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Trentino Nero in Trasferta.

TRENTINO NERO IN TRASFERTA.
Nel marzo dell’anno scorso abbiamo riferito di una mostra organizzata dal Comune di Trieste sulla comunità di italiani di Crimea (ed avevamo stigmatizzato il tempismo dell’inaugurazione di tale mostra, avvenuta proprio in concomitanza con l’inizio della crisi ucraina e con il referendum indipendentista della regione).
Nell’articolo (che potete leggere qui http://www.nuovaalabarda.org/leggi-articolo-solidariet%E0_internazionale_neofascista..php ) avevamo anche evidenziato la presenza, tra i relatori, di Walter Pilo, fondatore dell’organizzazione “solidarista” l’Uomo libero onlus, attiva nel sostegno della comunità italiana in Crimea, ma non solo: avevamo anche annotato che tra le finalità di questa associazione, oltre a progetti di aiuto alle popolazioni in vari paesi, c’era anche l’impegno alla realizzazione di un film sul cosiddetto “eccidio di Codevigo”, cioè l’esecuzione, più o meno sommaria, di un centinaio di persone (in maggioranza militi della GNR e delle Brigate Nere), avvenuta presso Padova tra maggio e giugno 1945.
Nel frattempo il film è uscito (“Il segreto d’Italia”, regia di Antonello Belluco, con Romina Power come protagonista), con il suo strascico di polemiche e con l’impegno del regista a continuare la sua opera di disinformazione storica con un film sulla vicenda di Norma Cossetto, “infoibata” nel 1943 in Istria (sulla controversa vicenda di Norma Cossetto si veda il dossier http://www.diecifebbraio.info/2012/01/il-caso-norma-cossetto/) che vedrà la collaborazione di Simone Cristicchi per la colonna sonora. Vale quindi la pena di riprendere l’analisi dell’associazione di Pilo, ed iniziamo dalla biografia del medesimo, visto che abbiamo rintracciato dei particolari interessanti sul suo passato politico che in prima battuta ci erano sfuggiti.

Un articolo del Giornale così lo descriveva:
“Walter Pilo, figlio di un maresciallo sardo dell’esercito e di un’altoatesina di lingua tedesca è nato a Bolzano nel 1951, ha una moglie e due figli «ai quali», dice con orgoglio, «sono riuscito a trasmettere il sentimento della patria che ho ricevuto da mio padre». Titolare di due bar, uno a Riva del Garda e l’altro a Torbole, vent’anni fa Pilo s’è messo in testa un’idea folle quanto eccelsa: aiutare gli uomini a non perdere la libertà. Così nel luogo dove abita, Arco, provincia di Trento, ha fondato L’Uomo Libero, una Onlus di cui è tuttora presidente (http://www.ilgiornale.it/news/italiani-perseguitati-stalin-e-poi-dimenticati-crimea.html ).
Spigolando in rete (https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/cronologia/1971-1-gennaio---30-giugno/1971-1-luglio---31-dicembre) abbiamo trovato il nominativo di Pilo tra quelli dei partecipanti ad un campo paramilitare a Passo Pennes (BZ) “in una zona impervia a quasi duemila metri di quota”, scoperto il 1° luglio del 1971. I partecipanti, una decina, provenivano dal triveneto ed erano iscritti alle organizzazioni giovanili dell’MSI (difatti Pilo risulta, da articoli de l’Unità, essere stato il segretario del Fronte della Gioventù in quegli anni a Bolzano), ma il nome più importante era quello di Giuseppe Sturaro, che molti anni dopo verrà trovato negli elenchi della Gladio, e fu indicato, nel corso della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo (http://www.senato.it/documenti/repository/relazioni/archiviostorico/commissioni/X%20LEG_TERRORISMO_DOC_RELAZ/X_%20LEG_TERRORISMO_DOC%20XXIII_52_22.4.92.pdf ) come il “vice-comandante dell’Unità di pronto impiego Primula” della struttura Gladio, operante in Alto Adige.
Il procedimento giudiziario per il campo si trascinò a lungo e si concluse, sette anni dopo con un’assoluzione di tutti gli imputati.
L’anno dopo Pilo si rese protagonista, assieme ad altri tre neofascisti, dell’aggressione al locale corrispondente del Manifesto, avvenuta in pieno centro a Bolzano, davanti alla moglie ed al bambino piccolo del malcapitato Sergio Camin (e l’Unità scrisse che Pilo si era già reso responsabile di atti simili per cui aveva anche scontato alcuni mesi di detenzione (si vedano i numeri del 5 e del 12 giugno 1972).

