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      Mučeniška Pot


Radical Choc, una Rosa tra il Rosso e il Nero.

RADICAL CHOC.

Trieste, lo sappiamo bene, è un laboratorio politico, culturale, sociale, eccetera eccetera: e succede molto spesso, a chi come noi fa giornalismo investigativo, di partire da un evento che può sembrare limitato, per aprire un vaso di Pandora che non ci si sarebbe mai immaginati.
In questo articolo parleremo di contatti, connessioni, affinità e ritorni di fiamma trasversali, transnazionali e transpartiti che hanno come epicentro la nostra città… o forse non solo essa.
Quando eravamo ragazzini Mamma Rai trasmetteva un telefilm dal titolo “I compagni di Baal” che avevano come motto “Bretagna libera! Libera Bretagna” ed era un po’ una presa in giro di strane sette e movimenti indipendentisti. Perciò, quando nei primi anni ‘90 a Trieste abbiamo visto che il vecchio Movimento indipendentista per il Territorio Libero di Trieste, quello guidato da Giorgio Marchesich, dopo avere corso per un po’ con la Lega Nord, si era rifondato con il nome di Nord Libero, ci era venuto spontaneo rispondere con “Libero Nord!”, in memoria dei Compagni di Baal…
Ma non scherziamo su queste cose, perché partendo da Nord Libero siamo arrivati molto lontano. Vediamo.
Prima di Nord libero, dicevamo, esisteva il Movimento per il TLT, che ebbe, tra gli anni ‘70 ed ‘80, un calo di interesse, dovuto probabilmente al cambio degli equilibri internazionali ma anche alla nascita della Lista per Trieste, che aveva accorpato in sé varie anime triestine, compresa una parte di quella indipendentista. Risale a quei tempi un tristo slogan (“né s’ciavi né terroni, Trieste ai triestini”) che oggidì potrebbe anche essere denunciato ai sensi della legge Mancino (quella che Forza Nuova vorrebbe abrogare perché ritiene che limiti la libertà di insulto, scusate, di espressione, dicono loro), probabilmente attribuibile ad uno dei leader del periodo, Salvatore Fernetti, che ha peraltro una storia molto singolare.
Il ferroviere Fernetti, profugo istriano, avrebbe fatto parte del gruppo promotore triestino di una “Costituente di destra” proposta nel dicembre 1975 con testi di Giorgio Almirante ed Alfredo Covelli, assieme a Renzo de’ Vidovich (l’ex esponente della goliardia triestina che si fa un vanto di avere organizzato i moti per Trieste italiana nei primi anni ’50, moti che causarono 5 morti e diversi feriti, dirigente CISNAL e parlamentare del MSI prima di operare la scissione di Democrazia nazionale, oggi esponente delle associazioni degli esuli dalmati); Ciro Manganaro (nativo di Vico Equense, sedicente esponente del CLN giuliano, nazionalista, autore di un testo pubblicato nel 1975 “Trieste tra cronaca e storia” la cui attendibilità storica è dimostrata dal fatto che annovera le formazioni ustascia, fasciste, tra le formazioni partigiane; la sua attività triestina è sempre stata di stampo nazionalista e neoirredentista per i territori ceduti di Istria e Dalmazia, e nel 1972 fu il responsabile triestino del Movimento Nazionale di Opinione Pubblica di Adamo degli Occhi e del principe Alliata di Montereale); il notaio Giovanni Tomasi ed il generale Paolo Sabbatini (medaglia d’oro nelle guerre d’Africa e prigioniero dei britannici alla fine della guerra). A livello nazionale i promotori di questa Costituente sarebbero stati nientepopodimeno che Libero Sauro (figlio di Nazario Sauro, comandò sotto il nazismo il 2° reggimento della Milizia Difesa Territoriale Istria, corpo che si macchiò di svariati crimini di guerra, e poi fu dirigente dei servizi di informazione della RSI); il monarchico Aldo Avanzino; Sereno Detoni (intellettuale di origine dalmata che negli ultimi anni della sua vita ha fatto attività politica e culturale a Trieste nell’ambito del centrosinistra); quale presidente era stato proposto un altro triestino, l’ex magistrato Ugo Grubissi, già Sostituto procuratore del Re anche sotto l’occupazione nazista, e con simpatie viranti, è stato detto, verso l’estrema destra.
