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Padre Felix Morlion

UN PERSONAGGIO DA CONOSCERE: PADRE FELIX MORLION.

Ci sono dei libri che, anche se non riescono a diventare dei best-sellers dovrebbero invece essere letti e conosciuti da tutti. Uno di questi è “Come nasce la repubblica” curato da Nicola Tranfaglia con note (fondamentali per l’approfondimento del testo) di Giuseppe Casarrubea (ed. Bompiani). Si tratta di una vera e propria miniera di informazioni e notizie tratte dagli archivi statunitensi sul Regno del Sud prima e sulla Repubblica italiana poi, da cui si riesce a capire che, a parte i padri costituenti, la repubblica ebbe anche, alla nascita, delle levatrici, ma soprattutto dei padrini che la tennero a battesimo.
Tra i molti nomi noti si trovano anche altri meno conosciuti ma che meritano uno sforzo di ricerca. È il caso di un personaggio che viene citato solo tre volte nel libro, in una corrispondenza tra don Luigi Sturzo (fondatore del Partito Popolare prima e capo spirituale della DC poi) ed Earl Brennan, capo del settore italiano dei Servizi informativi statunitensi: si tratta di padre Felix Morlion, domenicano dell’Ordine dei passionisti. Don Sturzo scrisse che gli premeva molto che il personaggio che conosceva “molto bene” raggiungesse il nostro paese perché intendeva affidargli “alcuni compiti di carattere sociale e religioso da svolgere in Italia”. In risposta Brennan sollevò alcuni dubbi in merito alle intenzioni del domenicano, al che Sturzo rispose immediatamente inviando tre plichi che evidentemente cancellarono ogni dubbio; infatti furono trasmessi al referente italiano e Morlion poté giungere in Sicilia prima e poi risalire la penisola fino a Roma, come richiesto da don Sturzo.
Ma chi era Felix Morlion? Una breve ricerca in internet permette di capire che è un personaggio di indubbio spessore.
Morlion giunse negli USA dopo l’arrivo dei tedeschi nella sua patria, il Belgio, dove era ben noto, essendo stato tra i fondatori dei centri cinematografici cattolici belgi; fu anche, leggiamo nel sito socialistregister.com, uno dei componenti del COPAC (Centro di propaganda anti comunista fondato dal visconte Charles Terlinden), che aderì ai CAUR (Comitati d’Azione per l’universalità di Roma) collegandosi in tal modo economicamente e politicamente con il fascismo italiano. Il COPAC lavorava inoltre a stretto contatto con un’altra associazione belga, la SEPES (Società di studi politici, economici e sociali, teniamo a mente questa denominazione, n.d.r.), una specie di servizio segreto di propaganda e “intelligence” anticomunista fondata nel 1925, che negli anni ‘30 lavorò in stretto contatto con il governo tedesco. Nel sito prima citato troviamo anche uno studio di Rudi van Doorslaar sull’attivismo anticomunista in Belgio dal 1930 al 1940, dove leggiamo che le attività del COPAC erano direttamente collegate a quelle della SEPES e che lo stesso Morlion dirigeva le “shock brigades”, paragonabili agli “squadristi” italiani.
Il risultato concreto di queste attività fu che, quando i nazisti ebbero invaso il Belgio, il materiale raccolto dai due gruppi portò all’arresto ed alla deportazione di molti comunisti locali e di rifugiati tedeschi che avevano trovato riparo soprattutto ad Anversa.
Morlion (secondo qualcuno grazie all’aiuto di un ufficiale della Gestapo) espatriò e si stabilì in Inghilterra, dove continuò ad interessarsi di una delle sue creature, il centro Pro Deo, che ebbe sede prima a Lisbona e poi a New York: un vero e proprio centro di “intelligence” gestito a livello mondiale, che poneva una particolare attenzione verso i paesi del Sud America. Dall’Inghilterra Morlion trasportò conoscenze ed affari negli USA, dove cominciò a collaborare con i servizi consapevoli del fatto che i cattolici, avendo cappellani militari su tutti i fronti e chiese dappertutto, sono uno dei principali canali informativi esistenti. Dagli USA, aiutato, come abbiamo visto, da don Sturzo, Morlion si spostò in Sicilia e poi a Roma, sempre portando con sé il centro Pro Deo che divenne, a Roma, uno dei principali centri informativi del Vaticano. Qui le strade del prete si incrociarono ancora più strettamente con la politica democristiana, infatti suo segretario particolare fu per un periodo il futuro senatore Giulio Andreotti (una foto dei due è reperibile in rete).
Morlion continuò ad occuparsi di lotta contro il comunismo: nel 1954, in contemporanea con analoghe iniziative gestite da Edgardo Sogno e dai Comitati Civici filo democristiani (e forse non scollegato da esse), inviò una lettera a 1.000 industriali italiani chiedendo fondi a sostegno di un’iniziativa pilota il cui scopo era di “infierire un nuovo colpo al comunismo” e per creare e moltiplicare “centri di addestramento costituiti onde fornire alla libera impresa e agli schieramenti politici uomini integralmente preparati e permeati di dinamismo cristiano, atto ad arginare la invadente propaganda marxista tra le masse operaie”. La circolare viene pubblicata il 7 agosto 1954 sul quotidiano “L’Unità”.
