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Squadracce Fasciste e Mass Media.

A PROPOSITO DI VIOLENZA FASCISTA.
Come ricorderete, quando alcuni mesi or sono a Genova comparvero delle scritte murali contro il neopresidente della CEI Bagnasco (“vergogna” e “morte a Bagnasco”), che aveva nei giorni precedenti paragonato gli omosessuali ai pedofili, subito la notizia fu diffusa su tutti gli organi di stampa, stigmatizzata e condannata, e al prelato fu offerta anche la scorta.
Un’altra storia di scritte di minaccia la leggiamo sul “Corriere della Sera” del 18 luglio 2007, cronaca di Firenze:
Scritte con minacce di morte al sindaco Domenici e all\'assessore Cioni, accanto a simboli nazisti, sono state tracciate in via Venezia, dopo la commemorazione di Bruno Fanciullacci.
Il tenore delle scritte era il seguente:
\"Domenici ti macelleremo come un porco\", \"Cioni t\'ammazzeremo come Fanciullacci\". Scritte di morte con spray nero, pesanti e tristi, accompagnate da simboli nazisti, fascisti e croci celtiche. In via Venezia, angolo via Lamarmora, a poche centinaia di metri dalla questura.
Osiamo sperare che anche a Domenici e Cioni sia stata offerta una scorta dopo questo fatto.
Questa notizia, gravissima, è però praticamente scomparsa subito dalle cronache nazionali; facendo una ricerca in rete siamo capitati sul sito www.terradimezzocrotone.org, gestito da un’associazione culturale legata ad Azione Giovani e nel quale troviamo tutto un florilegio di croci celtiche (che sono un simbolo nazista acquisito come proprio da decenni dai neofascisti o post-fascisti o ex-fascisti che dir si voglia).
Questo sito riporta una notizia del 4 luglio scorso (due settimane prima della comparsa delle scritte fasciste), tratta dal sito www.agfirenze.org (si suppone il sito della sezione fiorentina di Azione Giovani, ma non siamo riusciti a collegarci), dalla quale stralciamo alcuni passaggi:
“… Achille Totaro, oggi Senatore di Alleanza Nazionale, era un consigliere comunale a Firenze, fu accusato di aver tenuto una manifestazione pubblica nella quale veniva ricordato il filosofo Giovanni Gentile di fronte ad uno striscione che diceva: \"Fanciullacci Assassino\". (…) Bruno Fanciullacci, decorato in seguito come eroe della resistenza e suicidatosi per sfuggire ad un interrogatorio ai suoi danni dopo l’avvenuta cattura. (…) A Totaro, in consiglio comunale, fu chiesto come mai avesse parlato di fronte ad uno striscione che offendeva la memoria del partigiano Fanciullacci e l’esponente di AN rispose che secondo lui quello striscione non era offensivo, ma semplicemente narrante la verità storica (…) Dopo sette anni di iter giudiziario Totaro è stato assolto dall’accusa di aver diffamato il partigiano e la resistenza”.
Vediamo qui come per l’ennesima volta i rappresentanti di una certa fazione politica non si tirano indietro dal “riscrivere” la storia a proprio uso e consumo: infatti Fanciullacci non si suicidò “per sfuggire ad un interrogatorio” ma perché distrutto fisicamente e psichicamente dalle torture alle quali era stato sottoposto dai collaborazionisti del Reparto Servizi Speciali (RSS, noto come “banda Carità” dal nome del suo capo Mario Carità, divenuto tristemente famoso per il sadismo e la violenza che usava negli interrogatori, reparto del quale fece parte anche quel Pietro Koch che poi fu inviato a Milano a continuare l’opera di repressione violenta della Resistenza) organizzato dal Sicherheit Dienst nazista.
A parte questo troviamo curioso che due sole settimane dopo l’assoluzione di Totaro per quanto detto di Fanciullacci e dopo i commenti entusiastici dei sodali di Totaro compaiano le scritte contro gli esponenti politici “colpevoli” di avere commemorato Fanciullacci, con le minacce di uccidere uno dei due “come Fanciullacci”.
C’è una preoccupante ripresa delle azioni squadristiche di stampo fascista nel nostro Paese, si pensi solo all’aggressione al concerto romano della Banda Bassotti all’inizio di luglio (ma vi consigliamo di visitare il sito www.ecn.org/antifa dove troverete una cronologia aggiornata di questi eventi). Di fronte a questa recrudescenza troviamo innanzitutto un silenzio generalizzato da parte degli organi di stampa, agghiacciante se si pensa che quando vengono arrestati dei presunti (e sottolineiamo presunti) aderenti alle Brigate rosse tutti i media gridano al pericolo per la democrazia e addirittura il sindacato CGIL scende in piazza contro “il terrorismo” (ci piacerebbe che ogni tanto la CGIL si accorgesse anche che in Italia avvengono aggressioni fasciste e si muovesse di conseguenza).
D’altra parte è anche vero che è prassi consolidata da parte della giurisprudenza di assolvere coloro che vengono accusati di ricostituzione o di apologia del partito fascista. Il gruppo Fascismo e libertà, ad esempio, venne prosciolto da queste accuse perché il fascio che usavano nel loro simbolo era un fascio diverso da quello del fascismo mussoliniano. Nel 1998 l’esponente di Base autonoma Maurizio Boccacci, denunciato (leggiamo sul “Manifesto” del 18/7/98) per avere “stampato e affisso manifesti inneggianti a Mussolini” fu prosciolto dall’accusa di apologia del fascismo “perché il fatto non sussiste” (se non è apologia questa, noi ci chiediamo quando questo reato possa configurarsi). Boccacci avrebbe dichiarato a questo punto “per noi è una grande vittoria (…) siamo in camicia nera”. Forse memore di questo, nel 2003 Base autonoma romana stampò ed affisse manifesti inneggianti stavolta al ministro fascista Pavolini (che fu anche poi a capo delle Brigate Nere) con lo slogan “25 aprile noi no! Orgogliosi di essere fascisti”, motivo per cui 17 attivisti furono bloccati dalla Digos che avrebbe espresso l’intenzione di denunciarli oltre che per affissione abusiva anche per apologia del fascismo (sul “Manifesto” del 26/4/03), ma non sappiamo come si sia evoluta la vicenda.
Prima di parlare di pacificazione e di superamento delle ideologie si dovrebbe forse valutare questi fatti nella loro reale entità, e considerare che in Italia il fascismo non è mai morto.

luglio 2007

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