Secondo Wikipedia (che se abbiamo capito bene cita Marco Tarchi “Continuità ed evoluzione della destra italiana negli anni di piombo”, in “Sistema politico e istituzioni”, Rubettino, 2003), questa “Costituente di destra per la libertà” avrebbe visto adesioni di “personalità antifasciste” in “funzione anticomunista”; ma ricordiamo che alla fine, a metà anni ’70, la componente missina Costituente di destra–democrazia nazionale, fu quella guidata da de’ Vidovich che mise in crisi il partito intero proprio nel momento in cui settori della destra eversiva venivano scaricati anche dai servizi che fino allora li avevano coperti.
Ricordiamo qui anche che fu lo stesso de’ Vidovich a sollevare il fatto che era stato Almirante a finanziare Carlo Cicuttini, il “telefonista” della strage di Peteano, affinché si operasse alle corde vocali impedendo in tal modo la perizia fonica che lo avrebbe incastrato per quel reato.
Dopo questo tuffo nel passato, torniamo agli inizi degli anni ’90, perché all’epoca a Trieste un altro “collega” di goliardia di destra di Renzo de’ Vidovich, il commercialista nonché giornalista Franco Paticchio, anch’egli esule, se pure dai territori dell’Africa coloniale, e tra i fondatori della CISNAL, divenne “a sorpresa” (scrisse il giornalista Claudio Erné sul “Piccolo” del 11/6/04, nel “coccodrillo” in morte di Paticchio) “amico personale di Marco Pannella”, candidandosi con il Partito radicale per la Camera dei deputati (nel 1994). Nello stesso periodo a Trieste il responsabile triestino dei radicali “antiproibizionisti” e poi dei Club Pannella, era Paolo Radivo, che poi divenne giornalista proprio nelle testate dirette da Paticchio, “Il Pomeridiano”, “Il Meridiano di Trieste Oggi” e l’emittente televisiva “Antenna 3”.
Paolo Radivo, che per un periodo fu anche tra gli attivisti del Comitato per la salvaguardia di Città vecchia a Trieste, nella sua attività giornalistica si è dimostrato sempre più anticomunista che antifascista (ha più volte sposato la tesi neofascista che il 25 aprile non è una ricorrenza da festeggiare), ed ha spesso fatto proprio quel linguaggio antisloveno tipico dei nazionalfascisti locali, arrivando al punto di scrivere un articolo “scandalistico” sul fatto che il comune di San Dorligo-Dolina, dove la maggioranza della popolazione è di etnia slovena, aveva stampato un volantino che pubblicizzava la festa tradizionale locale detta “Majenca”, lamentando il fatto che tale denominazione non veniva tradotta in italiano. Per rendere l’idea, sarebbe come se si facesse una campagna stampa per chiedere che in occasione dell’Oktoberfest di Monaco si scrivesse “Festa d’ottobre”, dato che il termine tedesco non è compreso da tutti gli italiani.
Negli anni successivi Radivo curò per conto di “Trieste Oggi” la cronaca (più propagandistica che di informazione, va detto) del cosiddetto “processo delle foibe” di Roma (conclusosi con un nulla di fatto) ed è inoltre l’autore di un articolo pubblicato su “Trieste Oggi” (28/5/02) dal titolo “Risiera campo di transito. Il processo degli anni 70 ai presunti carnefici fu una rappresentazione teatrale”, relativo ad un convegno svoltosi a Trieste e nel corso del quale presunti “ricercatori storici” (come l’ex “bombarolo” triestino Ugo Fabbri, già sindacalista CISNAL, ma anche ex ordinovista ed autodefinitosi “militante della destra orgogliosamente eversiva”) hanno ribadito la vecchia (e falsa) teoria che vuole la Risiera di San Sabba una “bufala” creata dagli antifascisti.
