Dossier

      Mučeniška Pot


No GUD

Un gioco di parole per un impegno antifascista
INTRODUZIONE.
Un impegno inderogabile per gli antifascisti sinceri e coerenti consiste anche nel tenere costantemente sotto controllo attività ed evoluzione della cosiddetta “galassia nera”, cioè i vari movimenti della destra radicale che si sciolgono, si fondono, si rifondano e cambiano nome di continuo. Noi sappiamo che, come il lupo perde il pelo e non il vizio, così i nomi di questi gruppi possono essere i più diversi ed i loro leader possono cambiare, senza che per questo motivo cambino i loro discorsi politici.
Nel novembre 2005 a Trieste ha fatto notizia la contestazione inscenata da un movimento della destra radicale, il Gruppo Unione Difesa (GUD), contro il concerto indetto dal Coro partigiano triestino “Pinko Tomažic” per festeggiare il sessantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo.
Dato che per noi, che seguiamo da tempo le attività dei vari gruppi neofascisti, il GUD è sigla nota, abbiamo pensato che poteva essere interessante, a questo punto, fare una breve rassegna delle attività e dei contenuti che questo gruppo porta avanti ormai dal 2001, anno della sua fondazione “ufficiale” a Trieste.
Per questo lavoro ci siamo basati sui volantini e sui comunicati diffusi dal gruppo stesso; su quanto appare in alcuni siti gestiti dalla destra radicale; su articoli apparsi sulla stampa e su note dell’ANSA; ed abbiamo aggiunto alcune cose che abbiamo appurato in prima persona. Riprodurremo i documenti pedissequamente, mantenendo gli errori di ortografia e di sintassi così come si trovano nei testi originali; tutte le citazioni di brani appariranno in carattere Verdana per distinguerle dal nostro testo.
Iniziamo il nostro viaggio nella galassia GUD partendo dai fatti a noi più recenti, leggendo un breve comunicato stampa tratto dall’ANSA.

CORTEO ULTRADESTRA SU CARSO DURANTE CONCERTO CORO PARTIGIANO
(ANSA) - TRIESTE, 10 NOV - Il Gruppo unione difesa, movimento dell’ultradestra triestina, ha annunciato una manifestazione per domenica prossima, 20 novembre, a Sgonico (Trieste), in concomitanza con l’esibizione del coro partigiano “P.Tomazic” in una sala del paese, per protestare contro l’“apologia comunista” a loro giudizio contenuta nei manifesti pubblicitari del concerto affissi sui muri di Trieste e della provincia. Il movimento ha affermato in un volantino di voler svolgere la manifestazione nonostante la Questura di Trieste abbia negato le relative autorizzazioni. I manifesti in questione avevano suscitato nei giorni scorsi polemiche anche tra le fila di An, con una nota del deputato Roberto Menia.

Premesso che il deputato Menia, così come l’altro superscandalizzato vicesindaco (anch’egli di AN) Paris Lippi, da anni continuano a menare vanto del fatto che alla fine di ottobre usano festeggiare in allegria compagnia l’anniversario della marcia su Roma, pensiamo che, per par condicio, potrebbero lasciare che ciascuno festeggi ciò che più gli aggrada e non entrare nel merito dei festeggiamenti altrui; ma vi preghiamo anche di considerare che la foto che compare nel manifesto incriminato rappresenta semplicemente una sfilata di uomini e donne (chi in divisa, chi in borghese con i vestiti buoni) che a noi più che alle “orde titine” evocate da qualcuno, fanno pensare al listòn (cioè la passeggiata) della domenica mattina nel salotto buono della città, listòn che a volte si accompagna anche a parate militari, come spesso è d’uso nella nostra tanto celebrata democrazia occidentale.

Pubblichiamo a fianco una foto nella quale si vedono sia i manifesti affissi negli spazi comunali a cura del Coro partigiano, sia il manifesto, stampato dal Fronte sociale nazionale che è stato usato per coprirli. Il testo del Fronte dice: “Stiamo arrivando e siamo arrrabbiatissimi” (con tre erre) e più sotto: “Lubiana è una metropoli e Trieste una necropoli”.
A fronte del fatto che successivamente il GUD (al quale, come vedremo più avanti, il Fronte sociale nazionale rivendica di avere aderito) indirà delle manifestazioni contro il concerto del Coro, con toni non propriamente “urbani” (quando si parla di “marciare” su una località, il tono è più militaresco e squadristico che non politico), le affermazioni dell’energumeno rappresentato nel volantino affisso abusivamente possono apparire come delle minacce nei confronti non solo degli appartenenti al Coro partigiano, ma a tutta la comunità slovena ed agli antifascisti.

Manifesto


Torniamo al GUD che, avendo trovato da ridire sui manifesti stampati dal Coro partigiano, stampò un volantino su questo argomento e lo distribuì in concomitanza con una partita della Triestina, per mobilitare i propri sodali, sulla base delle parole d’ordine che leggeremo qui sotto.
Vi preghiamo di considerare (in questo come in altri loro documenti che riprodurremo successivamente) l’uso “personalizzato” che gli estensori del testo fanno delle maiuscole per attribuire valore a certi sostantivi e non ad altri: Risiera, infatti, loro la scrivono con l’iniziale minuscola, così come Slovenia, Jugoslavia (questa inoltre quasi sempre con l’iniziale Y, lettera che oltretutto in italiano non esiste), mentre foibe, martiri (i “loro” martiri, beninteso), volontari (naturalmente quelli della RSI), sono scritti con le iniziali maiuscole.

