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Vacanze in Val Susa Ferragosto 2011

VACANZE IN VAL SUSA, FERRAGOSTO 2011.

Beh, chiamarle vacanze è un po’ pretenzioso, siamo stati in Val Susa tre giorni a Ferragosto, ma ci saremmo rimasti ancora ed ancora…
Chiamarle vacanze è un po’ sminuire un’esperienza unica, il contatto con la gente valsusina che lotta contro chi vuole distruggere il suo territorio per realizzare un progetto tanto devastante quanto inutile e dispendioso, perché una nuova linea per l’alta velocità ferroviaria proprio non serve.
Innanzitutto la Val Susa è stupenda. Ci saranno anche valli più belle, come ha detto una volta una persona (non troppo intelligente, temiamo) alla quale avevamo dato un volantino di solidarietà ai valsusini resistenti, ma questo cosa significa? Intanto tutto l’ambiente naturale è bello, è bello per definizione, perché esiste; e poi è importante conservarlo, l’ambiente in cui viviamo, perché ce n’è sempre di meno: e se oggi vogliamo lasciare qualcosa di questo pianeta a chi verrà dopo di noi, dobbiamo metterci in testa che l’unica strada è ricercare un modello di sviluppo sostenibile, tornare indietro rispetto alle grandi opere (inutili) e la devastazione dei territori, ricreare un’armonia tra l’uomo e la natura, rallentare i ritmi di vita. E se lo facciamo, vedrete che vivremo meglio.
Questi concetti sono quelli che stanno dietro la resistenza della Val Susa, concetti che condividiamo e per cui diciamo che la lotta della Val Susa è anche la nostra lotta.
Che senso ha distruggere montagne e vallate, cementificare, troncare falde acquifere, solo per potersi muovere più velocemente? Solo per poter delocalizzare le aziende produttive, mettendo sul lastrico i lavoratori, ed andare a sfruttare i lavoratori meno garantiti delle nuove frontiere dell’imperialismo capitalista, cosicché sono necessarie infrastrutture di trasporto per riportare qui quelle merci che non produciamo più in casa ma che sono destinate al nostro mercato? (dove non si capisce chi le acquisterebbe, queste merci, se i lavoratori restano senza lavoro dato che il loro lavoro è stato portato altrove).
Ma questi sono i massimi sistemi, e noi torniamo nella Valle che ci ha ospitato per tre bellissimi giorni. Cosa accade in Val Susa? Da ormai quindici anni quel territorio è sotto minaccia per la realizzazione di un nuovo tragitto dell’alta velocità: e pensando a quanto tempo è passato dalla prima volta che abbiamo sentito parlare di queste cose, ci è ritornata in mente anche la tragica vicenda di Sole e Baleno, i due giovani anarchici che erano stati arrestati, nel lontano 1998, accusati di fare parte di un’organizzazione terroristica (!) responsabile di sabotaggi contro varie infrastrutture dell’Enel, della Mediaset ed altro, ma accusati in concreto solo dell’incendio al municipio di uno dei comuni che da subito si erano opposti al progetto dell’alta velocità, accusa quindi del tutto incongruente con l’immagine di “ecoterroristi” creata intorno ai due giovani. Baleno, incarcerato a Torino, si impiccò in cella il 28/3/98; Sole, agli arresti domiciliari in una comunità di recupero, si impiccò a sua volta l’11 luglio successivo; ma anche il responsabile della struttura morì suicida, un paio di mesi dopo, il 23 settembre; così come si suicidò il 6/8/99 il consigliere dei Verdi torinese Pasquale Cavaliere, mentre si trovava in Argentina con il figlio e la ex compagna. Cavaliere, cui era stato recapitato un pacco esplosivo durante la detenzione dei due anarchici, era stato, nonostante questo fatto, tra i pochi a solidarizzare con gli accusati credendo nella loro innocenza. La versione ufficiale di queste quattro morti è che si è trattato di quattro suicidi: una percentuale preoccupantemente alta, considerato il ristretto gruppo di persone coinvolte.