L’articolo è ripreso nel sito cosiddetto “negazionista” dell’Aaargh, cioè l’Associazione francese degli Anziani Amatori di Racconti di Guerre e di Olocausti http://www.vho.org/aaargh/fran/actu/actu02/doc2002/convegno.html.
In anni più recenti Radivo ha scritto anche su “Rinascita quotidiano di sinistra nazionale” (comunitaristi) sul cosiddetto “eccidio di Spalato” del 1920 (2 morti in scontri di piazza) fatto che servì ai nazionalisti italiani a giustificare l’incendio del Narodni dom di Trieste http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=3135 ed anche sui “Figliastri del dominio asburgico” http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=2187.
Nel 1997 Radivo si presentò come portavoce del Movimento indipendentista Nord Libero, movimento che l’anno prima aveva visto candidato alle elezioni provinciali triestine ed alla poltrona di sindaco del comune di Muggia, Giampaolo Stimamiglio, l’ordinovista veronese che era stato in stretti legami con Ventura al punto da riferire ai magistrati che indagavano su piazza Fontana, che i fratelli Ventura gli avevano confidato, prima del 12 dicembre, che sarebbe accaduto “qualcosa di grosso”.
Per coincidenza, nello stesso periodo elettorale (estate 1996) il periodico diretto da Paticchio si era lanciato in una campagna stampa diffamatoria contro la moglie del sindaco di Trieste (centrosinistra) accusata di essere la protagonista di “festini a luci rosse”, fatto che causò la condanna in via definitiva del giornalista Massimiliano Melilli, collaboratore anche de “l’Unità” e di “Narcomafie”.
Facciamo ora un piccolo passo indietro e torniamo al febbraio del 1995, ad una conferenza stampa organizzata da Nord Libero per “denunciare” un presunto traffico di organi che avrebbe avuto luogo in Bosnia, basato su uccisioni di bambini per prelevare loro midollo osseo da trapiantare. L’allora responsabile di Nord Libero, Giorgio Marchesich, aveva dato voce ad un giornalista del “Corriere della Sera”, Eros Bicic e ad un sedicente “mercenario”, Roberto Delle Fave, allora ventisettenne cittadino italiano residente a Fiume soprannominato “Diavolo rosso” (del quale abbiamo altre volte parlato su queste pagine). Secondo i tre il pediatra triestino Marino Andolina ed il suo collaboratore Carlo Bozzola (che al momento della conferenza stampa si trovava in Bosnia sequestrato da estremisti islamici), non andavano in Bosnia per fare opera umanitaria (l’associazione di cui facevano parte i due si attivava per le cure ai bambini vittime della guerra), ma per scopi delittuosi, accusando addirittura Andolina di essere il “mandante degli omicidi che si svolgevano alla sua presenza per il prelievo di organi”. Logicamente Andolina presentò querela per queste dichiarazioni, e dopo sei anni vinse la causa. Difatti le gravissime affermazioni fatte contro di lui non erano supportate da alcuna prova (lo stesso Delle Fave dichiarò successivamente, quando fu interrogato dal sostituto procuratore, di essere invalido all’80% per motivi psichici e di essersi inventato tutto; disse addirittura: “mi meraviglio che mi abbiano creduto”), però rimane il fatto che la figura del pediatra fu lesa non poco da queste menzogne apparse sulla stampa, senza contare le complicazioni di carattere internazionale che causarono ad Andolina un tentativo di rapimento durante una delle sue missioni nella ex Jugoslavia, e le complicazioni che si crearono nella delicata trattativa (alla quale prese parte anche il giornalista triestino Fausto Biloslavo, già attivista del Fronte della Gioventù e poi tra i fondatori della Albatross di Grilz e Micalessin) per la liberazione di Bozzola..
