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      Mučeniška Pot


Un Venerdì Fascista a Trieste.

UN VENERDÌ FASCISTA A TRIESTE…

Tutto inizia quando un mio amico mi segnala un evento face book: la presentazione a Trieste il 16 novembre dell’autobiografia di Stefano Delle Chiaie. Vado in rete e trovo che l’iniziativa, organizzata dall’associazione Novecento di Trieste con l’indicazione “evento pubblico”, prevede oltre alla partecipazione dell’autore anche un “dibattito pubblico” con Gabriele Adinolfi, Fausto Biloslavo e Adriano Segatori.
Nello stesso giorno, curiosamente, si svolge anche un’altra iniziativa “di destra”: una conferenza di Forza nuova con la partecipazione dell’economista Eugenio Benetazzo (che sembra avere smentito le teorie forzanoviste – ma non solo – che l’unico modo di uscire dalla crisi sia uscire dall’Euro, ma non è questo il tema che intendo approfondire in questa sede).
Come sa chi mi conosce, i miei campi di indagine giornalistica sono fondamentalmente due: il periodo della seconda guerra mondiale ed il neofascismo e la strategia della tensione. Su questo ultimo argomento ho pubblicato diversi studi: da “La memoria tradita” assieme a Mario Coglitore (Zic, Milano 2002), a svariati dossier editi in proprio (“1972, ricordi della strategia della tensione”; “1974, tracce della strategia della tensione”; “Gli occhi di Almirante”, “All around CasaPound”; “No GUD”; “L’ombra di Gladio: le foibe tra mito ed eversione”).
Non potevo quindi perdermi un “evento” come l’incontro con Delle Chiaie, quindi sono andata alla sala cittadina dove il tutto aveva luogo, ma sono stata avvicinata da un funzionario di polizia, responsabile dell’ordine pubblico per l’occasione, che mi ha consigliato di non entrare nella sala, perché “tutti” i partecipanti al convegno non vedevano di buon occhio la mia presenza, che avrebbe pertanto costituito un problema di ordine pubblico.
Ora, al di là del fatto, grottesco di per sé, che persone che hanno attraversato indenni la strategia della tensione, incriminati, condannati, assolti, latitanti, rimpatriati e chi più ne ha più ne metta, perché la partecipazione al convegno era davvero variegata, queste persone si preoccupino della presenza della sottoscritta (che in fin dei conti è solo una giornalista di provincia) al punto da suggerire alla polizia di consigliarmi di non entrare per evitare problemi di ordine pubblico (ma se fossi entrata, cosa sarebbe successo, per costituire un “problema di ordine pubblico”: mi avrebbero picchiato? una volta o l’altra dovrò verificare di persona…); al di là del fatto che se le forze dell’ordine avallano il concetto che una giornalista, che non ha mai messo in atto alcuna provocazione assistendo a qualsivoglia conferenza, può essere considerata “persona non gradita” e quindi da allontanare, da un’organizzazione che più che politica dovrebbe essere “culturale” (l’Associazione Novecento), vuol dire che la democrazia ha dei grossi problemi; al di là del fatto che se la mia presenza di uditrice dà fastidio, ciò può far pensare che certe persone hanno qualcosa da nascondere (ma allora perché indicono “dibattiti pubblici”?); al di là di tutto questo, pongo per primo un problema.
L’Associazione Novecento, organizzatrice dell’evento (e sottolineo evento, in quanto è così che è apparso in rete), gode di finanziamenti pubblici, della Regione sicuramente e forse anche della Provincia. Tali finanziamenti provengono dai soldi dei contribuenti (e contribuente sono anch’io): dunque un’associazione che riceve finanziamenti pubblici, con i quali evidentemente organizza anche eventi come quello con Delle Chiaie, si arroga anche il diritto di impedire ad una giornalista (che per inciso paga anche le imposte regionali) di assistere alle iniziative pagate coi soldi pubblici? Nel nome della trasparenza, immagino.
