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      Mučeniška Pot


Pinocchio e il Grillo Parlante: riflessioni post-elettorali.

Pinocchio e il Grillo Parlante...

Noi non siamo mai stati degli estimatori della storia del burattino che diventa umano, racconto abbastanza angosciante per i bambini, forse più apprezzabile da adulti, ma tant’è.
Però in questi giorni post-elettorali c’è venuto in mento il brano in cui Pinocchio non ne può più delle prediche del Grillo Parlante e lo martella sul muro…
Niente paura, stiamo scherzando, ovviamente, questa è la sezione satirica del giornale, del resto ormai ci siamo abituati alle parole forti usate come scherzi, come modi di dire, dal “vaffa” nei confronti dei politici, dei giornalisti, dei sindacati, di tutti coloro che di volta in volta sono identificati come il nemico da coinvolgere nella mezz’ora di odio di orwelliana memoria, alla proposta di bombardare il Parlamento (così fu fatto in Russia, a suo tempo, e non rappresentò un aumento della democrazia, ovviamente), all’arrendetevi siete circondati, di missina memoria, fino alle lettere minatorie (poi dichiarate apocrife) inviate agli impiegati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Equitalia minacciati di venire “aperti come scatolette” (Jack the Ripper è di nuovo tra noi? del resto già Grillo aveva parlato di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno), eccetera eccetera.
Sono tutti scherzi, naturalmente, oppure fraintendimenti, come quando si fa l’elogio del duce per poi rispondere a chi pone delle obiezioni, che il concetto non è stato capito, il che fa supporre che anche i “nuovi” hanno assimilato subito almeno il necessario indispensabile della “vecchia” politica.
Lasciando da parte le fiabe e le parolacce, andiamo a vedere questo exploit del Movimento 5 stelle (M5S), che ha sbaragliato tutti gli avversari.
Ora, questa vittoria di Grillo e dei suoi grilletti, sinceramente ci spaventa, per diversi motivi.
Il primo è che quando una massa amorfa si mette a totale disposizione, acriticamente e fideisticamente, di un conducator, per dirla alla romena, si rischia di trovarsi davanti un esercito robotizzato e lobotomizzato capace di tutto, anche di atti di violenza. Abbiamo ben visto nelle manifestazioni di piazza i boati e gli urli degli astanti di fronte alle battute, spesso volgari e pesanti, del loro leader.
Il secondo è che, da quanto si è visto, la linea del movimento la dichiara Grillo e lui solo, probabilmente leggendo il copione che il capocomico Casaleggio gli ha fornito, e tutti gli altri, gli eletti specialmente, non possono fare altro che adeguarsi, pena l’espulsione.
Il terzo è che la linea imposta dal duo mediatico non prevede un programma politico ma un programma a-politico, prevede la distruzione di tutti i partiti, i primi punti da realizzare corrispondono all’eliminazione dei rimborsi elettorali e, forse, una nuova legge elettorale (all’inizio sembrava di no, ma questi cambiano idea tre volte al giorno, quindi perdonateci se non riusciamo ad aggiornarci in tempo reale, ma noi lavoriamo sul cartaceo, dove, al contrario dei blog, scripta manent). Garanzie sociali, nessuna; ripristinare lo Statuto dei lavoratori non se ne parla; il reddito di cittadinanza (proposta vecchia di vent’anni, peraltro, e non ideata da Grillo) andrebbe ricavato tagliando pensioni e stipendi dei lavoratori pubblici, precisando che lo Stato non può più permettere di accollarsi queste spese.
E nel frattempo buona parte di coloro che fino a due mesi fa hanno sparato a zero su Grillo ed il suo movimento oggi lo corteggiano e gli chiedono di collaborare ad un governo; ci manca solo che il Presidente uscente nomini Grillo o Casaleggio senatori a vita per poi dare loro l’incarico di formare il governo, come da già visto copione golpista del 2011.
E vorrei aggiungere che un’altra cosa indigeribile è che oggi, fior di pensatori di sinistra elogiano il movimento di Grillo solo perché è il vincitore morale e di fatto delle elezioni (ma ricordiamo che anche Hitler andò al potere in quanto eletto, il che non è un bel precedente): la gente può anche sbagliare a anche sbagliare a votare, mica quando votavano Lega si diceva che avevano ragione, no? Anzi.

