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Una denuncia per la 'foiba' di Basovizza

RIAPRITE LA FOIBA DI BASOVIZZA!

In data 25 ottobre 2005 i ricercatori storici Samo Pahor e Claudia Cernigoi hanno presentato ai Carabinieri un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste relativo ai “lavori di riqualificazione” inerenti al sito della cosiddetta Foiba di Basovizza, finanziati con i fondi stanziati per i cinquanta anni del ritorno dell’Italia a Trieste. Eccone il testo:

OGGETTO: esposto relativo alle attività previste con deliberazione comunale n. 68 d.d. 3 ottobre 2005 variante n. 86 al vigente PRGC – recupero dell’area e del monumento della Foiba di Basovizza.

I sottoscritti Claudia CERNIGOI (n. Trieste 17/2/1959, ivi residente in via San Primo 20) e Samo PAHOR (n. Trbovlje 22/5/1939, residente a Trieste in Salita di Vuardel 21) espongono quanto segue in riferimento ai lavori di cui alla delibera comunale in oggetto.

Da decenni il pozzo della Miniera sito nella proprietà della comunella di Boršt risulta dichiarato monumento nazionale e luogo di manifestazioni di vario carattere con riferimento ad esecuzioni sommarie che sarebbero avvenute in loco nel periodo immediatamente successivo al 1° maggio 1945.
Dopo i recuperi effettuati dalle autorità anglo-americane nell’estate/autunno 1945, non risultano effettuati altri recuperi di salme, nonostante da più parti si parlasse della presenza di “centinaia” o “migliaia” di persone uccise sommariamente e gettate nella voragine. Citiamo a questo proposito una relazione del direttore della Divisione terza della XII Ripartizione (lavori pubblici) del Comune di Trieste, datata 13/9/1954, in cui si legge che
< fuori del Cimitero si è a conoscenza della giacenza dei resti non riconoscibili nella foiba denominata della “Miniera” di Basovizza, frammisti a munizioni ed armi, di difficile raccolta, presumibilmente n. 4000 >. (allegato 1)
Successivamente nel 1959 il Ministero della Difesa predisponeva una sistemazione del fondo con l’apposizione dell’attuale copertura allo scopo di impedire l’uso a discarica della voragine mineraria.
All’epoca il deputato Giorgio Almirante, capogruppo del partito denominato “Movimento Sociale Italiano”, presentò un’interrogazione parlamentare
< in ordine al pietoso recupero delle salme degli infoibati nelle zone della Venezia Giulia rimaste all’Italia, anche in relazione al fatto che due tra le più grandi foibe, quelle di Basovizza e di Monrupino, contenenti migliaia di cadaveri, sono state rozzamente tappate con un solettone di cemento >.
Il ministro della Difesa pro tempore, on. Giulio Andreotti, rispose:
< I lavori eseguiti (...) hanno esclusivamente funzione protettiva, per evitare che continui lo scarico delle immondizie nelle foibe. La chiusura è del tutto provvisoria. Essa è costituita da lastre di cemento poggiate su travi di ferro e munite di anelloni per il loro sollevamento. La chiusura non preclude quindi la possibilità del recupero delle salme giacenti nel fondo del pozzo, recupero che sarà effettuato quando sarà possibile superare le molteplici e serie difficoltà di ordine igienico e di sicurezza. Occorre tener presente (...) anche il fatto ormai accertato, che (...) sono stati gettati ingenti quantitativi di esplosivo e residuati di nafta, il che aumenta notevolmente il rischio delle operazioni >
Analoga interrogazione fu presentata dal deputato Gefter-Wondrich e risposta simile a quella sopra citata fu data dal Sottosegretario di Stato per la difesa Caiati nella seduta del 12/12/59.
(Le due interrogazioni si trovano in “Atti parlamentari anno 1959-60. Risposte scritte ad interrogazioni dal 13/10/59 al 25/1/60”. Seduta 4/12/59, allegato 2)
Da dette risposte si evince chiaramente che i recuperi stante l’attuale sistemazione sono tecnicamente possibili; ma nel caso in questione sono anche giuridicamente dovuti ai sensi del comma 2 dell’art. 116 delle norme di attuazione c.p.p. che recita:
< Il disseppellimento di un cadavere può essere ordinato, con le dovute cautele, dall’autorità giudiziaria se vi sono gravi indizi di reato >.
I recuperi dei resti mortuari sono inoltre resi obbligatori dall’art. 50 del Regolamento di Polizia Mortuaria (DPR 10/9/90 n. 285) che recita:
< Nei cimiteri devono essere ricevuti quando non venga richiesta altra destinazione:
- i cadaveri delle persone morte nel territorio del Comune, qualunque ne fosse in vita la residenza; (omissis)
- i resti mortali delle persone sopra elencate >.
Le ripetute affermazioni relative a massacri avvenuti presso il Pozzo della miniera, nonché le costanti manifestazioni che vi si svolgono da decenni costituiscono di per se stesse “notitia criminis” nonché “gravi indizi di reato”, così come previsti dalle normative vigenti. Che nel Pozzo della miniera si trovino resti umani, risulta inoltre dal fascicolo RGNR 631/00 della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Trieste, a firma del PM dott. Dario Grohmann, nel quale si legge che < il monumento indicato > è < da considerarsi sepolcro > (allegato 3).
La copertura prevista dal progetto approvato dal Comune di Trieste con la deliberazione in oggetto specificata, qualora realizzata, costituirà un grave ostacolo ai recuperi dei resti umani di cui con tanta costante iterazione si afferma l’esistenza, possibili invece con l’attuale sistemazione; la mancanza di questi accertamenti causerebbe inoltre impedimento alla Magistratura di acquisire prove fondamentali per le valutazioni giudiziarie dell’accertamento dei fatti avvenuti e delle eventuali responsabilità penali conseguenti.

