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      Mučeniška Pot


Salviamo La Costituzione!

SANA E ROBUSTA COSTITUZIONE.

Ci siamo, alla fine, arrivati. È da tempo che i nostri governanti, guidati dal cavaliere tessera P2 1816 Silvio Berlusconi tentano di convincerci che è necessario cambiare la costituzione, adducendo di volta in volta i motivi più svariati. L’arcano ci è stato infine svelato dall’ineffabile ministro Giulio Tremonti, ideatore del mai abbastanza vituperato concetto di “finanza creativa”, il quale ha affermato che il sistema per uscire dalla crisi è quello deciso dalla Fiat per Pomigliano d’Arco, cioè in pratica il ripristino della servitù della gleba. E per raggiungere questo obiettivo, ha proseguito il Divo Giulio, è necessario modificare una parte della Costituzione, nello specifico l’art. 41, in modo da togliere vincoli alle imprese.
E quali sono questi tremendi vincoli che impediscono alle nostre imprese di risollevarsi dalla crisi? Leggiamo l’articolo incriminato, quello che Tremonti vorrebbe cambiare.
“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrato con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
Di questo articolo, cosa può intralciare la libera iniziativa, dunque? Forse quel piccolo richiamo al non recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana? Certo, concordiamo, l’accordo per Pomigliano non è rispettoso della dignità umana: solo che le nostre conclusioni sono diverse, rispetto a quelle di Tremonti, è la Fiat che si deve adeguare ai dettami costituzionali, non lo Stato cambiare la Costituzione per fare contenta la Fiat.
Neanche il rispetto della dignità umana ci vogliono lasciare in questo Paese?
Corifeo del ministro il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, il quale ha asserito che “la Costituzione non è un totem e può essere modificata”, riferendosi al primo capoverso dell’art. 36 (che recita: “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”), da lui definito un “esempio lampante di come la Costituzione economica sia confliggente con la realtà sociale”.
Concordiamo con Tondo, molto spesso le retribuzioni dei lavoratori non solo non sono proporzionate a qualità e quantità del lavoro prestato, ma non sono neppure sufficienti ad assicurare al lavoratore (tanto meno alla sua famiglia…) un’esistenza libera e dignitosa. Temiamo però che Tondo con
queste parole non intendesse dire quello che appare a noi logico, e cioè che le retribuzioni dovrebbero venire adeguate, come da dettame costituzionale, ma che la conclusione a cui lui è giunto è che, essendo impossibile rispettare la costituzione perché la logica del profitto non lo consente, bisogna cambiarla, a scapito dei lavoratori ma per la gioia dei padroni (arrivati a questo punto ci pare necessario usare nuovamente questa terminologia che molti – a torto – ritengono desueta).
Questa è solo l’ultima, in ordine di tempo, alzata d’ingegno dei nostri governanti, dopo la “manovrina” contro i dipendenti pubblici, dopo lo sconcio dello scudo fiscale (che, detto per inciso, avrebbe potuto non essere approvato se solo i parlamentari dell’opposizione si fossero trovati in aula al momento del voto invece di essere chissà dove), ed in contemporanea con la nuova normativa sulle intercettazioni sulla quale è stato posto il voto di fiducia (un record per questo governo la quantità di volte in cui è ricorso alla fiducia perché, evidentemente, temeva i franchi tiratori all’interno dei suoi parlamentari).
Che questo governo sia sempre meno rispettoso delle regole della democrazia occidentale non è una novità per nessuno, il problema, che noi poniamo ormai da anni e che non sembra essere in via di risoluzione, è duplice.
Da una parte abbiamo il popolino che mugugna mugugna ma alla fine pare approvare le scelte di questo governo (in fin dei conti quando si è andati a votare alle amministrative la destra ha tenuto più che bene), o quantomeno dà l’impressione che se non è consenziente è quantomeno indifferente, come se le cose gli scivolassero addosso tra una partita di calcio, la pay-tv, il nuovo telefonino di ultima generazione e la bevuta con fumatina assieme agli amici.
Abbiamo poi un’opposizione che non fa opposizione, un’altra opposizione che l’opposizione la fa, ma che comunque di seguito non ne ha molto, un “popolo viola” che si oppone in modo qualunquista e per partito preso, senza proporre un’alternativa concreta, sulla base che comunque la politica fa schifo e i politicanti pure, quindi non si comprende quale tipo di governo propongano.
E poi ci sarebbe la sinistra… che dovrebbe svegliarsi, uscire dai propri ghetti e ritornare tra la gente a fare politica parlando delle cose importanti e non disperdendosi su dichiarazioni di principio che lasciano il tempo che trovano; e se riuscisse anche a riunificarsi invece di restare divisa in mille schegge impazzite… ma non siamo più nel ’68 e non sarebbe realistico chiedere l’impossibile.

giugno 2010

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