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      Mučeniška Pot


Vicissitudini Di Una Giornalista Scomoda.

VICISSITUDINI DI UNA GIORNALISTA SCOMODA (LETTERA APERTA DEL DIRETTORE DELLA NUOVA ALABARDA).

Bene, per una volta lasciatemi parlare di me, perché ho una vita variegata e mi piace l’idea di condividerla con Voi, cari lettori. L’altro giorno (18/9/09) eravamo a Gorizia a presentare gli atti del convegno di Sesto San Giovanni del 2008 (“Foibe. Revisionismo di Stato ed amnesie della repubblica”, Kappavu 2008) ed a questo proposito la sezione di Gorizia della Lega Nazionale ha emesso un comunicato stampa firmato da Rodolfo Ziberna. Titolo “La Kersevan e la Cernigoj uccidono una seconda volta le vittime delle foibe con una operazione di sciacallaggio partitico”.
Ora, io credo di essere la prima persona che ha avuto il cognome ripristinato in grafia slovena dalla Lega nazionale. Forse perché Ziberna non ha ancora avuto modo di correggere il proprio cognome nell’originale Žiberna? Mah! in questo caso gli renderemo giustizia noi ripristinandogli la grafia corretta. Però dobbiamo fargli presente al contempo che il suo intervento toppa di buon principio: non essendo la sottoscritta, né Alessandra Kersevan iscritte a qualsivoglia partito, lo sciacallaggio “partitico” proprio non ci sta. Togliendo il “partitico” e lasciando la “sciacallaggio”, comunque, non è che la cosa migliori di molto: il comunicato è tutto un misto di insulti nei nostri confronti (parlo non per plurale maiestatis ma anche a nome di Alessandra), frammisti a bugie vere e proprie:
“Le signore Kersevan e Cernigoj, che per ragioni di natura partitica o di esigenza di visibilità, cercano di minimizzare il dramma delle foibe, sostenendo che in esse siano stati barbaramente uccise “solo” alcune centinaia di persone, anziché le almeno diecimila su cui tutti gli storici sono d’accordo”.
Tutti gli storici sarebbero d’accordo, signor Žiberna? Quali storici, ce lo può dire? Perché a noi non risulta, ed è lei a questo punto che deve provare la veridicità di quanto scrive, dato che usa questo argomento per diffamarci. Noi le prove le abbiamo pubblicate più e più volte, e lo ribadiamo: nelle foibe non sono state uccise diecimila persone, né cinquemila, né tremila. Nella più realistica delle ipotesi nelle foibe (triestine, istriane e goriziane) sono state uccise (tra il 1943 ed il 1945) meno di un migliaio di persone, stando ai dati dei recuperi effettuati. I documenti li abbiamo resi noti: se Žiberna ne ha altri, li renda pubblici, altrimenti stia zitto.
Il diffamatore Žiberna prosegue:
“Queste signore sono del resto note solo per le provocazioni di cui sono capaci, per le risse che generano i loro interventi. Chiunque si sia avvicinato alla storia di queste tragedie ha potuto apprendere la verità dei fatti, perciò appare ovvio che queste signore sappiano che ciò che scrivono non corrisponde al vero”.
In sintesi, oltre a darci delle bugiarde in mala fede, Žiberna ci attribuisce anche la colpa delle azioni squadristiche degli antidemocratici che vorrebbero impedirci di parlare (risse personalmente non ne ho mai viste, non so a quali scontri si riferisca Žiberna, d’altra parte abbiamo visto che le sue affermazioni tutto sono tranne attendibili).
Infine una sfilza di insulti puri e semplici, dove lo scrivente si arroga addirittura il diritto di entrare nel merito del nostro personale credo religioso e dei nostri sentimenti:
“Non ci appelliamo al senso cristiano di chi evidentemente cristiano non è, ma almeno al (sic) carità umana, di cui non si vede traccia. Come non c’è traccia del rispetto per l’altrui sofferenza, non si esita a dilatare ferite mai rimarginate, a calpestare sentimenti, ad amplificare il dolore! E tutto per che cosa? Per un titolo di giornale? Una manciata di euro di diritti d’autore? Non ci interessano le meschine ragioni per cui queste signore compiono questo sciacallaggio nei confronti di chi piange un parente gettato nella foiba e lasciato morire lì insieme a tanti altri”.
Per concludere con una frase che ci sa anche un po’ di minaccia: “E non auguriamo ad esse di vivere la sofferenze che vivono coloro che hanno vissuto il dramma delle foibe”.
Dunque da queste pagine noi chiediamo pubblicamente a Rodolfo Žiberna, che ci ha pubblicamente offeso, insultato, calunniato e diffamato di ritrattare le sue parole e di chiederci scusa.

