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Trieste: Beni Confiscati agli Antifascisti Esposti dall'Unione Istriani.

LA STORIA SI RISCRIVE ANCHE COSÌ.
A fine marzo il “Piccolo” di Trieste ha dato notizia che una certa quantità di oggetti preziosi, rinvenuti in una cassaforte del carcere del Coroneo, erano stati dati in comodato all’Unione degli Istriani che li ha messi in esposizione a Padriciano al polo museale del Centro raccolta profughi.
Nel sito di questa associazione troviamo il comunicato relativo alla “Cerimonia d’inaugurazione di una sala dedicata all’esposizione di oggetti personali di esuli istriani rinvenuti presso il Coroneo, requisiti ai proprietari in seguito all’arresto durante il periodo di occupazione titina”, avvenuta il 31/3/11.
A questa cerimonia hanno presenziato, oltre al presidente dell’UI Massimiliano Lacota, il dott. Franco Ionta (Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), il Vice Prefetto di Trieste, la Presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat, il Direttore della Casa Circondariale di Trieste Enrico Sbriglia e varie autorità militari; il taglio del nastro inaugurale è stato fatto dal dottor Ionta assieme a Lacota, che ha voluto rimarcare “l’alto valore simbolico di tali oggetti, simbolo del calvario patito dalla popolazione triestina durante i quaranta giorni dell’occupazione titina, e, più in generale, dalla popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, alla quale un’ondata di feroce violenza non lasciò altra via che l\'esilio, tragica epopea che trovò il suo culmine nella dolorosa esperienza dei Campi Profughi”.
Leggiamo poi che questo “nuovo allestimento” è “frutto del contratto di comodato siglato tra Unione degli Istriani e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria”, dove il direttore del Coroneo, Sbriglia, ha “ringraziato i vertici dell\'Amministrazione Penitenziaria per aver dato seguito con solerzia all’atto di comodato che consentirà alle migliaia di visitatori del Museo di Padriciano di godere dell’esposizione di oggetti di straordinaria importanza documentale”.
Se proseguiamo nella lettura però vedaimo che “le bacheche contengono denaro, orologi e gioielli e altri oggetti sottratti agli arrestati dai loro aguzzini durante le occupazioni nazista e jugoslava della città”.
Dunque gli oggetti non sono stati TUTTI sequestrati dai “titini”? da altri articoli di stampa, infatti, appare che questi beni di valore (non solo economico, ma anche affettivo, trattandosi di fedi di matrimonio, gioielli ed orologi) sono stati rinvenuti circa sette anni fa in una cassaforte che dal 1945 nessuno aveva aperto; che si tratta di oggetti sequestrati a persone detenute tra l’8 settembre 1943 ed il novembre 1945, e che il dottor Sbriglia, dopo sette anni, ha alla fine deciso di darli “in comodato” per l’esposizione all’Unione degli Istriani, che ha deciso, in forma del tutto autonoma e poco seriamente, se ci è consentita la critica, di esporli TUTTI come se fossero oggetti personali di esuli istriani requisiti ai proprietari in seguito all’arresto durante il periodo di occupazione titina.
Ora, forse gioverebbe ricordare sia a Lacota sia al dottor Sbriglia, ed anche al dottor Franco Ionta, cui invieremo copia di questo articolo per doverosa ed opportuna conoscenza, che i “titini” ebbero possibilità di arrestare persone e rinchiuderle al Coroneo a Trieste esclusivamente dal 1° maggio al 12 giugno 1945 (e molto difficilmente avrebbe potuto trattarsi di “esuli istriani”, dato che chi in quei giorni fuggiva dall’Istria difficilmente scappava a Trieste quando c’erano i “titini”); mentre dall’8 settembre 1943 al 30 aprile 1945 al Coroneo venivano rinchiusi gli arrestati dai nazifascisti, e dopo il 13 giugno 1945, l’amministrazione della città era passata agli angloamericani, che avevano quindi il controllo degli arresti e delle detenzioni al Coroneo.
A questo punto sorge spontanea qualche domanda che può problemi di rilevanza anche penale.
Una volta aperta la cassaforte sono stati trovati questi oggetti, come scritto sul “Piccolo” del 26/3/11, assieme ad “un’approssimativa lista di nomi”. Quali ricerche ha condotto in questi sette anni la Direzione del Coroneo per rintracciare i proprietari (o i loro eredi) di beni di valore che per la loro particolarità avrebbero potuto forse essere riconosciuti anche a distanza di tanti anni dai parenti di chi fu arrestato sotto il nazifascismo?
Ed in base a quale logica e motivazione alla fine il dottor Sbriglia ha stabilito di chiedere al Dipartimento da cui dipende di dare seguito all’atto di comodato per affidare questi oggetti ad un’ente privato, quale è l’Unione degli Istriani, che non dovrebbe avere (dal punto di vista storico, come sopra esposto) alcun motivo per prenderli in carico ed usarli per i propri scopi, che, come abbiamo visto dai comunicati da loro diffusi, sono quantomeno mistificatori?
Concludiamo con alcune osservazioni del professor Samo Pahor.
Si potrebbe sostenere che gli orecchini n. 25 appartenevano a Clara Michelini (Mihelčič), nata a Trieste il 10/1/24, studentessa, combattente del IV battaglione GAP, uccisa in Risiera il 21/6/44, e l\'orologio n. 80 apparteneva a Giuseppe Antonio Miot, nato a Trieste il 3/3/04, commesso, combattente del IV battaglione GAP, ucciso in Risiera il 26/9/44. Altrettanto si può affermare per le “jugolire” n. 5 che appartenevano ad Anton Ukmar-Miro, nato a Prosecco il 6/12/1900, combattente in Spagna, Etiopia, Liguria, condannato dal tribunale alleato a quattro mesi di carcere per aver organizzato nel 1946 uno sciopero, arrestato e incarcerato nel 1948, quando è ritornato dalla zona B, dove erano in vigore le “jugolire”. Queste affermazioni mi sembrano più credibili di quelle sull’appartenenza agli esuli istriani maltrattati nei 40 giorni di occupazione jugoslava.

