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      Mučeniška Pot


Parliamo di Ronde.

RONDE ALL AROUND.
Tra le più recenti notizie da commentare, le dichiarazioni del ministro dell’Interno Maroni che ha gridato a voce piena, come avrebbe cantato Petrolini, la necessità di dare finalmente l’avvio alle ronde. Chiamandole proprio “ronde”, ha tenuto a specificare.
Che il ministro che sovrintende alla pubblica sicurezza e che è il massimo dirigente delle forze di polizia istituzionali dichiari che è necessario mettere la sicurezza dei cittadini in mano a delle milizie private di partito, in barba a quelle che sono le istituzioni finora ufficialmente preposte allo scopo, a noi sembra un po’ un conflitto di interesse, ma forse noi
siamo ancora pervasi da quell’affetto per la democrazia parlamentare che sembra non andare più di tanto in voga ultimamente.
Del resto che cosa ci aspettiamo da un governo dove uno dei ministri si permette di dare dei “panzoni” ai poliziotti che lavorano a tavolino (come se le indagini non si facessero anche a tavolino, o al computer, ma forse per capire che esiste anche un tipo di lavoro intellettuale in polizia bisognerebbe essere abituati a lavorare d’intelletto), mentre alle forze di polizia si continuano a tagliare fondi e risorse (che andranno a finanziare le ronde, chissà?), e d’altra parte la riforma che ha eliminato la leva obbligatoria ha anche previsto che per entrare in polizia si debba prima fare alcuni anni di ferma volontaria nell’esercito, il che sicuramente non aiuta né a portare forze giovani in polizia (soprattutto donne) né a mantenere nella polizia italiana, che è una polizia civile, lo spirito di quella riforma del 1981 che la volle smilitarizzare.
Ma torniamo alle ronde, perché ce ne sono svariate e bisogna cercare di dirimere un po’ le une dalle altre.

Cominciamo con gli inquisiti, cioè la Guardia nazionale italiana, legata al nuovo MSI fondato da Gaetano Saya, del quale leggiamo alcune note biografiche all’indirizzo http://www.arcigaymilano.org/stampa/rs.asp?BeginFrom=0&ID=26007
“Classe 1956, messinese (..) Un nonno che marcia su Roma e lui che marcia su Reggio Calabria nei giorni del «boia chi molla». Un posticino nel Sismi piduista del generale Santovito («come infiltrato nel Pci», dice lui), un grembiulino da massone, un´amicizia con Licio Gelli (che, al contrario, nega) un´opaca avventura in proprio nell’intelligence fai da te con il “Dipartimento studi strategici antiterrorismo”, finita assai malamente con cinque mesi di arresti domiciliari (dal luglio al novembre 2005) e un procedimento che pende di fronte alla magistratura genovese per associazione a delinquere finalizzata all’usurpazione di titoli di polizia e violazione dei sistemi informatici del ministero dell´interno.
Saya definisce Berlusconi “il nostro condottiero” e sostiene di non essere nazista ma di avere in casa una foto del capo della Gestapo Reinhard Heydrich perché essendo amante dell’occultismo “in una seduta spiritica mi è stato detto che sono la reincarnazione di Heydrich”. Oggi Saya sta organizzando il Partito nazionalista italiano.
Della GNI leggiamo (a questo indirizzo internet: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/sicurezza-la-procura-di-torino-indaga-sulla-guardia-nazionale-italiana-gruppo-paramilitare-pronto-per-le-ronde-27024/) che è “un’organizzazione che conta duemila adesioni, ha sede in un prefabbricato alla periferia della città e dispone di un piccolo aereo da ricognizione in un aeroporto del Novarese.
Negli organici sarebbero presenti ex ufficiali dei carabinieri e della Guardia di Finanza, più alcuni ex dirigenti di pubblica sicurezza. Il presidente della formazione è un manager ed ex alpino, Maurizio Correnti. Il comando generale è affidato a un ex ufficiale dei Carabinieri, Augusto Calzetta: colonnello in riserva dell’Arma è stato coinvolto in luglio in una storia di lucro sulle cremazioni”.
Dal loro sito invece apprendiamo che la divisa è composta da pantaloni neri con banda gialla laterale, cappello rigido con visiera nero-kepi nero, o kaki, entrambi con aquila Imperiale Romana in alto e sottostante bottoncino tricolore, altresì, ruota solare; camicia color kaki-senape con l’effigie dell’aquila Imperiale Romana sul braccio sinistro, bandiera Italiana sul braccio destro, ruota solare incandescente con fascia sul braccio sinistro, sull’avambraccio sinistro fascia divisionale con ricamata la scritta individuale dei vari gruppi di appartenenza. Sul pettorale destro scudetto con sovra impresso - GUARDIA NAZIONALE ITALIANA - PER SERVIRVI E PROTEGGERVI”.
Dato il tipo di divisa che si sono dati, sono state aperte delle inchieste per verificare che non sussista il reato di ricostituzione e apologia del fascismo.
Saya sembra anche abbia dichiarato: “A noi il dovere di reprimere, la repressione è il nostro credo”.