Strane cose accadono in Val Susa. Se andiamo indietro negli anni, scopriamo che proprio in Val Susa, zona storicamente antifascista, partigiana e rossa, esponenti di Ordine Nuovo (tra essi Salvatore Francia ed Adriana Pontecorvo) avevano organizzato nel 1972 campi paramilitari in cui addestrarsi in previsione delle loro attività eversive. E fu proprio per portare da parte della Pontecorvo del materiale a Francia, latitante in… Francia (!) dopo lo scioglimento di ON ordinato dalla magistratura nel novembre 1973, che il torinese Emilio Garrone fu arrestato mentre tentava di espatriare attraverso Bardonecchia, nel luglio del 1974: circa un mese dopo che era stata scoperta, sempre nella Val Susa, l’attività paramilitare di tre giovanissimi neofascisti, tra i quali il diciottenne Renzo Pinard, di Chiomonte: sì proprio quel Renzo Pinard che oggi è sindaco orgogliosamente sitav della cittadina di Chiomonte.
Ma torniamo ai nostri giorni. Ricordiamo che l’opposizione dei valsusini al progetto (che vedrebbe traforare, tra l’altro, montagne di amianto e di uranio) si è concretizzata nell’acquisto di una particella di terreno (in val Clarea, dove è stata edificata una baita, che pur essendo costruita in modo ecocompatibile è dichiarata abusiva dalle istituzioni) e nell’occupazione (con regolare pagamento della tariffa al Comune) di una zona diventata la “libera repubblica della Maddalena”. In questo sito gli attivisti notav avevano organizzato un presidio per salvare il territorio dove era prevista l’apertura del cantiere di ricognizione (scavo di un tunnel geognostico propedeutico alla realizzazione della linea). Il 27 giugno, per dimostrare alla Comunità europea che il cantiere era aperto, e che quindi erano ancora dovuti i finanziamenti al governo italiano per il progetto Tav, dopo che il sindaco torinese in quota PD Piero Fassino aveva invocato addirittura l’intervento dell’esercito, sono stati inviati a Chiomonte circa duemila agenti in assetto antiguerriglia, sono entrati nel presidio attraverso lo sfondamento delle barriere antirumore dell’autostrada che passa proprio sopra, e per sgomberare i manifestanti hanno irrorato di lacrimogeni la zona e tutte le persone che vi si trovavano, di tutte le età. Sulla stampa la vicenda è stata trattata come la reazione violenta di pochi black bloc venuti da fuori, che hanno aggredito le forze dell’ordine che agivano in nome del progresso e della legalità. Niente di più falso. La resistenza nella Valle, resistenza che continua nonostante la presenza massiccia di militari, polizia e carabinieri, è la resistenza di un intero popolo. Ci sono, è vero, persone che vengono da fuori in solidarietà agli abitanti della Valle, ma non sono la maggioranza. A fermare i treni per dimostrare che la linea ad alta velocità dalla Francia arriva già adesso fino a Torino si sono trovati tutti i valsusini, tantissimi, genitori con i figli, anziani, di tutte le estrazioni sociali. E nemmeno un black bloc.
La nostra guida turistica ci ha fatto vedere la zona dove aveva avuto sede il presidio, oggi definito “cantiere” (che nei fatti non esiste) recintato da filo spinato e sorvegliato da agenti in assetto antisommossa, il camper bruciato nel corso dello sgombero (non bruciato dai black bloc, ma dagli sgomberanti), abbiamo visto la baita di Clarea e le casette sugli alberi dove intendono sistemarsi gli attivisti per impedire la distruzione del territorio. Ci ha spiegato che vi sono cooperative di giovani che stanno recuperando vigneti ed orti abbandonati per coltivarli in maniera biologica e stanno facendo rivivere l’economia della Valle in modo ecocompatibile e non distruttivo: ma se passasse il progetto queste persone rimarrebbero senza lavoro.
Abbiamo poi visto il gazebo dei digiunanti in segno di protesta, gazebo sgomberato assieme a chi digiunava il 16 agosto successivo. Ed abbiamo visto il pilo votivo eretto dai notav cristiani, con le immagini della Madonna del Rocciamelone, di Maria Maddalena, di San Francesco e di San Michele Arcangelo, protettore della Valle ma, per ironia della sorte, anche protettore delle forze di polizia. Siamo curiosi di vedere chi l’Arcangelo Michele, simbolo di chi lotta contro il male, deciderà alla fine di proteggere.
