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L´Ombra di Gladio

L´avvocato Sinagra e le foibe
Forse è ora il caso di conoscere meglio anche la figura di Augusto Sinagra, che è nato a Catania nel 1941, avvocato, ex magistrato, docente di diritto internazionale a Palermo dopo avere insegnato a Roma ed a Genova. Tra il 1974 ed il 1979 fu all’ateneo di Trieste e stando alle dichiarazioni di Dennis Zigante, ora rappresentante degli esuli istriani, sarebbe stato in quell’occasione che i due fecero conoscenza. Nel 1977 Sinagra fu “protagonista di una clamorosa contestazione nell’ateneo triestino (...) al suo fianco Andrea Carboni, fratello del più noto Flavio ”.
È inoltre docente alla Scuola superiore della Pubblica Amministrazione che dipende dalla presidenza del Consiglio dei ministri.
L’avvocato Sinagra ha una vita intensa. Difensore di fiducia di Licio Gelli, iscritto alla loggia P2, console onorario della Repubblica turca di Cipro (stato non riconosciuto da nessun altro stato tranne la Turchia), legale del governo turco nel caso Ocalan, difensore del generale argentino Jorge Olivera che avrebbe dovuto essere estradato dall’Italia in Francia in quanto accusato di avere fatto desaparecire una ragazza francoargentina (lo stesso imputato si era vantato di “essersi scopato la bella francesina” dopo averla torturata). Nel corso del processo (svoltosi a Roma il 18/9/00) Olivera è stato rilasciato grazie alla presentazione di un certificato falso .
Sinagra si dichiara orgoglioso di avere contribuito alla fondazione di AN e di avere dato il via al processo contro gli “infoibatori” assieme a Nidia Cernecca. Dino Frisullo lo definisce “puntiglioso accusatore delle foibe (in compagnia secondo l’ANSA del 5 gennaio scorso, dei nazisti Merlino e Signorelli in un organismo dal nome eloquente Consulta per la revisione storica) ”. Infatti, tra i testi citati da Sinagra per le parti civili nel processo Piskulic c’è anche quel Mario Merlino che si infiltrò in un gruppo di anarchici romani all’epoca della strategia della tensione dopo avere fatto parte della comitiva di neofascisti, tra cui Stefano Delle Chiaie e Marco Rocchetta, che andarono in Grecia nel ‘68 come viaggio di istruzione per le tecniche di infiltrazione. Quanto a Paolo Signorelli, detto il “professore”, “noto anche per l’abitudine di arricchire le sue lezioni di storia e filosofia con discorsi sul fascismo, sul nazismo, sulla purezza della razza e sulle prospettive di un nuovo fascismo in Italia” , fu tra i fondatori di “Lotta popolare” nel 1976 e poi della rivista “Costruiamo l’azione” nel 1978; arrestato nel ‘79, divise per un mese la propria cella con il leader dei NAR Valerio Fioravanti.
Frisullo aggiunge che Sinagra è citato dall’ex giudice Carlo Palermo (“Il quarto livello”) e Gianni Cipriani (“I mandanti”) come “frequentatore del circolo trapanese di Salvatore Scontrino dove nell’86 i carabinieri scoprirono sei logge massoniche e una superloggia coperta denominata Loggia C punto d’incontro fra massonerie e cupola mafiosa”. Flamigni scrive che “altri testimoni riferiscono della presenza dell’avvocato piduista Augusto Sinagra (legale di Gelli) presente in rappresentanza del Venerabile della P2 che è latitante all’estero” . Altri frequentatori erano il principe Alliata di Monreale, coinvolto in diversi episodi della strategia della tensione e Michele Papa, l’agente Z del Sismi, del quale il giudice Carlo Palermo scrisse che era “l’ambasciatore” segreto degli interessi di Gheddafi in Italia e farebbe parte di quel misterioso Parlamento mondiale per la sicurezza e la pace (al quale si vanta di appartenere Marco Pirina), Parlamento il cui nome fu fatto in collegamento ad un traffico di barre d’uranio di cui si parlò nell’estate del ‘99.
A Trieste Sinagra è intervenuto spesso in diversi convegni sui temi del “bilinguismo” e delle “foibe”, esternando in senso nostalgico ed irredentista. Ecco alcune citazioni dai suoi interventi.
“Lo stato italiano ci è nemico; lo stato italiano rivendica un diritto storico su regioni che sono italiane anche se provvisoriamente non lo sono; non mi interessa come finisce questo processo (l’inchiesta Pititto sulle “foibe”, n.d.r.) e non credo che sia importante che assassini della peggior specie e una zoccola come Avjanka Margitic, amante di Piskulic, vengano a sporcare le carceri dello stato italiano; dovrà tornare un governo duce nel senso di guidare” (10/9/97).
“Sì sono nazionalista; l’irredentismo non è un delitto perché bisogna recuperare regioni e terre che sono state italianissime; questo parlamento va chiuso; bisogna nutrire il più profondo disprezzo per questo stato; bisogna avvertire vergogna di appartenervi” (4/2/98).
Infine in una conferenza indetta da Fascismo e Libertà (25/4/00), dopo avere salutato come “camerati” gli astanti, ha sostenuto che il fascismo in Italia, dopo essere nato per coniugare giustizia sociale e sentimento nazionale è cessato per sconfitta militare e non per verifica economica e che il problema del fascismo in Italia è che “è durato troppo poco”; e che la “rimozione degli effetti dei genocidi passati dovrebbe consistere nel restituire (Slovenia e Croazia, n.d.r.) agli esuli le proprietà confiscate, restituire la verità storica, consentire ai sopravvissuti di tornare nelle loro italianissime terre”.

Dopo questo lungo excursus sui denuncianti, torniamo alla storia dell’inchiesta sulle foibe.
Sul quotidiano triestino “Il Piccolo” del 24/11/95 viene data la notizia che l’inchiesta sulle foibe è affidata ad un magistrato di Roma: “Pititto ha sulla propria scrivania il fascicolo relativo al dramma delle foibe solo da poche settimane. Lo ha ereditato dal collega Gianfrancesco Mantelli, trasferitosi al Ministero. E, per studiare come far procedere l’indagine Pititto ha incontrato nei giorni scorsi l’avvocato Sinagra: tra l’altro il magistrato ha già annunciato di voler acquisire alcuni memoriali e di voler ascoltare padre Rocchi, uno dei personaggi più noti fra gli esuli”. Nello stesso articolo troviamo anche un’altra affermazione di Pititto: “Il problema che mi trovo ora ad affrontare è tradurre un fatto storico in un fatto giudiziario”. Ma è “solo da poche settimane” che ha sulla scrivania il fascicolo relativo alle foibe e già ha tratto le proprie conclusioni in merito? Non ha ancora sentito alcun testimone (difatti nello stesso articolo si riferisce che ha invitato “chiunque abbia ricordi precisi” a farsi avanti) e già ha capito tutta la “tragedia delle foibe”, fatti sui quali neanche gli storici più seri sono ancora riusciti a fare chiarezza?


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