Possiamo anche credere che Delle Fave, che oggi vive allevando serpenti, si fosse inventato tutto perché era “invalido psichico”, ma non comprendiamo come il giornalista Eros Bicic, inviato nella ex Jugoslavia da una testata del calibro del “Corriere della Sera”, avesse convalidato tutte quelle menzogne.
Per coincidenza diciamo che Eros Bicic, di origini fiumane, era membro del Consiglio federale del Partito radicale transnazionale nel 1989, intervenendo ad una sorta di summit tra radicali italiani (triestini) e jugoslavi (sloveni: allora la Slovenia era ancora parte integrante della Jugoslavia). Aggiungiamo che nei siti del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. www.radicalparty.org/nl/node/5081322 si trova un “ritratto di Eros Bicic (BN)” senza però altre indicazioni.
Nel luglio 1997 il Movimento indipendentista Nord Libero organizzò una festa politica, con dibattiti e tavole rotonde. Una di esse fu “Liberali, liberisti, indipendentisti: un’intesa possibile?”, relatore “Massimiliano Finazzer Flory, presidente del comitato anarco-capitalista per la liberazione dallo statalismo”; Fabio Padoan, presidente nazionale della LIFE (il sindacato dei piccoli imprenditori, nel quale due terzi degli iscritti erano del Veneto), e Paolo Radivo, indicato come rappresentante del Club Pannella Riformatori nonostante all’epoca fosse anche “portavoce” di Nord Libero.
Nel corso della stessa festa ebbe luogo un’altra tavola rotonda con la partecipazione delle associazioni degli esuli istriani che si erano trovati concordi nella richiesta di ricreare il Territorio Libero da San Giovanni di Duino a Cittanova in Istria, e non solo, come leggiamo in un volantino diffuso in quell’occasione: “quanto poi al resto dell’Istria, a Fiume e alla Dalmazia, se diventassero delle Repubbliche indipendenti, gli esuli potrebbero tranquillamente farvi ritorno assumendone anche la rispettiva cittadinanza, finalmente liberi dal giogo colonialista zagabrese”. Dal distacco di questi territori da Slovenia e Croazia all’annessione di tutto il TLT, provincia di Trieste compresa, all’Italia, il passaggio sarebbe stato automatico, almeno a sentire le teorie dei relatori della tavola rotonda (lo stesso Radivo ed il professor Italo Gabrielli, esponente degli esuli istriani e già esponente missino e poi della Lista per Trieste): il lato grottesco della vicenda è che nessuno dei relatori sembrò essersi posto il problema che forse Slovenia e Croazia non avrebbero visto positivamente una soluzione simile.
Che i Radicali abbiano avuto sempre un occhio di riguardo per la questione “foibe” ed “esuli” è un dato di fatto che però non è molto noto, quindi è il caso di approfondirlo in questa sede.
Iniziamo da una lettera di Marco Pannella (12/2/07) nella quale lo storico leader rivendica il fatto che nel giugno 1978 lui, che allora era non solo deputato al Parlamento ma anche consigliere comunale a Trieste, andò con “i suoi compagni triestini” alla cosiddetta “foiba” di Basovizza e “commemorò gli infoibati e gli assassini italiani” (sic). Lo stesso Pannella tenne a battesimo, il 19/5/10 un testo di Maria Antonietta Marocchi (già delegata per il Lazio del Movimento Nazionale Istria Fiume e Dalmazia): “Foibe (s)conosciute” pubblicato nella collana de “I libri de Il Borghese”; la presentazione, fatta assieme all’editore Luciano Lucarini e l’allora presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Lucio Toth (già senatore democristiano) è interamente scaricabile da Radio Radicale.
Un’altra esponente del Movimento Nazionale Istria Fiume e Dalmazia, presidente della sezione di Milano, ed oggi delegata provinciale dell’Associazione Amici e Discendenti degli Esuli di Verona, la professoressa veronese (nata a Trieste nel 1924, quindi sicuramente non “esule” né “discendente di esuli”, ma eventualmente solo “amica”) Maria Renata Sequenzia, nel 1992 fu candidata al Parlamento nella Lista Pannella, e nel 1995 fece un intervento, come rappresentante del Club Pannella, all’assemblea dei Club Pannella svoltasi a Viareggio il 1° settembre (sul sito di Radio Radicale si trovano diversi interventi della prof. Sequenzia come rappresentante radicale). Oggi la professoressa scrive su Rinascita nazionale, la stessa rivista per cui scrive Radivo.