L’ULTIMA PROVOCAZIONE DEL COMUNISMO SLOVENO.
I manifesti bilingui del “coro partigiano” (…) quello che suona alla risiera il 25 aprile – con la stella rossa e la foto dei boia titini in piazza dell’Unita d’Italia nel corso dei tristemente famosi 40 giorni, sono un oltraggio a Trieste e all’Italia, e proprio in concomitanza con i 30 anni dell’infamia di Osimo e l’anniversario dei Martiri di Trieste italiana (…) e le istituzioni che fanno? Niente, anzi il comune gli attacca i manifesti; a quanto sembra, il “coro partigiano” è finanziato dalla regione, a spese nostre, che si rende così complice dell’apologia del genocidio del nostro popolo; e magistratura e polizia? Dormono sonni tranquilli… Ecco la democrazia antifascista all’opera!
Il GUD annuncia che si muoverà a livello giudiziario ed attivistico (…) marceremo su Sgonico, non vi sono “zone franche” per chi crede di oltraggiare tranquillamente i nostri Martiri e la nostra terra.
S’invitano i cittadini a rimuovere autonomamente, oppure a coprire, questi oltraggiosi manifesti.
Si rilancia inoltre la campagna per lo smantellamento dei monumenti partigiani inneggianti a quella “resistenza” costruita con il sangue del nostro popolo e con la menzogna antifascista.
Ricacciamo in gola a questi individui le loro provocazioni. Mai più comunismo! Bilinguismo mai!

Il luogo di stampa è indicato così: “Sipviamatteotti1b” (dovrebbe essere l’indirizzo della sede del Circolo Julius Evola, sul quale torneremo in seguito); mancano però la data di stampa e la città. Possiamo inoltre evidenziare in queste poche righe una serie di affermazioni nelle quali, a parere nostro, si potrebbero ravvisare alcuni reati: l’istigazione a delinquere, visto che, essendo vietata dalla legge la distruzione di manifesti regolarmente affissi negli spazi preposti, l’invito a strapparli o coprirli con altri (che verrebbero, per ovvi motivi, affissi invece abusivamente, il che costituirebbe un altro comportamento non propriamente lecito), dovrebbe essere punito dalle autorità competenti. Del resto abbiamo visto prima che il Fronte sociale nazionale ha coperto, quasi avesse accolto l’invito del GUD, i manifesti ritenuti “oltraggiosi”; quindi, a meno che non si siano mossi telepaticamente, l’invito del GUD a commettere un’infrazione ha ottenuto il risultato desiderato. Quanto all’attacco alla Regione, che si renderebbe “complice” di una presunta “apologia” di un genocidio che non sarebbe mai avvenuto, non sappiamo se sia un’affermazione penalmente perseguibile, o se si possa archiviare semplicemente nella fiera delle castronerie di stampo neofascista.

Dato che la Questura vietò la manifestazione in concomitanza con il concerto del Coro partigiano, il GUD fece un altro comunicato stampa nel quale annunciava che la manifestazione si sarebbe tenuta nel pomeriggio del 18 novembre a Sgonico. Ma in quel giorno, nella piazzetta di Sgonico presidiata da polizia e carabinieri, i giornalisti che aspettavano l’arrivo del GUD hanno aspettato invano, perché nessuno si è presentato all’appuntamento.
Così scrisse il “Piccolo” del 19/11/05.

L’ultradestra con i mezzi in avaria deve rinviare la manifestazione.
Il furgone era guasto, le automobili non andavano in moto e così la manifestazione “irredentista” del Gruppo Unione Difesa organizzata a Sgonico per protestare contro l’iniziativa del Coro partigiano Pinko Tomazic che festeggia i 60 anni della Liberazione (con un concerto programmato per domani) accusato di avere oltraggiato la storia e di “apologia dello sterminio” (oggetto dello scandalo il manifesto di annuncio con le foto dell’ingresso in piazza Unità delle truppe partigiane di Tito durante la Liberazione). Convocata inizialmente per domani ma non autorizzata dalla Questura, la manifestazione era stata in un primo momento anticipata a ieri, ma “è stata rinviata di una settimana per motivi tecnici” ha fatto sapere il portavoce del gruppo dell’ultradestra Fabrizio Bellani. L’appuntamento ora è per venerdì 25 novembre.
Sfortunati, questi “irredentisti”. Anche alcuni mesi prima una loro manifestazione era stata “vittima” di un evento naturale, come leggiamo in un articolo firmato Claudio Erné sul “Piccolo” del 26/04/05.

"Tito boia". Poi grandine e pioggia li fanno scappare
Tuoni, lampi, pioggia, grandine, teste rasate, anfibi, e braccia tese nel saluto romano.
Ieri duecento naziskin a cui si sono aggiunti un buon numero di “ultras” da stadio, si sono radunati nella spianata che circonda la Foiba di Basovizza. Hanno celebrato a modo loro il 25 aprile, la festa della Liberazione. “Per noi è invece un giorno di lutto” ha affermato al microfono uno dei capimanipolo del “Gruppo unione difesa”, la sigla sotto cui si raggruppa l’estrema destra dell’estrema destra. Tanto destra che non vuol nemmeno essere definita tale.
Invece i simboli erano lì, chiarissimi, a dimostrare il marchio d’origine: aquilotti del ventennio, fasci littori, qualche tuta mimetica, magliette nere, richiami espliciti alla repubblica di Salò e alla Decima Mas, non quella del sommergibile Scirè e degli eroi di Alessandria, Gibilterra, Malta e Suda, ma quella al servizio dei nazisti dopo l’8 settembre 1943: operazioni sporche, eccidi, esecuzioni sommarie di partigiani, basti pensare a quella di Bassano del Grappa.
Per celebrare il loro giorno di lutto nella spianata di Basovizza, i naziskin sono arrivati da lontano. Ravenna, Brescia, Vicenza, Verona, Trento, ma anche Friuli. Questo dicevano le targhe delle automobili, delle moto e dei pullman posteggiati sul pietrisco e sulla landa carsica. Tricolori con l’aquila e il fascio di Salò, bandiere nere del Fronte veneto skinheads, striscioni dipinti a mano, stendardi azzurri con la capra istriana.
La manifestazione è iniziata con qualche minuto di ritardo sull’orario annunciato. Poi l’ordine secco, da caporale in piazza d’armi: “Camerati inquadriamoci”. Si sono inquadrati, hanno alzato le aste con le bandiere verso il cielo, e il corteo si è mosso dal campo sportivo in direzione della Foiba sotto l’attenta sorveglianza di polizia e carabinieri. Poi mani pietose hanno deposto una corona d’alloro a poveri morti gettati nel pozzo delle miniera a guerra ormai conclusa . “Attenti, riposo, attenti”. Braccia tese, e prime gocce di pioggia. “Noi non dimentichiamo. Siamo noi un'altra Italia perché crediamo negli eroi. Oggi è giorno di lutto nazionale”. La pioggia diventa scroscio. Il tuono si fa sentire dalle pendici del Cocusso. Acqua a catinelle. Tra la schiera di teste rasate, si aprono alcuni ombrelli. “Basta menzogne. Tito boia”. Inizia a grandinare. “Basta antifascismo e menzogne partigiane”. La grandine si fa sempre più fitta. Le schiere e i manipoli sbandano, ognuno pensa a sé e corre ormai fradicio verso la propria vettura o il pullman e due piani. “Onoriamo la Repubblica sociale”. Ma ormai la spianata è quasi deserta e i tuoni coprono le parole.
Alcuni dei trecento mezz’ora più tardi, mentre il sole splende in cielo, entrano a Basovizza, si fermano davanti al ristorante Posta e ripropongono la loro analisi storico-politica-sociale. Nessuno li fronteggia, il silenzio è totale. Poi se ne vanno come sono arrivati. Anfibi, jeans, bomber neri, aquilotti. Le curve da stadio li attendono.