Aprile 2011

segue testo dell\'interrogazione.


Interrogazione a risposta scritta
Presentata dalla senatrice Tamara Blažina
Atto n. 4-04969 Pubblicato il 6 aprile 2011 Seduta n. 535
Al Ministro della giustizia.
Premesso che:
da notizie giornalistiche risulterebbe che sette anni fa sia stata aperta presso la casa circondariale di Trieste una cassaforte, chiusa da decenni, in cui sarebbero stati trovati una quantità non definita di oggetti di valore (orologi tascabili, fedi nuziali, orecchini, banconote), tolti alle persone ivi rinchiuse dal 1943 al 1945;
in base alle ricostruzioni storiche, svolte da esperti e trasmesse dalla sezione provinciale dell\'ANPI di Trieste, sembra probabile che tali oggetti siano appartenuti a detenuti, inviati dal carcere Coroneo direttamente nei campi di concentramento in Germania o alla Risiera di San Sabba a Trieste;
considerato che:
qualora dovesse risultare che tali oggetti siano appartenuti ai suddetti detenuti, tali oggetti avrebbero molto probabilmente un notevole valore affettivo per i familiari delle persone decedute in Germania o alla Risiera di Trieste;
durante il processo sui crimini alla Risiera, è stato compilato, in base ai registri della casa circondariale di Trieste, un elenco degli 11.473 detenuti politici rinchiusi tra l\'8 settembre 1943 ed il 30 aprile 1945; è probabile, dunque, che in tale registro vi siano anche notizie ed informazioni relative agli oggetti sottratti ai detenuti;
anche in assenza di tale documentazione si potrebbe risalire ai proprietari almeno per alcuni oggetti, come ad esempio gli orologi tascabili (sui quali si usava scrivere il monogramma o il nome e cognome) e le fedi (all\'interno delle quali di solito sono incisi la data del matrimonio ed il nome dello sposo o della sposa);
rilevato che recentemente, alcuni di tali oggetti, precisamente 102, sono stati dati in comodato dal Dipartimento dell\'amministrazione penitenziaria ad un\'associazione privata,
si chiede di sapere:
quanti oggetti siano stati rinvenuti e quali procedimenti siano stati esperiti per individuare i proprietari di detti oggetti o dei loro legittimi eredi;
in base a quali criteri siano stati scelti gli oggetti dati in comodato e le ragioni che hanno portato l\'amministrazione penitenziaria ad optare per un\'associazione privata anziché per un ente pubblico, come, ad esempio, il civico Museo della Risiera di San Sabba.



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