Il secondo punto che intendo affrontare è questo. La mia partecipazione (passiva, ripeto) alle iniziative neofasciste (o fasciste tout court) ha fatto sì che i miei studi su queste organizzazioni siano basati su quanto i loro rappresentanti effettivamente dicono, e pertanto riesco a darne una descrizione coerente ed attinente al vero, proprio perché in presa diretta. Evidentemente ciò che certa gente teme è che vi sia chi di loro dà una descrizione realistica. Così l’anno scorso sono stata assolta dall’imputazione di avere offeso l’onore e il decoro di Roberto Fiore (leader di Forza nuova), ed ho scoperto che quello che più aveva disturbato il querelante era il fatto che avevo segnalato il loro “progetto Contropotere” (al quale a Trieste collaborò, parlando di foibe, il sedicente storico nostalgico della Rsi Giorgio Rustia) come una struttura che, dalla descrizione che essa stesso si dava, sembrava più finalizzata alla creazione di basi logistiche per i suoi adepti che non alla diffusione di argomenti culturali (ed è stato lo stesso avvocato Fiore, il fratello di Roberto, a dire in udienza che ciò che avevo detto, descrivendo Contropotere, poteva richiamare alla memoria quanto faceva Ordine nuovo per i propri latitanti in Sudamerica).
Un testimone convocato da Fiore nel processo contro di me era Gabriele Adinolfi, relatore alla conferenza di ieri.
Torniamo a Stefano Delle Chiaie, il caccola degli anni ‘60 e ‘70, ricercato per presunte partecipazioni al golpe Borghese ed agli attentati del 1969 (successivamente prosciolto), latitante in Spagna e poi in Sudamerica, dove lavorò per il governo golpista e criminale di Pinochet. Delle Chiaie ha un forte legame con Trieste e i triestini: quando nel 1990 ebbe un incidente automobilistico nel quale perse la vita la sua convivente Leda Pagliuca Minetti (madre del neofascista Claudio Minetti, che nel 1979 accoltellò, uccidendolo, un militante comunista dopo essersi introdotto in una sezione del PCI ed averne asportato un libro); a bordo con loro si trovavano i triestini Giampaolo Scarpa (l’avanguardista nazionale che accoltellò un giovane comunista diffusore de l’Unità nel 1973 a Viareggio) e la sua allora consorte Marina Marzi, oggi attiva sia nell’Associazione Novecento assieme ad Angelo Lippi, sia nell’Associazione combattenti della Decima Mas e coordinatrice del Centro Studi Panzarasa, che raccoglie appunto materiale della Decima donati dal reduce Carlo Alfredo Panzarasa.
Marina Marzi ed il cognato Claudio Scarpa (fratello maggiore di Giampaolo ed avanguardista anch’egli, che si sarebbe trovato in una delle basi del Movimento di azione rivoluzionaria di Carlo Fumagalli nel 1974, all’epoca dell’inchiesta che portò all’arresto dei terroristi del MAR) nel 1992 furono candidati a Trieste per la Lega delle leghe di Delle Chiaie, assieme al futuro leader di Forza nuova Fabio Bellani (che forse in nome di questo antico cameratismo ha aderito all’evento face book Delle Chiaie nonostante la concomitanza della conferenza di Forza nuova). Anche Claudio Scarpa si trovava ieri a ricevere il camerata di tanti anni prima, a dimostrazione che esistono rapporti umani che durano per la vita.
Altra presenza interessante, lo storico Lorenzo Salimbeni, collaboratore della rivista Eurasia di Claudio Mutti (comunitarista, ma in tempi lontani tra i fondatori di Ordine Nuovo, come da nota in calce) e rappresentante di un’altra associazione comunitarista, Strade d’Europa, ma anche relatore storico per la Lega nazionale (nella presentazione di un libro sull’Ozna del fiumano William Klinger, che per quel poco che abbiamo sentito, è un testo ricco di bufale storiche che evidentemente Salimbeni non ha colto, visto che le ha avallate), e, cosa ancora più interessante, curatore del capitolo dedicato al periodo nazista nel libro sulla storia dei Carabinieri di Trieste, pubblicato l’anno scorso a cura del Comando provinciale triestino dell’Arma.