I sottoscritti ritengono opportuno che venga sentito in qualità di persona informata sui fatti l’onorevole Giulio Andreotti, o, in subordine, l’onorevole Caiati.

Si chiede pertanto a codesta spettabile Autorità Giudiziaria di voler emettere un’ordinanza di sospensione dei lavori di cui alla delibera in oggetto, e di voler procedere ad un’esplorazione del contenuto del pozzo della miniera di Basovizza, per verificare la presenza di resti umani, e provvedere alla loro dignitosa sepoltura in luogo all’uopo preposto.

I sottoscritti chiedono inoltre di venire avvisati dell’eventuale richiesta di archiviazione ai sensi dell’art. 408 c.p.p..

In data 7/11/05 l’esposto è stato archiviato, su indicazione del dottor Nicola Maria Pace, Procuratore della Repubblica di Trieste, nel Registro degli “atti non costituenti reato”; tale tipo di archiviazione, ci è stato spiegato negli Uffici della Procura, non obbliga il Procuratore a motivare la propria decisione, né a darne notizia ai denuncianti. Di conseguenza, nel fascicolo relativo, abbiamo trovato solo copia della documentazione da noi presentata, la lettera di trasmissione alla Procura della Stazione dei Carabinieri di Basovizza e nel frontespizio le seguenti annotazioni a penna: “al Procuratore per Sue valutazioni, data la peculiarità dell’esposto… io non credo si debba provvedere a sospendere (sic) un atto amministrativo, né c’è alcun reato in corso”. Data 2/11/05, firma illeggibile (non è quella del dottor Pace).
In seguito a questa dichiarazione, che non essendo più particolareggiata non ci permette di comprendere a fondo il motivo per cui quanto da noi denunciato non raffiguri alcun reato, dobbiamo per forza cercare di dare delle interpretazioni a quanto la Procura ha inteso sostenere.
Se la Procura non ritiene necessario procedere ad un recupero delle salme presenti nel Pozzo della Miniera prima dell’ultimazione dei lavori che potrebbero inibirne la successiva possibilità, nonostante tutte le notizie di presenza di dette salme (che potrebbero costituire i “gravi indizi di reato”), ciò può significare soltanto, a parere nostro, che la Procura non ritenga che vi siano salme ancora giacenti nel Pozzo suddetto: altrimenti ne avrebbe dovuto ordinare il recupero.
A questo punto, però, dobbiamo ritenere che, oltre a quanto fu recuperato dalla voragine nel 1945 a cura degli angloamericani (il verbale di tali recuperi fu pubblicato sul “Piccolo” di Trieste il 31/1/95, e fu sintetizzato nelle seguenti parole scritte dal giornalista: < Ma una decina di corpi smembrati e irriconoscibili non dovevano sembrare un risultato soddisfacente e alla fine si preferì sospendere i lavori >.
Di conseguenza, possiamo essere portati a pensare che oltre alla “decina di corpi smembrati e irriconoscibili”, già recuperati nel 1945, nel Pozzo della miniera non ci sono mai stati altri resti umani; che tutto quanto apparso sulla stampa, in testi storici, in dichiarazioni di intellettuali e di uomini politici rispetto alle “centinaia”, “migliaia” di infoibati, agli eccidi di Basovizza e via di questo passo, siano soltanto voci inconsistenti, non degne di essere considerate notizie di reato (chi parla di massacri avvenuti in un certo posto e di cadaveri ancora lì giacenti, cosa fa, se non comunicare di essere a conoscenza di un reato consumatosi?) da parte della nostra Procura della Repubblica.
Però a questo punto potremmo anche ritenere che non solo la foiba di Basovizza non dovrebbe più essere considerata un monumento nazionale (monumento a ricordo di fatti che non sono avvenuti?), ma potremmo anche chiedere che le voci, non degne di fede, di coloro che continuano a parlare di eccidi avvenuti a Basovizza, quando la Procura non ritiene di dover agire per recuperarne i resti delle presunte vittime, vengano fatte tacere, in quanto false ed inattendibili, ed atte a turbare l’ordine pubblico.
E potremmo anche chiederci e chiedere alle autorità competenti, se sia congrua la spesa di 805.000 Euro, tratte dai fondi per le celebrazioni del cinquantenario del ritorno di Trieste all’Italia, per “riqualificare” un monumento che non ha ragione di esistere, in quanto propaganda un falso storico