Se fossimo superstiziosi, potremmo pensare che c’è qualcosa di paranormale che influisce sulla organizzazione di questi convegni. Anche perché neppure il 25 novembre sembra che il GUD si sia recato a Sgonico: forse perché le previsioni meteorologiche avevano parlato di nevicate anche a quote basse… Ma lasciando perdere le facezie, torniamo alle cose serie e leggiamo il volantino distribuito dal GUD per convocare l’iniziativa del 25 aprile.

25 aprile 2005 a Trieste: ore 15.00 Foiba di Basovizza, segue comizio: contro la storia partigiana, per onorare i Martiri delle Foibe, i Volontari della Repubblica Sociale e tutti i Volontari che difesero non solo l’Italia, ma l’Europa intera, da comunismo e capitalismo, stupri, foibe, sopraffazioni, miseria, fuga dalle proprie terre… Questo ha regalato la “liberazione” avvenuta in queste terre per opera di TITO e delle sue bande partigiane comuniste ed i loro complici, partigiani “italiani” comunisti, “regio esercito badogliano” ed anglo-americani…
Stato e giustizia sociale, occupazione, pensioni, assistenza sanitaria, sovranità ed orgoglio nazionale, tutela della maternità, dell’infanzia e degli anziani… Una nazione all’avanguardia… QUESTO ED ALTRO ANCORA, CI AVEVA DATO IL FASCISMO, CON IL SUO FONDATORE BENITO MUSSOLINI, ALTRO CHE “VIOLENZA FASCISTA”… UN MODELLO CHE SI È ESTESO ALL’EUROPA INTERA (non certo quella di prodi &co.). BASTA CON LE MENZOGNE DI UN SISTEMA NATO NEL SANGUE E NELLA MENZOGNA DEI CRIMINI DELLA “RESISTENZA”! RICORDIAMO ED ONORIAMO IL 23 MARZO, LA FONDAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO.
IL NOSTRO ONORE SI CHIAMA FEDELTÀ

Abbiamo stralciato solo alcuni brani (riportando fedelmente in grassetto ed in maiuscolo i grassetti ed i maiuscoli del volantino) che ci sono parsi particolarmente significativi, anche da un punto di vista penale, dato che ci sembra (noi non siamo tecnici, quindi giriamo il “sospetto” ad altri, più competenti di noi in materia giudiziaria), di ravvisare in queste parole una sorta di apologia del fascismo, che, se non andiamo errati, dovrebbe essere ancora un reato in Italia.
Per quanto concerne i recapiti, troviamo anche qui un riferimento al

Circolo Julius Evola di Trieste in via Matteotti 1b,

mentre lo stampatore è così indicato:

Sip agenziasteuropa@libero.it

Mentre il Circolo Julius Evola, da quanto ci risulta dalla stampa locale, sarebbe rappresentato da Manlio Portolan, già ordinovista, poi tra i fondatori del rinato MSI-Fiamma tricolore dopo la “svolta” di Fiuggi ed oggi referente del Fronte sociale nazionale, per quanto concerne la “agenziasteuropa”, nulla abbiamo trovato nelle nostre navigazioni in rete.
Nello stesso volantino sopra citato troviamo anche un richiamo alla fondazione del GUD a Trieste:

Il GUD nasce nel 2001 proprio per fronteggiare l’oblio e le menzogne riguardanti la tragedia dei territori orientali, ed il continuo tentativo del sinistrume, d’introdurre a Trieste ed in FVG il bilinguismo: nostro obiettivo è consolidare una realtà alternativa all’associazionismo degli esuli istriano-dalmati, attualmente ridotto a serbatoio di voti ed al clientelismo del centrodestra e del centrosinistra, siamo a disposizione di tutti, per l’organizzazione di conferenze, proiezioni di filmati, ecc.

Facciamo quindi un passo indietro nel tempo e torniamo al 10 marzo 2001, quando un volantino firmato Gruppo Unione Difesa convocava alle ore 17 in piazza della Borsa a Trieste una manifestazione per dire no al bilinguismo, contro le “spartizioni” di Polo e Ulivo e contro la “politica” del sindaco di Trieste (all’epoca il sindaco era Riccardo Illy, attuale presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia nell’ambito del “centrosinistra”). Il volantino era stampato su due facciate, non sappiamo (in quanto la seconda facciata era priva di data di stampa) se per riciclaggio di materiale cartaceo avanzato o se per comunanza ideologica, dato che l’altra facciata era firmata da “Forza Nuova unica opposizione”, che nel testo se la prendeva con i privilegi destinati alla “professione politico”.
Il “Piccolo” dell’11/3/01così scrisse dell’iniziativa:

