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Le "testimonianze" dei due sacerdoti Vediamo ora un altro “rapporto segreto” stilato dagli Alleati nell’ottobre 1945 e pubblicato sul “Piccolo” del 30 gennaio 1995, in un articolo intitolato “Così due preti testimoniarono gli infoibamenti” . In questo rapporto un certo “Source” riferisce ciò che gli avrebbero detto due preti, don Malalan di Boršt-S. Antonio in Bosco e don Virgil Šček, parroco di Lokev-Corgnale, intellettuale e già parlamentare del Regno d’Italia prima dell’avvento del fascismo. Innanzitutto bisogna rilevare che Source è un nome in codice: ma visto che “source” in inglese significa semplicemente “fonte”, non si è in grado di risalire in alcun modo all’identità di questo informatore, anche se una traccia potrebbe venire da un passo di Spazzali: < Il dottor Pino Tagliaferro, fervente patriota e repubblicano, visitò i luoghi degli asseriti eccidi raccogliendo informazioni e testimonianze che valsero al CLN la formalizzazione di una protesta ufficiale rivolta agli Alleati > . Per quanto riguarda le testimonianze dei due sacerdoti, appare che il primo (don Malalan) non dice di avere assistito personalmente ai processi sommari ed alle esecuzioni, dando però queste, a domanda di Source, per avvenute, e dichiarando, così riferisce Source, che i prigionieri, quasi tutti agenti di polizia, si erano ben meritati la fine che avevano fatto. Ciò che il prete in realtà riferisce è il suo colloquio con don Šček, che aveva < ammesso di essere stato presente al momento in cui le vittime venivano gettate nelle foibe >. Lasciamo quindi da parte la testimonianza di don Malalan, che parla de relato, come si direbbe in un’aula di tribunale, e vediamo invece cosa riferisce “Source” del racconto di don Šček. < Il 2 maggio egli (don Šček, n.d.a.) andò a Basovizza (...) mentre era lì aveva visto in un campo nelle vicinanze circa 150 civili “che erano riconoscibili dalle loro facce quali membri della Questura”. La gente del luogo voleva far giustizia in modo sommario ma gli ufficiali della IV Armata erano contrari. Queste persone furono interrogate e processate alla presenza di tutta la popolazione che le accusò (...) Quasi tutti furono condannati a morte. (...) Tutti i 150 civili furono fucilati in massa da un gruppo di partigiani, e poi, poiché non c’erano bare, i corpi furono gettati nella foiba di Basovizza >. A questo punto vogliamo evidenziare una successiva affermazione attribuita al sacerdote, che viene invece regolarmente omessa da coloro (storici e no) che citano il rapporto: < quando Source chiese a don Šček se era stato presente all’esecuzione o aveva sentito gli spari questi rispose che non era stato presente né aveva sentito gli spari >. Quindi secondo il rapporto di “Source” don Šček fu testimone oculare sì, ma dei processi e non degli infoibamenti. Inoltre, nonostante questo rapporto venga costantemente presentato come la prova degli infoibamenti a Basovizza, se andiamo a verificare quanti “membri della Questura” siano scomparsi nel corso dei “quaranta giorni”, arriviamo ad un totale di circa 150 nomi, della maggior parte dei quali si sa come e dove sono morti (fucilati a Lubiana, recuperati da altre foibe, morti in prigionia). Ma non a Basovizza: dunque cosa poteva essere successo? Volendo dare attendibilità al rapporto del sedicente “Source”, e non pensare che abbia frainteso o inventato le testimonianze, proviamo a formulare un’ipotesi che proponiamo ai ricercatori storici come chiave di lettura per il successivo “non ritrovamento” di corpi nel pozzo della miniera. Nei primi giorni di maggio i partigiani arrestarono molte persone, in base a degli elenchi di collaborazionisti che avevano portato con sé . Gli arrestati venivano portati a Basovizza, dove si era insediato un tribunale militare organizzato dalla XX Divisione dell’Esercito jugoslavo. Dopo il processo gli arrestati, se giudicati colpevoli, venivano inviati a Lubiana per essere processati da un tribunale regolare. Si può supporre che gli ufficiali della IV Armata (che, come riferito da Source, erano contrari alle esecuzioni sommarie) avessero deciso di condannare a morte i prigionieri tanto per calmare gli animi della popolazione inferocita (che, ricordiamo, aveva