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Polemica con Andrea Sceresini su Maletti e Grilz.

UNA POLEMICA A MARGINE DI UN MIO ARTICOLO SU ALMERIGO GRILZ
(nota del Direttore).

Nel 2010 mi fu segnalato un libro-intervista al generale Gianadelio Maletti, piduista, già dirigente del SID, uno dei protagonisti dei depistaggi della strategia della tensione. Il libro non mi piacque, per una serie di motivi che esposi in un articolo (http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-piazza_fontana_…) da cui estraggo alcuni passi:
«Nel corso della lunghissima intervista Maletti si è mostrato, una volta di più, reticente e vago, lasciandosi spesso andare ad una memorialistica che a noi è sembrata più una serie di ricordi depistatori che non le divagazioni di una persona anziana. (...) ad un certo punto Maletti ha parlato in merito alla questione dell’esplosivo usato a piazza Fontana. (...) è sicuro del tipo di esplosivo, “un esplosivo dal doppio impiego: civile e militare Trinitrotoluene, trotil. Ovvero, tritolo”.
È interessante questa certezza di Maletti perché giunge pochi mesi dopo la pubblicazione del libro di Paolo Cucchiarelli “Il segreto di piazza Fontana” (Ponte alle Grazie), nel quale il giornalista ha posto il dubbio che l’esplosivo usato per la strage potesse essere il Vitezit, di fabbricazione jugoslava, (...). In seguito a questa ipotesi di Cucchiarelli, la magistratura milanese ha aperto un’indagine per verificare la presenza del Vitezit alla Banca dell’Agricoltura, e proprio nello stesso periodo (a quarant’anni di distanza dagli eventi) casualmente appaiono queste dichiarazioni di Maletti, che si dichiara sicuro che l’esplosivo usato era tritolo proveniente dalla Germania. (...)».
Poi avevo stigmatizzato questo passo:
"Ha scritto qualcuno: «La giustizia è come un timone. Dove lo giri, va». Evidentemente, vale anche per il giornalismo”, commentando: «È molto strano che in un lavoro su piazza Fontana si citi proprio questa frase attribuendola ad un non meglio identificato “qualcuno” (per la cronaca, è del filosofo cinese Lao Tze), senza specificare che fu usata da Franco Freda come titolo del pamphlet scritto per “sputtanare” le indagini del commissario Juliano e dei magistrati di Padova, che si stavano avvicinando pericolosamente ai gruppi della destra eversiva veneta, il cui coinvolgimento nella strage di piazza Fontana fu in seguito dimostrato, anche se troppo tardi per giungere a delle condanne giudiziarie. Questa citazione monca è una banale sciatteria degli autori oppure un messaggio trasversale?».
Avevo concluso che «nell’insieme il lavoro dà l’impressione di un sacco di tempo e di energia sprecati. Maletti non ha detto nulla di nuovo, ha solo mescolato ulteriormente le carte in tavola, ma nello stesso tempo l’immagine che viene proposta al lettore è quella di una persona tutto sommato simpatica, un vecchio militare forse un po’ rigido, ma disponibile anche a conversare con dei “comunisti”, come si sono a lui presentati i tre autori».
Alcuni mesi dopo mi giunse una mail da parte di uno degli autori, Andrea Sceresini, che con toni tutto sommato abbastanza antipatici mi accusava di avere operato una “stroncatura”, che non mi farebbe “molto onore”, concludendo con la domanda (retorica, ovviamente): “visto che è così brava, perché non ci va lei in Sudafrica ad intervistare Maletti?”.
Gli risposi chiarendo quello che sembrava non avesse capito della mia recensione, lui insistette accusandomi di avere messo in dubbio la “buona fede” di loro tre (dopo che io gli avevo chiarito che “Non ho mai messo in dubbio la vostra buona volontà, i miei dubbi sono sull’utilità di dare credibilità alle dichiarazioni di Maletti”. E la cosa finì lì.