Nasce il Gruppo Unione Difesa Associazione nazionalista.
È stata presentata ieri (…) il Gruppo Unione Difesa Venezia Giulia, Istria, Fiume, Dalmazia. Si tratta di un’associazione nazionalista che si propone, come ha spiegato Fabio Bellani, tre obiettivi principali: “Rivendicare la questione delle terre abbandonate a fronte del disinteresse del governo, contrastare la legge di tutela della minoranza slovena, riportare all’attenzione le stragi delle foibe, una tragedia che è stata calpestata da tutti. (…)”

Nel corso della stessa manifestazione il movimento protestò contro l’assoluzione e l’amnistia risultanti dalla sentenza di primo grado del processo contro Oskar Piškuli?, il maggiore dell’esercito jugoslavo accusato di tre omicidi avvenuti a Fiume nel maggio 1945. Come vedremo anche dopo, i contenuti delle manifestazioni del GUD sono sempre più o meno gli stessi: ed uno dei loro cavalli di battaglia è proprio la “disparità” che essi ravvisano tra i processi contro coloro che essi definiscono (totalmente a sproposito) “infoibatori” e la condanna ad Erich Priebke. Ma questo è un altro argomento sul quale torneremo in seguito.

Il portavoce del GUD triestino è Fabio Bellani, che è stato per anni il leader di Forza Nuova a Trieste, fino all’epoca del suo trasferimento fuori città; dopo questo suo trasferimento la locale sezione di Forza Nuova ha praticamente cessato l’attività triestina, mentre il GUD ha continuato ad operare in città.

Riportiamo di seguito una breve scaletta in riassunto delle più importanti manifestazioni pubbliche indette dal GUD nel corso dei suoi cinque anni di attività politica.

7/11/01: manifestazione in ricordo dei “caduti del ‘53”, cioè le vittime degli scontri con la polizia civile angloamericana, quando alcune organizzazioni irredentiste avevano organizzato manifestazioni di piazza anche violente per chiedere che Trieste tornasse sotto sovranità italiana .
27/1/02: in occasione della “giornata della memoria”, istituita per ricordare le vittime della ferocia nazifascista, manifestazione “alternativa” sulla foiba di Basovizza.
3/2/02: manifestazione a Basovizza, “in onore ai martiri delle foibe”.

Il 16 marzo 2002, invece, si svolse una “colonna nazionalista attraverso i paesi carsici”; nel comunicato pubblicato sul quotidiano “Trieste Oggi”, si leggeva che “nelle piazze di Bagnoli, Basovizza, Padriciano, Opicina e Aurisina” erano “previsti interventi contro il bilinguismo, le carte d’identità bilingui, i monumenti inneggianti ai partigiani titini” e per la “risoluzione della questione delle terre abbandonate da oltre 50 anni di malgoverno”.
Nel corso della manifestazione e della “colonna nazionalista”(alcune macchine per un totale di una quindicina di persone, che si sono limitate a fermarsi a Basovizza ed Opicina), oltre a venire esposte bandiere con la croce celtica e con i simboli della RSI (queste ultime ci sembrano proibite dalla legge, se non andiamo errati), fu insultato pesantemente il professor Samo Pahor, che era presente come osservatore alla manifestazione assieme ad altri due giornalisti antifascisti (tra i quali chi scrive queste righe). Alla fine della “colonna”, al ritorno in piazza Goldoni, era stata preannunciata una manifestazione in solidarietà col popolo palestinese, della quale non abbiamo però visto traccia.

27/4/02: manifestazione contro “ingiusta occupazione delle terre, bilinguismo, i monumenti alla resistenza”.

Rimaniamo nell’anno di grazia 2002, ma ci spostiamo in Francia, perché una notizia dell’epoca ci ha dato altri spunti di riflessione.
Parigi, 14 luglio 2002, un giovane estremista di destra, Maxime Brunerie, compì un attentato (fortunatamente senza conseguenze) contro il presidente francese Chirac. Brunerie apparteneva, come leggiamo nel sito di RAINEWS 24, ad un movimento specifico:

Il movimento dell'attentatore
Un movimento studentesco che adotta come simbolo la croce celtica e si colloca a cavallo tra l’estrema destra e gli skinhead, le “teste rasate” note in tutta Europa per il loro razzismo: questo, in sintesi, il profilo del GUD, il Groupe Union Defense (Gruppo Unione Difesa) a cui appartiene Maxime Brunerie, il giovane che ha tentato oggi di sparare al presidente della Repubblica francese Jacques Chirac.
Un fenomeno, quello dell’estrema destra, che in Francia ha mostrato di aver ritrovato vigore con il successo conseguito dal leader del Fronte Nazionale, Jean-Marie Le Pen, in occasione del primo turno delle elezioni presidenziali. Nato nel 1968 in seguito alla dissoluzione del movimento di estrema destra “Occident”, il GUD conta su qualche centinaio di aderenti che appartengono soprattutto all’area studentesca intorno alla facoltà di legge di Assas, a Parigi.

Più preciso il sito francepolitique.free.fr, dal quale traduciamo che

il gruppo “Union Droit” (GUD) fu fondato nel 1968 all’Università di Assas di Parigi da Alain Robert, Gérard Longuet, fuoriusciti da “Occident”. “Union Droit” partecipò poi alla fondazione di Ordre Nouveau (ON), nel consiglio nazionale del quale fu rappresentato da Alain Robert, Louis Ecorcheville e Hughes Leclère. Nell’autunno 1970, quando ricominciarono le lezioni universitarie, il Groupe Union Droit prende piede in altre università e diventa Groupe Union et Défense (GUD).

