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L'ispettore De Giorgi durante l'insurrezione di Trieste Al momento della liberazione di Trieste, il futuro ispettore del CID si trovava a dirigere le carceri dei Gesuiti. Così dichiarò, in una relazione diretta al questore designato dal CLN triestino, il commissario Ottorino Palumbo Vargas, già dirigente della Polizia ferroviaria fino al momento dell’insurrezione . < Come da ordine vostro (cioè Palumbo Vargas al quale era indirizzata la relazione, n.d.a.) il mattino del 1° maggio alle ore 8 ho assunto servizio d’ordine al Carcere succursale di via del Collegio, assieme a 10 agenti di Polizia e 9 soldati comandanti (sic) dal sottotenente degli Agenti Ausiliari di Polizia signor Alessi >. Successivamente però De Giorgi lasciò il comando del carcere ad un certo Ottorino Zol, pregiudicato per reati comuni, che verrà successivamente identificato come il responsabile di sevizie inflitte ai prigionieri rinchiusi nello stesso carcere nel maggio ‘45; difatti leggiamo che < lo Zol aveva comandato le carceri dei Gesuiti, togliendone la direzione all’autorità finora allora in carica. Il De Giorgi stesso comandava al momento la squadra di Polizia di servizio alle carceri. Prima di cedere il comando allo Zol si era consultato col colonnello Peranna del CLN che gli diede l’autorizzazione > . Riguardo gli avvenimenti alle carceri lo stesso De Giorgi scrisse: < Il mattino del 1° maggio 1945 un contingente di truppe partigiane slavo-comuniste calò nei sobborghi di Trieste allorché la città era già stata in gran parte evacuata dalle formazioni militari germaniche le quali avevano ceduto le armi agli esponenti del comitato di liberazione che aveva dato il segnale per l’inizio dell’insurrezione armata. (...) Prima di cader vittima della loro prepotenza, durante il (per fortuna) breve periodo di tempo della dominazione slavo-comunista i suddetti pregiudicati (Ottorino Zol e Giovanni Steffè, n.d.a.) fatti despota della città imbavagliata e schiacciata dal tremendo peso di un inconcepibile coprifuoco che la teneva totalmente paralizzata dalle ore 15.00 fino alle 10.00 del giorno successivo ebbero la possibilità di dar sfogo ai più bestiali istinti di sadica vendetta covati da sempre nei loro animi abietti contro coloro che per imperiose necessità professionali e per nobile missione sociale costituiscono i naturali nemici dei delinquenti: gli agenti dell’ordine e primi tra essi quelli di custodia! > . Anticipiamo che a Zol e Steffè furono poi attribuite le responsabilità di violenze commesse contro i prigionieri ai Gesuiti nel maggio ‘45 e successivamente gli “infoibamenti” nella Plutone. De Giorgi dichiarò di avere < fatto abortire > ai Gesuiti un tentativo di rivolta analogo a quello scoppiato alle carceri del Coroneo, ma il dubbio che viene è che il tentativo di rivolta sia stato fatto “abortire” da De Giorgi proprio affidando a Zol il comando delle carceri. E che il colonnello Peranna, nel suo ruolo di rappresentante di un CLN, avesse dato a De Giorgi l’autorizzazione a dare le carceri dei Gesuiti in mano ad un pregiudicato per reati comuni, che poi col suo comportamento compromise tutto il movimento partigiano, è una notizia un po’ pesante da digerire. Nel successivo periodo dei “40 giorni” di amministrazione jugoslava De Giorgi sembrò trovarsi un po’ dappertutto, infatti dichiarò che < quando venne chiamato dal Presidente della Difesa Popolare per riorganizzare la Polizia, ebbe contatti con un maggiore jugoslavo e un giudice di Lubiana. Su richiesta poi l’ispettore De Giorgi descrive le modalità delle esecuzioni ordinate dai partigiani dopo regolare giudizio. (...) Il teste continua poi dichiarando che la Polizia possiede gli elenchi dei giustiziati dai partigiani, ma che di questi non ci si occupa perché regolarmente giudicati. Dopo l’esecuzione, copia della sentenza veniva posta in una bottiglia poi collocata sotto l’ascella del cadavere, di modo che si sapesse chi era il giudicato e la natura del suo delitto > . |