Diciotto anni dopo, nel 1990 troviamo Pilo ad Arco (TN), cittadina sul lago di Garda, come ristoratore e come fondatore de l’Uomo libero, associazione nata (leggiamo nel loro sito http://www.luomolibero.it/ ) “come sodalizio culturale per poi estendere le sue attività al volontariato e alle iniziative di solidarietà internazionale che, con il trascorrere degli anni, si sono a tal punto moltiplicate da trasformare il sodalizio in una vera e propria associazione umanitaria” ed è diventata onlus nel 1993. “Le prime iniziative degne di nota” leggiamo ancora “risalgono al 1990, con i viaggi nell’est europeo. Ecco allora i viaggi in Romania, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia e soprattutto in Lituania dove la popolazione combatteva ancora nelle strade contro le truppe speciali dell’Armata Rossa sovietica”.
Apriamo qui una parentesi, perché noi ricordiamo che all’epoca della rivolta contro Ceausescu partivano per la Romania da Trieste diversi furgoni in regime TIR, cioè sigillati alla partenza e apribili solo a destinazione, che non sappiamo cosa portassero, ma sembra che ad organizzare il tutto fossero state personalità del calibro del socialista Arduino Agnelli assieme all’ex ordinovista Francesco Neami ed al suo sodale Claudio Bressan (che avendo la moglie di origine romena probabilmente partiva avvantaggiato nei contatti). Così come gli esponenti missini Roberto Menia e Gilberto Paris Lippi si sono fatti un vanto di avere parlato il 12/3/90 a Timisoara a 15.000 romeni per portare la solidarietà della “gioventù italiana”, dopo avere raggiunto “la Romania in rivolta nel dicembre 1989, per portare concreta solidarietà alla popolazione” (si veda “20 anni di lotta e di sogni” edito dal Fronte della Gioventù di Trieste nel 1992), in un’intervista Pilo ha dichiarato: “A Vilnius, ancora presidiata dall’Armata rossa, mi ritrovai nel bel mezzo di un raduno del movimento Sajudis, che aveva proclamato l’indipendenza dall’URSS. Quando seppe che era presente un italiano, il presidente della Repubblica, Vytautas Landsbergis, volle che salissi sul palco. Io, imbarazzatissimo, me la cavai con quattro parole in inglese sulla libertà” (nel citato articolo del Giornale).
E vale la pena di ricordare che nell’agosto del 1997 a Trieste, in occasione dell’inaugurazione di una mostra sui Daci, il console di Romania paragonò la spedizione romana che sottomise la Dacia alla spedizione triestina che andò a portare aiuti agli insorti romeni nel dicembre 1989.
Torniamo all’Uomo libero per leggere come si è sviluppata la loro attività.
“La guerra civile nell’ex Jugoslavia ha determinato la svolta nell’associazione impegnandola totalmente nei confronti delle popolazioni colpite. Durante tutto il conflitto l’Uomo Libero ha sostenuto ben trentotto viaggi per trasportare aiuti umanitari” ed ha sviluppato “rapporti di stima e collaborazione con molte realtà: in particolare quella di Vitez, nella Bosnia centrale”. Consideriamo che la località di Vitez è nota soprattutto per avere dato il nome (Vitezit) ad un particolare esplosivo militare a base di tritolo prodotto in quella cittadina; il Vitezit sembra essere stato usato sia per le stragi di piazza Fontana che di piazza della Loggia ed etichette di esso sono state trovate nel corso delle perquisizione a Giovanni Ventura ed al neofascista bresciano Silvio Ferrari, morto a causa dello scoppio dell’esplosivo che trasportava con la Vespa pochi giorni prima della strage di Piazza della Loggia. Davvero curioso che con tutte le cittadine bisognose della Jugoslavia, il Nostro sia andato a portare la propria solidarietà proprio nella sconosciuta (ai più, ma forse non a lui) Vitez!
Recentemente troviamo tra le attività di Pilo anche la gestione di un’altra associazione “umanitaria”, in collaborazione con Cinzia Fanigliulo, vedova di un altro collaboratore di Pilo, Claudio Semeraro: la “Mithraonlus”, che ha questo nome, leggiamo nel loro sito perché “Mithra è la divinità cosmogonica, solare, portatrice di luce; l’uomo si è assopito da secoli ma ora viene risvegliato e si appresta a combattere per la luce” (http://www.mithraonlus.com/www.mithraonlus.com/Chi_siamo.html ).
Tornando a precedenti contatti di Pilo con altre organizzazioni “solidariste” troviamo anche la collaborazione con la Popoli del veronese Franco Nerozzi (autodefinitosi, in un incontro svoltosi a Trieste nel 2003 “bieco e delirante anticomunista”). Giornalista free lance, nei primi anni 90 Nerozzi lavorava per la Rai come corrispondente in zone di guerra; nel dicembre 2002 Nerozzi si trovò coinvolto nelle indagini condotte dalle Procure di Verona e di Torre Annunziata su un sospetto traffico di “mercenari”, finiti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare (o ristabilire l’ordine, a seconda del committente dell’incarico) in zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania. Si era ventilato dunque il sospetto che l’attività “umanitaria” e “solidaristica” di Nerozzi fosse servita come copertura per altre attività illecite (in seguito Nerozzi ricorse al patteggiamento).
Tra gli altri indagati (prosciolto in istruttoria) un altro veronese, Giulio Spiazzi, figlio del più ben noto generale Amos, che scelse come proprio avvocato il veronese Roberto Bussinello, allora esponente di Forza nuova ma anche legale del padre. E ricordiamo che l’ufficiale di artiglieria Amos Spiazzi, fondatore dei Nuclei di difesa dello stato, che fu coinvolto (uscendone sempre prosciolto) praticamente in tutte le vicende della strategia della tensione, aveva prestato servizio negli anni ’60 proprio nel Sud Tirolo (o Alto Adige che dir si voglia).

