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      Mučeniška Pot


Vattani, Console e Nostalgico del Fascio.

CONSOLIAMOCI AD OSAKA…
Uno dei vari scandali di fine anno è stato quello della nomina del console generale ad Osaka, Giappone, nella persona di Mario Vattani, in arte “Katanga” quale performer (visto e sentito il video non osiamo definirlo “cantante”…) del gruppo fasciopunk (scusate il neologismo, ma non siamo esperti) “Sotto fascia semplice” (da noi si direbbe: ma fascia semplice xe più che cintura gibò?).
Belle e significative le foto di Vattani: in doppiopetto, cravatta e sorriso di circostanza come diplomatico (è stato per anni a capo dell’ufficio economico commerciale all’Ambasciata italiana a Tokyo); in maglietta che scopre le braccia tatuate e tanta energia al grido di “sventolerà la mia bandiera nera” e “camerata presente” sul palco dei festival di CasaPound.
Le notizie che seguono le abbiamo tratte dal link http://www.repubblica.it/politica/2011/12/30/news/finisce_in_parlamento_il_diplomatico_fascio-rock-27409228.
Vattani, classe 1966, ha la carriera nel sangue, anche suo padre era diplomatico e con lui ha girato il mondo. Entrato in diplomazia nel 1991 (giovanissimo, sarà mica che ha avuto qualche aiutino?, ma che andiamo a pensare, via, è evidente che si è fatto da sé), è sempre stato però, leggiamo, un esponente della musica “identitaria” (cioè neofascista, tradotto per i non addetti ai lavori), infatti fu la voce degli “Intolleranza” (quelli che inneggiano ai Wehrwolf, cioè l’organizzazione di resistenza nazista) prima, e si è poi esibito assieme a Gianluca Iannone (altra persona che ci è difficile definire “cantante”) degli Zero Zero Alfa (“Santa teppa” uno dei loro cavalli di battaglia, ma anche i creativi creatori della “cinghiamattanza”, cioè il divertente – per loro – per noi discutibile – ballo in cui i danzatori si menano reciprocamente con le cinghie dei pantaloni), ma anche animatore di CasaPound.
Nel 1996 (cinque anni dopo il suo ingresso nella carriera diplomatica, quindi è evidente che lo fa per vocazione) ha fondato i “Sotto fascia semplice” ma, leggiamo, è solo da poco che ha deciso di esibirsi dal vivo (in effetti, considerando l’effetto, comprendiamo che possa avere avuto delle remore, ed essendo d’accordo con lui su questo lo invitiamo a riprendere le vecchie abitudini, perché proprio col “canto” non ci siamo), e lo fa perché lo ritiene un gesto di militanza.
I testi sono interessanti (non dal punto di vista letterario o poetico, sia ben chiaro, ma da quello dell’ordine pubblico: viene citata la canzone “Ancora in piedi”, che racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori.
Dite voi se questo è lirismo o piuttosto una confessione:
“Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell’aula quarta c’era il bastardo che mi aveva aggredito. L’abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia”.
Della serie: “invece di porgere l’altra guancia allungo la gamba più e più volte”.
Libertà di espressione, certamente. Il lato scandaloso è per noi però che si ammetta nel Corpo diplomatico di un Paese una persona che così si sarebbe espressa relativamente alla Repubblica che egli dovrebbe rappresentare all’estero:
\"fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell\'arroganza. Una repubblica fondata sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli\".
Nessun problema, caro Vattani, se a Lei non piace questa Repubblica né i valori che l’hanno fondata, e che fanno parte della sua Carta costituzionale, padronissimo di dissentire. Ma se Lei ha giurato fedeltà a questa Costituzione, non può permettersi di denigrarla come fa quando si fa chiamare “Katanga”, non può intascare i soldi del Suo stipendio di diplomatico e poi andare in giro a sputare nel piatto in cui mangia, sa. Non è né corretto né coerente.
Una sola domanda vorremmo fare al (si auspica ex) console Vattani: durante tutti quegli anni passati a Tokyo a curare gli affari commerciali italiani, non è che ha per caso avuto modo di conoscere un altro illustre ormai ex italiano avendo acquisito la cittadinanza giapponese (particolare di non indifferente conto, dato che questo impedisce la sua estradizione nella patria d’origine), l’imprenditore di successo Delfo Zorzi (in Giappone veramente si chiama Hagen Roy, che dovrebbe significare svastica, se le nostre informazioni sono esatte), sospettato di essere coinvolto nello stragismo italiano, dai preparativi per piazza Fontana all’attentato di piazza della Loggia?

gennaio 2012

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