotov, i massi da lanciare addosso a poliziotti e carabinieri si ha intenzione di uccidere”.
(http://www.libero-news.it/news/818655/Hanno-intenzione-di-uccidere-Allarme-di-Maroni-sui-No-Tav.html)
D’altra parte Maroni è in un certo senso un recidivo, perché già un anno fa, in occasione di disordini a Napoli durante “l’emergenza monnezza” (25/10/10) aveva così dichiarato:
“I violenti cercano il morto”
(http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201010articoli/59790girata.asp).
Torniamo ai giorni nostri e vediamo che il settimanale “Panorama del 22/9/11”, a sua volta rincara la dose:
“Sabato 15 ottobre a Roma si teme una guerriglia, una «rivolta urbana» con incidenti di piazza che puntano a far cadere il governo. È questa la segnalazione dei servizi di intelligence inviata alle autorità di pubblica sicurezza e a quelle politiche, di maggioranza e opposizione, verificata da Panorama. Quel giorno è in programma lo sciopero del pubblico impiego e della scuola proclamato dalla Cgil, con manifestazione contro la manovra”.
Fin qui l’allarmismo istituzionale amplificato dai media (istituzionali anch’essi?). Ma poi abbiamo un altro problema, un articolo di Massimo Fini, apparso sul “Fatto quotidiano” il 7 settembre scorso.
Dice Fini (Massimo) che dopo l\'esternazione di Berlusconi che questo è “un paese di merda” (cito!) si sarebbe aspettato “che gli italiani scendessero in strada, non per il solito e inutile sciopero politico alla Camusso, ma per dirigersi, con bastoni, con randelli, con mazze da baseball, con forconi verso la villa di Arcore o Palazzo Grazioli o qualsiasi altro bordello abitato dall\'energumeno per cercare di sfondare i cordoni di polizia e l\'esercito di guardie private da cui è difeso, e dirgli il fatto suo. Invece la cosa è passata come se nulla fosse. Encefalogramma piatto”.
Ora, Fini, nonostante scriva sul Fatto quotidiano, è un uomo di destra. di estrema destra, quella “nuova” destra che fa riferimento ad Alain de Benoist (si vedano i riferimenti di Fini e del Movimento Zero, il partito che ha fondato). Si legga il suo \"Manifesto dell\'antimodernità\" a questo link:
http://www.massimofini.it/ultime/manifesto-dell-antimodernita, dove appaiono anche i nomi dei firmatari, dallo stesso de Benoist a personaggi del calibro di Paolo Signorelli (oggi deceduto, l\'ideologo di Terza posizione), di Alberto Mariantoni (che scrive da Ginevra dove risiede dal 1970, quando fu indagato per il tentato golpe di Borghese), del veronese Franco Nerozzi (che patteggiò una condanna per un\'accusa di traffici di mercenari in vista di un tentativo di golpe alle Comore), dei missini di antica data Tomaso Staiti di Cuddia e Filippo Misserville, e tutta una serie di militanti di quella destra nota come \"comunitarista\", che gravita intorno a riviste come “Aurora”, “Rinascita nazionale”, “Eurasia”; ed alcuni triestini, tra i quali Lorenzo Salimbeni (attivista della “Riva destra” di Azione giovani ed oggi membro del direttivo della Lega nazionale e di Generazione Europa assieme a Marco Bagozzi, altro firmatario). E poi troviamo un Paolo Rumiz di Udine: il Paolo Rumiz che noi conosciamo, giornalista del Piccolo e della Repubblica da quanto ne sappiamo sta a Trieste, ma…
In questo manifesto, del quale non siamo riusciti a trovare la data esatta di pubblicazione (probabilmente il 2010, con beneficio del dubbio, ma consideriamo che Fini non lo ha ritirato dal suo sito), si legge questa conclusione, che ben si accosta a quanto scritto da Fini nell\'articolo sopra citato:
“Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l’uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all’azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l\'arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel \"migliore dei mondi possibili\" e di farsi prendere in giro. Forza ragazzi: si passa all’azione”.

Con buona pace dei proclami di Massimo Fini. l\'ultima cosa di cui sentiamo il bisogno oggi è di qualcuno che cavalchi il cavallo della protesta per fare ciò che Maroni dice di “temere”. La nostra opinione è che sarebbe opportuno rispondere per le rime a personaggi del calibro di Fini, che dopo essersi creata un\'immagine “alternativa”, quella di uno che le canta a tutti e pensa ad un nuovo modo di fare politica, alla fine tira fuori battute che sembrano uscire da quel vecchissimo copione spesso replicato in Italia che ha il titolo di “strategia della tensione” e che tanti morti ha causato, sia tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine che tra ignari cittadini.
Ed a questo proposito ripeschiamo un po’ di documentazione “datata”.
Cominciamo con le dichiarazioni che il compianto (in quanto ci ha lasciato senza vuotare il sacco) presidente emerito Francesco Cossiga ha rilasciato a “Il Giorno” in data 23/10/08 (in un momento in cui si stavano svolgendo scontri di piazza).
“Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri.
Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”.
Fin qui uno che di ordine pubblico se ne intendeva, se ricordiamo cosa accadeva negli anni 70 in Italia.
Ma tanto per restare in argomento, leggiamo cosa scrive Emmanuel Amara a proposito del “Club di Berna” che si era formato all’inizio degli anni 70, tra capi di polizia dei paesi europei aderenti al Mercato Comune (ma era presente anche un rappresentante del governo della Romania) e un esponente dell’FBI. Il presidente “onorario” era il nostro Umberto Federico D’Amato.
Questo “Club” aveva lo scopo di bloccare i terroristi e per questo aveva deciso di organizzare un’infiltrazione su vasta scala all’interno dei gruppi inserendo al loro interno infiltrati che diventassero “gli elementi più coraggiosi e più spietati”; insomma la consegna era non introdurre “confidenti o informatori ma veri e propri terroristi completamente liberi di agire”. Alla fine l’infiltrazione servirà più che non per bloccare il terrorismo per screditare le organizzazioni di estrema sinistra. Così una direttiva dei servizi segreti americani del 1970: “allo scopo di garantire nei paesi amici la stabilità (è necessario) penetrare l’insorgenza con servizi segreti (…) con il compito di formare gruppi di azioni tra gli elementi più radicali (…) nei casi in cui l’infiltrazione nel gruppo guida non sia stata efficacemente attuata si possono ottenere effetti utilizzando le organizzazioni di estrema sinistra”.
Questo piano di infiltrazione nell’estrema sinistra fu denominato “Chaos”, e visto tutto quello che è accaduto dopo, possiamo ritenere che abbia ottenuto l’effetto desiderato.

ottobre 2011

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