Con l’Uomo libero e con Popoli collabora su progetti di “aiuto” internazionale anche CasaPound (il cui responsabile a Trento è Manfred de Eccher, figlio del più noto Cristano, ex parlamentare per Forza Italia, ma più noto alle cronache giudiziarie in quanto sospettato di avere detenuto i timer per la strage di piazza Fontana; naturalmente ne uscì indenne, fu condannato solo per tentata ricostituzione del partito fascista, motivo per cui, probabilmente, cercò di depenalizzare questo reato quando era senatore). E con il leader di CasaPound Gianfranco Iannone si recò nel dicembre 2010 nel Kosovo, inviato dall’associazione di Pilo (con finanziamenti della Regione Trentino Alto Adige), quel Giovanni Battista Ceniti che sarebbe stato identificato tra coloro che tesero l’agguato mortale al cosiddetto “cassiere” di Gennaro Mokbel (uno degli attori della nota vicenda di mafia capitale assieme all’ex terrorista nero Massimo Carminati ed altri ) Silvio Fanella, il 3/7/14 (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/07/17/omicidio-fanella-la-rete-nera-di-ceniti-dal-trentino-al-kosovo/1060862/ ). Tracce di Ceniti, scrive inoltre l’autore dell’articolo citato, si sarebbero trovate proprio nel Trentino, a Riva del Garda dove, in un bar gestito da Walter Pilo il giovane sarebbe stato notato ed avrebbe dichiarato di gestire una pizzeria ad Arco (la cittadina di Pilo).
Un filo nero davvero lungo…

febbraio 2015

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