Dossier

      Mučeniška Pot


La 'Foiba' di Basovizza

Le notizie apparse sulla stampa
La prima traccia (in ordine cronologico) che abbiamo in merito a presunti massacri avvenuti a Basovizza dal 2 al 5 maggio 1945 appare in una denuncia datata 14 giugno 1945 ed inviata dal CLN triestino alle autorità angloamericane.
Così leggiamo nella denuncia: < Nelle giornate del 2-3-4- e 5 maggio numerose centinaia di cittadini vennero trasportati al cosiddetto POZZO DELLA MINIERA, in località prossima a BASOVIZZA e fatti precipitare nell’abisso profondo circa 240 m. Su questi disgraziati vennero in seguito lanciate le salme di circa 120 soldati tedeschi uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti e le carogne putrefatte di alcuni cavalli > . Questa denuncia viene citata, tra gli altri, anche da Roberto Spazzali , il quale aggiunge che il giornale “l’Emancipazione” del 25/5/47 < ripropone il testo del CLN giuliano sugli infoibamenti a Basovizza, inviato a Parri ed al Comando Interalleato >.
Successivamente, il 29/7/45, apparve su “Risorgimento Liberale” (organo nazionale del partito Liberale) questa notizia:
< Grande e penosa impressione ha destato in tutta l’America la notizia, proveniente da Basovizza presso Trieste, circa il massacro di oltre 400 persone da parte dei partigiani di Tito, le cui salme sono state scoperte dalle autorità alleate nelle cave di quella zona. Particolare rilievo viene dato al fatto che ivi compresi si trovano otto cadaveri di soldati neozelandesi e si temono di conseguenza complicazioni internazionali >. Due giorni dopo apparve sul medesimo giornale una “Smentita alleata sul pozzo di cadaveri a Trieste”. Eccone il testo: < Il Comando generale dell’Ottava Armata britannica ha ufficialmente smentito oggi le notizie pubblicate dalla stampa italiana secondo cui 400 o 600 cadaveri (si pubblica la smentita, ma si fanno lievitare i morti, n.d.a.) sarebbero stati rinvenuti in una profonda miniera della zona di Trieste. Alcuni ufficiali dell’Ottava Armata hanno precisato inoltre che non si hanno indicazioni circa i cadaveri degli italiani ma per quanto riguarda l’asserita presenza di cadaveri di soldati neozelandesi essa viene senz’altro negata >.
È qui da inserire un “appunto” redatto da mano anonima su carta intestata del Ministero degli Affari Esteri e datato 14/7/45 nel quale leggiamo che < il Capitano di Corvetta Diego De Castro, triestino, professore dell’Università di Torino, attualmente in servizio presso un Comando Alleato nel Veneto, ha così riassunto le sue impressioni sulla situazione nella Venezia Giulia, che ha visitato recentemente >. Oltre a vari altri argomenti, viene affrontato anche il problema delle < repressioni degli italiani >, in riferimento alle quali < si hanno notizia delle seguenti fosse (…) una foiba già esplorata a Basovizza, presso Trieste, che conterrebbe 320 italiani e 120 tedeschi; un’altra fossa nella stessa località, non ancora esplorata, in cui si troverebbero anche 2 soldati neozelandesi e una donna (…) > . Ci chiediamo se sia stato forse sulla base di queste “impressioni” di De Castro che “Risorgimento Liberale” pubblicò due settimane dopo le (false) notizie provenienti dagli Stati Uniti?
L’1/8/45 apparve su “Libera Stampa” una lettera, indirizzata alle autorità alleate, firmata da < tutti i componenti del CLN in rappresentanza di tutti i partiti antifascisti: prof. Savio Fonda, Ercole Miani, Spaccini, prof. Paladin, Michele Miani, prof. Schiffrer e dott. Bartoli >. Questa lettera denunciava che < nelle giornate del 2-3-4-5- maggio numerose centinaia di cittadini vennero trasportati nel cosiddetto “Pozzo della miniera” in località prossima a Basovizza e fatti precipitare nell’abisso profondo circa 240 metri. Su questi disgraziati vennero in seguito lanciate le salme di circa 130 soldati tedeschi uccisi nei combattimenti dei giorni precedenti (…) >; la lettera chiudeva chiedendo al comando Interalleato di provvedere al recupero delle salme.
Due giorni dopo sullo stesso giornale apparve il seguente comunicato: < I sottoscritti, riuniti casualmente a Roma, dichiarano di non essere i firmatari del documento cui fa cenno il vostro numero del 1° agosto > . Le firme erano di tre dei componenti del CLN: Ercole e Michele Miani ed il prof. Carlo Schiffrer. Rileviamo che la storiografia riprende e cita continuamente la lettera firmata genericamente “CLN” del 14/6/45, mentre viene regolarmente ignorata la manipolazione delle firme di prestigiosi esponenti del CLN triestino avvenuta in questa lettera successiva, che dimostra che non tutti all’interno del CLN erano disposti ad avallare la strumentalizzazione intorno alla “foiba” di Basovizza.
Su “Risorgimento Liberale” del 5/8/45 apparve successivamente un articolo intitolato < Dialoghi e interviste sulla “foiba” di Basovizza >. Ne trascriviamo una parte.
< Nella conferenza stampa di ieri al presidente Parri sono state fatte alcune domande in merito alle famose “foibe” di Trieste. Alla domanda. “Il Governo è informato su quello che passa sotto il nome di massacro di Basovizza”, il Presidente risponde: - Il governo non dispone di notizie ufficiali né ufficiose. (...) Le notizie sono contraddittorie (...) Ci sono notizie sul massacro e notizie che lo smentiscono.
Sul medesimo argomento un redattore dell’ANSA ha intervistato Cecil Sprigge , che nei giorni scorsi è stato a visitare il pozzo della miniera presso Basovizza. (...) In seguito a voci e indicazioni raccolte dalla popolazione del villaggio, circa un mese fa una compagnia del genio neozelandese ha iniziato una ricerca portando alla luce brani di carne fracida (sic), in parte umana, in parte di cavallo, insieme con vari arnesi militari, pezzi di stoffa e avanzi di scatolame. Non si ha alcuna idea, ha proseguito Sprigge, riguardo all’appartenenza dei resti umani. È stato smentito che i prelati siano stati incaricati dal Vescovo di presenziare ad una esumazione di salme a Basovizza. L’asserita esumazione è quindi falsa. Interrogato circa le voci che a Trieste accusano i partigiani di Tito di tali fatti, Sprigge ha risposto: “Ho raccolto queste voci, ma è molto difficile trovare persone che abbiano visto i fatti con i propri occhi, cosicché non ho potuto ascoltare che asserzioni di seconda o di terza mano” >.



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