Leggiamo invece nel sito www.il giorno.quotidiano.net. che la “più vecchia organizzazione nazionalista francese, il movimento degli studenti di estrema destra GUD (Gruppo Unione Difesa, vicino agli skinhead e convinto della superiorità della razza bianca)” dopo essersi fusa con l’organizzazione Giovane Resistenza, diede vita ad Unità Radicale

cui aderiscono secondo i servizi francesi giovani considerati “molto attivi e molto duri”, legati al Movimento nazionale repubblicano (MNR) di Bruno Megret (la destra legale più estrema).
Secondo i suoi responsabili, Unità Radicale intende “fornire una precisa struttura alla tendenza radicale e extraparlamentare della Francia” e fornire “sostegno incondizionato a Megret”. In pratica, fa registrare incursioni sempre più violente e frequenti nelle università, in particolare contro il sindacato. E benché consideri troppo moderati i discorsi del leader del Fronte Nazionale Jean-Marie Le Pen, ne organizza il servizio d’ordine ad ogni manifestazione. Per la propaganda si inventa anche un’attività musicale con gruppi “rock di identificazione” che costruiscono testi ad hoc, veicolando estremismo, razzismo e antisemitismo. Recentemente Unità Radicale - che ancora sfodera insegne e stemmi con la croce uncinata - ha dato il massimo sfogo ai propri sentimenti antiamericani plaudendo agli attentati dell’11 settembre negli Usa. Brunerie vi si associa e diventa il responsabile di queste attività musicali. Il 16 settembre 2000 viene fermato a Parigi mentre incolla manifesti illegali nel MNR. Identificato, la sua bravata va ad allungare il fascicolo che lo riguarda senza però portare conseguenze penali.

Attività musicale? Anche questo è da tenere presente, perché tra le tante notizie che abbiamo trovato sul GUD e sui suoi militanti, c’è anche una storia molto triste, che parla di un giovane triestino morto nel giorno di Capodanno 2005 in un incidente stradale. Parliamo del trentenne Cristian Pertan, che oltre ad essere un militante del GUD di Trieste, era anche membro della Band musicale “non conforme” torinese dei NON NOBIS DOMINE.
Cosa scopriamo su questa “band non conforme”, se cerchiamo loro notizie in Internet? Citiamo dal sito www.nonconforme.altervista.org. (anche qui riportiamo parola per parola quanto scritto dai curatori del sito) la “storia” degli N.N.D..

Gli N.N.D, nacquero la sera del 28 ottobre 1998, in una birreria torinese noto covo di estremisti di destra. La data fatidica, il tipo di locale non privo di precedenti fascinosi, la scelta compagnia, tutto sembrava annunciare un evento cosmicamente e penalmente rilevante. Accade dunque in quella mitica sera che uno Strimpellatore Solitario (S.S. Nello) s’incontrasse con la solita banda, armata di fede e di boccali, per rag-giungere un conveniente tasso alcolico e poi cantare. Alla riunione partecipavano numerosi loschi figuri, neri di cuore e di fedina, e per di più stonati. Ma dopo la terza pinta nessuno ci faceva più caso. L’autoproclamatosi S.S. (Strimpellatore Solitario) Gruppenfhürer Nello, convinto a torto di essere l’unico sobrio in quella banda di ciucchi, aveva dunque il suo bel da fare nel condurre i cori del pubblico. Piovevano le richieste più varie. Da “Il domani appartiene a noi” ai canti dei cosacchi, da “All’armi siam fascisti” a “La Vandeana”, da “Amici del vento” a “Me lo prendi papà”, da “Claretta e Ben” a “Quarantaquattro gatti”, dall’inno di T.P. (Terza Posizione? n.d.r.) “Mamma, solo per te la mia canzone vola”. Venne il momento in cui si stufò definitivamente, e disse che avrebbe suonato soltanto pezzi suoi. Tra gli astanti serpeggiò lo scontento e un brivido di preoccupazione. Peraltro l’autoproclamatosi S.S. (Strimpellatore Solitario) Gruppenfhürer Nello, arrogante e tirannico come suo solito, disse che se agli astanti ciò non aggradava, potevano tranquillamente andare a prendersela in quel posto. Ciò detto incominciò. Per la cronaca, i pezzi piacquero, e non solo a chi già li conosceva, ma anche ad alcune facce nuove le quali, dopo la fine dell’indegna esibizione, si fecero avanti barcollando e gli proposero di formare un gruppo. Essi erano, per la cronaca, Luca il tastierista e Cristian il chitarrista. Detto fatto, furono reclutati altri elementi e cominciò così, tra canti di ubriachi e i fumi dell’alcol, la gloriosa storia degli N.N.D.

Un altro capitoletto nello stesso sito, intitolato “NND Agiografia”, così narra dei componenti del gruppo (si presume che gli autori si credano molto spiritosi).

Si tramandano numerose leggende sugli N.N.D. Si narra, infatti, che Nello sapesse cantare (affermazione scientificamente smentita dalle registrazioni oltre che dalla memoria storica di quanti ebbero la sventura di ascoltarlo); che Cristian sapesse suonare la chitarra (affermazione invero fantasiosa oltre i limiti del leggendario) e che col suo alito alcolico riuscisse, nel mese di gennaio, a sbrinare il parabrezza della sua auto in 5 secondi (in realtà gliene occorrevano oltre 10); che Salvo, noto nella sua tribù d’origine del basso salento come “scella pezzata”, fosse un uomo e non un gorilla; che il bel tenebroso Manuel non riuscisse a prender sonno se non stretto al suo coltellaccio da Rambo, e piangesse se glielo toglievano; che Luca il tastierista avesse i capelli di plastica (recenti ricerche hanno stabilito trattarsi di gel) ed avesse sul petto tatuati gli stemmi delle 38 divisioni Waffen SS (in realtà possedeva un’unica maglietta); che Luigi fosse nato con la mano destra geneticamente mutata in telefonino e girasse normalmente in Mercedes ma, quando andavamo a provare, ricorresse volentieri alla popolare Fiat Uno dell’autoproclamatosi S.S. (Strimpellatore Solitario) Gruppenfhürer Nello (in realtà non voleva umiliarci col suo macchinone e non disdegnava una vettura più nazional-popolare); che Paolino pretendesse di inserire pezzi di armonica dovunque (suono, dunque esisto); che per sentire i colpi di Francesco sul rullante fosse necessaria una sofisticata e potente amplificazione; che Luca il bassista fosse fisicamente incapace di suonare un giro di tre note usando due corde diverse. Infine si narra che, in osservanza allo regola templare, i membri degli N.N.D. si serbassero vergini e astemi. Tutto questo, ed altro ancora, costituisce l’ormai copioso corpus leggendario che riguarda i favolosi N.N.D.