Da non confondere con la Guardia nazionale italiana la più antica Guardia nazionale padana, che opera per lo più in Veneto (ma ha la sede a Legnano). Si definisce “associazione di volontariato apartitica e senza scopo di lucro formata da uomini e donne che in determinati momenti si mettono a disposizione della Padania”, è presieduta da Renzo Oropesa, è iscritta al registro delle ONLUS ed ha fatto richiesta per entrare a far parte della Protezione civile
Ecco la loro divisa: pantaloni neri con tasconi laterali, cappello, camicia verde, con effigie di San Giorgio, bandiera padana e leone che brandisce la spada, ricamati sull’avambraccio sinistro.

Andiamo ad Udine, dove in un comunicato di Stefano Salmè, Segretario regionale FVG della Fiamma Tricolore, leggiamo che il MSFT “libero ora di poter organizzare un proprio Corpo di volontari, senza più l’ingombro di una legislazione che aiutava i delinquenti a scapito dei cittadini, metterà a disposizione dell’intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari, tutti cittadini italiani, molti dei quali esperti di arti marziali o ex appartenenti alle Forze Armate o a Corpi di Polizia”; corpo al quale si vuole dare il nome dell’eroe fascista Ettore Muti.

A Trieste abbiamo infine i “volontari verdi”, guidati da Giorgio Marchesich (già Lega Nord, ma nato politicamente come indipendentista negli anni Settanta, di lui ricordiamo l’aulico slogan “né s’ciavi né tagliani, Trieste ai triestini”).
Leggiamo nel loro sito (http://www.volontariverdi.org/):
“Si iscrive ai Volontari Verdi chi vuole contribuire alla tutela del Territorio Padano. Un Territorio pulito, onesto, dove è benvenuto chi lavora e rispetta la cultura e le tradizioni del suo Popolo. Difendi anche tu la Tua Terra e la Tua Libertà. Iscriviti ai Volontari Verdi! Fino all’indipendenza!”.
In teoria dovrebbe essere punito penalmente chi “commette un fatto diretto a disciogliere l’unità dello Stato” (art. 241 CP), ma proseguiamo. Nella rubrica di posta del loro sito (“dillo al federale”) tra le domandine al “federale” ne abbiamo trovato una che chiede come mai hanno a disposizione un hovercraft (si vede la foto nel sito). Ecco la risposta:
“I Volontari Verdi hanno in dotazione un hovercraft offerto gratuitamente da un mecenate, quale riconoscimento per l’opera svolta a difesa della gente in molte occasioni, come l’alluvione di Lodi del 2002 e tutte le altre attività volontarie e gratuite di Protezione Civile”.
Toh! Coincidenza: sia i volontari “padani” che i volontari “verdi” fanno parte della Protezione civile…
I Volontari verdi sono ispirati da Mario Borghezio, che mentre Salmé si rifà a Ettore Muti, ha un altro riferimento storico: “utilizzando anzitutto ex appartenenti alle Forze dell’Ordine, si potrà istituire una ‘guardia civica’, a base volontaria, con il compito di controllo del territorio e prevenzione dei reati”.
Tra Heydrich, Muti, guardie civiche, aquile romane, federali e altro ci sembra di essere tornati nel 1944… come liberarsi da questo incubo?

giugno 2009

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