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Opinioni di Lacota sul Lager di Arbe-Rab.

IL PRESIDENTE DELL\'UNIONE ISTRIANI PARLA DI RAB.

Su “Il Piccolo” di Trieste del 27 settembre è apparsa un’intervista a Massimiliano Lacota, leader dell’Unione degli Istriani, a firma Silvio Maranzana.
Prendiamo le ultime due domande (e risposte), relative alla questione della “riconciliazione”.
Maranzana: “Sareste favorevoli a un pellegrinaggio comune, ad esempio alla Foiba di Vines e al lager fascista di Arbe?”:
Lacota: “Assolutamente no. Da un lato ci sono eliminazioni fisiche sistematiche, dall’altro un semplice campo di raccolta dove le morti avvennero solo per fame o per stenti”.
Maranzana: “Quali sarebbero i siti ideali per condannare le opposte nefandezze?”
Lacota: “Non esistono, semplicemente perché la violenza non è stata uguale. Non c’è nulla che pareggi la ferocia delle foibe comuniste”.

Bene ha risposto un lettore del Piccolo (lettera pubblicata il 2 ottobre successivo), Silvano Baldassi, che ha così esordito “Lasciar morire vecchi, donne e bambini slavi, solo di fame e di freddo in un semplice campo di raccolta non è stato così grave come fucilare gli anticomunisti (italiani, sloveni e croati) e gettarli nelle foibe”.
Ed aggiunge una serie di esempi di simili ragionamenti, a partire dal nazismo che eliminò “milioni di persone considerate inferiori per razza o etnia” e Mussolini che dichiarò “credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.

Da parte nostra vorremmo chiedere a Lacota quali siano stati i suoi maestri, di storia e di vita, perché se conosce la storia le sue dichiarazioni ci fanno rabbrividire, e ci si domanda da chi avrebbe imparato l’etica ed il rispetto per la vita umana. Oppure, Lacota la storia non la conosce e quindi non sa che Rab non fu un “semplice campo di raccolta” ma un lager dove migliaia di innocenti furono deportati e poi scientemente, in maniera sistematica, mandati a morire di stenti, mentre la foiba di Vines fu un momento, sicuramente non da esaltare, della guerra, dove furono uccise in modo sommario 51 persone, per la maggior parte i dirigenti della miniera che erano stati considerati colpevoli di non avere vigilato sulla sicurezza del pozzo, causando anni addietro la morte di 300 minatori. Né del resto le foibe istriane possono essere considerate delle “eliminazioni fisiche sistematiche”, date le modalità in cui si svolsero.
Se Lacota non conosce la storia si possono comprendere le sue dichiarazioni, ma l’ignoranza in questo caso non solo non è una scusante, anzi è un’aggravante perché prima di parlare pubblicamente di certi temi bisognerebbe prepararsi in modo sufficiente per non uscire con affermazioni che insultano le vittime e continuano a diffondere falsità che non fanno bene a nessuno.

ottobre 2011

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