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      Mučeniška Pot


Stella e Buffa Giornalisti d'Assalto

UNA CASTA DI GIORNALISTI.

L’effetto Grillo, supportato da varia propaganda stampa, ha portato alla criminalizzazione della cosiddetta “casta” dei politici (denominazione ricavata da un best-seller del giornalista Gian Antonio Stella, che sarà uno dei due protagonisti di questo articolo) visti come dannosi per la società e quindi da eliminare. Cosa mettere al loro posto non si sa: dilettanti allo sbaraglio oppure filibustieri all’arrembaggio, tutte le ipotesi sono aperte. Noi, che ci dissociamo da questa operazione politica di antipolitica perché non può portare alcun bene al vivere civile, vogliamo invece evidenziare come in realtà esista anche un’altra “casta” (per parafrase la teoria stelliana): quella dei giornalisti che non sanno di cosa parlano (scrivono, in realtà) però questo non indifferente particolare non li esime dal parlarne ugualmente, e di conseguenza a sproposito, bufalando allegramente di qua e di là. Il problema è che, vista la generale disinformazione di chi legge i loro articoli, i loro spropositi passano spesso inosservati, e allora pensiamo di fare cosa utile proponendo alcune analisi di bufalismi di giornalisti generalmente ben quotati, cominciando proprio col solerte Gian Antonio Stella, il lodato autore della “Casta”.
“La sintesi di Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14 ottobre, raccoglie luoghi comuni senza dar conto di cosa c’è sotto” ha scritto Maurizio Chierici su l’Unità 17/10/05 a proposito di un articolo di Stella sul Venezuela (Stella è uno dei giornalisti più anti-Chavez, in buona compagnia con Ciai della Repubblica e Nocioni di Liberazione), e la stessa analisi può adattarsi anche ad un altro articolo di Stella a proposito di “sacerdoti zelanti al servizio di Tito”, pubblicato dall’Arena di Pola (30/9/07).
Leggiamo che “don Virgil Scec (sic: il cognome corretto è Šček, n.d.r.) “si era così appassionato alla causa nazionalista, spiega tra gli altri lo storico Raoul Pupo (autore di libri come Foibe e Il lungo esodo) da diventare leader dei cristiani schierati per il passaggio di tutte le terre istro-venete alla Repubblica titina. Al punto da venire coinvolto, a ragione o a torto, in un dossier inglese frutto di molteplici testimonianze sulle foibe di Basovizza dove qualcuno arrivò ad accusarlo di un’enormità: non aver voluto amministrare i sacramenti ad alcune persone “perché non ne valeva la pena”.
Da questo breve pezzo possiamo dedurre che Stella si è liberamente ispirato a quanto scritto da Raoul Pupo nei suoi libri, che peraltro riportano correttamente il documento relativo a don Šček, solo che evidentemente Stella non si è peritato di leggerlo, altrimenti non avrebbe operato il miracolo della moltiplicazione delle testimonianze e delle foibe, visto che il “dossier” di cui parla riporta due sole testimonianze (tra cui quella di don Šček) in merito ad una foiba (sa Stella che la foiba di Basovizza è una sola?); inoltre sarebbe stato lo stesso Šček a dire che non aveva somministrato i sacramenti perché “non ne valeva la pena” (si suppone visto che le persone non furono giustiziate, come appare dal documento).
Parafrasando Valerio Evangelisti, che disse di Stella che “della vicenda specifica, non sa una mazza, è chiaro. Tuttavia reputa opportuno occuparsi”, possiamo anche noi affermare che Stella di don Šček e delle questioni jugoslave “non sa una mazza” (che altro dire di qualcuno che definisce la Jugoslavia “Repubblica titina”?), però reputa opportuno di scrivere anche di quanto non conosce. Tanto, chi sarà mai a contraddirlo? .
Un altro giornalista che vanta una carriera molto interessante (stando a quanto si legge in Internet, dovrebbe avere iniziato col Secolo d’Italia, proseguito con la Padania ed oggi collabora con Radio Radicale) è Dimitri Buffa, uno dei vari rappresentanti della crociata anti-islamica italiana. Proprio su Radio Radicale Buffa, che ha in comune con Stella l’attività di disinformazione sul Venezuela, ha dato un enorme spazio all’esponente dell’estrema destra anti-chavista Alejandro Peña Esclusa, appartenente alla loggia Tradizione famiglia e proprietà e definito, dall’emittente radicale “una promettente figura di politico latinoamericano che unisce l’esperienza politica alla solidità morale”. Definizione quantomeno curiosa dato che lo stesso Peña Esclusa sostiene che “i colpi di stato militari sono soluzioni legittime e auspicabili” e che “solo i militari sono capaci di garantire la democrazia”.
Buffa ha in comune con Stella, oltre alla disinformazione sul Venezuela, anche quella sul confine orientale, infatti in un articolo apparso sulla Padania (1/4/01: Dossier sulle foibe “imbarazzo” rosso), scrive, a proposito della “foiba” di Basovizza:
“Un documento allegato a un dossier sul comportamento delle truppe jugoslave nella Venezia Giulia durante l’invasione, dossier presentato dalla delegazione italiana alla conferenza di Parigi nel ‘41, descrive la tremenda via crucis delle vittime destinate ad essere precipitate nella voragine di Basovizza …”
Un lettore attento (Buffa non lo è?) potrebbe chiedersi come sia possibile che ad una conferenza nel 1941 possa essere stato presentato un dossier relativo a fatti avvenuti nel 1945… cioè 4 anni dopo! Dato che la conferenza si svolse nel 1947, sembra logico pensare ad un errore di battitura: il problema è che l’errore non è attribuibile direttamente a Buffa, perché tutto il passo che tratta di Basovizza, nonostante egli (scorrettamente) non l’abbia virgolettato né ha detto da dove copiato, è in realtà una citazione evidentemente ripresa col sistema del “taglia/incolla” anche da molti altri siti in modo pedissequo, compreso l’errore ‘41. Tra essi:
www.nntp.it/politica-pds/79398-foibe-8-foiba-di-basovizza-500-metri-cubi-di-resti-umani.html;
www.israt.it/Israt/sportello/percorsi/morte_ipsia/morte-finale/nuova_pa4.htm;
nonché http://briziop.interfree.it/storia/foibe.htm, dove troviamo l’articolo “Foibe un colpevole silenzio” di un certo Gian Carlo Colosso che dopo avere allegramente operato col “taglia/incolla” di cui sopra, riportando, oltre a varie citazioni (anche queste rigorosamente non virgolettate e senza l’indicazione della fonte) anche il pezzo in questione, ha avuto il coraggio di concludere: copyright G. C. Colosso Febbraio 2007 - tutti i diritti riservati.
Ma i diritti di che? Di scopiazzatura?
Per vedere da dove nasca l’errore originario andiamo al sito www.digilander.libero.it/lefoibe/basovizza.htm, dal quale rileviamo che la descrizione di Basovizza, che tanto successo ha avuto tra i navigatori foibologi e giornalisti d’assalto, è tratta dall’opuscolo di Marcello Lorenzini, pubblicato a Trieste nel 1994, intitolato “Le stragi delle Foibe – due presidenti a Basovizza”. Va specificato che nella versione cartacea risulta correttamente scritto 1947, solo che chi ha riportato il tutto nel sito ha preso il 7 per un 1 (magari lavorando di scanner succede…) e non si è accorto dell’errore, così come non se ne sono accorti tutti gli altri che hanno “taglia/incollato” il brano, a comprova che non sempre le persone ragionano su quanto leggono e spesso neppure leggono con attenzione quello che essi stessi scrivono.

Novembre 2007

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