Ma Žiberna non è l’unico a usare termini indecenti nel confronto pubblico. Per esempio ho ricevuto (25/9/09):una mail da un certo Vasco Vascon di Lodi (vas.vascon@alice.it), che scrive testualmente (la grafia è quella originale):
“Se tu dici che le foibe sono delle discariche, che l’Unione degli Istriani è un covo di fascisti, squadristi etc, che gli infoibati se la sono andata a cercare, io ti dico che sei una bastarda e una figlia di puttana”. Vasco Vascon –LODI
Io gli ho risposto così (un po’ criticamente, lo ammetto):
dato che io non dico quello che lei dice che io dico non ha senso che lei mi dica quanto ha detto che vuole dirmi. In ogni caso mi consenta di farle notare che il suo vocabolario è un po’ limitato nei confronti di chi non le aggrada, cito:
(in http://tanti1000giri.italianoblog.com/-b1/Come-si-Chiama-Sta-Roba-QUA-b1-p5596.htm):
“io dico al presidente di \'Tafanus\', al presentatore dei versi e a Giacomo Scotti che ne è l’autore: tu sei un bastardo e un figlio di puttana; te lo ripeto un’altra volta, per ricordarlo meglio: sei un bastardo e un figlio di puttana. vasco vascon”.
“in http://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni_progetto:Fascismo):
“ad ogni modo io ho dato allo Scotti del deficiente e molto di più”.
(in http://www.schiavidihitler.splinder.com/post/20211259):
“A Claudio Sommaruga: intanto comincio col dirti che sei un figlio di puttana”,
mentre evidentemente io le ispiro alcune fantasie diverse dato che in
http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1692#forum46949 leggiamo:
“Claudia Cernigoj dovrebbe tornare a casa e filare la lana”, mestiere sicuramente degno di rispetto ancorché desueto.
Consideri questa la mia unica e ultima comunicazione.

Ciò gli ha ispirato questa alata risposta (che può essere usata dall’autore per chiedere le attenuanti come prova dell’incapacità di intendere e volere):
“Siccome lei ama gli Istriani come i maiali, le ripeto che lei è una bastarda e una figlia di puttana; in quanto alla storia, la scriverà la Slovenia che è un cimitero di fosse comuni, lo dice Janez Jansa; ma se lei non conosce il massacro di Bleiburg e di Koceski Rog non può insegnare niente a nessuno; tanto meno agli istriani che hanno conosciuto le foibe olto prima di lei,anche senza essere fascisti;è inutile che io legga Il pane e le rose quando degli infoibati non gliene importa un fico; Giacomo Scotti è un figlio di puttana da tre anni,e non dice niente perchè con le sue fandonie lo possiamo mandare in galera (v. la favola di Josef Kombol). Trieste ha un’alabarda sola, non c’è bisogno della sua. Vasco Vascon Capodistriano”.
A questo punto mi sono venuti in mente svariati messaggi particolarmente simpatici che ho ricevuto negli anni ed ho pensato di condividerli con voi, riportandoli così come mi sono arrivati.

1/2/09 a.semeghini@safuels.com ha scritto:
ma andatevene a\' fanculo, voi brecht, primo levi e company

Da “viola renzi” viola.renzi@gmail.com 6 Oct 2007:
“Da vomitare!
Il negazionismo e il revisionismo storico di Claudia Cernigoi sono semplicemente ributtanti. Non ho parole per esprimerle il mio disprezzo.
Vi sono alcuni “assassini della memoria” che - contro l’evidenza storica - negano i crimini commessi dai nazifascisti contro gli ebrei, e altri “assassini della memoria” che come lei invece negano i crimini commessi dai titini e dai partigiani stalinisti contro gli italiani.
Fanno schifo gli uni quanto gli altri. E quel che scrivono è potenzialmente criminogeno, perché negare i crimini del passato prepara la strada a nuovi crimini del medesimo genere.
Spero davvero che qualche erede delle vittime delle foibe abbia la fortuna di incontrare per la strada Claudia Cernigoi, per poterle SPUTARE IN FACCIA, come merita!”
Viola Renzi

Da Claudio “marcello mar” marcello75@hotmail.it 6/8/06:
“Buongiorno
Ho saputo che lei è l’autrice del libro “operazione foibe tra storia e mito”, e volevo quindi dirle che lei mi fa VERAMENTE schifo!!!!!!!!!, ma non per il suo tentativo comunista filo slavo di cancellare le nefandezze delle foibe, o per il tentativo di screditare un simile massacro, no, lei mi fa ribrezzo, perchè non sà neanche dove o cosa sia la dignità umana!, lei non ha rispetto dei caduti, dell’Italia e dei territori italiani dati agli slavi solo per il compiacimento di una volontà politica comunista e assassina!!!
Si VERGOGNI!!!! lei e i suoi editori per quanto ha scritto e se, come magari farà cestinerà quest’e-mail prima ancora di leggerla le auguro soltanto una cosa, di subire dagli slavi la stessa sorte che hanno fatto subire a migliaia di Italiani, la cui unica colpa era di essere Italiani in Italia!!!! lei, tito, togliatti e tutto coloro che di quei nefasti fatti hanno solo cercato di ricavare interessi personali a scapito dell’ITALIA e della sua GENTE!, io auguro solo il peggio che si possa augurare al proprio peggiore nemico!!!!”

