Articolo

      Mučeniška Pot


Romanzo di Una Strage: le Due Bombe.

ROMANZO DI UNA STRAGE.

Ha suscitato polemiche a non finire il film di Marco Tullio Giordana che espone, in parte, la ricostruzione della strage di piazza Fontana come descritta dal giornalista Paolo Cucchiarelli nel suo “Il segreto di Piazza Fontana”, edito da Ponte alle Grazie nel 2009 e poi uscito recentemente in nuova edizione.
Prima di entrare nel merito di questa ricostruzione e delle polemiche ad essa relative vorrei fare una premessa: una gran parte delle persone che hanno manifestato il proprio dissenso a quanto esposto da Cucchiarelli e poi nel film, premettono “non ho visto il film ma…” “non ho letto il libro ma…” e poi dissertano in materia.
Questo tipo di presa di posizione aprioristica è purtroppo molto diffuso nel dibattito sia storico sia politico nel nostro Paese (se posso parlare per fatto personale, segnalo che molte delle persone che in rete, in speciale modo nei dibattiti di Wikipedia, hanno sparato a zero contro le ricerche storiche della sottoscritta, affermano serenamente di non avere letto i miei studi, ma si sentono autorizzati a parlarne male seguendo quanto sostenuto da altri, quindi senza cognizione di causa): e ritengo che l’uso invalso di dissertare su un argomento senza conoscere le fonti ed i documenti ma solo avvalendosi di prese di posizione altrui non porti alcunché di positivo ma solo ulteriore confusione nella ricostruzione della storia italiana.
Detto questo aggiungo che io ho letto il libro di Cucchiarelli ed ho visto il film di Giordana, ma ho anche avuto anche la possibilità di visionare atti giudiziari e di parlare con funzionari che si sono occupati di queste indagini, pertanto penso di essere in grado di parlare con cognizione di causa.
Inizio dalla teoria cosiddetta delle “due bombe” portate a piazza Fontana: una messa dagli anarchici, che avrebbero ritenuto in buona fede che sarebbe esplosa solo dopo la chiusura degli sportelli e non avrebbe fatto vittime, ed una ad alto potenziale, messa da neofascisti, che invece esplose durante l’orario di apertura provocando l’esplosione anche dell’altra bomba e con l’effetto devastante che sappiamo.
(Inseriamo in parentesi, pur con beneficio d’inventario, un “controllo incrociato” di questa versione dei fatti, cioè che sarebbe stato proprio Valpreda a mettere una bomba che lui riteneva “innocua”, richiamandoci a dichiarazioni di neofascisti divenuti collaboratori di giustizia, presenti negli atti dell’inchiesta su piazza Fontana condotta dal PM Salvini, e ad a quanto Aldo Cazzullo riporta come detto da Edgardo Sogno nel suo “Testamento di un anticomunista”, Mondadori 2000: “Non credo alla tesi della strage di stato. Sto a quel che mi disse Ascari, che era anche l’avvocato della famiglia Calabresi: la bomba era degli anarchici che però pensavano sarebbe esplosa nella banca deserta”).
Chi non ha letto il libro o visto il film afferma a priori: è una teoria macchinosa. Vero, ma nel film la “macchinosità” è spiegata piuttosto bene (e va detto che la ricostruzione del film, così come quella di Cucchiarelli, sono coerenti con quanto risulta dalle indagini): innanzitutto la presenza sul luogo dell’esplosione dei residui sia di una miccia che di un timer (che si escluderebbero a vicenda nel caso si trattasse di una bomba sola e pertanto possono fare pensare a due ordigni), e poi il fatto che la quantità di gelignite che poteva stare nel contenitore rinvenuto nella banca non avrebbe potuto avere un effetto esplosivo tanto potente come quello effettivamente verificatosi. Inoltre i presenti sul luogo dell’esplosione parlarono di un “odore di mandorle amare”, che è tipico non della gelignite ma del tritolo.
Tutto ciò tecnicamente può dimostrare la presenza di due bombe: spiegate alla fine del film nel dialogo (immaginario, ovviamente) svoltosi tra il commissario Calabresi e il dirigente dei servizi D’Amato come un’operazione di infiltrazione a destra e a sinistra da parte dei servizi, che volevano creare uno stato di tensione tale da giustificare una svolta autoritaria dello Stato, ma in questa operazione si sarebbero poi inseriti altri servizi, legati alla Nato, cui non bastava una “piccola” bomba senza vittime, ma necessitava di una strage vera e propria per portare ad uno “stato forte” come la Grecia dei colonnelli.
