Dossier

      Mučeniška Pot


L´Ombra di Gladio

Introduzione
Nell’operazione in atto da diversi anni della riscrittura della storia a scopo politico, cioè la rivalutazione del fascismo passando attraverso la criminalizzazione della lotta partigiana, un ruolo di rilievo è ricoperto dalle inchieste per i cosiddetti “crimini delle foibe”. Nonostante la propaganda che viene fatta attorno ad esse, propaganda che parla di “migliaia di infoibati sol perché italiani”, alla fine si arriva ad individuare un numero limitato di morti che, senza voler mancare di rispetto a chi è stato ucciso, se li inseriamo nel giusto contesto storico e politico, finiscono col rappresentare una trascurabile parte delle vittime complessive di quell’enorme massacro che fu la seconda guerra mondiale. Quindi, facendo un’analisi solo un po’ più approfondita delle notizie strillate sulla stampa o delle mistificazioni dei neoirredentisti, tutto sommato queste inchieste dovrebbero portare a mettere la parola fine alla propaganda che da decenni contamina la storia politica delle nostre terre. Eppure, nonostante si sia più volte dimostrato che gli “infoibati” non furono migliaia, che ad essere uccisi furono o persone compromesse col regime fascista e collaborazionisti dei nazisti, oppure vittime di vendette personali che non possono essere imputate al movimento partigiano o all’esercito di liberazione jugoslavo, nonostante questo, dicevamo, la propaganda e la mistificazione continuano, sempre più prepotenti.
In questo dossier intendiamo analizzare le denunce che (da quanto è dato capire) diedero il via a due delle inchieste cosiddette “sulle foibe”: quella condotta dal PM romano Pititto e quella, più recente, condotta dal Procuratore Militare di Padova Dini. Due inchieste distinte, nate da denunce distinte che hanno però in comune molte cose, ad iniziare dalla matrice ideologica. L’inchiesta più recente è quella che ha visto il partigiano Franc Pregelj, “Boro”, indagato per avere causato la morte di 837 persone che sarebbero scomparse da Gorizia nel maggio ‘45 . Questa indagine sarebbe partita dalla denuncia di un interessante personaggio della scena politica triestina, Ugo Fabbri, la cui storia si intreccia con altre storie che ci riportano ai tempi della strategia della tensione e non riguardano solo la nostra città, ma anche altri misteri italiani. Una parte rilevante di queste storie le lasceremo raccontare ad Ugo Fabbri, che spesso si lascia andare sulla stampa a lunghe rievocazioni di “vita vissuta”: precisiamo di non essere in grado di valutare quanto vi sia di vero nelle narrazioni da lui fatte, però non abbiamo neppure visto pubbliche smentite delle parti da lui chiamate in causa.


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