Sul sito www.folgore.it, troviamo invece una biografia seria di Pertan firmata dal Maggiore Alfio Pellegrin.

Nato a Trieste il 1 giugno 1974, chiamato alle armi presso la scuola di carrismo di Lecce il 13 luglio 1994, trasferito alla scuola militare di paracadutismo il 19 luglio 1994, frequenta il corso di paracadutismo conseguendo in data 05 sttembre1994 il brevetto militare n° 167041, il 19 ottobre 1994 è ammesso al 176° corso accademico “certezza” a Modena, il 12 luglio 1998 viene comandato a frequentare il tirocinio pratico presso il 17° RGT. F. “Acqui”.
Promosso tenente il 01 settembre 1998 e trasferito al 183° RGT. il 30 luglio 1999 con l’incarico di Comandante plotone fucilieri. Il 10 novembre 1999 consegue il brevetto di paracadutismo tedesco durante una esercitazione congiunta con la 4^ divisione LFTBEWEGLICHE KRAFTE.
Partecipa a più missioni in Kosovo.
In forza al CAPAR dal 22 gennaio 2004, con l’incarico di capo sezione addestramento, si è distinto per serietà, discrezione e attaccamento alla specialità, per queste sue qualità era stimato ed apprezzato da tutti i colleghi, superiori e collaboratori.

Quindi, lasciando da parte le agiografie goliardiche degli N.N.D., il musicista, nonché attivista del GUD, Cristian Pertan, era un militare che rappresentava il nostro Paese nelle missioni internazionali.
Proseguiamo ora con l’elenco delle attività del GUD triestino.
10/2/03: manifestazione per “l’italianità di Istria Fiume Dalmazia”, e per ricordare l’attentato al giornale fascista “Il Popolo” di Trieste, attentato avvenuto nel 1930 nel quale perse la vita un tipografo e che fu attribuito (diciamo attribuito perché all’epoca si parlò anche di regolamenti di conti tra fascisti) ai militanti di un’organizzazione antifascista slovena e croata, il TIGR, che furono processati e quattro dei quali furono condannati a morte e fucilati a Basovizza .

8/11/03: corteo per i caduti del novembre 1953.
Silvio Maranzana così scrisse sul “Piccolo” del 9/11/03:

(…) un corteo fascista ha attraversato le vie di Trieste. Slogan inneggianti alla “gioventù fascista”, giubbotti neri, anfibi e teste rasate (…) croci celtiche oltre che tricolori e bandiere alabardate. Il Gruppo Unione Difesa, una sigla della destra radicale non inedita ma relativamente nuova e nata proprio a Trieste ha inteso in questo modo onorare i sei Caduti nel novembre 1953 (…) sotto la sigla del GUD hanno manifestato anche skinheads provenienti da Monfalcone e addirittura da Verona, rappresentanti del Fronte sociale nazionale come Giuliano Benvenuti ma anche (…) tra gli altri Angelo Lippi, presidente dell’Associazione Novecento e fratello del vicesindaco Paris Lippi.
A guidare la manifestazione, Fabio Bellani, in uscita da Forza Nuova a testimonianza di una certa perenne inquietudine tra i movimenti locali della destra radicale (…)

Come dicevamo prima, dopo il trasferimento di Bellani fuori città, Forza Nuova ha praticamente cessato l’attività triestina. Però, come fa notare Maranzana, se Bellani non si occupa più di Forza Nuova, tuttavia non disdegna di tornare a Trieste per organizzare iniziative del GUD, a volte anche in collegamento con altre organizzazioni della “galassia nera”, dal Fronte Veneto Skinhead di Piero Puschiavo all’associazione Uomo e libertà con la quale ha organizzato, nel marzo 2004, una conferenza sul caso Priebke e contro la repressione, manifestazione alla quale sono intervenuti “il prof. Umberto Malafronte ed il dottor Paolo Giachini”.
Giachini, oltre ad essere il fondatore dell’associazione Uomo e libertà, è anche l’avvocato difensore di Priebke; ma salì agli onori delle cronache anche per essere stato uno dei due legali (l’altro era l’avvocato Carlo Taormina) che si trovarono ad accogliere il co-fondatore di Forza Nuova, Massimo Morsello, già condannato per la sua appartenenza a Terza posizione, al suo rientro in Italia, concessogli per motivi di salute nel 1999 dopo anni di latitanza trascorsi in Gran Bretagna assieme al suo “camerata” Roberto Fiore.

Sempre a proposito di Priebke e di “infoibatori”, citiamo una lettera firmata da Fabio Bellani e pubblicata su “Sentinella d’Italia” (il periodico di estrema destra con tendenze xenofobe che viene pubblicato a Monfalcone ormai da decenni) del settembre 2004.

“Non dimentichiamo che il processo agli infoibatori è finito nella consueta farsa democratica e recentemente un altro infoibatore, dopo Piskulic, Ciro Raner, comandante del campo di concentramento di Borovnica, responsabile di torture e omicidi, beneficiario di pensione italiana, è stato prosciolto, dalla procura militare “italiana”, dopo che le autorità croate hanno recapitato un certificato medico (…) mentre un soldato come il capitano Priebke, continua con un’ingiusta detenzione il suo status di ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale”.

Qui Bellani non pare minimamente porsi il problema che né Piškuli?, né Raner erano stati accusati di “infoibamenti”, e quanto alle presunte responsabilità di Raner, diciamo solo che questi non ha mai comandato il campo di Borovnica, come risulta da varia memorialistica. A questo proposito citiamo soltanto, il racconto di Lionello Rossi Kobau, che era stato internato a Borovnica come militare del Battaglione “Mussolini” (“Prigioniero di Tito”, Mursia 2001), e lo studio di Franco Giuseppe Gobbato (“Borovnica”, edito dalla Silentes loquimur, la casa editrice di Marco Pirina, nel 2005) .