Il problema è però un altro: perché Grillo ha avuto tutto questo successo?
In realtà il suo successo viene da lontano. Sono almeno dieci anni che in Italia si fa l’elogio dell’antipolitica e del qualunquismo e la criminalizzazione di tutto ciò che è Stato, ciò che è gestito dall’ente pubblico e dei partiti e della stessa politica in quanto tale, della necessità di distruggere tutto il “vecchio” per arrivare a qualcosa di “nuovo”.
E quale sarebbe questo “nuovo”? Il programma di Grillo (o di che gli scrive i testi, Casaleggio?) è chiarissimo da una parte ed incomprensibile dall’altra. Distruggere tutto va bene, ma per quale tipo di governo, per quale tipo di società? Una società giustizialista, dove chi è semplicemente indagato od ha subito una sia pur lieve condanna, è tagliato fuori dalla possibilità di esprimersi in politica? Considerando che d’altra parte l’ideologia grillista prevede l’abolizione progressiva della burocrazia e degli impiegati pubblici, comprese, si immagina, anche le indagini effettuate da magistratura e forze di polizia, e d’altra parte per loro l’antifascismo non è un valore, il futuro ipotizzabile è che importi solo di non farsi prendere con le mani nel sacco: e ciò valga anche per i neofascisti, fatevi furbi, se intendete progettare di violentare ragazze ebree, cercate di non farvi beccare, così non sarete incandidabili per Grillo.
Abbiamo già accennato su queste pagine in anni non sospetti che l’ideologia di Grillo (o di Casaleggio, chissà) ha molti punti in comune con teorizzazioni di gruppi di estrema destra, ma non solo: vi sono molte affinità con quel movimento di liberismo estremo noto come anarco-capitalismo, i cui fautori auspicano la distruzione totale dello Stato per dare via libera ai capitalisti ed agli imprenditori, con la privatizzazione di tutto ciò che è pubblico (dalla sanità alla scuola) e il non versare imposte allo Stato. Per chiarire riportiamo una sintesi dell’enfant prodige dell’economia, nonché ideologo di questa corrente Alberto Mingardi (di cui il non eletto millantante lauree inesistenti candidato Giannino è un seguace): “lo Stato è il più grande ladro, la tassazione è il ladrocinio legalizzato, la costituzione è rapimento”.
D’altra parte è lo stesso linguaggio di Grillo (che sa interpretare in modo impeccabile i copioni di Casaleggio) che si può definire fascista, intendendo per tale il tono arrogante, impositore, aggressivo fino ad essere violento, il crescendo di insulti che a volte scadono nella minaccia vera e propria, ed il coinvolgimento del pubblico nella coralità del comizio urlato e non ragionato.
Così come non è il massimo della democrazia sancire che chi non è d’accordo con ciò che dice Grillo deve uscire dal movimento; né hanno fatto una gran figura i candidati, poi eletti parlamentari, che durante la campagna elettorale non erano in grado di spiccicare più di tre parole coerenti, rispondendo con citazioni di Grillo (e magari queste persone trovano disdicevole il culto della personalità di cui sono stati per anno accusati personaggi come Stalin e Mao).
Dicono che c’era bisogno di un cambiamento, che con il sistema dei partiti non si poteva andare avanti. Da buona marxista, ritengo che la forma partito sia l’unica che possa permettere alle classi lavoratrici di prendere in mano il governo (anche tramite libere elezioni, non parlo di rivoluzione armata, sia chiaro) per poter far valere i propri diritti ed instaurare una società equa basata sulla solidarietà e sulle garanzie sociali e civili. E non mi è mai piaciuto il fatto di dover buttare via il bambino con l’acqua sporca (orribile espressione che però rende bene l’idea): cioè, se finora partiti come PD e PDL (per citare solo i due maggiori) hanno commesso errori su errori, governato male e non hanno fatto gli interessi della cittadinanza, ciò non significa automaticamente che sia sbagliato il sistema dei partiti. Del resto non è scevro di critiche l’ultimo governo, quello sedicente “tecnico”, che ha lavorato con il benestare di tutti i partiti, salvo l’IDV e la Lega (talvolta), pur non essendo espressione dei partiti ma dei poteri forti.
Pensare di risolvere questo problema eliminando i partiti è come credere (tornando a Pinocchio) che seminando gli zecchini poi crescono gli alberi coi soldi. Il problema è fare partiti con gente onesta, gente che crede nella democrazia e nella giustizia sociale, che lotta ogni giorno per i diritti.
Per questo mi ero candidata in Rivoluzione Civile, che aveva raccolto attorno a sé quello che ritenevo il meglio del panorama politico italiano: la sinistra, innanzitutto, ma anche rappresentanti dei movimenti di lotta, come leader un magistrato che è stato in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata e che nonostante questo è stato più volte sputtanato da chi, probabilmente, temeva il successo di questa lista.
