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Recensione Internazionale Nera di Andrea Sceresini

RECENSIONE di: Andrea Sceresini, Internazionale Nera, Chiarelettere 2017.
I nostri più fedeli lettori ricorderanno che nel numero precedente abbiamo accennato ad una polemica sorta con il giornalista Andrea Sceresini a proposito della sua collaborazione con un’organizzazione di reporter di guerra che aveva curato una mostra dedicata al neofascista Almerigo Grilz. Sceresini aveva, proprio nello stesso periodo, dato alle stampe per Chiarelettere uno studio sull’Aginter Press (preliminarmente va specificato che nel libro si parla sempre di “Aginter Presse” anziché Press, non sappiamo per quale motivo), intitolato “Internazionale Nera” e presentato come un testo di informazioni fondamentali ed inedite sull’argomento.
Volendo essere sintetici e caustici, potremmo limitarci a dire che non sarebbe servito che Sceresini impegnasse 170 pagine per scrivere nulla di più di quanto già descritto dal compianto Giuseppe De Lutiis in 7 pagine nel suo studio pubblicato nel 2010 (“I servizi segreti in Italia”, edito da Sperling & Kupfer).
Vero è che per riempire tante pagine l’autore ha dovuto ripetersi più volte (le varie biografie dei protagonisti, dal fondatore dell’organizzazione, il misterioso agente bretone Yves Guerin Serac, al “supertestimone” Jean-Marie Laurent, sono replicate in più punti del libro), e che le descrizioni delle trasferte di Sceresini a Lisbona (molto affascinante la città vecchia, concordiamo) e poi alle Canarie (chi non ci andrebbe?) e nella magica Bretagna, danno quella nota di colore che di solito nei libri che parlano di strategia della tensione non compaiono; ma pensiamo che il giornalista avrebbe potuto risparmiarsi il trauma della visita in carcere al terrorista Vincenzo Vinciguerra, dato che le citazioni del medesimo che sono state riportate sono tratte per lo più da incartamenti processuali reperibili anche senza incontrare il diretto interessato.
(Annotiamo tra parentesi che anche Sceresini appartiene a quella categoria di analisti “di sinistra” che però tendono a descrivere con una certa “simpatia” lo stragista fascista Vinciguerra, che si è definito “soldato politico”, e pur riconoscendo di essere stato usato da entità a lui superiori per i loro sordidi scopi, non ha peraltro rinnegato nulla delle violenze da lui compiute).
In sostanza pensiamo che, a parte l’ebbrezza di visitare luoghi così interessanti, probabilmente se Sceresini avesse preso in mano i fascicoli processuali ed i testi già pubblicati sull’argomento, sarebbe riuscito a scrivere il libro ugualmente, comodamente seduto al computer di casa, considerando inoltre che quello che lui presenta come scoop, ossia un’intervista esclusiva con Laurent, si è svolta via mail.
D’altra parte anche questa intervista non ci sembra rappresentare un grande scoop: è vero che Sceresini si è sbizzarrito in un fuoco di fila di domande da fare invidia non solo ad una Corte d’Assise o ad una Commissione Parlamentare d’inchiesta, ma anche all’inquisitore Eymerich, ma è anche un dato di fatto che le risposte dell’anziano “supertestimone” non hanno portato a nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapesse.
Volendo parlare di fatti “nuovi” (nel senso che non ne eravamo a conoscenza), ciò che non sapevamo è che Roberto Cavallaro fosse “uomo del SID”: non risultando dai documenti da noi finora analizzati, sarebbe interessante che Sceresini documentasse più chiaramente, perché se fosse vero sarebbe uno spunto d’indagine non da poco… così come non ci consta che il MAR di Fumagalli fosse coinvolto nel tentativo di golpe Borghese (mentre in quelli di Sogno sì), ma naturalmente questi sono particolari di poca importanza in un testo così ampio che si allarga all’operazione Blue Moon ed al ruolo di Richard Stark, passando per l’archivio “segreto” di Avanguardia Operaia, che non c’entrano molto col tema da cui Sceresini è partito, ma ovviamente sono essenziali per riempire le pagine.

settembre 2017

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