Il GUD ha al proprio attivo inoltre anche le seguenti iniziative.
6/8/04: protesta davanti al consolato sloveno, con esposizione di uno striscione con la scritta “Tito boia”.
10/9/04: diffusione di un volantino contro Amos Luzzatto, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, invitato a tenere il discorso principale nell’ambito delle celebrazioni per i fucilati di Basovizza (quelli del 1930 di cui abbiamo parlato prima).
Negli stessi giorni il GUD aveva promosso, assieme al Fronte Sociale Nazionale, un incontro dal titolo “8 settembre – anche se tutti… noi no!”. A questo convegno Bellani (per il GUD) e l’ex ordinovista Manlio Portolan (per il FN) hanno diffuso una “nota informativa di cinque pagine” nella quale si dice che l’8 settembre 1943 “non rappresenta un momento di rinascita della nazione. È la giornata della vergogna e del disonore, che ha portato l’Italia alla divisione, tra Repubblica sociale e Regno del Sud” (le citazioni virgolettate sono tratte dal “Piccolo” dell’11/9/04.

Per un’iniziativa del 31 Ottobre 2004, leggiamo un comunicato (che riproduciamo anch’esso fedelmente, con tutti gli errori sintattici) dal sito www.frontenazionaleroma.org.

Una delegazione romana del fronte sociale nazionale ha partecipato al corteo svoltosi a Trieste per ricordare il cinquantenario dell’annessione dal GUD ( Gruppo Unione Difesa ) sigla trasversale che all’occasione riunisce tutti i partiti e le comunità militanti nazionaliste e irredentiste a cui aderisce ufficialmente anche il Fronte Sociale Nazionale, quasi trecento persone provenienti dal nord Italia: in prevalenza Verona, Piacenza, Como, Busto Arsizio, Genova e Torino hanno sfilato da via Carducci sino in piazza Sant’Antonio Nuovo dove il 5 Novembre 1953 furono uccisi i primi 6 triestini per opera della polizia agli ordini degli angloamericani, lì si è svolto il comizio di Manlio Portolan del Fronte sociale Nazionale di Trieste e Fabio Bellani che hanno stigmatizzato l’accettazione ufficiale senza riserve da parte di Fini del trattato di Osimo e la perenne mistificazione della Resistenza e dei “liberatori” americani. La manifestazione si è conclusa con una deposizione di una corona di fiori ai martiri da parte di Luca Oleni. Il tutto in assoluto ordine e senza incidenti.

È interessante che il Fronte Sociale Nazionale rivendichi l’adesione al GUD, perché i volantini affissi abusivamente per coprire quelli del Coro partigiano sono proprio firmati dal Fronte Sociale Nazionale e non dal GUD.

Siamo ormai arrivati all’anno in corso, e vediamo come i contenuti delle manifestazioni del GUD siano pochi e sempre gli stessi.
12/2/05: corteo per rivendicare l’italianità di Istria, Fiume e Dalmazia.
5/11/05: manifestazione di contestazione per il trentennale della firma del trattato di Osimo. Su questa manifestazione, della quale la stampa locale ha scritto semplicemente che a causa di essa il traffico cittadino è andato in tilt, leggiamo il comunicato diffuso dal GUD (reperibile nel sito www.nonconforme.altervista.org), con le proprie “rivendicazioni” al seguito.

TRIESTE: MOBILITAZIONE IN PIAZZA A 30 ANNI DA OSIMO PER L’IDENTITA’ NAZIONALE CONTRO IL SISTEMA E LA MASSONERIA
Sabato 5 novembre il Gruppo Unione Difesa ha organizzato una manifestazione con un corteo che si è snodato attraverso alcune delle principali vie cittadine. Molteplici le motivazioni: il trentennale del trattato di Osimo con cui l’italietta imbelle regalava l’Istria alla Jugoslavia del boia ( un trattato illegittimo in contrasto con il trattato di pace del 1947), le sacrosante rivendicazioni sui territori d’Istria, Fiume e Dalmazia, l’opposizione all’attuale governo italiota succube e complice dell’arroganza slovena e croata: gli sloveni, oltre a richiedere ciclicamente il bilinguismo in Italia, a settembre hanno indetto una festività per l’occupazione dell’Istria in cui sono state fatte pure rivendicazioni su Trieste e la scorsa settimana il ministro degli esteri sloveno è giunto a Trieste ad onorare titini e terroristi slavi; mentre i croati hanno richiesto allo stato italiano il pagamento dei danni per l’“occupazione” della seconda guerra mondiale, evidentemente questi eredi del titoismo hanno “dimenticato” che la Croazia all’epoca era alleata dell’Italia e della Germania, che Ante Pavelic era amico di Benito Mussolini, e che Pola, Fiume, Zara, ecc. erano Italia.
La manifestazione, rivolta anche contro bilinguismo e antifascismo, riguardava anche il ricordo dei Martiri di Trieste italiana del 1953; l’opposizione alla manifestazione della massoneria tenutasi contemporaneamente in chiave antifascista per ricordare la chiusura della loggia da parte degli squadristi il 5 novembre 1925; infine, il ricordo della Marcia su Roma e la rivendicazione della giustizia sociale attuata unicamente dal fascismo.
Il corteo, partito da viale XX Settembre (tradizionale ritrovo nazionalista) ed aperto dallo striscione ISTRIA, FIUME E DALMAZIA: NE’ SLOVENIA NE’ CROAZIA e dalla bandiera della RSI e chiuso da 28 OTTOBRE 1922 NASCE L’ITALIA DELLA GIUSTIZIA SOCIALE ha attraversato le vie tra la sorpresa ed il plauso dei passanti; i momenti più significativi sono stati il passaggio, con relativa sosta, in piazza Goldoni dove la protesta ha rimbombato sotto la sede del consolato croato, le sedi di alleanza nazionale e forza italia, degni eredi di dc, psi & co., e a poca distanza della sede della massoneria; tra gli slogan anche alcuni in ricordo di Cristian Pertan, uno dei fondatori del GUD, scomparso il primo gennaio 2005 in un incidente stradale; in via Imbriani il corteo ha osservato un minuto di silenzio, seguito dal Presente, dove caddero alcuni dei Martiri di Trieste sotto il piombo dei titini durante l’occupazione del maggio ‘45; e la conclusione in piazza Sant’Antonio, dove caddero sotto il piombo dell’occupatore inglese il 5 novembre ‘53, Piero Addobbati, della Giovane Italia, e Antonio Zavadil (mentre il 6 novembre in piazza dell’Unità cadevano Francesco Paglia, volontario della RSI e del MSI, Leonardo Manzi, del Movimento Sociale Italiano, Erminio Bassa e Saverio Montano).
Tutto si è svolto secondo il massimo ordine, a parte alla fine poco prima del PRESENTE per i Caduti, quando un solitario provocatore stava per far degenarare la situazione grazie alla complicità del reparto mobile del cosiddetto ordine pubblico….
Una manifestazione che si è rivelata un successo vista la partecipazione autenticamente triestina: su oltre 150 persone, i camerati venuti da fuori erano solo 17 (romani di Casa Pound, torinesi e bergamaschi: a tutti questi va il ringraziamento degli organizzatori): segno che il GUD, organizzazione irredentista autonoma, con le sue battaglie sta ricevendo consensi da parte della popolazione (molti i giovani che hanno partecipato spontaneamente e con entusiasmo per la prima volta ad un corteo, nonostante il solito ed inutile spiegamento di forze di polizia): un ritorno al movimentismo di piazza, che fa ben sperare per il futuro. La prossima manifestazione irredentista di rilievo a Trieste, alla quale s’invita la partecipazione di tutte le realtà militanti è prevista per l’11 febbraio in protesta alle istituzioni di regime, degne continuatrici della politica imbelle, rinunciataria e servile che contraddistingue l’italietta democratica ed antifascista dal 1945: noi siamo irredentisti tutto l’anno, non solo il 10 febbraio, data istituita dal centrodestra per continuare a speculare sui voti degli esuli e dei loro discendenti.
A giorni l’Unione Istriani ha intenzione d’organizzare un corteo contro il trattato di Osimo.
GRUPPO UNIONE DIFESA: IDENTITA’ NAZIONALE PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
INFORMAZIONI tel. 3492157790

