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Storia E Memoria.

STORIA E MEMORIE.
Abbiamo assistito, sabato 24 maggio scorso, alla proiezione di un “video sulle memorie diverse” dei triestini, che racchiude interviste a personalità varie della cultura e del mondo politico locale. Pur essendo interessante conoscere ciò che internamente muove le persone a comportarsi pubblicamente in un determinato modo, non possiamo non considerare che un documentario che propone solo le interviste di singoli senza dare un inquadramento storico dei fatti di cui essi parlano, è un lavoro incompleto e forse anche fuorviante. Inoltre, quando sentiamo Angela Dogliotti Marasso del MIR (Movimento nonviolento, autrice di “Trieste, memorie diverse in una città di frontiera” - idee e materiali per percorsi didattici sulla storia del Novecento nella Scuola secondaria) parlare di “storiografia italiana” e “storiografia slovena” che in quanto tali danno diverse interpretazioni dei fatti, pensiamo che siamo davvero fuori strada.
La storiografia, di per se stessa, non può avere né matrici etniche né matrici ideologiche. La storiografia può essere solo seria o non seria. La storiografia seria si limita a dire che il tal giorno accadde un tal fatto e che questo fatto fu determinato da precisi fattori, che la storiografia seria ricerca ed analizza. Il fatto che il 1° maggio 1945 l’Esercito jugoslavo entrò in Trieste è cosa che non appartiene ad una storiografia di sinistra o di destra, italiana o slovena: così è stato e non è materia di discussione. Si potranno indagare i fattori che hanno portato a questo, ma saranno poi i commentatori, i politici, i propagandisti (non gli storici) a dare delle accezioni positive o negative al fatto, ma il fatto è tale e tale resta.
Nel contesto delle interviste abbiamo potuto constatare purtroppo che c’è molta confusione e poca conoscenza dei fatti: addirittura il pittore Cervi Kervischer ha parlato di “infoibamenti” contro gli italiani dell’Istria nel 1938/39, cosa mai avvenuta. Quindi a maggior ragione i curatori avrebbero dovuto parlare della storia locale per evitare fuorviamenti di conoscenza storica ai fruitori del video.
Però ci sono sembrate belle e propositive le parole di Samo Pahor, ultima intervista del video: durante i 40 giorni, quando c’era il potere popolare, la gente era tutta uguale, non c’erano distinzioni di lingua o di etnia. Si dirà: ma gli arresti, le “foibe”? Ma ogni potere, popolare o borghese o fascista che sia opera arresti e le “foibe” erano vendette personali non organizzate dal potere, così come anche oggi vi sono omicidi e delitti commessi da singoli. Con la differenza che ancora oggi, nella nostra democrazia borghese, non siamo tutti uguali, perché alcuni sono “più uguali” degli altri, come diceva Orwell.
Concludiamo con le parole del maresciallo Tito:
“Noi nella Jugoslavia dobbiamo dimostrare che non ci possono esistere delle minoranze e maggioranze. Il socialismo rifiuta il concetto di maggioranza e minoranza e chiede che ci sia l’eguaglianza tra la minoranza e maggioranza, perciò non si parla più delle minoranze e maggioranze, c’è un solo popolo, uomo produttore e lavoratore, uomo socialista”.

maggio 2008

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