Della repressione ha fatto le spese anche un grosso cedro che cresceva davanti alla centrale elettrica di Chiomonte dove è stata fissata la sede delle forze armate che controllano la zona (dichiarata zona di interesse strategico, e quindi militarizzata, lo diciamo per inciso e ci torneremo dopo). Su questo cedro si era arrampicato Turi, attivista non violento. Non voleva scendere, quindi hanno abbattuto l’albero.
Abbiamo poi visitato il campeggio di Chiomonte, che si trova di fronte alla centrale elettrica, sulle rive della Dora Riparia. Lì c’erano tantissime persone venute da fuori, sì, per aiutare i valsusini a difendere la Valle. Lì si svolgono ancora oggi incontri, concerti, spettacoli, assemblee, si mangia e si beve assieme, si parla, ci si conosce. Come accadeva un tempo, quando le persone avevano tempo e voglia di rapporti umani, e non si rinchiudevano nelle case a guardare la televisione fregandosene di quello che accade intorno a loro.
Nella notte tra il 13 ed il 14 agosto, battezzata la notte dei fuochi, dopo un sabba delle streghe (al quale per motivi tecnico logistici non abbiamo potuto assistere), la Valle si è accesa di falò sull’uno e sull’altro versante, il lato di Clarea ed il lato di Chiomonte, otto falò con le fiamme che si alzavano a dimostrare che la comunità della Valle è presente sul suo territorio, e mentre le fiamme illuminavano la notte, gli attivisti battevano sui guard rail per ricordare la loro presenza a chi nella Valle è considerato una forza di occupazione, militari che fermano la gente che pretende, come diritto secolare, di continuare ad utilizzare i sentieri dei monti, chiedono loro i documenti e li trattiengono a volte anche per ore. Ed intanto sul ponte sulla Dora che si trova tra il campeggio e la centrale elettrica, circa trecento persone gridavano quello che è lo slogan ufficiale dei resistenti “a sarà düra!”, in attesa dello spettacolo pirotecnico, mezz’ora di fuochi artificiali lanciati nella notte da svariati punti della Valle, quasi a circondare simbolicamente la centrale elettrica con i suoi occupanti.
Vacanze in Val Susa, vacanze di resistenza, tra gente che ci ha accolto con la tradizionale ospitalità della gente di montagna, con cui abbiamo parlato e scambiato opinioni; abbiamo conosciuto persone bellissime che amano la loro terra e la curano, puliscono i boschi e mantengono viva la loro cultura. Che sono costretti a vivere come se fossero sotto occupazione armata, per settimane le persone non potevano girare liberamente tra un comune e l’altro, perché ai non residenti era proibito entrare nel territorio di un altro comune, vi sono tuttora blocchi stradali e perquisizioni, le azioni di sgombero hanno visto il lancio di tanti lacrimogeni che le persone non si fidano a sfruttare le risorse dei boschi e delle coltivazioni irrorate, per non parlare dei danni alla salute di chi ha respirato i gas. Ci è stato chiesto se ci fossimo mai trovati in una situazione simile: no, non siamo mai stati in Palestina, volevamo rispondergli.
Nonostante tutto questo, la gente continua a vivere ed a muoversi, a lottare e a resistere. Noi torneremo in Val Susa non appena possibile, ma quello che possiamo fare adesso è portare la Val Susa nella nostra città e nella nostra regione, dove anche noi abbiamo in piedi un movimento notav, far conoscere la lotta della Val Susa, che è anche la nostra lotta, perché non è solo (solo? come se fosse poco…) la lotta per la salvezza del territorio valsusino, è una lotta per la democrazia e per i diritti umani, che vengono, una volta di più, sacrificati al diritto d’impresa, al diritto di sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente.
Se saremo uniti in questa lotta, la vinceremo, tutti assieme. Ed anche qui a Trieste gridiamo, assieme ai valsusini: a sarà düra!

Nelle gallerie fotografiche potete trovare alcune immagini che illustrano la nostra vacanza:
http://www.nuovaalabarda.org/foto-gallery/galleria24_pagina1.php

Agosto 2011

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