Su questa interpretazione si può discutere, essendo appunto un’interpretazione dei fatti, così come si può discutere sulla descrizione fatta nel film della figura di Calabresi, che (almeno questa è l’impressione che io ho tratto) sarebbe stato ucciso dopo che aveva messo in luce (e forse proprio per questo motivo) la questione delle “due bombe”, abbandonato, se non addirittura peggio, dalle istituzioni e che alla fine sembra l’unica figura positiva di tutta la storia.
È vero d’altra parte che il battage mediatico dopo la morte di Pinelli si rivolse praticamente solo contro Calabresi (che pure sembra l’unico a non essere stato presente al momento della “caduta”) e non contro gli altri presenti all’interrogatorio, al questore Guida e al capo della squadra politica Allegra, i dirigenti che nel film sembrano scaricare in qualche modo tutte le responsabilità addosso a Calabresi, in quanto titolare dell’indagine. E va anche considerato (fatto evidenziato nel film) che Calabresi dopo piazza Fontana si trovò ad indagare anche su altri eventi piuttosto oscuri, dalla mai spiegata morte di Feltrinelli sotto il traliccio di Segrate (avvenuta due mesi prima dell’omicidio del commissario), a traffici di armi che si sarebbero svolti attraverso il confine orientale: e del resto due giorni prima di essere ucciso Calabresi venne a Trieste, si dice proprio per indagini collegate a questi traffici.
Naturalmente si tratta di questioni troppo complesse per essere risolte in poche righe, e del resto le ombre sono ancora molte ed i dubbi permangono.
Tornando al film ed al libro che l’avrebbe ispirato, penso sia opportuno prendere visione, di ambedue, prima di trinciare giudizi. Il film ha un grosso difetto, a mio parere, e cioè che per il modo in cui si sviluppa è comprensibile solo a chi ha già un background di conoscenza della strategia della tensione ed è difficilmente comprensibile da chi è digiuno sull’argomento, penso principalmente a chi ha da 30 anni in giù e non si è mai interessato di queste cose.
Non concordo invece con la ponderosa (ma anche in varie parti fumosa) risposta di Adriano Sofri, che già per il livore che ne emerge nei confronti di Cucchiarelli parte col piede sbagliato (ed oltretutto rilevo che Sofri da parte sua non ha mai fatto chiarezza su tante cose che riguardavano Lotta Continua e Calabresi), ed inoltre tocca alcuni punti ma non tutti; né concordo con chi sostiene che i fatti sono ormai noti e quindi non ha senso parlare di due bombe e riportare la responsabilità sugli anarchici dopo che tanto si è fatto per dimostrarne l’innocenza.
Ritengo in conclusione che sia necessario tenere conto di questi nuovi dati e di queste nuove fonti, e ricordo che è accaduto fin troppo spesso di assistere a strane liaisons tra “rossi” e “neri”. Come all’epoca di piazza Fontana Giovanni Ventura si spacciava per editore di sinistra e cercava contatti in questo ambiente, come Merlino, che è sempre stato fascista, per un periodo si è finto anarchico con i risultati che sappiamo, vediamo cosa accade anche oggi, basti pensare a come opera CasaPound, che si definisce “né di destra né di sinistra”, vediamo come si schierano in funzione anti-imperialista ed anticapitalista i “comunitaristi” rosso bruni ed al seguito che trovano in certe frange di estrema sinistra.
Con questo non intendo ovviamente dire che tutte le persone che oggi cercano “contatti” trasversali tra gli uni e gli altri siano per forza provocatori o peggio, ma semplicemente che bisogna mantenere viva la memoria storica non solo per la mera conoscenza del passato ma anche per evitare che si ripetano errori che hanno portato ad orrori senza fine.

Claudia Cernigoi
Aprile 2012


Questo articolo è stato letto 2779 volte.

Contatore Visite