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Un Ex Skinhead All'Istituto Della Resistenza Di Verona

UN EX SKINHEAD ALL’ISTITUTO PER LA RESISTENZA DI VERONA.
Il Comune di Verona ha recentemente nominato il proprio rappresentante all’interno dell’Istituto per la Resistenza locale: si tratta del trentacinquenne Andrea Miglioranzi, eletto nelle fila della Fiamma tricolore e con un passato nel Fronte Veneto Skinhead. A prescindere dalle posizioni politiche del neoeletto (che, come si legge nell’“Unità” del 21 luglio scorso) pare avere sostenuto che “fascista” è un per lui un “termine molto caro”), resta il fatto che dal suo blog risulta essere un “lavoratore dipendente nel settore della panificazione”, lavoro di tutto rispetto, ma che presupporrebbe che Miglioranzi avrebbe potuto essere piuttosto incaricato dalle istituzioni di controllare la bontà della produzione del pane in città invece che rappresentare il Comune in un istituto storico.
Nel curriculum di Miglioranzi troviamo che è membro del gruppo di rock nero “Gesta bellica” (sempre “l’Unità” ci spiega che del loro repertorio fanno parte canzoni dedicate ad Erich Priebke e Rudolf Hess e riporta alcuni brani delle canzoni “Feccia Rossa”: “feccia rossa/nemica della civiltà/bestia senza umanità/la celtica croce vincerà”, e di “8 settembre ‘43”: “una data senza perché/è giunta l’ora della viltà/un altro marchio di infamità/Ma io sono camicia nera/nel mio cuore una fede sincera”.
Miglioranzi vanta nel suo blog anche una collaborazione con il periodico on line “Italia sociale”. Tempo or sono avevamo fatto uno studio su alcuni periodici della “nuova” destra antimondialista e di derivazione comunitarista (una volta definiti “nazi-maoisti”): per comprendere il background culturale cui fa riferimento il neoeletto rappresentante apriamo una vasta parentesi su questa testata (ma vi consigliamo di visitarne il sito). Elenchiamo innanzitutto alcuni nomi che ci hanno colpito, le cui note biografiche (da noi estremamente sintetizzate) aggiungeremo più sotto. Direttore era allora Ugo Gaudenzi (oggi Federico Dal Cortivo); tra i collaboratori risultavano Amos Spiazzi e il prof. Primo Siena; tra i collaboratori esterni il dott. Carlo Terracciano e Claudio Mutti.
Gaudenzi e Mutti avevano fatto riferimento, nei primi anni ‘60 alla sezione italiana della Jeune Europe fondata dal belga Jean Thiriart; dalla “Giovane Europa” italiana si staccò poi il gruppo facente riferimento alla rivista Lotta di popolo, diretta da Ugo Gaudenzi. Mutti, che risulta anche tra i fondatori di Ordine nero, scrisse in un numero della rivista Elements che la sua conversione alla religione musulmana (avvenuta nel 1979) era stata il risultato di decenni di lavoro all’interno del movimento fascista della “Giovane Europa” ; fu anche presidente di un’associazione Italia-Libia costituita a Ferrara).
Di Spiazzi così scrive lo studioso Gianni Flamini: “personaggio che si è guadagnato qualche notorietà in trascorse vicende di trame golpiste che gli sono costate anche la galera. Si definisce monarchico organico, per anni si è tenuto attaccata al muro di casa l’ascia bipenne simbolo di Ordine Nuovo”, nel 1980 era “fonte stabile” del centro di controspionaggio del SISDE, visto che “ha una buona penetrazione negli ambienti di estrema destra e ha già fornito una buona collaborazione” . Spiazzi fu coinvolto nelle inchieste sulla Rosa dei Venti, sulla strage di Bologna, sui Nuclei di difesa dello Stato.
Siena è stato il direttore della rivista Carattere, pubblicata dall’associazione veronese Alleanza cattolica tradizionalista (fondata nel 1956 da alcuni dirigenti missini), dal “taglio radicalmente antimodernista e antimaterialista (…) una rigida ortodossia cattolica” .
Terracciano fondò assieme a Marco Tarchi il primo settimanale underground della destra “La voce della fogna”, sulla quale scriveranno, sotto pseudonimo, molti detenuti della destra armata. Terracciano fu arrestato nel 1981 (poi prosciolto in istruttoria) sotto l’accusa di avere organizzato, assieme a Tarchi una “associazione che nell’ambito di un generale disegno di progressione rivoluzionaria tendeva alla presa del potere con metodi violenti e anticostituzionali per mezzo della creazione di strutture clandestine di piccole comunità sul territorio nazionale per la preparazione di giovani da utilizzare per la guerriglia urbana e la lotta armata contro le istituzioni democratiche” .
Autori di articoli nel sito di “Italia sociale” sono anche il consulente del lavoro triestino Ugo Fabbri (già di Ordine nuovo, sedicente ricercatore storico di “crimini” da attribuire ai partigiani, ha dedicato diverse pagine a dimostrare che la Risiera di San Sabba è una “bufala”, tesi in tema con altri articoli di “Italia sociale”, come “Le ragioni del revisionismo storico”, a firma redazionale); il giornalista Massimo Fini (che nonostante tutto quello che ha scritto finora sostiene oggi di non essere “di destra”); il giornalista Maurizio Blondet (autore, tra l’altro, dello studio sul movimento skin i “I nuovi barbari”, edito da Effedieffe, movimento da lui descritto tutto sommato con “simpatia”); lo storico Daniele Lembo (specializzato nello studio dei servizi segreti e delle forze armate della RSI); Adel Smith (noto per le sue polemiche sui crocifissi); la “Comunità solidaristica Popoli” (veronese) il cui fondatore Franco Nerozzi salì agli onori della cronaca nel dicembre 2002 perché il suo nome era tra quelli coinvolti nelle indagini condotte dalle Procure di Verona e di Torre Annunziata su un sospetto traffico di “mercenari” finiti in un giro di mercanti d’armi e di armati da mandare in varie parti “calde” del mondo a destabilizzare – o ristabilire l’ordine, a seconda del committente dell’incarico – in zone come le isole Comore, ma anche la Bosnia, il Ruanda, la Birmania. Si ventilò dunque il sospetto che l’attività “umanitaria” e “solidaristica” di Nerozzi fosse servita come copertura per altre attività illecite. Nel maggio 2005 Nerozzi (che in una conferenza a Trieste si era autodefinito “bieco e delirante anticomunista”) patteggiò davanti al GIP veronese.
Inequivocabile garanzia di posizione storico-politica della testata infine, il titolo della pagina web dedicata alla storia: “i 18 punti di Verona: un’incredibile attualità nel programma della RSI”, oggi evidenziato in neretto ma con il collegamento non attivo.
Infine, nel curriculum del neoeletto, risulterebbe che Miglioranzi sia detentore anche di un record del tutto particolare: il primo italiano a finire in carcere (tre mesi) per istigazione all’odio razziale (legge Mancino) in seguito al pestaggio di uno skin di sinistra.
Visto tutto questo potremmo anche dire che non importa, siamo democratici, è giusto che anche gli eredi dei “vinti” possano dire la loro; ma, considerando che se avessero vinto loro non avrebbero sicuramente permesso ai loro oppositori di parlare liberamente, ci chiediamo perché noi che siamo democratici dobbiamo continuare a permettere ai nostalgici di una dittatura di denigrare la storia di questo Paese (ed oltretutto il vittimismo dei sedicenti “vinti” ci sembra un po’ ipocrita: se non volevano perdere potevano evitare di dichiarare guerra al mondo).

luglio 2007

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