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      Mučeniška Pot


Stragi senza Colpevoli.

STRAGI SENZA COLPEVOLI.
Circa un mese fa è uscito nelle sale cinematografiche il film su Piazza Fontana, che ha suscitato un grosso dibattito e molte polemiche, e del quale abbiamo parlato in altra sede: a breve termine si sono succeduti due importanti fatti che andiamo ora ad esaminare.
La prima è la sentenza d’appello per la strage di piazza della Loggia (Brescia, 28 maggio 1974), sentenza che ha per l’ennesima volta mandati assolti tutti gli imputati. Per la giustizia italiana la strage di Brescia non ha colpevoli, così come non ne ha la strage di piazza Fontana; non sono bastati anni ed anni di indagini, studi, ricerche, interrogatori, udienze, un lavoro immane portato avanti da pochi volonterosi funzionari dello Stato, spesso tra mille difficoltà. Che senso ha, si sente dire del resto, continuare a ricercare i colpevoli dopo tutti questi anni, spendere risorse per arrivare a… a cosa? A comprendere il progetto che c’era dietro questi crimini? Perché non è che uno (nero o rosso che sia) si sveglia la mattina e decide, oggi vado a mettere una bomba lì, gambizzo quello là. Perché dietro i materiali esecutori di queste stragi c’era qualcuno cui faceva comodo venissero fatte, qualcuno che ancora oggi non può permettere di essere smascherato. Qualcuno che a sua volta non era un mandante solitario ma il rappresentante di un progetto politico finalizzato a far sì che la vita politica del Paese si sviluppasse in un modo invece che in un altro: in alcuni Paesi furono scatenati dei colpi di stato (Grecia, Cile…) in Italia è bastata (si fa per dire) la strategia della tensione per neutralizzare le sinistre.
Ma non è facile fare emergere questi concetti in sede giudiziaria, pensiamo alla difficoltà dei giudici popolari (che sono persone come noi, e che in linea di massima non si occupano di indagini né sono esperte di storia contemporanea) a destreggiarsi nella mole di documentazione prodotta dalle inchieste portate in aula. Quindi, nel dubbio, assolvere, giusto, la legge lo prevede. Ma…
Ma sarà mai fatta giustizia in Italia, oppure, a distanza di tanti anni, quando tra l’altro molti dei protagonisti sono passati a miglior vita, è illusorio pensare di ottenere giustizia in un’aula di Tribunale, sarebbe piuttosto preferibile cercare di raggiungere la verità con una ricostruzione storica che non necessiti di una sentenza giudiziaria ma diventi appunto parte della Storia di questo Paese? Nell’ultima sentenza su piazza Fontana sono state riconosciute le responsabilità di Freda e Ventura, che essendo stati in precedenza assolti non possono più essere condannati per quegli stessi reati: quindi la verità storica non sempre coincide con la verità delle aule di giustizia.
E qui si inserisce la seconda notizia, tratta dal “Corriere della Sera” del 28 aprile scorso: i Pm milanesi Armando Spataro e Grazia Pradella, con il visto del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, hanno richiesto l’archiviazione delle nuove indagini su Piazza Fontana. Non avendo opportunità di accedere agli atti ufficiali ci basiamo su quanto apparso sul quotidiano (articolo di Luigi Ferrarella), supponendo si tratti di dati tratti da un comunicato stampa dei magistrati, dato che la richiesta deve ancora passare davanti al Gip.
In primis, relativamente alla questione della “doppia bomba” sollevata dall’indagine del giornalista Paolo Cucchiarelli gli inquirenti hanno smentito la tesi dichiarandola di “assoluta inverosimiglianza”. Secondo punto (sempre da quanto riportato da Ferrarella), i PM avrebbero definito “inutili processualmente e discutibili” le dichiarazioni di tre nuovi testimoni raccolte dal tenente colonnello dei Carabinieri Massimo Giraudo, che dal canto suo “aveva raccolto e valorizzato”, liquidando infine come “non condivisibile” il modo di operare di Giraudo.
Per quanto riguarda la tesi della “doppia bomba” ne abbiamo scritto nell’articolo che recensiva il film (si può leggere in http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-romanzo_di_una_strage%3A_le_due_bombe..php), e ribadiamo che per noi non è una tesi tanto campata in aria, vista la ricostruzione di Cucchiarelli. Rileviamo peraltro che le tesi del giornalista sono state demolite finora (da studiosi, bloggers ed esponenti sia della destra che della sinistra) più per partito preso che non con motivazioni tecniche, ed in alcuni casi (si veda l’intervento di Adriano Sofri) con toni che ci sembrano esageratamente polemici e pieni di livore, atteggiamento tipico di chi non è troppo sicuro di quanto sostiene e pertanto preferisce attaccare che discutere.