Anche in altra occasione la Novecento dimostrò di non gradire presenze “estranee”: alla presentazione della ristampa anastatica della rivista della Decima Mas, ristampa finanziata anch’essa con fondi regionali, cercò di impedire alla sottoscritta ed altre due persone di accedere alla sala, affermando che si trattava di una riunione privata di ex combattenti della Decima (nonostante il comunicato fosse stato diffuso dall’Ansa…). La Novecento ha organizzato negli anni passati incontri pseudoculturali (in realtà apologetici del fascismo, ed anche del nazismo) con veterani delle Waffen SS, a difesa di Priebke, con l’accusato (e poi patteggiatore) di traffici di mercenari Franco Nerozzi, con Marco Pirina sulle foibe, con lo storico Diego Redivo (anch’egli presente all’incontro con Delle Chiaie); oggi sembra avere diradato l’attività e si occupa quasi soltanto della diffusione dei testi e della storia (agiografica, ovviamente) della Decima Mas. L’incontro con Delle Chiaie ha rappresentato in effetti un interessante fuori programma nel contesto generale.
Infine una breve osservazione su questo venerdì nero a Trieste: la concomitante iniziativa di Forza nuova ha praticamente oscurato (anche perché più pubblicizzata) quella con Delle Chiaie. Cosa che potrebbe sembrare strana, dato che alcune persone (Adinolfi e Bellani, ad esempio) sembrano essere collaterali ad entrambe; ma, appunto per questo, sorge il sospetto (eh sì, dato il loro comportamento mi fanno diventare sospettosa e dietrologa) che si sia trattato di cosa voluta, cioè che a Trieste si parlasse solo di Forza nuova (che, date le sue recenti posizioni in materia di immigrazione ed omofobia, non può che far parlare – male – di sé) allontanando l’attenzione da questo raduno di vecchi camerati provenienti dritti dritti da quel periodo di anni di piombo e tritolo di cui, guarda caso, si sta riparlando in questi tempi per le riaperture delle inchieste delle stragi di allora.
Un incontro solo per gli addetti ai lavori, un incontro cui non far partecipare giornalisti (soprattutto una giornalista), un incontro per parlare di che, dunque? Dato che non ho potuto assistere, potrò soltanto immaginare.
Il fascismo non è mai morto, lo vediamo in questi giorni in cui (coincidenza, sempre a Trieste) viene fondata la sezione italiana di Alba dorata, ed in cui a Roma gli scontri (che sconsideratamente anche a sinistra qualcuno ha valutato in maniera positiva) sono stati provocati dal Blocco studentesco di CasaPound. Qualcuno ha ricordato a questo proposito la canzone degli scontri di Valle Giulia (“non siam scappati più, cantava Paolo Pietrangeli), dove la canzone era “di sinistra” ma gli scontri erano iniziati “di destra”, e guarda caso organizzati proprio da Delle Chiaie, con Caradonna, ed il benestare di Giorgio Almirante.
E Delle Chiaie, due giorni dopo gli scontri organizzati dal Blocco studentesco a Roma viene a parlare a Trieste; “sono giornate un po’ particolari”, mi ha detto il funzionario di polizia, motivo per cui la mia presenza sarebbe stata ingombrante (sì, ma mica le ho rese particolari io, queste giornate, voglio dire). E non sarebbe la prima volta che Trieste ha un ruolo particolare nella storia della strategia della tensione, basti pensare che sia la bomba di piazza Fontana che la bomba di Brescia erano state precedute da “prove generali” a Trieste, tutte e due le volte alla scuola slovena di San Giovanni.
Il fascismo attecchisce nei momenti di crisi, sia crisi economica (e la viviamo), sia crisi di valori (ci siamo); il fascismo può offrire un’alternativa valida alla democrazia, quando la democrazia impedisce ai poteri forti, i poteri reali, quelli economici, di fare tutto quello che vogliono, perché anche i cittadini hanno dei diritti.
