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Ungheria 1956

UNGHERIA, 1956.
In occasione del sessantesimo anniversario della rivolta ungherese del 1956 abbiamo letto più di un articolo che definisce quei fatti come una “rivoluzione socialista” repressa nel sangue dalle truppe del Patto di Varsavia.
In realtà, il primo ministro Imre Nagy era stato comunista, così come era comunista il filosofo Gyorgy Lukacs (che successivamente prese però le distanze dall’esperienza): ma molti dei rivoltosi che si scatenarono nelle strade ungheresi tra ottobre e dicembre del 1956 non erano comunisti, anzi facevano riferimento alla destra nazista, ideologicamente vicini a quelle forze politiche che oggi governano l’Ungheria con il premier Orban.
Le notizie su un coinvolgimento della CIA e dei servizi britannici (che avrebbero usato anche la rete spionistica anticomunista dell’ex generale nazista Reinhard Gehlen) nell’organizzazione della rivolta ungherese (citiamo brevemente la propaganda lanciata da Radio Free Europe, il lancio di volantini propagandistici da aerei occidentali sorvolanti il suolo ungherese, l’infiltrazione di agenti provocatori armati, reclutati tra gli ex nazisti, che sarebbero rientrati in massa in Ungheria dopo l’apertura delle frontiere voluta da Nagy) meriterebbero uno studio organico che non possiamo fare qui per motivi di spazio. Vorremmo invece in questa sede accennare al ruolo avuto da Edgardo Sogno (l’ex partigiano monarchico ed anticomunista Franco Franchi legato ai servizi britannici e statunitensi, piduista ed infine golpista tanto volonteroso quanto fallito) nella solidarietà ai rivoltosi ungheresi.
Negli anni ’50 Sogno, diplomatico in servizio presso il Ministero degli Esteri, aveva fondato la sezione italiana dell’organizzazione anticomunista francese Paix et Liberté, che aveva come scopo la diffamazione degli esponenti comunisti per creare odio nei confronti dell’ideologia in generale.
Nel 1956 Sogno diede vita alla “Operazione Ungheria”, definita da uno dei più entusiasti biografi del comandante Franchi, Luciano Garibaldi: “forse la più qualificante azione anticomunista di Stato realizzata dal Comitato di Difesa Nazionale” (il nome con cui Sogno aveva ribattezzato Pace e Libertà). “Di stato” perché il progetto ricevette finanziamenti dal colonnello del Sifar Renzo Rocca, l’ufficiale che si suicidò dopo la scoperta del Piano Solo, dirigente del REI (Ufficio Relazioni Economiche e Industriali) che “distribuiva agli industriali italiani finanziamenti americani a fini anticomunisti” e si occupò di sovrintendere alla costruzione della base stay behind in Sardegna. Tanto per dare un’idea, i contributi pubblici che l’organizzazione di Sogno percepì nel 1957 ammontarono a 40.210.000 dalla Presidenza del consiglio, 1.500.000 dal Ministero degli Esteri, 3.010.000 dal Ministero della Difesa.
Nel “Dossier Ungheria” redatto dallo stesso Sogno e sintetizzato nei testi di Aldo Cazzullo (“Testamento di un anticomunista”, Mondadori 2001) e di Luciano Garibaldi (“L’altro italiano”, Ares 1992), appare che Sogno andò in Ungheria nel novembre del 1956 con un gruppo di informatori di paesi occidentali, passando clandestinamente la frontiera dall’Austria. La loro proposta ai servizi occidentali era di stabilire una base clandestina in Austria per l’appoggio ed il reclutamento di combattenti, che avrebbero ricevuto armamento e viveri da servizi inglesi e francesi.
Sogno inoltre inviò a Roma, per il tramite del colonnello Rocca, le richieste di finanziamento dei resistenti anticomunisti (questa la definizione che ne diede lo stesso Sogno), ed aggiunse che “i nostri servizi (cioè gli italiani, n.d.r.) riuscirono ad infiltrare stazioni radio trasmittenti in Ungheria”, in vista di ulteriori sviluppi (cioè azioni armate). Sogno fece anche “esfiltrare” due dirigenti della rivolta, il comandante della Guardia nazionale Bela Kyrali ed il professor Istvan Jankovic, organizzatore delle rivolte studentesche, ma specificò nell’intervista a Cazzullo che l’obiettivo era di “alimentare e protrarre situazione di conflitto”. Accusò anche i servizi occidentali di avere deluso gli insorti perché le promesse di sostegno che erano state fatte nel corso delle trasmissioni di Radio Free Europe non erano state mantenute.
Ma a dicembre, Rocca dichiarò che non c’erano più disponibilità finanziarie per questo progetto e così si concluse l’Operazione Ungheria dell’ex comandante Franchi.
Quindi non possiamo fare a meno di domandarci: se la rivolta ungherese di Nagy era un “tentativo di rivoluzione socialista” portato avanti da “comunisti”, perché mai i servizi occidentali e lo stesso Sogno si sarebbero dati tanto da fare in loro sostegno, visto l’anticomunismo di base che spinse tutte le azioni politiche di questo personaggio?

novembre 2016

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