Il quale, stando a quanto risulta dal sito di Radio radicale, tenne due interventi come “esponente del Territorio libero di Trieste al Parlamento della Padania”, il 19/4/98 e il 28/6/98.
Torniamo quindi a Nord Libero, della cui sezione giovanile fu responsabile fino a marzo 1998 Andrea Sessa, che l’anno dopo si presentò agli inquirenti in relazione ad un’esplosione avvenuta il 25/4/99 in una cava dismessa presso Trieste, esplosione per la quale si parlò addirittura di una prova generale compiuta da trafficanti di armi balcanici coinvolti con una banda di rapinatori che avevano ucciso, nel corso di un assalto ad un portavalori, il poliziotto triestino Vincenzo Raiola.
Sessa affermò di essere stato contattato, poco prima dell’esplosione, da un sedicente “indipendentista” triestino che gli aveva ventilato la possibilità di compiere attentati per rivendicare l’indipendenza del Territorio libero, parlando di 200 persone armate con esplosivi croati e disposte ad agire (“Il Piccolo”, 28/4/99). Sul momento lo aveva preso per un mitomane, ma dopo l’esplosione aveva ritenuto doveroso informarne gli inquirenti.
Dopo un anno il caso si sgonfiò completamente e gli esecutori dell’esplosione furono identificati in due giovani che si sarebbero limitati a commettere una “bravata”, arrivando al punto da filmare l’esplosione per mostrare alle proprie ragazze la loro “capacità tecnica”, come scrisse “Trieste Oggi” il 10/3/00. (Come i due fossero entrati in possesso dell’esplosivo non fu però chiarito a sufficienza). Uno dei due “dinamitardi”, Roberto Soban, tornò successivamente agli onori (si fa per dire) della cronaca nel gennaio del 2004, quando si autoaccusò di avere avvelenato l’acquedotto triestino con il mercurio, per poi dire che aveva solo “scherzato” (“Il Piccolo” 23/1/04).
Naturalmente non sta a noi sindacare sul senso dell’umorismo altrui…
Negli anni successivi Nord Libero cambiò nome e divenne Fronte Giuliano, e Radivo non comparve più come loro “portavoce”, però su “Trieste Oggi” fu sempre lui a fare loro da cronista; quanto alla linea politica del Fronte Giuliano, la si potrebbe definire ancora più “intraprendente” di quella di Nord Libero, dato che dichiararono di essere intenzionati a prendere contatti con lo stato serbo in funzione anticroata per ottenere la restituzione dell’Istria e della Dalmazia (“Il Fronte giuliano invita ad usare il TLT come arma di ricatto contro Italia, Slovenia e Croazia”, articolo di Radivo su “Trieste oggi” 27/3/99).
Nello stesso periodo il Fronte Giuliano tenne una conferenza stampa assieme ad un esponente di quei “Serenissimi” che il 9 maggio 1997 presero d’assalto con un finto blindato (ma con armi vere) il campanile di San Marco a Venezia per proclamare l’indipendenza del Veneto. È interessante annotare che tra coloro che diedero la solidarietà agli otto “Serenissimi” assaltatori troviamo il fondatore della LIFE Fabio Padovan e la presidentessa nonché sua compagna Annamaria Giro; il padovano Paolo Caratossidis, che poi diventerà segretario regionale di Forza Nuova; l’ex ordinovista poi esponente della Liga Veneta Franco Rocchetta (uno dei 52 partecipanti al “viaggio di studio” nella Grecia dei colonnelli nel 1968 per imparare le tecniche di infiltrazione assieme a Stefano Delle Chiaie, il fondatore di Avanguardia Nazionale, all’agente del SID Stefano Serpieri ed a Mario Merlino, l’infiltrato fascista nel Circolo 22 marzo, che oggi si presenta come “filosofo” ed aveva costituito una “consulta” di studio sulle “foibe” assieme a Paolo Signorelli, già ideologo di Terza posizione); ed il parlamentare di Forza Italia Taradash, che un tempo era diventato famoso per la sua militanza antiproibizionista all’interno del Partito Radicale di Pannella. Per coincidenza, ricordiamo che il referente “antiproibizionista” a Trieste nel 1990 era quel Paolo Radivo che poi redasse l’articolo sull’alleanza “serenissima” tra i triestini Laura Tamburini e Giorgio Marchesich ed il veneto Moreno Menini, intitolandolo “Fronte giuliano e Commando di San Marco lotteranno assieme per l’indipendenza” (“Trieste Oggi” 13/4/99).