Lo stesso problema ci appare nelle dichiarazioni dei due magistrati milanesi: non conoscendo le dichiarazioni raccolte da Giraudo non siamo in grado di valutare se siano o no attendibili e degne di considerazione. Però anche qui notiamo che il tono con cui i magistrati si sono espressi non è quello che viene solitamente usato in questi casi, è piuttosto raro vedere dei magistrati mettere alla berlina sulla stampa un investigatore, che peraltro ha indagato per decenni su svariate vicende italiane (basti ricordare quella della strage di piazza della Loggia, dove l’assoluzione degli imputati non è sicuramente stata determinata da un’indagine condotta male da Giraudo) e sta tuttora conducendo indagini per conto di svariate procure italiane.
Ci chiediamo quindi il motivo di questo accanimento mediatico contro le ricerche di Paolo Cucchiarelli e di questo attacco, pure diffuso dai media, contro il tenente colonnello Giraudo. Perché andare giù con termini tanto pesanti se le loro ricerche ed indagini semplicemente non sono utili all’inchiesta? Bastava dire che non vi sono nuovi elementi atti a proseguire le indagini e via.
Si farà mai chiarezza su questi buchi oscuri della storia italiana? E, tornando a quanto detto sopra a proposito di Brescia, è lecito aspettarci che la chiarezza avvenga in sede giudiziaria, visto che i procedimenti penali si trascinano per decenni, che le indagini si svolgono con pochissime forze messe a disposizione dalle autorità competenti, tra depistaggi, l’omertà dei poteri forti, il segreto di stato che viene tirato fuori quando si presenta il rischio che la verità (quella pericolosa) emerga?
E c’è un altro problema che ci poniamo relativamente a questa archiviazione: una volta in Italia giornalisti, avvocati, militanti politici, raccoglievano dati e notizie e davano vita ad inchieste alternative a quelle ufficiali, che alla fine fornivano alla magistratura dati e spunti che davano anche svolte importantissime alle indagini. Basti pensare alla “Strage di stato” pubblicata nel 1970, all’inchiesta di Camilla Cederna sulla morte di Pinelli, ai tanti bollettini dei giornalisti democratici e dei collettivi antifascisti pubblicati negli anni delle stragi.
Oggi invece un giornalista come Cucchiarelli, che ha sviscerato una montagna di dati, viene trattato da visionario anche da studiosi dell’area di sinistra (particolare interessante: su questa demolizione la destra concorda con la sinistra): cosa che potrebbe avere una logica nel caso in cui si entrasse nel merito dei dati da lui esposti, e con risposte tecnicamente valide invece che per partito preso (la motivazione più comune, banalizzando, è che la verità storica è stata raggiunta e non ha senso complicarsi la vita con due bombe che rimetterebbero in discussione il tutto).
Così alla fine continuiamo ad avere stragi senza colpevoli dal punto di vista giudiziario, mentre dal punto di vista storico sembra così difficile riuscire a fare una ricostruzione complessiva che colleghi i vari fatti in modo organico, e ponendo l’accento sul progetto comune che ci fu dietro a tutte queste tragedie. Un buon lavoro fu “Il Partito del golpe” di Gianni Flamini, monumentale lavoro in quattro volumi, che però, essendo stato pubblicato nel 1982 non è integrato da quanto è emerso negli ultimi trent’anni.
In calce a queste valutazioni ricordiamo che maggio in Italia è un mese molto sanguinario: andando per ordine cronologico nel 1972 il 17 fu ucciso il commissario Calabresi ed il 31 vi fu l’attentato di Peteano (3 carabinieri dilaniati da una bomba); nel 1973 nuovamente il 17 lo pseudo anarchico Bertoli operò la strage alla Questura di Milano (4 morti); nel 1974 il 28 a Brescia esplose la bomba di piazza della Loggia (8 morti); il 9 maggio 1978 fu trovato il cadavere di Aldo Moro; nel 1992 il giorno 23 a Capaci furono uccisi in un attentato mafioso i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, con la loro scorta.
Dato che sono gli uomini ad essere crudeli e non i mesi, ci domandiamo se questo concentrarsi di stragi nel mese di maggio abbia un significato particolare.


Maggio 2012

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