patito arresti, torture, perdite di persone care e distruzioni dei propri beni da parte dei nazifascisti), e poi li abbiano fatti condurre verso l’interno della Slovenia, a Lubiana o nei campi di lavoro. Ricordiamo che molti prigionieri sono rientrati dalla prigionia in Jugoslavia e soprattutto che da tutta la provincia di Trieste le persone (civili e militari) che sono decedute o non hanno fatto ritorno dopo essere state arrestate dai partigiani sono meno di 500. È interessante però rilevare il commento introduttivo a questo documento che appare nel libro “Foibe” di Pupo e Spazzali: < Va sottolineato che dal testo si può evincere sia che alcuni degli infoibati erano ancora vivi quando vennero gettati nel pozzo, sia che a Basovizza vennero fucilati anche coloro che non erano stati condannati a morte > . Come i due storici arrivino ad “evincere” un tanto, ci è del tutto incomprensibile. Ma nello stesso libro troviamo anche un altro documento che viene presentato quale “prova” degli “infoibamenti” di Basovizza: si tratta di un “rapporto urgente” scritto da don Šček subito dopo la visita di “Source” . < Oggi, venerdì, alle ore 3 pomeridiane,si è fatto vivo un ufficiale inglese. Dopo brevi parole ho capito che era membro dell’“Intelligence Service” e da esso inviato a indagare sui fatti di Basovizza. Essendo stato avvisato sin da ieri sera del suo arrivo, ho assunto nel corso dei colloqui un contegno atto a porre la IV armata in un’ottica quanto mai favorevole. Al fine di non fornire risposte sbagliate alle sue domande tranello l’ho intrattenuto su altri argomenti e gli ho tra l’altro mostrato alcune fotografie di gente nostra impiccata dai tedeschi. Ho appreso con soddisfazione del suo interesse ad avere queste foto, avendolo con ciò indotto a ritornare qui a prendersele, affinché possiate nel frattempo apprestare uno scenario di testimonianze che ponga la IV armata in un’ottica quanto più favorevole. Faccio osservare che sono stato a Trieste il 7 di queste mese dove ho letto in un foglio una corrispondenza da Roma secondo la quale il giorno prima si sarebbe svolta una seduta del consiglio dei ministri, nel corso della quale il presidente Parri sarebbe stato interpellato in merito ai fatti di Basovizza. Parri avrebbe risposto di non essere ancora in possesso di relazioni né ufficiali né ufficiose, bensì soltanto di comunicazioni private, peraltro contraddittorie. Se ne deduce che la propaganda italiana tenterà di sfruttare, fino ad abusarne, il fatto che siano state gettate nella grotta alcune centinaia di persone. Il capitano dell’“Intelligence service” ha riferito che si imputa alla IV armata di aver gettato nella grotta anche diversi militari inglesi. Ha chiesto se vi era in zona ancora qualche testimone in grado di riferire qualche particolare a questo proposito. Ho risposto che avrei indagato. (…) Da parte mia gli ho già detto qualcosa, avendo il 2 e il 3 maggio sepolto a Basovizza 31 partigiani e avendo visto in quell’occasione i questurini condotti da Trieste. La questione mi appare di estrema importanza ed è necessario che le dedichiate la massima cura. In ogni caso allestite a Basovizza uno scenario di “testimonianze” curate nei minimi dettagli. (…) Credo che il capitano tornerà verso la metà o verso la fine della settimana prossima >. La conferma delle uccisioni noi però non la rileviamo: don Šček si limita a dire di avere visto a Basovizza il 2 e 3 maggio i < questurini condotti da Trieste >, ma non dice di averli visti uccidere; così come riteniamo che l’invito ad < apprestare testimonianze che pongano la IV armata in un’ottica favorevole > non sia finalizzato a “disinformare” in merito agli “infoibamenti”, come sostengono i due storici, ma piuttosto una normale raccomandazione fatta da un uomo colto e politicamente preparato in un momento storico particolare, quando il minimo passo falso poteva creare disastri a livello di equilibri internazionali. Ciò che ci sembra degno di nota è che le visite di “Source” si svolsero intorno al 10 agosto, cioè dopo le varie affermazioni e smentite uscite sulla stampa e la polemica scaturita da esse: dunque gli Alleati inviarono il “capitano” ad indagare in seguito a tutto ciò che era stato pubblicato sui giornali? |