Dossier

      Mučeniška Pot


La 'Foiba' di Basovizza

I "rapporti segreti" degli Angloamericani
In seguito a questa querelle le autorità angloamericane decisero di scavare nel pozzo della miniera; dei documenti ufficiali in merito a questi recuperi ha parlato diffusamente anche il “Piccolo” di Trieste in alcuni articoli del gennaio 1995.
< È del 13 ottobre 1945 il rapporto che elenca sommariamente i risultati delle esumazioni, effettuate utilizzando la benna (...) questo documento (...) permette di avere la conferma che almeno una decina di corpi umani furono recuperati dagli angloamericani. “Le scoperte effettuate – si legge nel rapporto – si riferiscono a parti di cavallo e cadaveri di tedeschi, e si può dedurre che ulteriori sopralluoghi potrebbero eventualmente rilevare cadaveri di italiani” > .
Nello stesso articolo vengono riportati brani del “rapporto segreto” sopra citato nel quale appare la reale entità dei recuperi effettuati: otto corpi umani interi, due di questi presumibilmente di tedeschi ed uno forse di sesso femminile, alcuni resti umani e carcasse di cavalli. Prosegue l’articolo < Ma una decina di corpi smembrati e irriconoscibili non dovevano sembrare un risultato soddisfacente e alla fine si preferì sospendere i lavori >.
Un altro “rapporto segreto”, datato 15/10/45, inviato dal colonnello Earle B. Nicols della sezione informativa G-2 del Quartier Generale delle Forze alleate, era già stato pubblicato sul “Piccolo” del 10/1/95 .
< L’operazione è iniziata il 7 agosto, ma a causa di molti problemi fastidiosi dovuti all’equipaggiamento non idoneo, i lavori rimasero bloccati per due settimane fino alla sostituzione della benna, e nessun soddisfacente recupero fu possibile fino al 21 settembre 1945. Su 52 tentativi solo 38 furono portati a termine con successo.
22 settembre una tunica e un braccio umano.
23 settembre: recupero insoddisfacente.
24 settembre: due carcasse di cavallo, parti di un’arma automatica e il fodero di una spada.
25 settembre: resti di un cavallo e tre corpi umani (uno di un tedesco WO, un altro presumibilmente di un tedesco), il terzo presumibilmente di sesso femminile.
26 settembre: quattro corpi umani, resti di cavallo e indumenti.
27 settembre: resti umani (human flesh) resti di cavallo e zoccoli.
28 settembre: un corpo umano, resti umani.
29 settembre: giorno dedicato alla manutenzione.
4 ottobre: resti umani, resti di cavallo, indumenti e uno stivale.
5 ottobre: resti umani, due piedi, resti di cavallo, capelli.
6 ottobre: resti umani, pietrisco, legname.
8 ottobre: pietrisco, due piedi, uno stivale, un berretto inglese “G.S.” (si pensa appartenuto per ultimo a un membro della guardia).
9 ottobre un corpo, due piedi, una mano, pietrisco >.
Il problema è a questo punto dove siano finiti quei resti umani, dato che nei registri comunali non vi è traccia di inumazioni di salme recuperate da una foiba in quel periodo: di conseguenza essi non furono inumati nei cimiteri cittadini. Nello stesso articolo si dice che, stando a testimonianze oculari, < dopo le operazioni di distinzione i miseri resti venivano rovesciati in una fossa scavata a circa 10 metri dal pozzo, e poi ricoperti da uno strato di calce e di terra >. Ed ancora: < L’esistenza della fossa è testimoniata anche in un articolo del quotidiano “Il lunedì” del 19 luglio 1948, dove si parla esplicitamente di “detriti, sedimenti ossei e materiale vario estratti dalla foiba che gli angloamericani bruciarono in una fossa scavata da loro stessi” >. Ma com’è possibile che gli alleati avessero deciso di bruciare sbrigativamente dei resti umani in una fossa su un terreno aperto, violando tutte le normative in materia ?
Qui però dobbiamo evidenziare che, da una verifica effettuata nei registri cimiteriali del Comune di Trieste risulta che in data 1/8/45 furono inumate 8 salme non identificate, delle quali non viene specificato né il luogo del recupero, né la causa di morte: sono state sepolte a S. Anna nel Campo XIX, dove sorge il monumento ai caduti di guerra. Se fossero queste le salme recuperate nel pozzo della miniera, potremmo ipotizzare che le autorità avessero già effettuato delle esplorazioni a fine luglio ‘45 ma che queste non avessero dato i risultati di cui parlò la stampa (400-600 morti recuperati); mentre le successive esplorazioni, di cui ci risultano i verbali di recupero, abbiano portato esclusivamente al recupero di resti non umani, che quindi avrebbero anche potuto venire “bruciati” sul posto.


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