Dopo il successo di Joerg Haider nelle elezioni austriache il Fronte Giuliano lanciò la proposta di candidarlo a sindaco di Trieste (se Haider ne sia stato notiziato ufficialmente non è dato sapere), nella proposizione di un“terzo polo” che vedesse assieme, oltre agli indipendentisti, anche le organizzazioni degli esuli (per esse un rappresentante dell’Unione degli Istriani Denis Zigante) e lanciando una sponda anche alla Fiamma tricolore.
Nel 2000 infine il Fronte Giuliano diede vita ad un “governo provvisorio” del Territorio libero, ma dopo questo exploit sembrano essere scomparsi come movimento politico, così come i loro rappresentanti sembrano essersi ritirati a vita privata, se si esclude un tentativo (fortunatamente fallito) di Marchesich di organizzare anche a Trieste i “volontari verdi”, cioè le “ronde” ispirate da Mario Borghezio, altro ex ordinovista poi entrato nella Lega Nord, ma rimasto fascista, almeno stando ai consigli da lui dati ai giovani che gli domandavano come fosse meglio agire politicamente (“penetrate dove potete ma non dite che siete fascisti”); ed è con un link collegato ai “volontari verdi” che si apre nel momento in cui scriviamo, il sito del Fronte Giuliano.
Nel 2004, alla morte di Franco Paticchio, “Trieste Oggi” chiuse le pubblicazioni ed in seguito Paolo Radivo iniziò a scrivere su “L’Arena di Pola”, organo del “Libero Comune di Pola in esilio”, di cui è anche “consigliere” (“sindaco” è il generale Silvio Mazzaroli, che in un intervento del 18/3/03 aveva sostenuto di essere certo della ferocia jugoslava nei confronti degli italiani durante la Seconda guerra mondiale, in quanto lui,, avendo partecipato alle missioni nella ex Jugoslavia conosceva bene “l’indole delle popolazioni balcaniche”).
Su “Trieste Oggi” aveva inoltre una pagina fissa l’Associazione culturale Novecento, i cui responsabili erano nel 2003 Angelo Lippi e Marina Marzi (già candidati con Stefano Delle Chiaie nella sua “Lega delle Leghe” del 1992 assieme all’ex dirigente di Avanguardia Nazionale Claudio Scarpa). Nel 1990 Marina Marzi si trovava, assieme al suo primo marito Giampaolo Scarpa (fratello di Claudio e come lui membro di Avanguardia nazionale e pluridenunciato sia per atti di violenza politica che per tentata ricostituzione del partito fascista), nell’auto guidata da Stefano Delle Chiaie, quando essa fu coinvolta in un incidente nel quale perse la vita la convivente di Delle Chiaie, Leda Pagliuca Minetti.
Nell’ottobre del 2003, in occasione della campagna elettorale per le suppletive per la Camera dei deputati del secondo collegio di Trieste, la Novecento organizzò un convegno dedicato ai “crimini” dei “regimi comunisti”, con relatori, oltre ad Angelo Lippi e due degli allora candidati (Christina Sponza del Partito radicale e Renzo Codarin della Casa delle libertà, ma anche esponente delle associazioni degli esuli istriani), anche l’allora indagato giornalista veronese Franco Nerozzi (il suo nome era tra quelli coinvolti nelle indagini condotte dalle Procure di Verona e di Torre Annunziata su un sospetto traffico di “mercenari”, finiti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo: successivamente Nerozzi patteggiò una pena a un anno e dieci mesi di reclusione).