E “luigi mamilli” gigionealabardato@hotmail.it (24/11/06):
OGGETTO: se Dio vol se solo 4 sfigai...
“sn un giovane Triestin capita x sbaglio su sto sito :ma no ve vergogne a scriver quelle robe?! son rimasto attonito leggendo quel che disè. scondeve che se penosi e scandalosi... Sventolando con onore l’Alabarda e il Tricolore”

Infine 7/8/08 “seagull55” seagull8@alice.it ha inserito un intervento poetico, con svariate rime (il corsivo è nostro):
“La vs. descrizione dell’eccidio è falsa, schifosamente falsa. Siete una banda di assassini, voi e quei schifosi titini. Ma chi cazzo siete bastardi merdosi? VERGOGNATEVI SCHIFOSI”

Vi sono alcune cose che accomunano queste lettere. Intanto la poca dimestichezza con la lingua italiana: sono piene di strafalcioni ed errori di battitura. Io di solito controllo l’ortografia prima di spedire una mail, ma è anche vero che non spedisco lettere di insulti e quindi magari ci faccio un po’ di attenzione.
Secondo: al mero insulto si aggiungono anche le minacce: mai personali, ma differite “spero che qualcuno ti sputi in faccia”; “spero che subisca dagli slavi (dagli slavi?) la stessa sorte” eccetera. Cioè non si tratta di minacce vere e proprie ma di una istigazione ad aggredirmi, insultarmi, farmi finire male.

Questi alcuni esempi della parte “sommersa” dei miei denigratori. C’è poi un’altra parte, del tutto pubblica, che fa propaganda diffamatoria ed intimidatoria nei miei confronti. Ricordo qui la petizione promossa dall’Ades per non farmi parlare al convegno del 2007 ad Ancona, tra i quali firmatari c’era pure la limpida figura di Mario Merlino, l’ex infiltrato fascista tra gli anarchici all’epoca di piazza Fontana.
Ricordo la contestazione avvenuta alla Sapienza di Roma nel maggio 2008, quando fu vietato un convegno sulle foibe organizzato da una associazione studentesca romana vicina a Forza Nuova ed in quell’occasione il “Piccolo” pubblicò un’intervista al dottor Giorgio Rustia, che avrebbe dovuto relazionare alla conferenza. In questa intervista Rustia spiegò in quali termini avrebbe parlato della sottoscritta al convegno annullato di Roma: dato che una parte delle cose che mi attribuiva erano falsità e che le altre critiche erano del tutto pretestuose e fuorvianti, ho inviato, nella stessa data, una lettera al direttore del “Piccolo”, chiedendo cortesemente il diritto di replica alle affermazioni di Rustia, che tra le varie cose mi aveva “accusata” di avere ringraziato nel libro “un infoibatore”, Danilo Pertot (come se ringraziare qualcuno significhi scarsa professionalità). Il problema però è che io non ho ringraziato Pertot nel mio libro, dato che non l’ho mai neppure incontrato. Quindi consideravo nella mia replica che se l’accuratezza con cui il dottor Rustia si dedica alle ricerche storiche è la stessa con la quale legge i ringraziamenti nelle pubblicazioni, la sua professionalità di storico si commenta da sola.
Ma dato che il “Piccolo” (i cui giornalisti hanno manifestato recentemente per la libertà di stampa e contro la censura, peccato che quando lo ritengono opportuno redattori e direttori applichino motu proprio la censura sulle notizie che loro non aggradano) non ha pubblicato la mia nota, i lettori dell’unico quotidiano locale in lingua italiana resteranno nella convinzione che Rustia ha detto il giusto e che io sono una cialtrona, dato il modo in cui mi ha descritta. E dato che lo stesso quotidiano rende pubblico ciò che scrivono di me i miei contestatori, ma non ciò che io scrivo, i lettori triestini sanno che Cernigoi ha pubblicato uno studio sulle foibe solo perché il dottor Rustia ne parla male, così come i lettori goriziani lo sanno perché Žiberna ne parla male e via di seguito.

Chiudo citando il regista di “Nazirock”, accusato da elementi di destra di avere “falsificato” il film per “infangare” Forza Nuova. Dice: “nel momento in cui sono un professionista che ha realizzato un’inchiesta giornalistica – che magari non piace e dà fastidio – ma comunque un professionista che fa il suo lavoro, io posso essere rispettato. Nel momento in cui, invece, si dimostra che sono un falsario, un infame, uno che cerca di infangare (…) sono un nemico che non merita alcun rispetto. E questo può essere interpretato, da qualcuno, come l’indicazione di un obiettivo” (Claudio Lazzaro, “Liberazione” del 29/5/08).
Io sono obiettiva, ma non vorrei diventare un obiettivo…

Claudia Cernigoi – ottobre 2009.

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