È interessante che sia il GUD in questo comunicato, come già il Fronte Sociale Nazionale in quello letto precedentemente, tengano a precisare che le manifestazioni si erano svolte “in perfetto ordine e senza incidenti”, come se rappresentasse l’eccezione, e non la regola, per le manifestazioni, lo svolgersi in tale modo… ma proseguiamo la lettura del comunicato per prendere conoscenze delle

RICHIESTE DEL GUD PER LA RISOLUZIONE DELLA QUESTIONE DEI TERRITORI ORIENTALI
Qualsiasi rapporto o trattato con gli stati eredi della yugoslavia dev’essere subordinato a:
1) riconoscimento ufficiale del genocidio delle foibe e riconoscimento ufficiale dell’occupazione di terre italiane, quali, Istria, Fiume e Dalmazia;
2) rinegoziazione della questione del confine orientale – terre e beni -;
3) istituzione di una commissione che si occupi della restituzione in base ai naturali principi di autodeterminazione;
4) scuse ufficiali di slovenia e croazia per i crimini dei loro predecessori;
5) annullamento dei trattati di Osimo e di Roma, illegittimi secondo il trattato di pace del 1947, che vieta all’Italia la compensazione dei debiti di guerra italiani con le proprietà dei suoi cittadini, ed impone(va) alla yugoslavia il rispetto della proprietà privata;
6) abrogazione della legge in favore del bilinguismo in friuli venezia giulia e censimento della minoranza slovena
7) reciprocità con quanti hanno subito l’occupazione/invasione iugoslava (anche per i congiunti), ad es., se un associazione della minoranza riceve un finanziamento istituzionale di 1000 lire, un’associazione di esuli deve riceverne almeno 100000
8) smantellamento dei monumenti inneggianti alla resistenza –le bande titine ed i partigiani loro alleati: in tutto il mondo sono stati rimossi i simboli del comunismo, responsabile di massacri e genocidi, è ora di cominciare a farlo anche sulle nostre terre.

Questo ultimo capitolo, se non è una bufala, richiederebbe, più che non un intervento della magistratura o dei politici, una visita da qualche specialista in neuropsichiatria, perché denota una sindrome paranoica decisamente preoccupante negli autori, che oltretutto sembrano non avere ancora assimilato il cambiamento di valuta da lire in euro, ormai in atto da diversi anni.
Ma volendo fare delle analisi più serie, l’intero contenuto del comunicato a noi fa pensare a diversi reati, dall’apologia del fascismo ad oltraggi vari nei confronti di istituzioni nazionali, dalla diffusione di notizie false (il “genocidio delle foibe” non è mai avvenuto) atte a creare un clima di tensione e di odio etnico nei confronti dei popoli sloveno e croato, a richieste di portata tale da poter causare, se lasciate passare senza un minimo di “distinguo” da parte delle nostre istituzioni, tensioni od incidenti a livello diplomatico internazionale.

In conclusione vorremmo dire che abbiamo pubblicato questo breve dossier sull’attività di un gruppo della destra radicale perché pensiamo che sia troppo facile liquidare come assurde e fuori da ogni logica certe posizioni, che a volte sono tanto esagerate, assurde, paranoiche, da apparire, a persone dotate di normale buon senso, grottesche e di conseguenza non in grado di conquistare consensi credibili. Trieste è stata finora una sorta di “isola felice” dal punto di vista del neofascismo, in quanto da noi non si verificano da anni aggressioni per motivi politici, fatti che invece sono purtroppo abbastanza all’ordine del giorno in altre città, nel Veneto ed in Lombardia, ma anche a Roma. Ciò non toglie però che il germe del fascismo squadrista, violento, razzista, è tuttora vivo e pare godere di ottima salute. Per questo riteniamo che sia giusto e doveroso continuare a parlare di certi argomenti e fare conoscere certe idee, per quanto demenziali e prive di logica possano sembrare: perché è solo conoscendo i propri oppositori politici che si può pensare di combatterli, è solo evidenziando l’assurdità e la criminalità di certe posizioni politiche violente e liberticide che si può pensare di fare in modo che esse non prendano piede.




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