Nerozzi, che esordì presentandosi come “bieco e delirante anticomunista”, parlò dell’attività di solidarietà svolta dalla sua associazione “Popoli” nei confronti del popolo dei Karen di Birmania (dove l’inchiesta nella quale era indagato aveva ventilato il sospetto che l’attività “umanitaria” e “solidaristica” di Nerozzi fosse servita come copertura per attività illecite, in quanto i membri dell’associazione, tra cui lo stesso Nerozzi, si facevano vanto di passare clandestinamente i confini per raggiungere i Karen). La candidata Sponza, invece, descrisse l’attività solidaristica del partito radicale ai Montagnards del Vietnam, in lotta contro il governo di Hanoi.
Il risultato finale della collaborazione tra Associazione Novecento e Nerozzi per questo convegno (presentato come un’iniziativa politico-culturale su problemi internazionali) è stato di fatto l’avere fornito una sorta di trampolino di lancio alla candidata radicale Sponza, accreditata in tal modo presso un certo ambiente d’estrema destra “antimondialista” e comunitarista, quell’ambiente che fa riferimento, tra gli altri, alla rivista “Rinascita nazionale”.
In tutto questo minestrone nazi-radicale non possono non tornarci in mente altre circostanze, come il favoreggiamento che il Partito radicale tenne, di fatto, tramite l’associazione “Nessuno tocchi Caino”, nei confronti di terroristi neri quali Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, facendoli uscire di prigione per fare un’attività esterna, e persino permettendo ad una terrorista con il curriculum di Mambro di candidarsi per la dirigenza del Partito radicale. A proporre ai due ex NAR di lavorare per “Nessuno tocchi Caino” sarebbe stato, sembra, l’ex Prima Linea Sergio D’Elia, iscritto al Partito radicale dal 1986 e poi organizzatore dell’associazione, che in una vecchia intervista su “La Repubblica” (6/6/90) aveva spiegato: “L’iscrizione al partito radicale di Concutelli, Maged El Molky e di molti altri imputati o condannati per fatti di violenza politica, è un segnale di speranza per la vita del partito radicale (…). La campagna iscrizioni è stata lanciata dai detenuti del penale di Rebibbia dove Marco Pannella ha avuto un incontro e dove si sono iscritti in più di cinquanta. In tutto, i detenuti con tessera radicale sono poco più di cento. Di essi una ventina di ex terroristi, tra cui il brigatista rosso Alberto Franceschini, Sergio Segio e Nicola Solimano, dirigenti di Prima Linea, Rocco Martino di Azione rivoluzionaria e Livio Lai dei Nar”. E dopo avere annotato che Lai è triestino, aggiungiamo che la sentenza d’appello che assolse Mambro e Fioravanti per la strage di Bologna, condannandoli per reati minori, è del luglio del 1990.
Quanto a D’Elia, aggiungiamo che è stato anche parlamentare, sempre in quota radicale, nella breve legislatura eletta nel 2006.
