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Tra Memoria, Ricordo E Propaganda.

TRA MEMORIA, RICORDO E PROPAGANDA.

Ancora una volta si torna a parlare di “pacificazione” e di “riconciliazione” tra Italia, Slovenia e Croazia da tenersi a Trieste nei luoghi della memoria, questa volta su impulso del presidente croato Stipe Mesic, che ha aggiunto \"a patto che non vengano messi sullo stesso piano il fascismo e coloro che contro il fascismo hanno combattuto\".
Pronta la risposta del capo di Stato sloveno Danilo Türk, che ha affermato che Roma soffrirebbe ancora di un \"deficit etico\" sulle colpe del fascismo nelle terre al confine orientale.
E come ha risposto il nostro ministro degli esteri? \"La risposta al presidente sloveno è nella Costituzione italiana, in vigore da 60 anni e prova vivente della coscienza democratica e antifascista del nostro Paese\".
Bella risposta, significativa: ma con la Costituzione italiana mal si accompagnano certe abitudini inveterate della nostre istituzioni. Citiamo ad esempio il fatto che l’amministrazione comunale di Gorizia continui a celebrare l’anniversario della battaglia di Tarnova assieme ai reduci della Decima Mas, fatto questo denunciato dal solo rappresentante provinciale del PDCI; ma anche l’attribuzione delle onorificenze da parte del Quirinale ai cosiddetti “infoibati” tra i quali troviamo non solo militari che avevano combattuto agli ordini del Reich germanico aiutando i nazifascisti ad uccidere, torturare e deportare altri cittadini italiani, ma addirittura un criminale di guerra denunciato dalle Nazioni Unite, Vincenzo Serrentino, processato e fucilato in Jugoslavia.
E come inserire nella “coscienza democratica e antifascista del nostro Paese” le due recenti proposte di legge in discussione al Parlamento: quella sul riconoscimento dello status di combattenti alla Guardia civica triestina (un corpo che fu alle dirette dipendenze del Reich germanico, di fatto collaborazionista, che partecipò attivamente ai rastrellamenti, alle repressioni ed alle deportazioni a fianco dei militari e della SS germanici); e quella per l’istituzione dell’“Ordine del Tricolore”, onorificenza “conferita a coloro che hanno prestato servizio militare, per almeno sei mesi, in zona di operazioni, anche a più riprese, nelle Forze armate italiane durante la guerra 1940-1945 e invalidi, o nelle formazioni armate partigiane o gappiste, regolarmente inquadrate nelle formazioni dipendenti dal Corpo volontari della libertà, ai combattenti della guerra 1940-1945, ai mutilati e invalidi della guerra 1940-1945 titolari di pensione di guerra e agli ex prigionieri o internati nei campi di concentramento o di prigionia, nonché ai combattenti nelle formazioni dell\'esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945”.
Ecco qui infine scandalosamente equiparati i combattenti per la libertà con i combattenti per il nazifascismo, le vittime con i loro aguzzini, gli occupati con gli occupatori, i torturati con i torturatori, i fucilati con i fucilatori (ricordate il bando firmato da Almirante che ordinava la fucilazione alla schiena dei renitenti alla leva dell’esercito repubblichino?).
Poi Frattini ha liquidato (citiamo dall’Ansa) “il tema delicato delle foibe” dicendo: \"tutto quello che ha offeso in modo assolutamente irreversibile la dignità anche di una sola persona è stato il male assoluto\".
Ma le cose che hanno offeso in modo irreversibile la dignità delle persone sono moltissime. Come possiamo definire la situazione delle vittime di piazza Fontana e dei loro parenti, che ancora non sanno come e perché sono morti i loro cari? E Pino Pinelli, caduto per “malore attivo”, come da sentenza irrevocabile, dal quarto piano della questura di Milano, è o non è stato offeso in modo irreversibile nella propria dignità? Potremmo continuare con questi esempi, e concludere che anche la gestione della cosa pubblica italiana nel dopoguerra è stata “male assoluto”. Ma sappiamo che non si può generalizzare, e che c’è una certa qual differenza dalla politica dello sterminio così come intesa dal nazifascismo che la pianificò con le leggi razziali e con la repressione indiscriminata degli oppositori, e gli episodi di violenza e di ingiustizia commessi in altri modi ed altri tempi da altre e diverse forme di potere, tra le quali anche il ricorso alla pena di morte come fece la Jugoslavia nel dopoguerra.
Infine una parola sulla questione di Norma Cossetto, dato che a febbraio dovrebbe venire Fini a Trieste ad inaugurare un monumento a lei dedicato. Ricordiamo che Norma Cossetto viene ricordata non perché la sua vita sia stata di esempio per chicchessia (non come Salvo d’Acquisto che offrì la propria vita per salvare dei condannati a morte) ma per essere stata (presumibilmente: prove non ne sono) violentata e poi uccisa sommariamente: come migliaia di altre ragazze è stata una vittima della guerra e della violenza maschile.
Alla memoria di Norma Cossetto sono state intitolate vie, attribuite medaglie ed onorificenze, ed oggi si vuole anche farle un monumento. Un pensiero va alle due ragazze del Circeo torturate violentate massacrate: Rosaria Lopez, vent’anni, uccisa, e Donatella Colasanti, diciassettenne, ridotta in fin di vita ma sopravvissuta, che trovò il coraggio e la forza di denunciare e far finire in galera i suoi aggressori, giovanotti “bene” politicamente viranti a destra. Non meriterebbero un monumento anche queste due donne? Oppure il problema è che quando la memoria viene finalizzata alla propaganda si perdono di vista i veri valori?

gennaio 2009

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