Alcuni giorni or sono sulla pagina di Carmillaonline è apparso un mio articolo sugli Altri mondi di Almerigo Grilz (https://www.carmillaonline.com/…/gli-altri-mondi-amerigo-g…/), nel quale inserivo anche il fatto che una mostra fotografica dedicata a Grilz era stata curata da «Gli occhi della guerra (che ha un sito omonimo) è un gruppo che raccoglie diversi reporter di guerra: oltre ai già incontrati neofascisti Biloslavo e Micalessin troviamo anche la più nota Barbara Schiavulli (vincitrice di svariati premi giornalistici, che ha pubblicato e pubblica per lo più su testate “di sinistra”) ed il più giovane Andrea Sceresini, che si è definito “comunista” al tempo in cui fu co-autore di un libro intervista al generale piduista Gianadelio Maletti, libro che oseremmo definire “depistante” per i contenuti che l’ex dirigente del SID ha inteso veicolare con questo mezzo».
Sceresini mi ha quindi inviato una mail asserendo che le parole sono un peso (cosa sulla quale concordo) e che il peso delle mie parole è “molto infamante, grave e assolutamente inaccettabile”, chiedendomi ulteriori chiarimenti. Gli ho risposto che i chiarimenti glieli avevo già dati a suo tempo, e che il termine “depistante” scritto tra virgolette va inteso non “in senso letterale ma figurato”, e che stiamo parlando di diritto di critica, io in merito al suo libro, lui in merito al mio articolo. A questo punto Sceresini ha insistito, scrivendo addirittura che l’intervista a Maletti era «consistita in un vero e proprio interrogatorio, nel corso il quale il suddetto personaggio, ben lungi dal poterci propinare i suoi “contenuti”, è stato incalzato per oltre otto ore e costretto ad ammettere numerose responsabilità sue e del Sid».
Ora, mi permetto di dubitare che una vecchia volpe piduista come Maletti, sia pure ottantenne, si sia lasciato “incalzare” da tre giornalisti con poca esperienza e meno che trentenni; e quanto alle successive obiezioni (abbastanza arroganti, se posso dire) di Sceresini di non volere essere accostato a Grilz in quanto non ha partecipato all’organizzazione della mostra, gli ho ricordato che mi sono limitata a dire che lui risulta nella pagina “chi siamo” dell’associazione di giornalisti “Gli occhi della guerra” (http://www.occhidellaguerra.it/chi-siamo/). Se non gli piace stare in quella pagina, se ne tolga, ma non può impedirmi di scrivere che il suo nome c’è, qua non si tratta neppure di diritto di critica, quanto di diritto di cronaca (cose che un giornalista di vaglia come lui si ritiene dovrebbe bene conoscere).
Alla fine ho compreso il senso del fastidio espresso da Sceresini: in questi giorni è uscito un suo libro sull’Internazionale nera, l’Aginter press di Guerin-Serac. Non l’ho letto e quindi non sono in grado di valutarlo: dirò soltanto che la storia dell’Aginter press è stata abbastanza approfonditamente ricostruita dagli investigatori che hanno collaborato col giudice Salvini nell’indagine su piazza Fontana e poi con i magistrati bresciani per la strage del 28/5/74. Ad esempio la deposizione in aula a Brescia del tenente colonnello Giraudo descrive molto chiaramente il ruolo e l’attività dell'Aginter press (le trascrizioni sono reperibili nella pagina http://www.28maggio74.brescia.it/index.php?pagina=5&par=98, udienze dal 16 al 25 marzo 2010), probabilmente solo pubblicando quelle trascrizioni si sarebbero chiarite molte cose (basate su accertamenti giudiziari). Non so se Sceresini abbia preso atto di questi accertamenti, risulta però che ha intervistato sull’argomento vecchi neofascisti come Vinciguerra e Concutelli e anche il “numero due” dell’Aginter, persone che probabilmente non andrebbero mai (come Maletti) a deporre in tribunale per chiarire le cose con la giustizia.
Perché quello che il reporter Sceresini non ha capito del discorso che io gli ho fatto, è che quando si intervista qualcuno, non sempre si può prendere per oro colato quello che l’intervistato racconta su se stesso, soprattutto quando parla di cose che possono avere anche un peso giuridico. È questo il limite della sua intervista con Maletti, e spiace che abbia preso la mia critica come un’offesa personale, atteggiamento che non mi appartiene, perché io critico i fatti e non le persone.


Claudia Cernigoi

luglio 2017

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