Furono iscritti radicali anche altri terroristi neri: Pierluigi Concutelli, condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Occorsio, mentre si trovava in carcere, assieme all’altro killer di estrema destra, Mario Tuti che aveva sparato, uccidendoli, due poliziotti che erano venuti a perquisirgli la casa, strangolò due ex camerati, “colpevoli” di voler vuotare il sacco con la giustizia, Ermanno Buzzi nel 1981, e Carmine Palladino nel 1982; è oggi in semilibertà ed è sponsorizzato nelle sue conferenze da CasaPound. Poi abbiamo Marco Affatigato, il “lucchese, collaboratore della polizia”, che, come scrisse Tassinari nella sua “Fascisteria”, “dopo una breve cotta pannelliana si iscrive ad Alleanza Nazionale”. Questa “breve cotta” l’avrebbe portato addirittura, nel 1996, a fare da addetto stampa del Club Pannella di Lucca, il tutto dopo un passato da ordinovista e numerose denunce ed arresti per coinvolgimenti in rapine, traffici di esplosivi, attentati di vario tipo. Dove però tra militanza di destra e “cotta” radicale, Affatigato ha anche sostenuto di essere stato, come il suo camerata di lotta Marcello Soffiati, un “agente” atlantico, infiltrato come anticomunista allo scopo di “compiere azioni particolari per fini di sicurezza nazionale” (così in un’intervista di Gian Paolo Pelizzaro su “Area”, ottobre 1999).
Come le precedenti, affonda le radici in un passato oscuro e criminale anche la storia dello scomparso Emilio Vesce, che negli ultimi anni di vita fu esponente radicale, dopo essere stato militante di Potere Operaio. Nel 1968 Vesce (citiamo ancora Tassinari) “aveva subaffittato una stanzetta nei locali della libreria di Freda a Padova” (ne “Il Partito del golpe” di Gianni Flamini, edito da Bovolenta nel 1983, leggiamo che nella libreria “Ezzelino” di Freda, nel corso della perquisizione effettuata il 16/5/73, tra le “schede clienti” fu trovata anche una scheda intestata al nostro concittadino Renzo de’ Vidovich). Inoltre nel 1993 Vesce aveva partecipato ad un convegno organizzato dal Comitato di Solidarietà per Detenuti Politici, il cui primo impegno fu per chiedere l’assoluzione di Freda nel processo per Piazza Fontana, successivamente per la scarcerazione di Paolo Signorelli (l’ideologo di Terza posizione) e poi ancora contro l’arresto del vertice del Fronte Nazionale per violazione della Legge Mancino (quella che punisce i comportamenti razzisti e viene pertanto giudicata “liberticida” da Forza Nuova ed altre organizzazioni di destra: infatti uno dei punti programmatici di Forza Nuova è proprio la richiesta dell’abolizione della legge Mancino).
Abbiamo citato Ugo Tassinari, il ricercatore che dopo avere tanto studiato i fascisti ne è rimasto affascinato: per capire in che modo è sufficiente visitare il suo blog http://www.fascinazione.info/ nel quale ha narrato anche la propria evoluzione politica. Dopo avere militato “nell’antagonismo sociale negli anni Settanta”, scrive “ho proseguito il mio impegno sul fronte della solidarietà per i prigionieri degli anni di piombo” e le sue posizioni “si sono evolute nella direzione di un radicale libertarismo”.
Dopo avere spigolato tra tutte queste notizie, ne esce il ritratto di un partito radicale che bene fa a dichiararsi trasversale e transnazionale, dato che in tutti questi anni ha trasversalmente unito personaggi dell’estrema destra (armata) ad altri dell’estrema sinistra (sempre armata), passando per indipendentisti ed irredentisti, nostalgici fascisti e sedicenti agenti segreti, sospetti trafficanti e millantatori dichiarati, oltre a persone che definire ambigue sarebbe un eufemismo.
Un partito che riesce a sedere sempre in Parlamento anche se non si presenta alle elezioni; che è riuscito a ridicolizzare il metodo di lotta estremo dello sciopero della fame grazie alle reiterate performances di Pannella; che ha tolto credibilità all’istituto del referendum per averne inflazionato l’uso, proponendo inoltre spesso referendum che in nome del “liberalismo” più sfrenato diventavano “liberticidi” dei diritti dei lavoratori; un partito che si fa chiamare di volta in volta lista “qualcuno”, da Pannella a Bonino, e continua a tenere nel proprio simbolo il simbolo della pace dopo avere plaudito alle più svariate azioni di guerra non dichiarata dell’Italia; un partito che nonostante tutto questo ancora troppe persone considerano non violento, pacifista e progressista.

marzo 2012

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