Per opportuna conoscenza ai nostri lettori, pubblichiamo la lettera inviata dai sottoscritti Pahor e Cernigoi al senatore Giulio Andreotti.


Egregio Signore

Giulio ANDREOTTI
Senatore a vita
Senato della Repubblica
Palazzo Madama
00186 - ROMA


Nell’ormai lontanissimo 1959 Ella, nella veste di Ministro della Difesa, ha assicurato, rispondendo ad una interrogazione parlamentare dell’on. Giorgio Almirante, che la copertura delle foibe di Basovizza e di Monrupino è provvisoria, già predisposta per essere tolta, ed ha promesso che tale copertura sarebbe stata tolta non appena le condizioni sanitarie e di sicurezza l’avrebbero permesso.
Il progresso della medicina e della tecnologia civile e militare, ha fatto tali passi da rendere del tutto possibile il promesso recupero dei resti mortali, rispetto al quale l’on. Almirante ha posto l’interrogazione parlamentare nell’interesse dei congiunti delle persone che colà sarebbero state uccise nel 1945.
L’amministrazione comunale di Trieste ha deciso di coprire la copertura fatta nel 1959 a cura del Commissariato generale per le onoranze ai caduti in guerra sulla voragine di Basovizza con un enorme cofano di ferro, annullando così la possibilità di recupero delle salme che ivi si troverebbero.
Le chiediamo pertanto di intervenire nelle sedi competenti affinché quanto promesso dal Ministro della difesa dell’epoca ai familiari delle persone uccise in quelle località venga fatto prima della collocazione di detto cofano di ferro.
Oltre che per il fatto di veder mantenuta una promessa che Ella ha fatto ai congiunti, rappresentati dall’on. Almirante, riteniamo che sia Suo interesse che la copertura delle due voragini venga tolta ed i resti mortali colà giacenti recuperati, anche per un altro motivo. Infatti dalle nostre parti corre voce, specialmente dopo che il dottor Giorgio Rustia ha scritto, nel 2000, che “la foiba di Monrupino è un eccesso della nostra storiografia che ha voluto creare una foiba in cui saranno stati buttati una dozzina o una ventina di soldati tedeschi”, che Ella sapeva benissimo, già prima della decisione di far chiudere le due voragini, che esse non contenevano resti mortali di italiani, uccisi solo perché italiani, ma ha voluto impedire che le operazioni di recupero di resti mortali inesistenti dimostrassero l’infondatezza delle accuse nei confronti delle forze armate jugoslave, accuse che sono servite per decenni come pretesto per negare alla minoranza linguistica e nazionale slovena quella tutela che, secondo le sentenze della Corte Costituzionale, le spettava fino dal 1° gennaio 1948. Sarebbe quindi auspicabile un Suo intervento per evitare che i lavori in corso sul monumento di Basovizza rendano non realizzabile il recupero delle salme da Lei a suo tempo promesso.
In attesa di un gentile riscontro porgiamo distinti saluti.

Dobbiamo a questo punto precisare che fino a questo momento non abbiamo avuto alcun riscontro. Abbiamo quindi deciso di rendere pubbliche queste nostre note.

Marzo 2006.






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