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      Mučeniška Pot


Uscire dalla Crisi. Novembre 2012

USCIRE DALLA CRISI.
Lidia Menapace, una grande vecchia (detta con stima e simpatia) della sinistra, ha sinteticamente così descritto la situazione attuale: la crisi che stiamo vivendo è una crisi strutturale del capitalismo e se ne può uscire solo uscendo dal capitalismo, superandolo come fase storica; tutte le manovre che portano avanti i governi dei banchieri invece possono portare solo a prolungare l’agonia di questo sistema economico, aumentando il malessere generale.
L’unico modo per uscire da questa crisi, dunque, è di abbandonare il sistema capitalista, e qui ci stacchiamo dall’analisi di Menapace e proseguiamo per conto nostro.
Ci sono due possibilità per superare il capitalismo: quella che preferiremmo è la realizzazione del socialismo (ma adesso come adesso non ci sembra la strada più praticabile), l’altra, quella che con timore vediamo avvicinarsi, è una regressione, il ritorno ad un sistema feudale in cui pochissimi privilegiati detengono la ricchezza ed il potere, ed il resto della popolazione è una massa di manovra priva di diritti ed obbligata a produrre ricchezza per il feudatario (attualizzando potremmo identificare il feudatario nel sistema bancario), senza poter trattenere nulla per sé.

Breve riflessione sulla giornata di lotta del 14 novembre. Sulla manifestazione di Trieste e sul comportamento di taluni scriviamo in altra parte di questo numero.
Qui vorrei fissare alcuni punti generali. In varie città d’Italia si sono avuti scontri, a Roma si sono scatenati i neofascisti di Blocco studentesco, altrove si è parlato di “autonomi” (termine che oggi come oggi non significa proprio nulla), ma nell’insieme l’impressione è che il tutto fosse stato organizzato a tavolino da buon principio (tanto per dire, a Trieste, quando lo spezzone della Casa delle culture è arrivato sotto la Prefettura, l’attacco di uova e carote alla polizia è stato motivato col fatto che in altre città i poliziotti stavano pestando gli studenti, quindi la rappresaglia, data in tempo reale, sembrerebbe essere stata preparata già prima della partenza del corteo, quindi prima delle manganellate).
Così immediate e repentine le condanne del ministro, per fatti tutto sommato non estremamente gravi (si sono viste violenze ben più gravi, negli ultimi due anni, basti pensare a quanto continua ad accadere in Val Susa, però per la devastazione della Val Susa il ministro non promette di fare chiarezza, né si scompongono le anime belle); repentina anche la reazione indignata dell’opinione pubblica contro i poliziotti violenti, Grillo in testa, che, in un articolo che vorrebbe probabilmente scimmiottare (all’incontrario) quello di Pasolini sui poliziotti figli del proletariato (e che fu scritto quando a Valle Giulia i fascisti – non i compagni – guidati da Caradonna e Delle Chiaie diedero il via agli scontri, in cui poi si inserirono anche studenti di sinistra) osserva che le forze dell’ordine picchiano solo gli studenti e non i politici ed i mafiosi (a parere di chi scrive, in uno stato di diritto neppure il
SOMMARIO
Pag. 1: editoriale
Pag. 2: momenti di tensione
Pag. 3: ultime notizie e cattiverie
Pag. 4: de Henriquez/notav/varie
INSERTO: un venerdì da fascisti a Trieste

politico ed il mafioso dovrebbero però essere picchiati dalla polizia…).
Insomma una nuova campagna contro: dopo le campagne contro i politici, contro i partiti, adesso parte la campagna contro i poliziotti picchiatori.
Dato che, ripetiamo, non è questa la volta in cui la polizia ha mostrato il peggio di sé e che a vedere i filmati degli scontri in essi non erano coinvolti solo ragazzini indifesi, ma anche manifestanti in assetto da sommossa, viene spontaneo domandarsi a che giova tutto questo.
La prima cosa è un probabile cambio ai vertici del Ministero degli interni e delle dirigenze della polizia (era già iniziato qualche giorno prima degli incidenti di piazza): se il cambiamento sarà in meglio, lo scopriremo solo vivendo, avrebbe detto Lucio Battisti.
In secondo luogo va detto che c’è un’altra campagna in corso, anche se non molto visibile (ancora): la campagna contro le manifestazioni. A che serve andare in piazza, ci chiedono i sondaggi dei giornali, a che serve manifestare, è del tutto inutile, non serve a niente: questa la versione qualunquista. Nel sotterraneo invece (sempre a parer nostro, ovviamente) si sta diffondendo un altro concetto: dato che le manifestazioni sono violente, per evitare la violenza la cosa migliore è impedire le manifestazioni.
Tutti a casa, zitti e buoni, vietato scendere in piazza. In questo caso si potrebbe vedere sotto altra luce le violenze organizzate nelle strade, funzionali a provocare una reazione violenta e repressiva, finalizzata a togliere del tutto le libertà costituzionali.
Guardiamo nell’insieme tutte le campagne contro la politica, portate avanti da svariati opinionisti (citiamo tra i tanti Gianantonio Stella, l’inventore della campagna contro la casta, ma anche Marco Travaglio e poi il clou, Beppe Grillo) e poi diffuse con il passaparola sul web in messaggi ricchi di foto e dati a dimostrazione che i politici in parlamento sono dei fannulloni, facendo di tutta l’erba un fascio e coinvolgendo partiti, politici, parlamentari, che sono troppi e mangiano pane a ufo, fino a coinvolgere tutto il settore pubblico, lo stesso parlamento è inutile e poi lo sono gli enti pubblici; troppi gli impiegati pubblici, che sono solo costosi e non servono a nulla, i sindacati sono tutti inutili e ladri; ed infine, basta con le manifestazioni, non hanno senso, e poi causano violenza.
Qual è il sistema politico che non ha partiti, non ha sindacati, impedisce le manifestazioni, non ha parlamentari e non spende per indire inutili elezioni? Bravi, avete indovinato: IL FASCISMO!

novembre 2012

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