Secondo Daniele Biacchessi (in retedigreen.com) nel 1947 anche il nazista Haas (poi coinvolto nel caso Priebke) sarebbe entrato alle dipendenze di Morlion, che sembrerebbe pure coinvolto in alcuni passaggi della gestione vaticana delle ratlines, gestite da alti prelati croati e tedeschi. Consideriamo che Morlion era favorevole ad una soluzione “franchista” per l’Italia, cioè la presa di potere di un partito come la Falange spagnola, che operasse un controllo assoluto su tutto e fosse legato a doppio filo con la curia. Del resto una soluzione del genere sarebbe stata auspicata anche da parte della Democrazia cristiana dell’epoca, come dimostrano i documenti riportati nel libro di Tranfaglia citato prima.
Successivamente la Pro Deo divenne un’università privata che sollevò l’interesse di numerosi industriali italiani e si trasformò nella tuttora esistente LUISS (Libera Università internazionale di studi sociali); ricordiamo che già nel periodo belga Morlion si interessava di studi sociali. Della LUISS, collegata al Gotha dell’industria italiana e della parte politica cattolica più osservante, faranno parte nel tempo (come allievi o come docenti) anche nomi importanti dei servizi italiani ed internazionali: dal generale Carlo Jean (intimo di Cossiga) al generale Pollari.
Nel 1968, a Roma usciva un giornale, il “Mondo illustrato”, sul quale scriveva Mino Pecorelli, che pare vi avesse anche investito di suo. Questo giornale pubblicò la foto di Morlion a fianco di Andreotti in un articolo in cui si anticipavano, per il numero successivo, rivelazioni relative a soldi, sesso, servizi, affari loschi all’ombra del Vaticano. Ma il numero successivo non vedrà mai la luce. Si insinua che Pecorelli avesse ricevuto una notevole somma per cessare le pubblicazioni e “sparire” per un po’ dalla circolazione, ma non smise di scrivere e, tempo dopo, dopo aver nuovamente promesso rivelazioni spettacolari su Moro, Andreotti e altre realtà democristiane, fu ucciso da persone ancora oggi avvolte nel mistero con un’arma particolare che utilizza proiettili di tipo speciale, in dotazione esclusiva pare delle forze speciali della NATO.
Il nome di padre Morlion appare anche nelle inchieste sulla scuola Hyperion di Parigi, quella che per lungo tempo era stata sospettata di essere il centro direttivo delle Brigate Rosse e che ebbe anche, per pochissimo tempo all’epoca del sequestro Moro, una sede a Roma. Sembra che Morlion avesse intercesso presso il governo francese che poneva difficoltà ad autorizzare l’apertura della scuola in quanto gli insegnanti erano per la maggior parte “rifugiati politici” inseguiti in Italia da mandati di cattura.
Altre tracce di Morlion si trovano poi nella vicenda dell’attentato di Alì Agca a papa Woityla. L’attentatore infatti disse che l’ordine di agire gli fu dato a Roma in appartamento di via Pola 12 (residenza di un certo Antonov, addetto all’ambasciata di Bulgaria) che descrisse nei particolari, disegnandone, pare, anche una piantina dettagliata. Solo un particolare non corrisponde: una porta, che Agca descrisse come scorrevole, a scomparsa nel muro, risultò invece essere normale. Il lato curioso di questa “confusione” è che la descrizione di Agca corrisponde invece perfettamente all’appartamento sottostante che è uno degli appartamenti di proprietà dell’università Pro Deo, in uso a Morlion. Chi fece queste rivelazioni, in sede di commissione Mitrokhin, fu Giulio Andreotti, che citò a testimone il senatore Consolo che gli aveva parlato della vicenda della piantina. Il tutto finì con una battuta di spirito e sembra che nessuno abbia inteso aprire un’inchiesta su questa strana combinazione.
Di Morlion parla anche Gaia Cenciarelli nel suo libro sulla scomparsa di Emanuela Orlandi (“Extra Omnes, l’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi”, ed. Zona).
Nel “Covert action information bulletin”, pubblicazione fondata dall’ex agente CIA Philip Agee, reperibile in vari siti internet, vi sono dei riferimenti che collegano Morlion al Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), relativamente a finanziamenti e onorificenze conferiti prima della guerra ad ambienti filonazisti, e nel dopoguerra a nazisti “riciclati”, come Reinhard Gehlen, passato dai servizi nazisti ai servizi USA prima e tedesco occidentali poi. Infine, Morlion appare tra i fondatori del Center For Economic And Social Justice (CESJ) che annovera numerosi alti prelati, componenti della finanza internazionale e varie personalità di spicco, aventi in comune idee conservatrici e l’essere favorevoli al libero mercato.
Padre Morlion, servitore discreto di 5 papi ed attivo in molti campi non sempre ecclesiastici, morì nel 1987. Ebbe parte attiva, come abbiamo visto, in gran parte della storia dell’Italia repubblicana, ma manca una biografia che metta in luce un personaggio così importante.

novembre 2006

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