Così la censura dei media, ma anche della CGIL, che non si è peritata di invitare Ingroia all’incontro con i candidati; gli attacchi meschini e personali ai candidati (come le accuse false ed infamanti a Marino Andolina), nessun accenno al programma, l’unico programma che si poteva definire “di sinistra” in questa tornata elettorale. C’era paura per questa lista che avrebbe potuto effettivamente portare qualcosa di nuovo in Parlamento, senza distruggere tutto ma ricostruendo con cognizione di causa i diritti cancellati dagli ultimi governi, a cominciare dalla contrarietà al fiscal compact per proseguire con le pensioni, lo Statuto dei lavoratori, i diritti di cittadinanza ad una sanità pubblica decente, il diritto allo studio, alle garanzie ambientali e via di seguito.
Ma Rivoluzione Civile è stata un flop. Non penso solo perché Bersani non ha voluto dialogare, come sostiene Ingroia, per me non aveva senso alcun dialogo con Bersani, Bersani e il PD non ci rappresentano più di quanto ci rappresentino Monti o Berlusconi, hanno fatto più danni loro tre assieme nell’ultimo anno di governo di quanto avesse fatto il solo Berlusconi nei suoi quindici anni di massacro della cosa pubblica.
Perché, al di là del boicottaggio delle testate giornalistiche, Rivoluzione Civile è andata tanto al di sotto di quanto ci si aspettava? Nemmeno un milione di voti, signori, e questo dovrebbe dare da pensare. Io penso innanzitutto che alla fine neppure i soci fondatori ci hanno creduto (e sull’analisi degli ideologi di Alba e di Cambiare si può parlerò più avanti), e che ci sia stato qualcuno che anche dall’interno della lista ha boicottato il progetto, non facendo campagna elettorale, lasciando che la facessero, in concreto, per la maggior parte i militanti dei tanto vituperati partiti della sinistra, che erano entrati dentro credendoci.
E poi ci sono alcune valutazioni politiche da fare. Primo: i fronti popolari non piacciono perché volendo mettere assieme un po’ tutti, alla fine sono tutti scontenti, e la somma di due più tre più cinque in questo caso non fa dieci ma, se va bene, quattro.
Secondo: i motivi per non votare (a sinistra, intendo, non parlo qui delle altre coalizioni) sono infiniti: questa lista è troppo a sinistra, è troppo poco di sinistra, quello non mi piace, non mi piace quell’altro, ci sono troppi politici, perché i politici sono così pochi, c’è troppo personalismo, non si dà l’evidenza necessaria alle singole persone…
… sembra una canzone di Elio e le Storie tese…
Il terzo punto, quello peggiore, è che i movimenti sono belli e buoni, ma al momento in cui si va a votare, i movimenti non votano i partiti, neppure i partiti che li hanno aiutati, proprio perché sono partiti, e quindi, nell’anno di grazia 2013, i movimenti (per essere precisi i militanti dei movimenti che hanno deciso di andare a votare e non gli astensionisti) hanno preferito il qualunquismo squadrista e parolaio del movimento di Grillo, che non aveva un programma politico, al contrario di Rivoluzione civile, ma ha saputo esprimerlo meglio (!).
Gli italiani votano di pancia, non con la testa. Gli italiani preferiscono seguire il caciarone aggressivo e volgare, quello che “non gliele manda a dire” e si esprime a parolacce, possibilmente con linguaggio machista, che non il pacato, sereno, “molliccio” Ingroia, che parlando tranquillo e sereno neppure gliele mandava a dire, ma, o era, appunto, un mollaccione, oppure, quando ha risposto per le rime al giudice Boccassini, è stato tacciato di violento ed aggressivo, mitomane, presuntuoso, eccetera.
Forse il problema sta nel fatto che, proprio in quanto essendo Ingroia, non poteva essere né troppo buono né troppo aggressivo, sbagliava comunque perché era l’uomo sbagliato (per i poteri forti, s’intende, la mia opinione è ben diversa).
In conclusione oggi ci troviamo a vivere una situazione allucinante. L’Italia non ha un governo (cosa che peraltro non sembra disturbare lo spread, anzi), né sembra avere grandi possibilità di nominarne uno. In compenso ha un quarto di elettori che non hanno votato, ed un quarto che ha votato 5 stelle. Come si possa avere un governo decente in queste condizioni non è cosa che riesca ad immaginare: o si ricompattano Monti, Bersani e Berlusconi e riprendono a massacrare lo stato sociale come hanno fatto fino ad un mese fa, oppure M5S si coalizza con qualcuno e non oso neppure pensare cosa potrebbe succedere in questo caso.

marzo 2013

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