Allora appare logica tirare di nuovo fuori il fascismo, eliminare i diritti, togliere la democrazia, tutto ciò che disturba i manovratori. Il fascismo è sempre stato il braccio armato del capitalismo, checché oggi vogliano sostenere i rappresentanti della destra sociale che si proclama antimondialista e contraria allo strapotere delle banche. E però si diffondono sempre di più le tematiche comunitariste o rossobrune, trappola in cui cadono ancora più facilmente oggi, in un periodo in cui l’analisi politica latita, soprattutto i più giovani che non hanno (non gliel’abbiamo trasmessa noi vecchi) memoria storica su queste cose.
Conoscerli per combatterli: eh sì, allora sì che si capisce perché non mi vogliono tra i piedi…

NOTE IN CALCE.
A proposito di… Claudio Mutti.
Fu tra i fondatori di Ordine Nuovo assieme a Franco Freda; presidente di un’associazione Italia-Libia costituita a Ferrara nel 1973 (associazione che secondo il giudice D’Ambrosio era “diretta a propagandare idee politiche tipiche del gruppo Freda” (Cfr. G. Flamini, “Il partito del golpe, Bovolenta 1982, terzo volume, tomo secondo, p. 481). Mutti, definito dall’ex magistrato Carlo Palermo “esaltatore del socialismo di Muammar Gheddafi, professore di lingua romena all’Università di Bologna, traduttore (…) di Codreanu, fondatore del nazimaoismo italiano” (C. Palermo, “Il Quarto Livello”, Ed. Riuniti, 2002, p. 47), era collaboratore della rivista Ordine Pubblico, diretta dal principe piduista Alliata di Montereale; prese parte tra il 2 febbraio ed il 3 marzo 1974 a Cattolica, assieme a Marcantonio Bezicheri, Paolo Signorelli, Ugo Gaudenzi, Clemente Graziani ed altri ad una riunione che gli inquirenti ritennero organizzativa di Ordine nero dopo lo scioglimento di Ordine nuovo. Sua la casa editrice All’insegna del Veltro; oggi è uno dei nomi di punta dell’area dei Circoli comunitaristi nazional-europei che rappresentano gli eredi dei “vecchi” comunitaristi del belga Jean Thiriart, che aveva fatto parte della SS della Vallonia, la regione belga di lingua francese e che aveva fondato l’organizzazione della Jeune Europe che “all’inizio degli anni Sessanta era stata la fiancheggiatrice dell’organizzazione di estrema destra OAS”. L’OAS (Organisation de l’armée secrète) fu un organizzazione clandestina francese, nazionalista e di destra, costituitasi in protesta all’abbandono della politica coloniale, i suoi membri compirono atti terroristici e dopo il 1962 si riciclarono in altre organizzazioni neofasciste.
… e di… Angelo Lippi.
Per comprendere la visione politica di Angelo Lippi riportiamo uno stralcio del necrologio per l’ex terrorista di Terza posizione Massimo Morsello pubblicato sul “Piccolo” del 15/3/01 :
Iniziai la mia “attività” a metà circa degli anni Settanta nelle file del Fronte della Gioventù di Trieste, anni così detti di piombo, anni difficili per chi sceglieva la “parte sbagliata”. Trieste però grazie a Uomini (maiuscolo nel testo, n.d.r.) come Almerigo Grilz e Paolo Morelli vedeva la vigliacca canea comunista soccombere spesso e volentieri nel confronto politico con la Giovane Destra. La nostra città era una vera e propria enclave anticomunista, caso più unico che raro in tutto il Paese. Nelle altre città italiane erano obbligati alla latitanza diverse decine di giovani non disposti a portare il cervello all’ammasso, tra questi vorrei ricordare Massimo Morsello (...) fu costretto a lasciare l’Italia per l’Inghilterra dove trascorse diversi lustri esiliato per motivi politici. (...) Massimo per noi ragazzi del Fronte della Gioventù è stato un esempio di limpida militanza e dedizione assoluta alla causa rivoluzionaria.

Novembre 2012

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